La Francia si prepara alle elezioni presidenziali con una nuova strategia di contrasto alle FIMI

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Agosto 2026

La Repubblica Francese, che possiede territori disseminati su più continenti e oceani, implementa ed estende ai singoli individui le sanzioni europee di contrasto alle operazioni ibride.

di Francesco D’Arrigo

La decisione della Francia di espellere la nota commentatrice russa Kseniya Fedorova, ex direttrice della rete televisiva Russia Today – RT France, segna un significativo cambiamento di strategia del Paese al contrasto delle operazioni FIMI.  Le autorità francesi hanno concluso che le sue attività rappresentano una potenziale minaccia alla sicurezza nazionale, in quanto diffondono narrazioni ingannevoli e disinformazione russa in un momento in cui la Francia si appresta ad affrontare il delicato periodo pre-elettorale in vista delle elezioni presidenziali del 2027.

Il provvedimento riflette un più ampio riconoscimento del fatto che le operazioni di influenza del Cremlino si estendono ben oltre lo spionaggio tradizionale e si basano sempre più sulla guerra dell’informazione per radicalizzare il dibattito politico, minare la fiducia del pubblico nelle istituzioni democratiche e amplificare la polarizzazione sociale. Prendendo di mira i propagandisti influenti anziché esclusivamente i media controllati dallo Stato, Parigi espande il paradigma di contrasto europeo alla manipolazione delle informazioni e ingerenza da parte di attori stranieri, o FIMIForeign Information Manipulation and Interference.

Il regime sanzionatorio previsto dal Regolamento 833/2014 del 31 luglio 2014, adottato dall’Unione Europea concernente misure restrittive in considerazione delle azioni della Russia che destabilizzano la situazione in Ucraina, che vieta di diffondere o contribuire a diffondere i contenuti di soggetti in quanto emittenti, testate e piattaforme direttamente gestite o coordinate dai Servizi di intelligence russi, la Francia lo estende anche nei confronti degli individui che agiscono come vettori di influenza straniera, le cui attività vengano considerate una minaccia per gli interessi nazionali.

La tempistica di questa decisione è strategicamente significativa.  La Russia ha ripetutamente cercato di sfruttare i cicli elettorali in tutta Europa attraverso campagne di disinformazione coordinate, amplificando narrazioni estremiste e sostenendo attori politici che promuovono posizioni favorevoli a Mosca

Le elezioni presidenziali francesi del 2027 e quelle dei Paesi membri della Coalizione dei Volenterosi: Danimarca, Francia, Germania, Italia, Paesi Bassi, Norvegia, Spagna, Svezia, Regno Unito e Ucraina (che proprio a Parigi hanno annunciato la creazione di un’alleanza per la costruzione di missili antibalistici), rappresentano obiettivi di influenza e ingerenza di importanza strategica per il Cremlino.

La Francia, che nella nuova architettura di sicurezza europea, nella NATO e nel continuo sostegno militare all’Ucraina ricopre un ruolo di leadership, sta adottando nuove misure di contrasto alle attività FIMI russe e  le modalità per ridurre la libertà operativa delle reti di influenza di Mosca, prima che la campagna elettorale entri nella sua fase più attiva. Le misure preventive di sicurezza nazionale ora si abbinano a controlli in materia di immigrazione e di ordine pubblico più rigorosi in materia di visti per i cittadini russi.

Nel novembre 2025 la Commissione ha adottato norme più rigorose in materia di visti per i cittadini russi in considerazione dei maggiori rischi per la sicurezza posti dalla guerra di aggressione della Russia nei confronti dell’Ucraina, tra cui la strumentalizzazione dei flussi migratori, gli atti di sabotaggio e il potenziale uso improprio dei visti. Ciò consentirà un controllo attento e frequente dei richiedenti i visti di ingresso negli Stati UE, in modo da attenuare qualsiasi potenziale rischio per la sicurezza.

L’espulsione della propagandista filo-putiniana Kseniya Fedorova rafforza, inoltre, un principio europeo emergente, secondo il quale la libertà di espressione non può essere sfruttata come scudo legale per operazioni coordinate di influenza straniera dirette da Stati ostili o a loro vantaggio. Mentre le società democratiche restano impegnate a proteggere la legittima espressione politica, i governi europei distinguono sempre più tra la protezione della libertà di espressione e le attività di (dis)informazione organizzate, condotte per conto di avversari stranieri che cercano di manipolare i processi democratici.

La strategia informativa della Russia si basa sempre più su un ecosistema decentralizzato, anziché esclusivamente su organi di informazione statali come RT o Sputnik. Le narrazioni del Cremlino vengono ora amplificate attraverso una rete di piattaforme mediatiche ultra-conservatrici, di destra, di estrema destra, anti-establishment e alternative, influencer sui social media, commentatori e organizzazioni di advocacy che spesso operano al di fuori delle dirette strutture istituzionali russe. Questo modello decentralizzato ma diffuso complica l’attribuzione delle responsabilità, aumentando al contempo la portata e la resilienza delle campagne di influenza russe in tutta Europa.

Il caso Fedorova dimostra che la Francia sta evolvendo le proprie difese adottando ed estendendo le contromisure europee. Anziché concentrarsi esclusivamente sul blocco delle organizzazioni mediatiche russe, i governi che implementano le sanzioni decise in ambito comunitario stanno iniziando a prendere di mira singoli operatori, intermediari e comunicatori influenti che facilitano la diffusione delle narrazioni del Cremlino.  Ciò riflette una transizione dai dibattiti sulla censura reattiva verso politiche proattive di controspionaggio e di resilienza, concepite per identificare, interrompere e scoraggiare le reti di influenza straniere prima che possano incidere significativamente sull’opinione pubblica o sui risultati elettorali.

Strategicamente, la decisione della Francia è probabilmente intesa a perseguire un più ampio scopo di deterrenza.  Imponendo sanzioni legali concrete a un propagandista russo di alto profilo, Parigi invia un segnale chiaro: la partecipazione a operazioni di influenza coordinate dal Cremlino (da altri attori statali, non statali o dai tecno-oligarchi statunitensi) può comportare costi personali, tra cui l’espulsione, restrizioni sui visti, controlli finanziari o future azioni legali. Tali misure mirano non solo a ridurre le capacità operative della Russia in Francia, ma anche ad aumentare i rischi percepiti per gli altri membri dell’infrastruttura di influenza di Mosca che operano in tutta Europa.

Dal punto di vista della sicurezza nazionale, tuttavia, l’espulsione riflette una più ampia rivalutazione del modo in cui gli stati democratici rispondono alle operazioni di influenza straniera condotte sotto le spoglie della libertà di stampa, di pensiero e del commento pubblico. Dopo le sanzioni che hanno portato alla chiusura dell’emittente statale russa RT France, Fedorova non si è ritirata dallo spazio informativo francese. Al contrario, è rimasta una partecipante attiva al discorso politico, continuando a promuovere le narrazioni del Cremlino che giustificano l’aggressione russa contro l’Ucraina, mettono in discussione il sostegno occidentale a Kyiv e fanno eco alla guerra psicologica e a messaggi aggressivi coerenti con gli obiettivi di comunicazione strategica della Federazione Russa.

La rilevanza del caso va ben oltre le attività di un singolo individuo.  Le autorità francesi sembrano considerare Fedorova non semplicemente come una giornalista che esprime opinioni controverse, ma come parte di un più ampio ecosistema di influenza volto a plasmare l’opinione pubblica, polarizzare il dibattito politico e indebolire il sostegno interno alle politiche estere e di sicurezza della Francia.

Questa nuova classificazione è fondamentale: le democrazie liberali tutelano la libertà di espressione impopolare o controversa; tuttavia, i governi considerano sempre più le operazioni di influenza coordinate condotte per conto di potenze straniere ostili come una minaccia alla sicurezza nazionale, piuttosto che come una questione di libertà di parola.

Particolarmente preoccupante per le autorità francesi è il continuo coinvolgimento di Fedorova con settori del panorama politico francese vicini a Mosca. La sua attività mediatica ha costantemente amplificato narrazioni attraenti per certi ambienti di estrema destra, nazionalisti, sovranisti e anti-establishment, gruppi che la Russia (e dal 2025 anche diversi esponenti dell’Amministrazione Trump) ha ripetutamente cercato di coltivare in tutta Europa nell’ambito della loro strategia a lungo termine per indebolire la coesione europea, minare la politica delle sanzioni ed erodere il sostegno alla NATO e agli aiuti militari all’Ucraina.  Sebbene esprimere tali opinioni politiche non sia di per sé illegale, un coordinamento costante con narrazioni che servono gli interessi strategici di un avversario straniero solleva inevitabilmente preoccupazioni in materia di controspionaggio, soprattutto in vista di importanti imminenti campagne elettorali, come le elezioni presidenziali in Francia.

La tempistica dell’espulsione è strategicamente significativa.  La Francia sta entrando nella fase preparatoria delle elezioni presidenziali del 2027, un periodo che i servizi segreti francesi hanno costantemente identificato come particolarmente vulnerabile alle operazioni di disinformazione e ingerenza straniere. Precedenti campagne di interferenza russa negli Stati Uniti, in Francia, in Germania e in altre democrazie europee hanno dimostrato che Mosca cerca di influenzare il contesto elettorale anni prima del voto, coltivando intermediari fidati, radicalizzando le divisioni politiche esistenti e normalizzando narrazioni favorevoli agli obiettivi geopolitici russi. Come del resto, stiamo constatando anche noi in Italia.

In quest’ottica, l’allontanamento di un propagandista di spicco del Cremlino può essere interpretato come una misura preventiva di controspionaggio, volta a ridurre la capacità operativa delle reti di influenza russe prima che la competizione elettorale si intensifichi.

Il caso illustra anche una più ampia evoluzione nelle contromisure europee contro le operazioni ibride russe. Mentre in passato le risposte si concentravano principalmente sulla sanzione di organi di informazione controllati dallo Stato come RT e Sputnik, i governi ora prendono sempre più di mira singoli operatori, intermediari e comunicatori influenti che continuano a promuovere la narrativa del Cremlino attraverso ecosistemi mediatici alternativi, anche dopo la chiusura dei canali di informazione statali ufficiali.  Ciò riflette la consapevolezza che le campagne di influenza russe si sono evolute in reti decentralizzate che si basano su attori politici locali, commentatori indipendenti, piattaforme digitali e organizzazioni per procura, piuttosto che esclusivamente sui media statali ufficiali.

Dal punto di vista strategico, l’espulsione stabilisce un importante precedente e segnala che la partecipazione ad attività coordinate di influenza straniera può comportare conseguenze legali e amministrative personali, anche quando condotta sotto la copertura del giornalismo o del commento politico. Ciò aumenta i costi operativi per le reti di influenza russe in tutta Europa e costringerà Mosca a fare sempre più affidamento su metodi meno visibili, tra cui operazioni di influenza online clandestine, contenuti generati dall’intelligenza artificiale, intermediari reclutati localmente ed ecosistemi digitali anonimi, più difficili da individuare e attribuire per i servizi di controspionaggio europei.

In definitiva, il dibattito sull’espulsione di Kseniya Fedorova riflette un dilemma fondamentale che affligge le società democratiche: come preservare la libertà di espressione difendendo al contempo le istituzioni democratiche dalla guerra dell’informazione coordinata dall’estero.  La decisione della Francia suggerisce che il suo governo considera sempre più la protezione dei processi democratici e dell’integrità elettorale come una responsabilità fondamentale per la sicurezza nazionale, soprattutto quando si confronta con campagne di influenza sponsorizzate da attori statali e progettate per manipolare l’opinione pubblica, piuttosto che contribuire a un legittimo discorso democratico.

Se tutti gli altri Stati europei, Italia inclusa, adottassero approcci simili, soprattutto in periodi che precedono importanti elezioni, l’effetto cumulativo potrebbe limitare significativamente la capacità della Russia, e di altri Stati che vogliono destrutturare l’Unione Europea, di esercitare la propria influenza attraverso reti di propaganda consolidate, rendendo la lotta per lo spazio informativo europeo una dimensione sempre più resiliente ed efficace nella tutela della sicurezza dei cittadini e delle istituzioni democratiche.

 

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