La Francia si prepara alle elezioni presidenziali con una nuova strategia di contrasto alle FIMI

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Agosto 2026

La Repubblica Francese, che possiede territori disseminati su più continenti e oceani, implementa ed estende ai singoli individui le sanzioni europee di contrasto alle operazioni ibride.

di Francesco D’Arrigo

La decisione della Francia di espellere la nota commentatrice russa Kseniya Fedorova, ex direttrice della rete televisiva Russia Today – RT France, segna un significativo cambiamento di strategia del Paese al contrasto delle operazioni FIMI.  Le autorità francesi hanno concluso che le sue attività rappresentano una potenziale minaccia alla sicurezza nazionale, in quanto diffondono narrazioni ingannevoli e disinformazione russa in un momento in cui la Francia si appresta ad affrontare il delicato periodo pre-elettorale in vista delle elezioni presidenziali del 2027.

Il provvedimento riflette un più ampio riconoscimento del fatto che le operazioni di influenza del Cremlino si estendono ben oltre lo spionaggio tradizionale e si basano sempre più sulla guerra dell’informazione per radicalizzare il dibattito politico, minare la fiducia del pubblico nelle istituzioni democratiche e amplificare la polarizzazione sociale. Prendendo di mira i propagandisti influenti anziché esclusivamente i media controllati dallo Stato, Parigi espande il paradigma di contrasto europeo alla manipolazione delle informazioni e ingerenza da parte di attori stranieri, o FIMIForeign Information Manipulation and Interference.

Il regime sanzionatorio previsto dal Regolamento 833/2014 del 31 luglio 2014, adottato dall’Unione Europea concernente misure restrittive in considerazione delle azioni della Russia che destabilizzano la situazione in Ucraina, che vieta di diffondere o contribuire a diffondere i contenuti di soggetti in quanto emittenti, testate e piattaforme direttamente gestite o coordinate dai Servizi di intelligence russi, la Francia lo estende anche nei confronti degli individui che agiscono come vettori di influenza straniera, le cui attività vengano considerate una minaccia per gli interessi nazionali.

La tempistica di questa decisione è strategicamente significativa.  La Russia ha ripetutamente cercato di sfruttare i cicli elettorali in tutta Europa attraverso campagne di disinformazione coordinate, amplificando narrazioni estremiste e sostenendo attori politici che promuovono posizioni favorevoli a Mosca

Le elezioni presidenziali francesi del 2027 e quelle dei Paesi membri della Coalizione dei Volenterosi: Danimarca, Francia, Germania, Italia, Paesi Bassi, Norvegia, Spagna, Svezia, Regno Unito e Ucraina (che proprio a Parigi hanno annunciato la creazione di un’alleanza per la costruzione di missili antibalistici), rappresentano obiettivi di influenza e ingerenza di importanza strategica per il Cremlino.

La Francia, che nella nuova architettura di sicurezza europea, nella NATO e nel continuo sostegno militare all’Ucraina ricopre un ruolo di leadership, sta adottando nuove misure di contrasto alle attività FIMI russe e  le modalità per ridurre la libertà operativa delle reti di influenza di Mosca, prima che la campagna elettorale entri nella sua fase più attiva. Le misure preventive di sicurezza nazionale ora si abbinano a controlli in materia di immigrazione e di ordine pubblico più rigorosi in materia di visti per i cittadini russi.

Nel novembre 2025 la Commissione ha adottato norme più rigorose in materia di visti per i cittadini russi in considerazione dei maggiori rischi per la sicurezza posti dalla guerra di aggressione della Russia nei confronti dell’Ucraina, tra cui la strumentalizzazione dei flussi migratori, gli atti di sabotaggio e il potenziale uso improprio dei visti. Ciò consentirà un controllo attento e frequente dei richiedenti i visti di ingresso negli Stati UE, in modo da attenuare qualsiasi potenziale rischio per la sicurezza.

L’espulsione della propagandista filo-putiniana Kseniya Fedorova rafforza, inoltre, un principio europeo emergente, secondo il quale la libertà di espressione non può essere sfruttata come scudo legale per operazioni coordinate di influenza straniera dirette da Stati ostili o a loro vantaggio. Mentre le società democratiche restano impegnate a proteggere la legittima espressione politica, i governi europei distinguono sempre più tra la protezione della libertà di espressione e le attività di (dis)informazione organizzate, condotte per conto di avversari stranieri che cercano di manipolare i processi democratici.

La strategia informativa della Russia si basa sempre più su un ecosistema decentralizzato, anziché esclusivamente su organi di informazione statali come RT o Sputnik. Le narrazioni del Cremlino vengono ora amplificate attraverso una rete di piattaforme mediatiche ultra-conservatrici, di destra, di estrema destra, anti-establishment e alternative, influencer sui social media, commentatori e organizzazioni di advocacy che spesso operano al di fuori delle dirette strutture istituzionali russe. Questo modello decentralizzato ma diffuso complica l’attribuzione delle responsabilità, aumentando al contempo la portata e la resilienza delle campagne di influenza russe in tutta Europa.

Il caso Fedorova dimostra che la Francia sta evolvendo le proprie difese adottando ed estendendo le contromisure europee. Anziché concentrarsi esclusivamente sul blocco delle organizzazioni mediatiche russe, i governi che implementano le sanzioni decise in ambito comunitario stanno iniziando a prendere di mira singoli operatori, intermediari e comunicatori influenti che facilitano la diffusione delle narrazioni del Cremlino.  Ciò riflette una transizione dai dibattiti sulla censura reattiva verso politiche proattive di controspionaggio e di resilienza, concepite per identificare, interrompere e scoraggiare le reti di influenza straniere prima che possano incidere significativamente sull’opinione pubblica o sui risultati elettorali.

Strategicamente, la decisione della Francia è probabilmente intesa a perseguire un più ampio scopo di deterrenza.  Imponendo sanzioni legali concrete a un propagandista russo di alto profilo, Parigi invia un segnale chiaro: la partecipazione a operazioni di influenza coordinate dal Cremlino (da altri attori statali, non statali o dai tecno-oligarchi statunitensi) può comportare costi personali, tra cui l’espulsione, restrizioni sui visti, controlli finanziari o future azioni legali. Tali misure mirano non solo a ridurre le capacità operative della Russia in Francia, ma anche ad aumentare i rischi percepiti per gli altri membri dell’infrastruttura di influenza di Mosca che operano in tutta Europa.

Dal punto di vista della sicurezza nazionale, tuttavia, l’espulsione riflette una più ampia rivalutazione del modo in cui gli stati democratici rispondono alle operazioni di influenza straniera condotte sotto le spoglie della libertà di stampa, di pensiero e del commento pubblico. Dopo le sanzioni che hanno portato alla chiusura dell’emittente statale russa RT France, Fedorova non si è ritirata dallo spazio informativo francese. Al contrario, è rimasta una partecipante attiva al discorso politico, continuando a promuovere le narrazioni del Cremlino che giustificano l’aggressione russa contro l’Ucraina, mettono in discussione il sostegno occidentale a Kyiv e fanno eco alla guerra psicologica e a messaggi aggressivi coerenti con gli obiettivi di comunicazione strategica della Federazione Russa.

La rilevanza del caso va ben oltre le attività di un singolo individuo.  Le autorità francesi sembrano considerare Fedorova non semplicemente come una giornalista che esprime opinioni controverse, ma come parte di un più ampio ecosistema di influenza volto a plasmare l’opinione pubblica, polarizzare il dibattito politico e indebolire il sostegno interno alle politiche estere e di sicurezza della Francia.

Questa nuova classificazione è fondamentale: le democrazie liberali tutelano la libertà di espressione impopolare o controversa; tuttavia, i governi considerano sempre più le operazioni di influenza coordinate condotte per conto di potenze straniere ostili come una minaccia alla sicurezza nazionale, piuttosto che come una questione di libertà di parola.

Particolarmente preoccupante per le autorità francesi è il continuo coinvolgimento di Fedorova con settori del panorama politico francese vicini a Mosca. La sua attività mediatica ha costantemente amplificato narrazioni attraenti per certi ambienti di estrema destra, nazionalisti, sovranisti e anti-establishment, gruppi che la Russia (e dal 2025 anche diversi esponenti dell’Amministrazione Trump) ha ripetutamente cercato di coltivare in tutta Europa nell’ambito della loro strategia a lungo termine per indebolire la coesione europea, minare la politica delle sanzioni ed erodere il sostegno alla NATO e agli aiuti militari all’Ucraina.  Sebbene esprimere tali opinioni politiche non sia di per sé illegale, un coordinamento costante con narrazioni che servono gli interessi strategici di un avversario straniero solleva inevitabilmente preoccupazioni in materia di controspionaggio, soprattutto in vista di importanti imminenti campagne elettorali, come le elezioni presidenziali in Francia.

La tempistica dell’espulsione è strategicamente significativa.  La Francia sta entrando nella fase preparatoria delle elezioni presidenziali del 2027, un periodo che i servizi segreti francesi hanno costantemente identificato come particolarmente vulnerabile alle operazioni di disinformazione e ingerenza straniere. Precedenti campagne di interferenza russa negli Stati Uniti, in Francia, in Germania e in altre democrazie europee hanno dimostrato che Mosca cerca di influenzare il contesto elettorale anni prima del voto, coltivando intermediari fidati, radicalizzando le divisioni politiche esistenti e normalizzando narrazioni favorevoli agli obiettivi geopolitici russi. Come del resto, stiamo constatando anche noi in Italia.

In quest’ottica, l’allontanamento di un propagandista di spicco del Cremlino può essere interpretato come una misura preventiva di controspionaggio, volta a ridurre la capacità operativa delle reti di influenza russe prima che la competizione elettorale si intensifichi.

Il caso illustra anche una più ampia evoluzione nelle contromisure europee contro le operazioni ibride russe. Mentre in passato le risposte si concentravano principalmente sulla sanzione di organi di informazione controllati dallo Stato come RT e Sputnik, i governi ora prendono sempre più di mira singoli operatori, intermediari e comunicatori influenti che continuano a promuovere la narrativa del Cremlino attraverso ecosistemi mediatici alternativi, anche dopo la chiusura dei canali di informazione statali ufficiali.  Ciò riflette la consapevolezza che le campagne di influenza russe si sono evolute in reti decentralizzate che si basano su attori politici locali, commentatori indipendenti, piattaforme digitali e organizzazioni per procura, piuttosto che esclusivamente sui media statali ufficiali.

Dal punto di vista strategico, l’espulsione stabilisce un importante precedente e segnala che la partecipazione ad attività coordinate di influenza straniera può comportare conseguenze legali e amministrative personali, anche quando condotta sotto la copertura del giornalismo o del commento politico. Ciò aumenta i costi operativi per le reti di influenza russe in tutta Europa e costringerà Mosca a fare sempre più affidamento su metodi meno visibili, tra cui operazioni di influenza online clandestine, contenuti generati dall’intelligenza artificiale, intermediari reclutati localmente ed ecosistemi digitali anonimi, più difficili da individuare e attribuire per i servizi di controspionaggio europei.

In definitiva, il dibattito sull’espulsione di Kseniya Fedorova riflette un dilemma fondamentale che affligge le società democratiche: come preservare la libertà di espressione difendendo al contempo le istituzioni democratiche dalla guerra dell’informazione coordinata dall’estero.  La decisione della Francia suggerisce che il suo governo considera sempre più la protezione dei processi democratici e dell’integrità elettorale come una responsabilità fondamentale per la sicurezza nazionale, soprattutto quando si confronta con campagne di influenza sponsorizzate da attori statali e progettate per manipolare l’opinione pubblica, piuttosto che contribuire a un legittimo discorso democratico.

Se tutti gli altri Stati europei, Italia inclusa, adottassero approcci simili, soprattutto in periodi che precedono importanti elezioni, l’effetto cumulativo potrebbe limitare significativamente la capacità della Russia, e di altri Stati che vogliono destrutturare l’Unione Europea, di esercitare la propria influenza attraverso reti di propaganda consolidate, rendendo la lotta per lo spazio informativo europeo una dimensione sempre più resiliente ed efficace nella tutela della sicurezza dei cittadini e delle istituzioni democratiche.

 

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COMPRENDERE E CONTRASTARE LE FIMI RUSSE

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Luglio 2026

Italia permeabile e non protetta

di Francesco D’Arrigo

Dal febbraio 2022, con l’invasione russa dell’Ucraina oltre alla guerra militare tra Stati, l’Unione europea si è trovata a fronteggiare una guerra ibrida che utilizza in maniera sistematica coercizione energetica, operazioni psicologiche, spionaggio, sabotaggi, attacchi cibernetici quotidiani e attività FIMI.

Il Cremlino ha utilizzato canali mediatici come Russia Today per condurre una campagna sistematica di disinformazione, propaganda e manipolazione dell’opinione pubblica europea, a sostegno della propria aggressione militare.

Quando si parla di disinformazione, solitamente si pensa a notizie fuorvianti o a narrazioni inventate con l’intento di ingannare. Ma la manipolazione delle informazioni può andare ben al di là delle mistificazioni. Ecco perché l’Unione europea ha concettualizzato questa minaccia definendola come manipolazione delle informazioni e ingerenza da parte di attori stranieri, o FIMIForeign Information Manipulation and Interference.

Cosa si intende realmente per FIMI?

Focalizzata su comportamenti manipolatori anziché sulle sole narrazioni ingannevoli, descrive un modello comportamentale non definibile di per sé illegale, che però minaccia o influisce negativamente su valori, procedure e processi politici. La FIMI è manipolatoria e condotta in modo intenzionale e coordinato. Può essere portata avanti da attori sia statali che non statali e può avvalersi di intermediari che operano a livello domestico o dall’estero.

Un’analisi congiunta sul processo di adesione dell’Ucraina all’Unione Europea, condotta dall’European External Action Service (EEAS) e dal Center for Countering Disinformation on FIMI ucraino (CCD), rivela dei cluster narrativi costituiti da quattro blocchi che si rafforzano a vicenda nell’ambito dell’attività FIMI russa mirata all’adesione dell’Ucraina all’UE.

Secondo il report congiunto, con prefazioni di Kaja Kallas – Vicepresidente della Commissione europea e Kyrylo Budanov – Capo dell’Ufficio del Presidente dell’Ucraina, la logica complessiva della FIMI russa è coerente agli obiettivi di annessione dell’Ucraina che hanno determinato l’invasione armata lanciata con l’Operazione Militare Speciale:

  1. L’Unione Europea è egoista e cinica: “l’UE prolunga la guerra per indebolire la Russia”. Questa narrativa inverte il nesso causale tra l’aggressione russa e il bisogno di sostegno dell’Ucraina, riposizionando l’UE come l’attore responsabile delle vittime ucraine. L’obiettivo strategico è quello di svincolare gli interessi di sicurezza dell’Ucraina dal suo percorso di integrazione europea e di erodere la disponibilità dell’opinione pubblica ad accettare le riforme.
  2. L’Ucraina è debole e controllata dall’esterno: “gli Stati membri dell’UE mirano a spartirsi l’Ucraina”. Scenari inventati, come i presunti piani franco-britannici di spartizione dei territori ucraini o la presunta “Operazione Turul” dell’Ungheria per conquistare la Transcarpazia, sfruttano le ansie territoriali e la memoria storica per dipingere gli Stati partner come annessionisti occulti. La comunicazione è localizzata per specifici pubblici regionali, rivolgendosi direttamente agli Stati membri dell’UE più critici nei confronti del percorso di adesione dell’Ucraina.
  3. Le riforme imposte dall’Unione Europea sono dannose per gli ucraini: “l’integrazione nell’UE nasconde un controllo esterno”. Gli attori della FIMI ridisegnano le riforme normative come una coercizione imposta da Bruxelles anziché come modernizzazione, presentando ogni requisito tecnico come un danno immediato per i cittadini. Un caso rappresentativo è la campagna di disinformazione russa su progetto di legge n. 14025 sulla tassazione delle piattaforme digitali.
  4. L’adesione è irrealistica: “l’Ucraina è incompatibile con i valori dell’UE”. Le reali sfide di riforma vengono amplificate in modo selettivo e le dichiarazioni dei funzionari europei sistematicamente decontestualizzate per suggerire un’incompatibilità strutturale con l’adesione. Ciò si basa anche su narrazioni relative alla corruzione nel governo ucraino. Per il pubblico interno ciò normalizza la disillusione; per quello esterno rafforza l’immagine dell’Ucraina come candidato perennemente travagliato.

Queste narrazioni perseguono tre obiettivi operativi: erodere la coesione interna in Ucraina attraverso stimoli emotivi contraddittori; consolidare l’immagine di “Stato fallito” per indebolire sia la fiducia interna che il sostegno esterno; minare le relazioni bilaterali tra l’Ucraina e i principali Stati membri dell’UE. La sofisticatezza risiede meno nelle singole invenzioni che nella loro perpetua sistematica ripetizione e nella contraddizione deliberata, che agiscono di concerto per rendere il processo di adesione progressivamente meno credibile agli occhi del pubblico ucraino.

L’architettura delle FIMI Russe

L’infrastruttura di diffusione dell’attività FIMI russa osservata è costituita da quattro livelli analitici:

  1. canali ufficiali dello Stato;
  2. mezzi di comunicazione controllati dallo Stato;
  3. risorse FIMI legate allo Stato;
  4. attori FIMI allineati allo Stato.

Fonti Ufficiali Attribuite

Le fonti russe ufficiali e controllate dallo Stato vengono utilizzate meno frequentemente per esercitare un’influenza diretta sul pubblico ucraino a causa delle restrizioni alle trasmissioni e della scarsa fiducia di cui godono. Tuttavia, fungono spesso da fonti primarie di narrazioni, interpretazioni o affermazioni inventate che vengono successivamente rielaborate e amplificate da attori collegati allo Stato o allineati con esso in forme più adattabili allo spazio informativo ucraino.

Tali funzioni di definizione della narrativa sono svolte più comunemente dai principali media statali russi e dalle agenzie di stampa ufficiali, tra cui RIA Novosti, TASS e RT, nonché dai canali Telegram di funzionari russi e istituzioni statali, tra cui “Дмитрий Медведев” (Dmitry Medvedev), “Кремль. Новости» (Kreml. Novosti), «Мария Захарова» (Maria Zakharova), «МИД России» (Ministero degli Esteri russo), «Минобороны России» (Ministero della Difesa russo), «РОДИОН МИРОШНИК» (Rodion Miroshnik) e altri. La loro funzione è quella di diffondere informazioni pseudo-riservate, interpretazioni manipolatorie dei processi politici interni e messaggi volti a screditare la leadership ucraina e i partner internazionali.

Attori Occulti Allineati allo Stato e Attribuiti

Attori allineati allo Stato, tra cui personalità pubbliche soggette a sanzioni, garantiscono una diffusione personalizzata, presentando gli stessi messaggi come analisi “alternative” o critiche interne. In questo contesto, i canali di Oleksii Arestovych, Diana Panchenko e Anatolii Sharii compaiono regolarmente nell’ambiente di diffusione delle narrazioni anti-europee o anti-ucraine. Il loro ruolo non si limita a ripetere narrazioni e affermazioni; essi aggiungono un’interpretazione emotiva e una credibilità personalizzata per un pubblico che potrebbe diffidare delle fonti russe palesi.

Attori Occulti Legati allo Stato e Non Attribuiti

Gli attori legati allo Stato adattano poi questi messaggi a un pubblico specifico attraverso canali Telegram anonimi, siti web pseudo-locali e account sui social media. Questo ecosistema comprende canali Telegram quali Резидент (Rezident), Легитимный (Legitimnyy), Картель (Kartel), Сплетница (Spletnitsa) e altri, che il Servizio di sicurezza dell’Ucraina ha collegato all’85° Centro principale dei Servizi speciali della Direzione principale dello Stato maggiore delle Forze armate della Federazione Russa. Un ruolo a sé stante all’interno della categoria degli attori allineati allo Stato è svolto dagli ecosistemi pseudo-locali, tra cui ZOV/Pravda e le risorse della rete На самом деле (Na samom dele), che si rivolgono a un pubblico in diverse città ucraine. Tali risorse contribuiscono a localizzare le narrazioni FIMI russe collegando le affermazioni a livello nazionale a specifici timori regionali. Secondo dati di dominio pubblico, la rete ZOV/Pravda, associata alla rete di Yevhenii Shevchenko, appartiene alla stessa infrastruttura di Portal Kombat (un sito allineato alla Russia). Gli attori legati allo Stato adattano poi questi messaggi a un pubblico specifico attraverso canali Telegram anonimi, siti web pseudo-locali e account sui social media. Questo ecosistema comprende canali Telegram quali Резидент (Rezident), Легитимный (Legitimnyy), Картель (Kartel), Сплетница (Spletnitsa) e altri, che il Servizio di sicurezza dell’Ucraina ha collegato all’85° Centro principale dei servizi speciali della Direzione principale dello Stato maggiore delle Forze armate della Federazione Russa. Comprende inoltre risorse associate al collaboratore Viktor Medvedchuk, in Information Manipulation Set (IMS), per il quale non esiste ancora un’attribuzione formale). Analogamente, le fonti На самом деле sono collegate all’ecosistema InfoDefense, allineato allo Stato, attraverso un’infrastruttura di feedback condivisa.

Di conseguenza, la distinzione tra attori “legati” allo Stato e attori “allineati” allo Stato è di natura analitica piuttosto che assoluta. In termini operativi, questi attori operano spesso su piattaforme e a un pubblico che si sovrappongono, dove messaggi simili possono essere diffusi, adattati e rafforzati a vicenda.

Tecniche, Tattiche e Procedure di Influenza

Nel corso del periodo monitorato, le attività FIMI russe contro l’adesione dell’Ucraina all’UE sono diventate più scalabili e adattive. La loro logica corrisponde all’approccio FIMI più ampio: l’obiettivo non è solo diffondere informazioni false, ma anche minare la fiducia, creare rumore informativo, logorare il pubblico e ridurre la capacità di distinguere i contenuti affidabili da quelli manipolatori. Nei casi FIMI osservati sono emerse in modo particolare le seguenti Tactics, Techniques and Procedures – Tattiche, Tecniche e Procedure (TTP) nel contesto della FIMI indicano i modelli di comportamento usati da attori ostili per ingannare e manipolare l’ambiente informativo.

La prima tecnica è l’amplificazione: da parte di fonti che mostrano segni di utilizzo di IA. Nel periodo compreso tra gennaio 2025 e aprile 2026, all’interno del set di dati relativo alle menzioni, 2.680 fonti hanno mostrato tali segni su Telegram, VK, X, Facebook, YouTube, TikTok, Threads e siti web. Queste fonti hanno contribuito ad aumentare la visibilità di messaggi selezionati, a creare l’impressione di un interesse pubblico spontaneo e ad accelerare la diffusione dei contenuti sulle piattaforme. L’amplificazione inautentica è particolarmente rilevante per gli argomenti in cui l’obiettivo non è solo quello di convincere, ma anche di creare l’impressione che la sfiducia nei confronti del processo di adesione all’UE sia diffusa.

La seconda tecnica è la “mapaganda”: l’uso manipolativo di carte geografiche che mappano le questioni territoriali con l’obiettivo di legittimare le narrazioni russe. Ciò include l’esagerazione delle conquiste territoriali russe, la distorsione della linea del fronte, la visualizzazione di presunte “zone di responsabilità” o la creazione di scenari di «ridistribuzione» dei territori ucraini tra attori esterni. Nel contesto dell’adesione, la «mapaganda» sostiene la tesi secondo cui i partner si stanno preparando a dividere l’Ucraina o che la sovranità ucraina sia già oggetto di negoziazioni senza l’Ucraina.

Mapaganda

La terza tecnica consiste nello sfruttamento e la manipolazione selettiva di dichiarazioni reali di politici, funzionari, esperti o media europei. Singole citazioni vengono estrapolate dal contesto per suggerire che l’Ucraina non abbia prospettive di adesione, che l’Occidente sia stanco di sostenere l’Ucraina o che esistano contraddizioni nascoste tra Kiev e i partner europei. La manipolazione si basa spesso su traduzioni distorte, enfasi selettiva o generalizzazione arbitraria di un singolo commento in una presunta posizione istituzionale. Questa tattica è particolarmente dannosa perché utilizza frammenti autentici per legittimare conclusioni false. Ad esempio, questa tattica era evidente in contenuti che reinterpretavano la commemorazione da parte della Polonia della tragedia della Volinia e della Galizia orientale, come prova di presunte pressioni politiche e future ambizioni territoriali nei confronti dell’Ucraina. La pubblicazione ha collegato in modo selettivo la decisione del parlamento polacco di istituire l’11 luglio come giornata di commemorazione delle vittime, con le dichiarazioni del presidente Andrzej Duda relative al polo logistico di Rzeszów e con le disposizioni giuridiche concesse ai cittadini polacchi in Ucraina dopo il 2022.

Combinando queste distinte situazioni, gli attori del FIMI cercano di presentare la politica della memoria della Polonia, il suo ruolo logistico nel sostegno all’Ucraina e gli accordi giuridici bilaterali, come segni di un ultimatum nascosto, di una più profonda influenza polacca e di potenziali future rivendicazioni territoriali nei confronti dell’Ucraina.

La quarta tattica è l”event-hijacking” (dirottamento di eventi): comprende l’uso di eventi reali come decisioni istituzionali dell’UE, conferenze internazionali, anniversari, negoziati o dichiarazioni di alto profilo per amplificare narrazioni distruttive. Gli attori della FIMI integrano tali eventi in narrazioni preesistenti in un breve lasso di tempo. Gli stessi schemi possono essere attivati ogni volta che aumenta l’attenzione pubblica sulle riforme per l’adesione all’UE in Ucraina. Ad esempio, è stato rilevato in contenuti che hanno strumentalizzato dichiarazioni pubbliche sull’integrazione dell’Ucraina nell’UE, rafforzando la narrativa già esistente secondo cui il sostegno occidentale all’Ucraina sta diminuendo. Le testate hanno combinato in modo selettivo la dichiarazione del presidente Zelensky sull’importanza dell’adesione all’UE per l’Ucraina con le osservazioni del ministro degli Esteri polacco Radosław Sikorski, secondo cui l’Ucraina dovrebbe comunque preventivamente soddisfare tutte le condizioni di adesione. Queste dichiarazioni sono state riproposte non come parte di un normale dibattito sull’adesione, ma come prova che il “periodo di luna di miele” del sostegno all’Ucraina fosse terminato e che Kyiv avesse presumibilmente perso margine di manovra.

La quinta tecnica è la localizzazione. Le affermazioni fuorvianti vengono adattate a specifici contesti regionali, sociali o tematici. Ad esempio, la narrativa più ampia secondo cui gli Stati membri dell’UE cercherebbero di indebolire e dividere l’Ucraina, è stata adattata attraverso contenuti in cui si sosteneva che l’Ungheria avesse presunti piani per annettere la Transcarpazia o che la Romania si stesse preparando a occupare la Bucovina. La localizzazione aumenta la plausibilità, perché il messaggio è collegato a sensibilità storiche o regionali ben note.

La sesta tecnica consiste nell’uso di pseudo-esperti. Si ricorre a persone con competenze discutibili o reputazione dubbia per presentare messaggi in linea con la propaganda russa come se fossero analisi indipendenti. Allo stesso tempo, i riferimenti a vere pubblicazioni accademiche, materiali analitici o rapporti internazionali possono essere utilizzati in modo selettivo per sostenere conclusioni manipolatorie. Ad esempio, questa tecnica era evidente nei contenuti di Anatolii Sharii, che ha commentato la questione dei beni russi congelati, il processo decisionale dell’UE e le possibili riparazioni. La discussione faceva riferimento a dibattiti politici reali e a dichiarazioni di esponenti politici europei, ma li inquadrava attraverso conclusioni speculative: secondo cui l’utilizzo dei beni russi congelati avrebbe presumibilmente gravato sui contribuenti europei, danneggiato il sistema finanziario dell’UE e messo in luce divisioni politiche all’interno dell’Europa. In questo modo, una complessa questione giuridica e finanziaria è stata presentata come un commento che rafforzava la narrativa secondo cui il sostegno dell’UE all’Ucraina è costoso, rischioso e politicamente destabilizzante.

Nel loro insieme, queste TTP indicano che la FIMI russa contro l’adesione dell’Ucraina all’UE si basa sempre meno su una singola “Fake News” in senso stretto, e sempre più sulla costruzione di una narrativa manipolativa del contesto informativo. Il suo scopo è quello di sommergere il pubblico con messaggi contraddittori, minare la fiducia nelle fonti ufficiali, creare l’illusione di un diffuso sentimento antieuropeo e far apparire le valutazioni negative sull’adesione come spontanee anziché coordinate.

Sebbene questi modelli siano individuabili in tutto l’apparato FIMI russo, risultano particolarmente evidenti quando si osservano i contenuti diffusi dagli IMS Overload, Doppelganger e Undercut.

Talvolta, le iniziative FIMI russe sfruttano eventi strategici e notizie dell’ultima ora per diffondere ulteriormente le loro narrazioni preferite. Ad esempio, è stata osservata un’impennata di contenuti mirati all’Ungheria alla vigilia delle elezioni parlamentari di aprile 2026. Modelli simili sono stati osservati in vista delle elezioni presidenziali polacche e delle elezioni legislative tedesche del 2025. Parallelamente, la diffusione delle narrazioni FIMI tende ad essere reattiva, in particolare in relazione a incidenti legati alla sicurezza, come gli incidenti con i droni nella regione baltica o il sabotaggio di linee ferroviarie in Polonia e altri Stati europei. Tali eventi vengono spesso sfruttati per attribuire all’Ucraina e alla sua popolazione di rifugiati la responsabilità della percezione di insicurezza, rafforzando l’immagine dell’Ucraina come minaccia per l’UE.

Gli obiettivi della FIMI sono i cittadini, i rappresentanti istituzionali e i valori europei

La strategia russa di FIMI volta a sabotare il processo di adesione dell’Ucraina all’UE si basa in gran parte sulla creazione di tensioni tra le due parti. A tal fine, gli sforzi russi di FIMI si concentrano prevalentemente sul dipingere i funzionari ucraini come corrotti e l’Ucraina come una minaccia per gli Stati membri.

Le campagne rivolte contro i leader politici si sono affermate come un modello comportamentale saliente dell’IMS Storm-1516 e figurano tra i principali vettori della strategia FIMI, volta a sabotare il processo di adesione dell’Ucraina. L’IMS prende di mira in particolare il presidente ucraino Volodymyr Zelensky e, in misura minore, altri esponenti della scena politica ucraina. Questi attacchi sono spesso sostenuti dalla Fondazione russa per la lotta all’ingiustizia (R-FBI), fondata dal defunto Yevgeny Prigozhin e soggetta a sanzioni da parte dell’UE. Sebbene i contenuti di Storm-1516 e della R-FBI non facciano esplicito riferimento al processo di adesione, le narrazioni che veicolano si basano su temi simili legati alla corruzione e sostengono lo stesso obiettivo destabilizzante. La R-FBI produce contenuti che cercano di apparire credibili e legittimi utilizzando un tono investigativo e infografiche inventate a sostegno delle proprie affermazioni. Le affermazioni e gli elementi investigativi vengono poi amplificati, spesso da influenti account X collegati a Storm-1516 o addirittura riutilizzati da altri, presentando l’Ucraina e la sua popolazione come una minaccia costante e incombente per i cittadini dell’UE, gli attori russi del settore FIMI mirano ad acuirne le tensioni fino al punto di provocare un rifiuto. È prevedibile che i cittadini dell’UE esercitino pressioni sui propri leader politici, che presumibilmente intrattengono rapporti con omologhi corrotti, affinché adottino posizioni negative nei confronti del processo di adesione dell’Ucraina.

Misure UE Contro la disinformazione

Per contrastare questo fenomeno, l’Unione Europea ha adottato il Regolamento 833/2014 del 31 luglio 2014, concernente misure restrittive in considerazione delle azioni della Russia che destabilizzano la situazione in Ucraina, aggiornato il 24 aprile e il 17 luglio 2026, che vieta di diffondere o contribuire a diffondere i contenuti di 32 soggetti in quanto emittenti, testate e piattaforme direttamente gestite o coordinate dai Servizi di intelligence russi. La legittimità del divieto, anche rispetto alla libertà di espressione e di informazione, è stata confermata dal Tribunale dell’Unione europea nella causa T-125/22.

Il Regolamento è direttamente applicabile in Italia, ma spetta a ogni Stato membro individuare l’autorità competente e stabilire le sanzioni per chi lo viola. A distanza di oltre quattro anni dall’inizio dell’invasione militare russa dell’Ucraina, l’Italia non lo ha ancora fatto. Lo scorso ottobre il Ministero dell’interno lo ha riconosciuto ufficialmente, ammettendo che le Forze dell’ordine possono soltanto informare gli organizzatori di eventi di propaganda russa dell’esistenza della norma europea, senza alcun potere di intervento. Il risultato è un vuoto di applicazione che dura da anni.

Nonostante l’adozione da parte degli Stati membri dell’UE del 21 ° pacchetto di sanzioni contro la Russia, all’interno del quale sono stati sanzionati altri otto individui afferenti alla Macchina della propaganda di guerra russa che diffondono disinformazione e contribuiscono alla sua narrativa manipolativa sulla guerra in Ucraina, solo nell’ultimo anno, fino a maggio 2026, sono state censite 205 violazioni sul territorio italiano, di cui 181 portate a termine indisturbate, un tasso di penetrazione dell’88%. A giugno 2025 sono stati mappati anche mega manifesti abusivi di Russia Today a Roma, Bologna e Milano.

Una recente sentenza della Corte di giustizia dell’Unione europea, la causa C-67/25, ha inoltre chiarito che la responsabilità colpisce chiunque renda disponibili i contenuti vietati, indipendentemente dal fine di lucro e dalla durata della diffusione.

La FIMI russa contro l’Italia considerata “permeabile”

Il KGB prima e l’FSB ora, sono sempre stati molto focalizzati nella guerra psicologica, senza tuttavia tralasciare le attività di mero spionaggio, che costituisce solo una parte della loro missione, come abbiamo recentemente visto con gli arresti di due ex agenti Aisi che cedevano con disprezzo e per pochi Euro informazioni ad addetti militari dell’ambasciata russa (espulsi dall’Italia), ottenute da diverse fonti, tra cui quattro militari in servizio attivo presso Agenzie strategiche nazionali. 

Komitet Gosudarstvennoj Bezopasnosti  KGB

 

Nondimeno, il condizionamento sociale o i circuiti di feedback amplificati vengono utilizzati per radicalizzare persone intenzionate a rivoltarsi contro gli interessi nazionali e perfino i propri.

Come descritto nel saggio del Prof. Cristopher Andrew (storico ufficiale del Security Service britannico Mi5) scritto insieme a Oleg Gordievskij “Storia Segreta del KGB” – 1993, il KGB ha sempre creduto che, delle quattro principali potenze dell’Europa occidentale, l’Italia avesse le maggiori probabilità di diventare lo Stato più permeabile all’influenza russa ed un fondamentale strumento del Cremlino per la propria propaganda interna, dato il profondo attaccamento culturale dei russi per l’Italia, a differenza di Francia, Germania ed Inghilterra.

Sin dai tempi della Guerra Fredda, il KGB ha adottato nei confronti dell’Italia una strategia di disinformazione, influenza e sovversione affidata non solo ad agenti segreti o “spie”, ma a giornalisti, sondaggisti, accademici, imprenditori, politici italiani ed esponenti del Vaticano. Tutti arruolati nel programma orchestrato da Mosca, come rivelato nel 1999 da C. Andrew e Vasilij Mitrokhin nel loro best seller “L’Archivio Mitrokhin”.

Italia indifesa perché non ha costituito una struttura per applicare il Regolamento Europeo 

A differenza di altri Stati membri, nonostante l’Italia abbia recepito il Regolamento del Consiglio Europeo n. 833/2014, non lo applica, perché non ha individuato l’autorità nazionale incaricata di far rispettare le norme di contrasto alla disinformazione dell’Unione, né ha stabilito le sanzioni per chi lo viola. Il regolamento resta quindi privo di un soggetto nazionale che possa farlo applicare concretamente, sia online che sul territorio.

Proprio in applicazione del Regolamento europeo 833/2014 e successivi aggiornamenti, il 29 luglio 2026 la Francia ha emesso un ordine di espulsione nei confronti della propagandista filorussa Kseniya Fedorova, ex direttrice di RT France e volto del canale CNews. Secondo il Ministero dell’Interno, la “Fedorova rappresenta una grave minaccia per l’ordine pubblico e la sicurezza dello Stato ed è soggetta a un ordine di espulsione dalla Francia”, confermando un articolo del quotidiano Libération. L’ex direttrice di RT France, canale finanziato dal Cremlino, è recentemente diventata la figura filorussa di spicco dei media di proprietà del controverso miliardario francese Vincent Bolloré. È una commentatrice fissa del canale CNews.

“Diffondendo le sue narrazioni, Kseniya Fedorova funge da canale per le campagne di disinformazione orchestrate dalle autorità russe, con l’obiettivo di “destabilizzare l’ordine pubblico in Francia. Il suo comportamento mina gli interessi fondamentali dello Stato e la sua presenza in Francia costituisce, per questo motivo, una minaccia particolarmente grave e attuale all’ordine pubblico, si legge nelle motivazioni del provvedimento di espulsione.

Davanti a eventi, proiezioni e diffusione sui media e piattaforme social di propaganda russa, le Forze di sicurezza italiane possono soltanto acquisire informazioni e, se ritenuto opportuno, avvisare i responsabili dell’esistenza della norma europea. In Italia, ad oggi, non esiste alcuno strumento che consenta di vietare una iniziativa o di farla cessare, né di intervenire sulla diffusione online dei medesimi contenuti.

L’assenza di enforcement ha permesso che dal 2022 a oggi si tenessero centinaia di eventi di propaganda russa sul territorio nazionale, inoltre siti web, blog, piattaforme social pubblicano disinformazione e rilanciano quotidianamente la propaganda russa. Il fenomeno ha recentemente coinvolto enti afferenti allo Stato che hanno creato tensioni con l’UE e in seno alle istituzioni e opinione pubblica, come la Biennale di Venezia (fondata nel 1895 dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali, la Regione Veneto, la Provincia di Venezia e il Comune di Venezia). Esposizione d’Arte Contemporanea diventata immediatamente una delle più importanti mostre d’arte al mondo, che nell’edizione 2026 è stata sanzionata dall’UE per aver riaperto il padiglione russo. Oppure, per citare l’ultima vicenda in ordine di tempo, con risvolti filorussi, il caso che ha coinvolto la Federazione Italiana Gioco Calcio (FIGC), i cui neo-responsabili della Nazionale di calcio italiana, quattro volte campione del mondo, sono stati a un passo dal contrattualizzare come nuovo Commissario tecnico (che ha poi rinunciato alla candidatura e provocato le dimissioni di chi lo voleva nominare alla guida tecnica degli Azzurri), l’ex calciatore Andrea Pirlo, diventato ambasciatore della società di scommesse, Fonbet, di proprietà dell’oligarca russo Sergej Lomakin, per il quale Pirlo ha liberamente e ripetutamente prestato la propria immagine a operazioni di normalizzazione del regime del presidente Putin, partecipando a iniziative sfruttate dalla propaganda del Cremlino mentre l’Ucraina veniva bombardata. L’amatissima Nazionale di calcio azzurra rappresenta l’Italia nel mondo. E l’Italia sostiene l’Ucraina nella sua strenua difesa contro l’invasione russa. L’Italia è una nazione fondatrice dell’Unione Europea che la Russia e altri Stati vogliono far deflagrare. L’Italia si riconosce pienamente nelle Organizzazioni e nel diritto internazionali.

Il tentativo di includere la nazionale di calcio italiana in un contesto Zche certamente la macchina della propaganda russa avrebbe utilizzato, immediatamente certificato dal comunicato stampa dell’ambasciatore della Federazione Russa in Italia, questa volta è stato bloccato prima del fischio di inizio, a seguito delle polemiche politiche e dopo il veto degli sponsor della Nazionale.

Molte altre sono le entità non governative e private, siti web, canali di comunicazione, che replicano i contenuti vietati con marchi, infrastrutture diverse ed “entità speculari” per aggirare i blocchi già esistenti in altri Paesi europei. Il regolamento europeo non vieta solo la diffusione dei contenuti dei soggetti nominativamente individuati e sottoposti alle restrizioni, ma anche delle “entità speculari” utilizzate per eludere i divieti, quando si verificano alcune di queste circostanze.

Come contrastare le FIMI?

L’analisi congiunta del SEAE e del CCD mostra che le attività di FIMI russe volte a minare l’adesione dell’Ucraina all’UE rappresentano una minaccia persistente e in continua evoluzione. Si tratta tuttavia di una minaccia individuabile, prevedibile e che si basa su risorse che possono essere neutralizzate nel tempo. Le campagne e le narrazioni analizzate sono accuratamente progettate per minare le aspirazioni europee dell’Ucraina e erodere il sostegno all’allargamento, sia in Ucraina che in tutta Europa. Le risorse informative sono selezionate per rivolgersi a un pubblico specifico in Ucraina e nell’UE e per conferire legittimità alla posizione aggressiva della Russia all’interno dei nostri spazi informativi. L’adesione è solo uno dei tanti temi su cui la Russia cerca di influenzare il nostro pubblico, ma è un esempio lampante di come essa operi su ampia scala per minare la nostra coesione nel lungo periodo, qualcosa che possa avere ripercussioni concrete sulla vita delle persone.

La manipolazione dell’opinione pubblica attraverso la sovversione ideologica può indurre le persone a rifiutare perfino fatti evidenti per soddisfare le percezioni e le convinzioni indotte attraverso la propaganda.

Un atteggiamento puramente difensivo o reattivo non è sufficiente di fronte a una minaccia plasmata e dettata da attori ostili. Sia il SEAE che il CCD concordano pertanto sul fatto che misure efficaci debbano prevedere il rafforzamento della resilienza. Aumentare la capacità del pubblico in generale di riconoscere e contrastare la manipolazione attraverso l’esposizione, la comunicazione strategica, l’alfabetizzazione mediatica e lo sviluppo delle competenze rimane fondamentale per il successo.

A differenza degli altri strumenti, questo approccio attraversa trasversalmente tutti i livelli dell’architettura FIMI e può modificare nel tempo gli incentivi degli autori degli attacchi: se la manipolazione smette di esercitare influenza, non vale più la pena investire in essa.

Non bisogna censurare le opinioni, ma colpire esclusivamente gli strumenti di propaganda di uno Stato impegnato in una guerra di aggressione militare contro l’Ucraina e in una guerra ibrida contro l’Unione Europea e il Regno Unito.

Political map of European Union member states. 27 EU member States, after United Kingdom left. Special member State territories are not included.

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Le sorti della guerra in Ucraina minano gli equilibri del Cremlino

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19 Maggio 2026

Nelle ultime settimane l’Ucraina ha riconquistato pezzi di territorio a nord del Donbass e ha lanciato un attacco con i suoi droni contro infrastrutture strategiche oltre i confini della Russia – Decisivo il fatto che Kiev non debba più chiedere l’autorizzazione per l’uso del proprio armamento per attaccare in territorio russo.

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Il valore delle competenze per riscrivere la geopolitica

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Giugno 2026

Il caso Assoeuro contro Anci e la debolezza strategica del lavoro gratuito

di Domenico Letizia

Il 29 maggio 2026 rimarrà una data spartiacque per la tutela della dignità del lavoro intellettuale in Italia e per la riflessione strategica sulle capacità progettuali del nostro Paese all’interno del contesto europeo. Con un atto formale firmato dal Presidente Nazionale Fabrizio Canetto, ASSOEURO, l’Associazione Italiana Europrogettisti ed EU Project Manager, ha notificato una durissima diffida e messa in mora nei confronti di ANCI Emilia-Romagna, scoperchiando un caso che trascende i confini della semplice controversia sindacale per investire direttamente i grandi equilibri geopolitici ed economici del continente. Al centro della contesa vi è l’Avviso Pubblico datato 25 maggio 2026, avente per oggetto una manifestazione di interesse finalizzata all’affidamento diretto, a titolo gratuito, di supporto tecnico nell’ambito della progettazione europea.

L’articolo tre di tale Avviso statuisce esplicitamente che l’incarico non prevede compensi economici, né rimborsi spese, a fronte di una durata contrattuale massima di ben tre anni, pretendendo al contempo, all’articolo quattro, un’esperienza documentata di almeno un triennio nella progettazione con enti pubblici locali e nella strutturazione di partenariati complessi. Si esige, in pratica, un profilo professionale di altissimo livello, con profonde competenze multidisciplinari, offrendo in cambio lo zero assoluto e configurando, come rilevato dai legali di Assoeuro, una palese violazione dell’articolo otto del decreto legislativo trentuno marzo duemilaventitré numero trentasei. Il nuovo Codice dei Contratti Pubblici sancisce infatti in modo tassativo il divieto di prestazioni d’opera intellettuale a titolo gratuito a favore delle stazioni appaltanti, evidenziando una macroscopica illogicità manifesta nell’avviso emiliano, che da un lato richiama i principi di risultato e buona fede del Codice e dall’altro ne elude il divieto principale, calpestando contestualmente gli articoli trentacinque e trentasei della Costituzione italiana sulla giusta retribuzione e gli articoli del Codice Civile sull’onerosità del contratto d’opera. La reazione di Assoeuro, estesa per conoscenza ad ANCI Nazionale, all’Autorità Nazionale Anticorruzione, al Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti e alla Presidenza della Regione Emilia-Romagna, segna l’inizio di una politica di tolleranza zero contro una prassi burocratica che mina alla radice l’efficacia della Pubblica Amministrazione.

Una linea di fermezza che ha trovato un riscontro immediato e clamoroso: a pochissimi giorni dalla formale messa in mora, ANCI Emilia-Romagna ha dovuto fare totale marcia indietro, disponendo l’annullamento dell’avviso in via di autotutela.

Con la determina prot. 140 del 4 giugno 2026, firmata dal Responsabile del Procedimento Dott. Marco Giubilini, l’Associazione dei Comuni emiliani ha formalmente accolto l’istanza di annullamento inviata tramite PEC il 31 maggio e il successivo sollecito del 4 giugno, azzerando l’intera procedura e tutti gli atti ad essa connessi.  Nel testo del provvedimento, ANCI Emilia-Romagna ha dovuto richiamare esplicitamente i pilastri normativi sollevati dai professionisti: l’articolo 8, comma 2, del D.Lgs. 36/2023 (Codice dei Contratti Pubblici), che sancisce l’inderogabile divieto di prestazioni d’opera intellettuale gratuite se non in casi eccezionali e motivati, e la Legge n. 49/2023 sull’equo compenso. Riconoscendo la necessità di muoversi in un quadro di “piena conformità normativa e di interpretazione comunitariamente orientata”, l’ente ha ammesso l’esigenza di dover rinnovare la procedura tenendo conto dei rilievi espressi, sancendo così una vittoria giurisprudenziale e politica di portata nazionale per la tutela della dignità del lavoro. Questa fulminea vittoria di ASSOEURO non rappresenta soltanto il ripristino della legalità violata, ma scoperchia una questione di ben più ampia portata.

 

L’Europrogettista non è un mero compilatore di formulari o un cacciatore di bandi dell’ultima ora, bensì un professionista di raccordo macroeconomico che deve padroneggiare il diritto dell’Unione europea, la grammatica dei fondi strutturali come il FESR e il FSE+, i complessi programmi a gestione diretta come Horizon Europe, i meccanismi del PNRR, la rendicontazione finanziaria e la diplomazia negoziale necessaria a edificare partenariati transnazionali. Quando un’istituzione territoriale ritiene che tali competenze possano essere esternalizzate a costo zero, innesca una selezione inversa della qualità progettuale, poiché i professionisti più strutturati rifiuteranno tali condizioni, lasciando il campo a figure junior o prive di reale mercato, col rischio matematico di produrre progetti approssimativi, bocciati da Bruxelles, o gestiti in modo fallimentare con conseguenti revoche e danni erariali. Questo declassamento della professionalità si riflette drammaticamente sulla postura geopolitica dell’intera Unione europea, in un momento storico in cui i finanziamenti comunitari non sono semplici voci di spesa, ma la vera e propria architettura strategica con cui il continente tenta di garantire la propria autonomia e sovranità nei confronti di giganti come gli Stati Uniti e la Cina. Programmi come Horizon Europe definiscono lo sviluppo delle tecnologie critiche di frontiera, dall’intelligenza artificiale ai semiconduttori, essenziali per non scivolare in una condizione di totale dipendenza tecnologica da Washington o Pechino; parallelamente, i fondi per l’innovazione energetica rappresentano le armi industriali con cui l’Europa cerca di guidare la decarbonizzazione globale assicurandosi le catene di fornitura delle materie prime critiche e riducendo la dipendenza dai regimi autocratici. Anche i programmi Digital Europe per la cybersecurity e i progetti Interreg di cooperazione transfrontaliera costituiscono formidabili strumenti di soft power per arginare la penetrazione infrastrutturale della Nuova Via della Seta cinese nei Balcani e nel Mediterraneo. L’Europrogettista agisce quindi come un diplomatico delle competenze, cementificando l’integrazione europea sul campo e definendo gli standard industriali dei prossimi decenni. Se le istituzioni pubbliche italiane continuano a pretendere queste prestazioni gratuitamente, l’intero sistema Paese perde colpi e credibilità nel corpo a corpo con le altre superpotenze globali. Mentre gli Stati Uniti mettono in campo piani colossali e iper-professionalizzati come l’Inflation Reduction Act per attirare capitali e scienziati attraverso consulenze lautamente remunerate, e la Cina muove i propri tecnocrati di Stato, l’Italia risponde affidandosi al volontariato intellettuale, provocando il declassamento del proprio potere contrattuale a Bruxelles, dove i fondi si vincono solo attraverso una competizione qualitativa serrata.

Senza investimenti adeguati nelle competenze professionali, l’Italia viene sistematicamente emarginata dai consorzi internazionali che contano, trasformandosi in un partner di seconda fascia, incapace di orientare la leadership dei progetti verso le proprie priorità industriali e geografiche, come l’asse adriatico-mediterraneo o la sicurezza delle infrastrutture sottomarine. Inoltre, l’inefficienza progettuale genera una vulnerabilità politica interna, poiché i progetti falliti sul territorio alimentano il risentimento euroscettico tra i cittadini, che percepiscono l’Europa come un ente distante e inutile, frammentando la coesione del blocco occidentale proprio nel momento di massima tensione internazionale. Non da ultimo, questo deserto di riconoscimento economico alimenta un drammatico drenaggio di talenti verso l’estero, costringendo i migliori professionisti italiani a trasferirsi a Bruxelles, a Parigi o a Berlino per mettere le proprie straordinarie capacità multidisciplinari al servizio della competitività geopolitica di altri Stati membri o di grandi multinazionali straniere. La battaglia ingaggiata da Assoeuro contro l’avviso di ANCI Emilia-Romagna non è dunque una mera questione di codicilli o di tariffe professionali, ma una battaglia culturale di civiltà giuridica e di lungimiranza strategica.

La transizione ecologica, digitale e geopolitica richiede un’amministrazione competente, e la competenza ha un costo economico ineliminabile, protetto dalla Costituzione e dalle leggi dello Stato. Considerare la progettazione europea un lusso superfluo o un’attività da chiedere gratuitamente significa abdicare al futuro del Paese e disarmare l’Europa nella grande arena della competizione globale. Se vogliamo davvero partecipare alla riscrittura della geopolitica europea e non subire passivamente le decisioni delle altre potenze mondiali, dobbiamo iniziare col dare il giusto valore e la dovuta dignità economica a chi, ogni giorno, progetta sul campo i mattoni della nostra sovranità, rendendo il ritiro immediato o la profonda revisione onerosa del bando emiliano il primo, ineludibile passo di questo necessario cambio di paradigma.

 

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Putin, i falchi della guerra e l’ombra del golpe: ecco che cosa sta succedendo.

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13 Maggio 2026
Putin, i falchi della guerra e l’ombra del golpe: ecco che cosa sta succedendo.
Documenti ufficiali, tensioni interne e strategia dell’inganno nella guerra in Ucraina.
L’analisi di Francesco D’Arrigo pubblicata dal direttore Marco Scotti su affaritaliani.it
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Ucraina, tensioni al Cremlino: segnali di un cambio di regime o Maskirovka?

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13 Maggio 2026
Ucraina, tensioni al Cremlino: segnali di un cambio di regime o è tutto un bluff?
Un rapporto di un’Agenzia di intelligence europea avanza specifiche asserzioni riguardanti la precarietà della leadership e presunti timori del presidente della Federazione Russa.
l’analisi di Francesco D’Arrigo pubblicata dal direttore Marco Scotti su affaritaliani.it
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