{"id":5527,"date":"2026-11-03T13:41:52","date_gmt":"2026-11-03T12:41:52","guid":{"rendered":"https:\/\/www.strategicstudies.it\/?p=5527"},"modified":"2026-11-03T16:08:15","modified_gmt":"2026-11-03T15:08:15","slug":"la-profondita-storica-del-rapporto-fra-ucraina-e-cristianesimo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.strategicstudies.it\/it\/homepage\/la-profondita-storica-del-rapporto-fra-ucraina-e-cristianesimo\/","title":{"rendered":"La profondit\u00e0 storica del rapporto fra Ucraina e cristianesimo"},"content":{"rendered":"<p>3 Novembre 2026<\/p>\n<h3><strong>La profondit\u00e0 storica del rapporto fra Ucraina e cristianesimo<\/strong><\/h3>\n<p><em>di Francesco D&#8217;Arrigo e Tommaso Alessandro De Filippo<\/em><\/p>\n<p>La religione, in tutte le sue forme (cristianesimo, Islam, Induismo, ebraismo, Buddismo, ecc.), \u00e8 un elemento costitutivo della cultura e dell&#8217;identit\u00e0 di molti popoli.\u00a0Questo fattore, spesso intrecciato con questioni etniche e nazionalistiche, \u00e8 tornato a rappresentare un potente motore di mobilitazione e di conflitto, fornendo una base ideologica per l&#8217;azione politica, sia a livello nazionale che internazionale, influenzando le politiche estere e le relazioni tra gli Stati.<\/p>\n<p>La religione gioca un ruolo significativo e spesso sottovalutato nella geopolitica contemporanea, che non \u00e8 pi\u00f9 relegata a questioni puramente spirituali, ma influenza attivamente le relazioni internazionali, i conflitti e le alleanze, diventando un fattore chiave nella politica mondiale.<\/p>\n<p>L\u2019integrismo sovrapposto alla frammentazione sociale crea nuove spirali di instabilit\u00e0, che alimentano crisi demografiche e conflitti connessi al cambiamento climatico, all\u2019accesso e allo sfruttamento delle risorse naturali.<\/p>\n<p>Guerre militari, economiche e religiose che stanno terremotando l\u2019ordine internazionale, innescando straordinari mutamenti, competizione strategica e una pericolosa escalation di tipo politico-militare.<\/p>\n<p>Fattori chiave e forze strutturali analizzate dall\u2019Istituto Italiano di Studi Strategici \u201cNiccol\u00f2 Machiavelli\u201d in un programma di analisi delle dinamiche di potere e delle tendenze strategiche negli affari internazionali del XXI secolo.<\/p>\n<p><strong>La tutela del Diritto Umanitario e la ricerca della pace nella relazione profonda fra Ucraina e Vaticano<\/strong><\/p>\n<p>La Santa Sede ha originariamente stabilito <a href=\"https:\/\/vatican.mfa.gov.ua\/it\/partnership\/351-politichni-vidnosini-mizh-ukrajinoju-ta-vatikanom\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">relazioni<\/a> con l\u2019Ucraina l\u20198 febbraio 1992, pochi mesi dopo la proclamazione dell\u2019indipendenza della Repubblica Ucraina. Tuttavia, il rapporto fra Ucraina e mondo cattolico non inizia con l\u2019avvento dell\u2019indipendenza del 1991, piuttosto affonda le proprie radici nell\u2019epoca nella <a href=\"https:\/\/www.storicang.it\/a\/rus-di-kiev-lorigine-di-russia-e-ucraina_15544\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">Rus\u2019 di Kyiv<\/a>, nella cristianizzazione del 988 e nella successiva articolazione del cristianesimo orientale ed occidentale. Per comprendere l\u2019attuale rapporto tra Ucraina e Santa Sede \u00e8 fondamentale ricordare l\u2019<a href=\"https:\/\/ugcc.ua\/it\/church\/history\/union-of-brest\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">Unione di Brest del 1596<\/a>, attraverso la quale una parte della gerarchia della Metropolia di Kyiv ristabil\u00ec la comunione con Roma mantenendo il rito bizantino. Da questo processo storico discende la tradizione della Chiesa greco-cattolica ucraina, che rappresenta uno dei casi pi\u00f9 significativi di permanenza di una tradizione ecclesiale orientale all\u2019interno della comunione cattolica.<\/p>\n<div id=\"attachment_5530\" style=\"width: 1223px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-5530\" class=\" wp-image-5530\" src=\"https:\/\/www.strategicstudies.it\/wp-content\/uploads\/2026\/11\/Amb.-Ucraina-Santa-Sede.jpeg\" alt=\"\" width=\"1213\" height=\"822\" \/><p id=\"caption-attachment-5530\" class=\"wp-caption-text\">Insegne Ucraina &#8211; Santa Sede<\/p><\/div>\n<p><strong>La natura pluriconfessionale dell\u2019Ucraina contemporanea<\/strong><\/p>\n<p>L\u2019indagine nazionale condotta dal <a href=\"https:\/\/razumkov.org.ua\/en\/research-areas\/surveys\/assessment-of-the-situation-in-the-country-trust-in-social-institutes-assessment-of-problems-faced-by-the-ukrainian-society-november-2025\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">Razumkov Centre<\/a> tra il 22 e il 29 novembre 2025 su 2.009 adulti, nell\u2019area territoriale dell\u2019Ucraina non comprendenti la penisola di Crimea e le porzioni di territorio della regione del Donbass, illegalmente e militarmente occupate dalla Federazione Russa, ha rivelato che il 70,3% degli intervistati si \u00e8 definito credente: il dato era del 68% nel 2024, del 70,5% nel 2023 e del 74% nel 2022. Il campione presenta un errore teorico massimo del 2,3%, pur con le cautele derivanti dagli enormi spostamenti demografici prodotti dalla guerra. La religiosit\u00e0 presenta inoltre una forte dimensione regionale: raggiunge l\u201986% nell\u2019Ovest, il 70,7% nel Centro, il 63,2% nel Sud e il 53,7% nell\u2019Est. Sempre secondo il Razumkov Centre, nel 2025 il 58,3% degli intervistati si identificava come ortodosso, l\u201911,8% come greco-cattolico, il 2,6% come protestante o evangelico e l\u20191,2% come cattolico romano, mentre il 10,1% si definiva semplicemente cristiano e il 15,5% dichiarava di non appartenere ad alcuna confessione religiosa. La distribuzione regionale \u00e8 ancora pi\u00f9 istruttiva: nell\u2019Ovest gli ortodossi sono il 44,9%, mentre i greco-cattolici raggiungono il 39,8% e i cattolici romani il 2,7%, nel Centro gli ortodossi arrivano al 67,4%, nel Sud al 60,6% e nell\u2019Est al 55,8%. Nel Sud, inoltre, il 22,8% degli intervistati si definisce semplicemente cristiano. Il quadro confessionale ha subito una trasformazione considerevole negli ultimi dodici anni. La quota di cittadini che si identificano come ortodossi \u00e8 passata dal 70% nel 2014 al 58% nel 2025, mentre quella dei greco-cattolici \u00e8 cresciuta dall\u20198% al 12%. Nel 2025 soltanto il 29% degli intervistati dichiarava di essere membro di una specifica comunit\u00e0 religiosa, contro il 16% del 2020.<\/p>\n<p><strong>La Chiesa ortodossa dell\u2019Ucraina e la trasformazione del panorama ortodosso<\/strong><\/p>\n<p>La nascita e il consolidamento della <a href=\"https:\/\/www.pomisna.info\/en\/category\/news\/pravoslavna-tserkva-ukrayiny-en\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">Chiesa ortodossa dell\u2019Ucraina<\/a> (OCU) hanno modificato radicalmente l\u2019architettura ecclesiale dello Stato. Il riconoscimento dell\u2019autocefalia da parte del<a href=\"https:\/\/www.google.com\/url?sa=t&amp;source=web&amp;rct=j&amp;opi=89978449&amp;url=https:\/\/ec-patr.org\/&amp;ved=2ahUKEwjY-dq3jKqXAxVV5AIHHV2zAn4QFnoECEsQAQ&amp;usg=AOvVaw3BPC636TuxrgagXZFcSZK_\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"> <u>Patriarcato ecumenico di Costantinopoli<\/u><\/a> nel 2019 ha rappresentato una cesura rispetto all\u2019assetto ecclesiastico precedente. L\u2019indagine Razumkov del 2025 ha registrato una significativa identificazione con la OCU: in un precedente rilevamento dell\u2019aprile-maggio 2025, il 38,9% dell\u2019intero campione dichiarava di appartenervi, equivalente al 64,8% degli intervistati ortodossi che specificavano la propria appartenenza, il 6,8% dell\u2019intero campione indicava invece la Chiesa ortodossa ucraina associata nella rilevazione alla precedente struttura del <a href=\"https:\/\/www.christianunity.va\/content\/unitacristiani\/it\/dialoghi\/sezione-orientale\/chiese-ortodosse-di-tradizione-bizantina\/relazioni-bilaterali\/patriarcato-di-mosca.html\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">Patriarcato di Mosca<\/a>, mentre il 13,1% si definiva semplicemente ortodosso.<\/p>\n<p><strong>La Chiesa greco-cattolica ucraina: il principale ponte ecclesiale con Roma<\/strong><\/p>\n<p>La Chiesa greco-cattolica ucraina (UGCC) occupa una posizione assolutamente peculiare. \u00c8 una Chiesa cattolica sul piano della comunione ecclesiale e dell\u2019autorit\u00e0 del Pontefice, ma appartiene alla tradizione bizantina e conserva una propria identit\u00e0 liturgica, spirituale, canonica e culturale orientale. Il suo capo \u00e8 l\u2019<a href=\"https:\/\/ugcc.ua\/it\/head\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">Arcivescovo Maggiore Sviatoslav Shevchuk<\/a>, figura di primo piano nel dialogo fra Ucraina, Santa Sede e mondo cristiano orientale.<\/p>\n<p><strong>La Chiesa latina in Ucraina<\/strong><\/p>\n<p>Accanto alla Chiesa greco-cattolica esiste la <a href=\"https:\/\/www.vaticannews.va\/it\/chiesa\/news\/2026-07\/ucraina-35-anniversario-ripristino-strutture-chiesa-cattolica.html\">Chiesa cattolica latina<\/a>, numericamente minoritaria ma storicamente rilevante, soprattutto nelle regioni occidentali e nelle comunit\u00e0 di origine polacca, ungherese e centroeuropea. Nel 2025 il cattolicesimo romano rappresentava l\u20191,2% dell\u2019identificazione religiosa nazionale, ma nell\u2019Ovest raggiungeva il 2,7%. La Chiesa latina costituisce una componente riconosciuta della presenza cattolica e rappresenta direttamente una delle principali dimensioni del rapporto fra la Santa Sede e lo Stato ucraino. Nel luglio 2026 l\u2019arcivescovo Paul Richard Gallagher ha guidato in Ucraina una missione pontificia legata al 35\u00ba anniversario della riapertura delle strutture della Chiesa cattolica latina, collegando la ricorrenza ecclesiale alla diplomazia della pace.<\/p>\n<p><strong>La visita di Papa Giovanni Paolo II in Ucraina del 2001<\/strong><\/p>\n<p>Un evento decisivo nella storia contemporanea del rapporto tra Ucraina e Santa Sede \u00e8 rappresentato dalla <a href=\"https:\/\/www.vatican.va\/news_services\/liturgy\/documents\/ns_lit_doc_20010623_ucraina-present_it.html\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">visita di Papa Giovanni Paolo II in Ucraina nel giugno 2001<\/a>. Il Pontefice inser\u00ec lo Stato ucraino esplicitamente nella geografia storica e spirituale dell\u2019Europa, contribuendo a consolidare la percezione dell\u2019Ucraina quale contesto geopolitico in cui la tradizione cristiana orientale e quella cattolica occidentale non dovessero essere interpretate come mondi contrapposti. Dopo il 2014 e, in maniera incomparabilmente pi\u00f9 intensa, dopo l\u2019invasione russa su vasta scala del 24 febbraio 2022, il rapporto bilaterale ha assunto una marcata dimensione umanitaria e diplomatica, oltre che religiosa. Le priorit\u00e0 della Santa Sede hanno riguardato il sostegno alla popolazione civile, i prigionieri di guerra, i bambini ucraini deportati dai russi al di fuori dei confini del proprio Stato e trasferiti in adozione illegale e \u201crussificazione\u201d forzata a nuclei famigliari russi e la ricerca di condizioni favorevoli alla cessazione permanente delle ostilit\u00e0. Il <a href=\"https:\/\/mfa.gov.ua\/en\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">Ministero degli Esteri ucraino<\/a>, nel 2026 ha ufficialmente espresso riconoscenza per il contributo dato dalla Santa Sede per il ritorno dei bambini ucraini, alla loro riabilitazione e alle iniziative umanitarie. Il 22 settembre 2026 il ministro degli Esteri <a href=\"https:\/\/mfa.gov.ua\/en\/news\/andrij-sibiga-proviv-zustrich-iz-derzhavnim-sekretarem-svyatogo-prestolu-kardinalom-pyetro-parolinom\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">Andrii Sybiha ha incontrato il Segretario di Stato cardinale Pietro Parolin<\/a> a New York, a margine dell\u2019Assemblea Generale delle Nazioni Unite, indicando esplicitamente il ritorno dei bambini e gli sforzi diplomatici per porre fine alla guerra come temi centrali del colloquio.<\/p>\n<p><strong>La diplomazia umanitaria del Vaticano come principale area di convergenza<\/strong><\/p>\n<div id=\"attachment_5532\" style=\"width: 729px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-5532\" class=\" wp-image-5532\" src=\"https:\/\/www.strategicstudies.it\/wp-content\/uploads\/2026\/11\/\u0412\u0435\u043b\u0438\u043a\u0430_\u0412\u0430\u0441\u0438\u043b\u044c\u043a\u0456\u0432\u0441\u044c\u043a\u0430_\u0432\u0443\u043b\u0438\u0446\u044f_DSC_5251_\u041a\u043e\u0441\u0442\u044c\u043e\u043b_\u0441\u0432._\u041c\u0438\u043a\u043e\u043b\u0430\u044f-160x300.jpg\" alt=\"\" width=\"719\" height=\"1349\" srcset=\"https:\/\/www.strategicstudies.it\/wp-content\/uploads\/2026\/11\/\u0412\u0435\u043b\u0438\u043a\u0430_\u0412\u0430\u0441\u0438\u043b\u044c\u043a\u0456\u0432\u0441\u044c\u043a\u0430_\u0432\u0443\u043b\u0438\u0446\u044f_DSC_5251_\u041a\u043e\u0441\u0442\u044c\u043e\u043b_\u0441\u0432._\u041c\u0438\u043a\u043e\u043b\u0430\u044f-160x300.jpg 160w, https:\/\/www.strategicstudies.it\/wp-content\/uploads\/2026\/11\/\u0412\u0435\u043b\u0438\u043a\u0430_\u0412\u0430\u0441\u0438\u043b\u044c\u043a\u0456\u0432\u0441\u044c\u043a\u0430_\u0432\u0443\u043b\u0438\u0446\u044f_DSC_5251_\u041a\u043e\u0441\u0442\u044c\u043e\u043b_\u0441\u0432._\u041c\u0438\u043a\u043e\u043b\u0430\u044f-545x1024.jpg 545w\" sizes=\"auto, (max-width: 719px) 100vw, 719px\" \/><p id=\"caption-attachment-5532\" class=\"wp-caption-text\">Chiesa di San Nicola Kyiv &#8211; \u0412\u0435\u043b\u0438\u043a\u0430_\u0412\u0430\u0441\u0438\u043b\u044c\u043a\u0456\u0432\u0441\u044c\u043a\u0430_\u0432\u0443\u043b\u0438\u0446\u044f_DSC_5251_\u041a\u043e\u0441\u0442\u044c\u043e\u043b_\u0441\u0432._\u041c\u0438\u043a\u043e\u043b\u0430\u044f di Posterrr &#8211; Opera propria, CC BY-SA 4.0, https:\/\/commons.wikimedia.org\/w\/index.php?curid=82240767<\/p><\/div>\n<p>Il 16 marzo 2026 Papa Leone XIV ha avuto un colloquio telefonico con il presidente Volodymyr Zelensky nel quale sono stati affrontati la situazione umanitaria, l\u2019urgenza degli aiuti alla popolazione, le iniziative per la liberazione dei prigionieri di guerra e la prospettiva di una cessazione delle ostilit\u00e0 accompagnata da una pace, definita dalla Santa Sede \u201cgiusta e duratura\u201d. Nel gennaio 2026 il Ministero degli Esteri ucraino aveva inoltre indicato come priorit\u00e0 della cooperazione con il Vaticano il ritorno dei bambini deportati illegalmente dalla Russia e la loro riabilitazione, insieme alla restituzione alla comunit\u00e0 cattolica della <a href=\"https:\/\/www.acistampa.com\/story\/33315\/ucraina-la-cattedrale-di-san-nicola-torna-finalmente-alla-chiesa-cattolica\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">Chiesa di San Nicola a Kyiv.<\/a> Chiamata \u201cla perla di Kyiv\u201d, centenaria dal 2019, la cattedrale di San Nicola sarebbe dovuta tornare nella disponibilit\u00e0 della Chiesa cattolica gi\u00e0 nel 2022. Ma solo il 6 gennaio 2026, dopo innumerevoli rinvii e un tira e molla tra le autorit\u00e0 locali e la Chiesa, \u00e8 stato firmato un accordo per autorizzare a celebrare funzioni religiose cattoliche e ad avviare lavori di restauro a proprie spese, nel rispetto dei requisiti per la tutela del patrimonio culturale. Con Papa Leone XIV il rapporto si \u00e8 progressivamente sviluppato attorno a una combinazione di vicinanza pastorale, diplomazia umanitaria e disponibilit\u00e0 della Santa Sede a facilitare il dialogo. Il Ministero degli Esteri ucraino ha ripetutamente sottolineato pubblicamente la gratitudine di Kyiv per l\u2019impegno verso la pace e la solidariet\u00e0 morale di Papa Leone XIV.<\/p>\n<p><strong>La missione di Mons. Paul Richard Gallagher in Ucraina nel luglio 2026<\/strong><\/p>\n<p>Di particolare rilievo e valore strategico \u00e8 stata la missione in Ucraina compiuta dall\u2019<a href=\"https:\/\/www.osservatoreromano.va\/it\/news\/2026-10\/quo-247\/l-arcivescovo-gallagher-leone-xiv-vuole-far-finire-la-guerra-in.html\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">arcivescovo Paul Richard Gallagher<\/a> &#8211; Segretario per i Rapporti con gli Stati e le Organizzazioni Internazionali della Santa Sede &#8211; nel luglio 2026: durata cinque giorni, ha compreso visite a Kyiv, Leopoli e altri luoghi dell\u2019Ucraina, oltre a incontri con politici, ecclesiali e pastorali. Il Segretario Gallagher ha incontrato il presidente Zelensky, il ministro degli Esteri e il Consiglio panucraino delle Chiese e delle Organizzazioni religiose, visitando inoltre luoghi colpiti dai bombardamenti e il <a href=\"https:\/\/www.vaticannews.va\/it\/vaticano\/news\/2026-07\/ucraina-gallagher-inviato-papa-visita-memoriale-vittime-guerra.html\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">memoriale del Maidan<\/a>. L\u2019incontro con i rappresentanti del <a href=\"https:\/\/vrciro.org.ua\/en\/council\/members\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">Consiglio panucraino delle Chiese e delle Organizzazioni religiose<\/a>, organismo nel quale convergono diverse tradizioni religiose dello Stato, ha confermato il ruolo delle comunit\u00e0 religiose nell\u2019assistenza alla popolazione e nella costruzione di coesione sociale.<\/p>\n<p><strong>Presentazione dell\u2019Ambasciata d\u2019Ucraina presso la Santa Sede e dell\u2019attuale Ambasciatore Straordinario e Plenipotenziario d\u2019Ucraina presso la Santa Sede e presso il Sovrano militare ordine ospedaliero di San Giovanni di Gerusalemme, di Rodi e di Malta: S.E. Andrii Yurash<\/strong><\/p>\n<div id=\"attachment_5534\" style=\"width: 1041px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-5534\" class=\" wp-image-5534\" src=\"https:\/\/www.strategicstudies.it\/wp-content\/uploads\/2026\/11\/Amb.-Ucraina-Credenziali-Papa-Francesco.jpeg\" alt=\"\" width=\"1031\" height=\"580\" \/><p id=\"caption-attachment-5534\" class=\"wp-caption-text\">Amb. Ucraina Yurash &#8211; credenziali Papa Francesco<\/p><\/div>\n<p>L\u2019<a href=\"https:\/\/vatican.mfa.gov.ua\/it\/partnership\/351-politichni-vidnosini-mizh-ukrajinoju-ta-vatikanom\">Ambasciata dell\u2019Ucraina presso la Santa Sede<\/a> opera nella citt\u00e0 di Roma dal 2000 ed \u00e8 attualmente diretta da <strong>S.E. l\u2019Ambasciatore Andrii Yurash<\/strong>, in carica dal 2022. Nato il 17 gennaio 1969 a Shpola, in Ucraina, Yurash ha conseguito nel 1992 una laurea in giornalismo presso l\u2019Universit\u00e0 Nazionale Ivan Franko di Lviv e nel 1996 un PhD in Scienze politiche. Prima della carriera diplomatica, Sua Eccellenza ha sviluppato una lunga esperienza universitaria. Tra il 1995 e il 1999 fu assistente presso il Dipartimento di Stampa dell\u2019Universit\u00e0 Nazionale Ivan Franko di Lviv, dal 1999 al 2014 fu assistente e successivamente docente presso il Dipartimento di Radio e Televisione della stessa universit\u00e0. Dal 2014 al 2020 ha ricoperto il ruolo di vice direttore e successivamente direttore del Dipartimento per le Religioni e le Nazionalit\u00e0 del <a href=\"https:\/\/mincult.gov.ua\/en\/\">Ministero della Cultura<\/a> dell\u2019Ucraina, dal 2020 al 2022 ha diretto la divisione competente per le religioni e per la garanzia del diritto alla libert\u00e0 di pensiero, coscienza e religione presso il<a href=\"https:\/\/www.google.com\/url?sa=t&amp;source=web&amp;rct=j&amp;opi=89978449&amp;url=https:\/\/www.kmu.gov.ua\/en\/team&amp;ved=2ahUKEwipm5Dok6qXAxW2m_0HHUEnAdQQFnoECEwQAQ&amp;usg=AOvVaw0zajMwhvpKK6RbN21HV8Rs\"> <u>Segretariato del Gabinetto dei Ministri dell\u2019Ucraina<\/u><\/a>. S.E. Yurash \u00e8 stato nominato Ambasciatore presso la Santa Sede nel 2021 e ha presentato le <a href=\"https:\/\/press.vatican.va\/content\/salastampa\/it\/bollettino\/pubblico\/2022\/04\/07\/0248\/00524.html\">Lettere Credenziali a Papa Francesco il 7 aprile 2022<\/a>, poche settimane dopo l\u2019inizio dell\u2019invasione russa su vasta scala dell\u2019Ucraina.<\/p>\n<p><strong>Intervista a S.E. Andrii Yurash: Ambasciatore<\/strong> <strong>Straordinario e Plenipotenziario presso la Santa Sede e presso il Sovrano militare ordine ospedaliero di San Giovanni di Gerusalemme, di Rodi e di Malta<\/strong><\/p>\n<p>L\u2019Istituto Italiano di Studi Strategici \u201cNiccol\u00f2 Machiavelli\u201d ha negli anni dedicato una consistente attivit\u00e0 di studio e analisi del ruolo strategico della Santa Sede nell\u2019ambito della diplomazia internazionale, soprattutto sul rapporto tra Vaticano e Organizzazione ecclesiastica della Chiesa cattolica presente in Ucraina. Attivit\u00e0 focalizzate sull\u2019importanza del dialogo e della cooperazione tra Santa Sede e Kyiv che si sono intensificate a seguito della brutale invasione dell\u2019Ucraina iniziata nel 2022 dalla Federazione Russa.<\/p>\n<p>Dopo oltre quattro anni di guerra scatenata dal presidente Putin con l\u2019\u201dOperazione Militare Speciale\u201d contro l\u2019Ucraina, <strong>la religione non \u00e8 un tema fuori dai radar<\/strong>. <strong>La religione \u00e8 stata, ed \u00e8, al centro del dibattito politico, geopolitico, strategico e umanitario, soprattutto in questi giorni.<\/strong><\/p>\n<p>L\u2019IISS Machiavelli dall\u2019inizio della guerra ha deciso di guardare il conflitto anche da un altro punto di vista. Non quello delle armi, n\u00e9 quello dei vertici per la pace dei leader europei o dei summit TramPutiniani. Lo guardiamo dal punto di vista della Chiesa. Significa riflettere sugli sforzi compiuti dalla Santa Sede per il popolo ucraino martoriato, ma significa anche capire quale ruolo hanno i cristiani sul campo, sul fronte e sul processo di pace, oggi affidato esclusivamente nelle mani di uomini d&#8217;affari che hanno scambiato il compromesso per debolezza, trasformando la diplomazia in transazioni commerciali. Un&#8217;idea errata persistente nella politica internazionale contemporanea \u00e8 la convinzione che l&#8217;abilit\u00e0 negli affari e gli accordi commerciali possano sostituire la diplomazia. Questa supposizione suggerisce che gli individui abili nel negoziare importanti accordi commerciali siano altrettanto capaci di negoziare la pace. Tuttavia, le prove storiche dimostrano costantemente che la diplomazia \u00e8 fondamentalmente diversa dalle transazioni commerciali. Si tratta di una disciplina specializzata che richiede conoscenza storica, alfabetizzazione culturale, competenza tecnica, pazienza strategica, memoria istituzionale, condivisione degli obiettivi con gli alleati. A prescindere dalle critiche specifiche rivolte all\u2019Amministrazione Trump, emerge una questione pi\u00f9 ampia: quali sono le conseguenze quando le responsabilit\u00e0 diplomatiche vengono affidate a individui la cui competenza professionale e culturale non risiede nel campo diplomatico e che hanno un interesse sostanziale a espandere la propria attivit\u00e0 finanziaria privata durante le trattative? Le conseguenze di questa \u201cdeviazione\u201d diplomatica si sono gi\u00e0 manifestate in tutto il Medio Oriente e oggi rappresentano una minaccia di proporzioni catastrofiche per i cittadini ucraini, europei e per la sicurezza internazionale.<\/p>\n<div id=\"attachment_5536\" style=\"width: 814px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-5536\" class=\"wp-image-5536\" src=\"https:\/\/www.strategicstudies.it\/wp-content\/uploads\/2026\/11\/Amb-Yurash-Tommaso-A-De-Filippo-Francesco-DArrigo-4-225x300.jpeg\" alt=\"\" width=\"804\" height=\"1072\" srcset=\"https:\/\/www.strategicstudies.it\/wp-content\/uploads\/2026\/11\/Amb-Yurash-Tommaso-A-De-Filippo-Francesco-DArrigo-4-225x300.jpeg 225w, https:\/\/www.strategicstudies.it\/wp-content\/uploads\/2026\/11\/Amb-Yurash-Tommaso-A-De-Filippo-Francesco-DArrigo-4-768x1024.jpeg 768w, https:\/\/www.strategicstudies.it\/wp-content\/uploads\/2026\/11\/Amb-Yurash-Tommaso-A-De-Filippo-Francesco-DArrigo-4-1152x1536.jpeg 1152w, https:\/\/www.strategicstudies.it\/wp-content\/uploads\/2026\/11\/Amb-Yurash-Tommaso-A-De-Filippo-Francesco-DArrigo-4-600x800.jpeg 600w, https:\/\/www.strategicstudies.it\/wp-content\/uploads\/2026\/11\/Amb-Yurash-Tommaso-A-De-Filippo-Francesco-DArrigo-4.jpeg 1200w\" sizes=\"auto, (max-width: 804px) 100vw, 804px\" \/><p id=\"caption-attachment-5536\" class=\"wp-caption-text\">Tommaso A De Filippo &#8211; Amb Andrii Yurash &#8211; Francesco D&#8217;Arrigo<\/p><\/div>\n<p>In questo preoccupante scenario geopolitico, <strong>Francesco D\u2019Arrigo e Tommaso Alessandro De Filippo,<\/strong> sono stati ricevuti presso l\u2019Ambasciata d\u2019Ucraina presso la Santa Sede, dove hanno avuto il piacere di colloquiare in un clima di emozionante cordialit\u00e0, con il rappresentante e curatore dei legami e della cooperazione politica e diplomatica tra Kyiv e Chiesa Cattolica &#8211; <a href=\"https:\/\/www.osservatoreromano.va\/it\/news\/2022-04\/quo-080\/le-lettere-credenziali-dell-ambasciatore-di-ucraina.html\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><strong>S.E. Andrii Yurash<\/strong><\/a> &#8211; Ambasciatore Straordinario e Plenipotenziario d\u2019Ucraina presso la Santa Sede e presso il Sovrano militare ordine ospedaliero di San Giovanni di Gerusalemme, di Rodi e di Malta. L\u2019Ambasciatore Yurash \u00e8 Politologo, grande studioso della religione ed esperto delle relazioni tra Stato e Chiesa, alla sua prima esperienza da diplomatico.<\/p>\n<p><strong><em>Eccellenza, esiste un\u2019agenda operativa condivisa tra il Governo ucraino, la Segreteria di Stato vaticana e le strutture diplomatiche della Santa Sede, con priorit\u00e0 definite per quanto riguarda il processo di mediazione nella guerra tra Russia e Ucraina? Quali sono, in concreto, gli ambiti sui quali si concentra questa interlocuzione? <\/em><\/strong><\/p>\n<p>Il Governo, il Presidente dell\u2019Ucraina, il Ministro degli Affari esteri e la nostra Ambasciata mantengono contatti costanti con il Segretario di Stato e con le strutture della Santa Sede sulle questioni relative alla possibilit\u00e0 di avviare negoziati per porre fine alla guerra di aggressione russa contro l\u2019Ucraina. Siamo sempre pronti a utilizzare tutte le opportunit\u00e0 che la Santa Sede pu\u00f2 offrire per favorire un processo negoziale. Consideriamo questa disponibilit\u00e0 estremamente importante e siamo profondamente grati a Sua Santit\u00e0 Leone XIV e alla diplomazia vaticana per ogni iniziativa volta a contribuire alla pace. Tale disponibilit\u00e0 rappresenta, per noi, anche un\u2019espressione concreta della vicinanza del mondo occidentale all\u2019Ucraina e del suo impegno nel ricercare una soluzione alla guerra. Vorrei, a questo proposito, ricostruire brevemente l\u2019evoluzione della nostra interlocuzione con la Santa Sede, perch\u00e9 \u00e8 importante comprenderne la natura e le priorit\u00e0. Nel 2023 Papa Francesco promosse l\u2019iniziativa di una missione speciale dedicata alla questione ucraina. Dopo una fase iniziale di interlocuzioni non immediatamente rese pubbliche, la missione venne presentata ufficialmente nell\u2019aprile di quell\u2019anno. All\u2019inizio di maggio 2023, il presidente ucraino Volodymyr Zelensky incontr\u00f2 Papa Francesco in Vaticano ed ebbe con lui un colloquio approfondito, durante il quale il presidente illustr\u00f2 le aspettative dell\u2019Ucraina e le possibili forme di contributo della Santa Sede. In una dichiarazione rilasciata successivamente, Papa Francesco afferm\u00f2 di aver compreso le posizioni ucraine e chiar\u00ec che la missione, gi\u00e0 avviata da alcune settimane, si sarebbe concentrata soprattutto sulle questioni umanitarie: l\u2019assistenza alla popolazione, la sorte dei prigionieri di guerra, il sostegno alle persone colpite dal conflitto e le altre emergenze derivanti dall\u2019aggressione russa.<\/p>\n<p>Da allora, la missione presieduta dal cardinale e presidente della CEI Matteo Zuppi, ha sviluppato un\u2019attivit\u00e0 significativa in questi ambiti. Per noi, il suo lavoro \u00e8 stato importante non soltanto sul piano operativo, ma anche per il valore simbolico e diplomatico che ha assunto. Vorrei citare, in particolare, il tema dei prigionieri di guerra. Nel corso delle sue iniziative, il cardinale Zuppi ha avuto modo di visitare strutture nelle quali erano detenuti prigionieri ucraini e di svolgere interlocuzioni finalizzate a verificare le loro condizioni e a favorire il dialogo sulla loro liberazione. Le modalit\u00e0 di queste visite non sono state sempre identiche: vi sono stati limiti e circostanze che non consentono di descriverle tutte nei medesimi termini. Tuttavia, riteniamo importante che questa attivit\u00e0 sia stata intrapresa e che la questione dei prigionieri sia rimasta al centro dell\u2019attenzione. Ogni volta che si verificano scambi di prigionieri tra Ucraina e Russia, le nostre autorit\u00e0 continuano a segnalare alla Santa Sede nominativi e situazioni che meritano un\u2019attenzione particolare. La comunicazione con il cardinale Zuppi e con le strutture vaticane rappresenta, in questo senso, un canale attraverso il quale cerchiamo di ottenere risultati concreti per le persone detenute e per le loro famiglie. \u00c8 importante comprendere al tempo stesso che la nostra gratitudine per questa missione non significa che consideriamo esaurita la possibilit\u00e0 di un ruolo pi\u00f9 ampio della Santa Sede. La dimensione umanitaria \u00e8 stata una priorit\u00e0 fondamentale, ma l\u2019Ucraina resta favorevole a qualsiasi iniziativa diplomatica che possa contribuire a una cessazione delle ostilit\u00e0 e alla conclusione della guerra.<\/p>\n<div id=\"attachment_5540\" style=\"width: 1247px\" class=\"wp-caption alignnone\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-5540\" class=\" wp-image-5540\" src=\"https:\/\/www.strategicstudies.it\/wp-content\/uploads\/2026\/11\/President-Zelensky-and-Papa-Leone-XIV.jpg\" alt=\"\" width=\"1237\" height=\"695\" \/><p id=\"caption-attachment-5540\" class=\"wp-caption-text\">Papa Leone XIV incontra il Presidente Zelensky<\/p><\/div>\n<p>Questa disponibilit\u00e0 \u00e8 stata confermata anche dopo l\u2019elezione di Papa Leone XIV. Fin dall\u2019inizio del suo pontificato, il Santo Padre ha manifestato apertura verso iniziative capaci di favorire il dialogo e di creare le condizioni per una pace giusta. In occasione degli incontri con il presidente Zelensky, abbiamo ribadito la nostra gratitudine e la piena disponibilit\u00e0 a valutare ogni proposta della Santa Sede. Non consideriamo determinante il luogo nel quale un eventuale processo negoziale dovrebbe svolgersi. Potrebbe essere il Vaticano, Roma o qualsiasi altra sede ritenuta appropriata. Ci\u00f2 che conta \u00e8 che esistano le condizioni politiche necessarie e che tutte le parti coinvolte siano realmente disposte a impegnarsi. Come ha pi\u00f9 volte ricordato il cardinale <strong>Pietro Parolin<\/strong>, non \u00e8 possibile avviare un negoziato se una delle parti non intende parteciparvi. Ed \u00e8 proprio questo, purtroppo, il problema che continuiamo a riscontrare: al momento non vediamo segnali sufficientemente chiari che indichino una reale volont\u00e0 russa di accettare un percorso negoziale fondato sulla disponibilit\u00e0 reciproca al compromesso. <strong>La nostra posizione, pertanto, \u00e8 inequivocabile: siamo pronti a utilizzare ogni opportunit\u00e0 offerta dalla Santa Sede, tanto sul piano umanitario quanto su quello diplomatico.<\/strong> Ma perch\u00e9 una mediazione possa produrre risultati, \u00e8 indispensabile che anche la Russia dimostri una volont\u00e0 concreta di porre fine alla guerra.<\/p>\n<p><strong><em>Lei ha richiamato la disponibilit\u00e0 dell\u2019Ucraina ad accogliere un\u2019iniziativa di mediazione della Santa Sede. Sembra tuttavia emergere un problema preliminare: la diversa concezione del negoziato da parte di Kyiv e Mosca. L\u2019Ucraina riconosce la Russia come avversario e, pur continuando a contrastarne militarmente l\u2019aggressione, si dichiara disponibile a individuare una soluzione politica. Mosca, al contrario, rifiuta il riconoscimento dell\u2019Ucraina come interlocutore sovrano e legittimo, arrivando a contestare la legittimit\u00e0 della leadership ucraina e cercando di trattare con altri soggetti internazionali senza riconoscere a Kyiv il ruolo sovrano riconosciuto dal Diritto internazionale. \u00c8 questa, a suo giudizio, la principale asimmetria che impedisce l\u2019avvio di un negoziato credibile? <\/em><\/strong><\/p>\n<p>S\u00ec, esiste una differenza fondamentale tra l\u2019approccio ucraino e quello russo al negoziato. L\u2019Ucraina \u00e8 pronta a discutere una soluzione che consenta di fermare la guerra e di costruire le condizioni per una pace sostenibile. Siamo disponibili a valutare le modalit\u00e0 attraverso le quali interrompere le ostilit\u00e0 e avviare un processo politico. Non sosteniamo che tutte le questioni debbano essere risolte prima di sedersi al tavolo: siamo pronti a discutere, a confrontarci e a cercare soluzioni. <strong>La Russia, invece, continua a sostenere di non essere disposta a fermare le operazioni militari prima di aver raggiunto gli obiettivi che ha dichiarato all\u2019inizio della guerra.<\/strong> In questo modo, il negoziato viene subordinato al conseguimento di risultati che Mosca pretende di ottenere attraverso la forza. \u00c8 una differenza sostanziale. In queste condizioni, parlare di un processo negoziale realmente equilibrato \u00e8 difficile. Un negoziato presuppone che le parti riconoscano almeno la necessit\u00e0 di confrontarsi e che siano disposte a prendere in considerazione una soluzione diversa dalla prosecuzione indefinita delle ostilit\u00e0. Si tratta di capire se esista una volont\u00e0 politica di arrivare a un accordo oppure se il dialogo venga considerato esclusivamente uno strumento tattico, utile a guadagnare tempo o a ottenere ulteriori vantaggi sul campo di battaglia. Per questo riteniamo che sia necessario esercitare sulla Russia una pressione sufficientemente forte da indurla a prendere sul serio la prospettiva di un accordo. Non possiamo limitarci a chiedere all&#8217;Ucraina di dimostrare continuamente la propria disponibilit\u00e0 al dialogo, mentre Mosca continua a perseguire i suoi obiettivi militari senza accettare una reale cessazione delle ostilit\u00e0. Negli ultimi mesi, nelle ultime settimane e persino negli ultimi giorni, la situazione non ha offerto segnali particolarmente incoraggianti in questa direzione. La prosecuzione degli attacchi e delle operazioni militari dimostra quanto sia difficile creare le condizioni necessarie per un negoziato. Resta, naturalmente, la nostra disponibilit\u00e0 a qualsiasi iniziativa diplomatica credibile, compresa quella della Santa Sede, considerando che la diplomazia debba essere accompagnata da condizioni politiche che rendano conveniente, per la Russia, abbandonare la strategia della forza.<\/p>\n<p><strong><em>Lei ha giustamente richiamato la possibilit\u00e0 di fermare le ostilit\u00e0 e concludere la guerra. Tuttavia, anche in assenza di un accordo politico nel breve periodo, rimane urgente la necessit\u00e0 di garantire la tutela dei diritti fondamentali della popolazione civile. In numerose citt\u00e0 ucraine, soprattutto nei territori occupati o sottoposti a bombardamenti sistematici, persistono gravi carenze nell&#8217;assistenza umanitaria, nell&#8217;accesso alle cure sanitarie, nella protezione delle infrastrutture essenziali e nel sostegno alle persone maggiormente esposte alle conseguenze della guerra. In questa fase, quale contributo pu\u00f2 offrire la Santa Sede per garantire almeno il rispetto di queste esigenze fondamentali? E in quali ambiti potrebbe essere possibile intervenire concretamente anche prima dell&#8217;avvio di un negoziato complessivo? <\/em><\/strong><\/p>\n<p>La vostra domanda \u00e8 estremamente seria e importante, perch\u00e9 ci consente di spiegare una dimensione della guerra che spesso viene sottovalutata quando l&#8217;attenzione internazionale si concentra esclusivamente sulla linea del fronte. Vorrei partire dalla situazione militare, perch\u00e9 \u00e8 necessario comprendere che cosa stia accadendo e perch\u00e9 la popolazione civile continui a essere esposta a rischi cos\u00ec elevati.<\/p>\n<p>Le forze armate ucraine combattono ogni giorno per impedire l&#8217;avanzata russa. Il costo umano della guerra \u00e8 enorme e le nostre vittime, soprattutto civili, sono il frutto di una deliberata aggressione che ogni giorno aumenta il livello dell\u2019intensit\u00e0 e della violenza esercitata sul nostro territorio. Non intendo entrare in una valutazione complessiva delle perdite, ma sottolineare che, nonostante l&#8217;intensit\u00e0 delle operazioni militari, la Russia continua a perseguire la propria strategia senza mostrare una volont\u00e0 concreta di fermarsi. L&#8217;Ucraina ha sviluppato capacit\u00e0 particolarmente significative nell&#8217;impiego dei droni, sia per contrastare le operazioni militari russe sia per proteggere il proprio territorio. In alcuni ambiti, le nostre capacit\u00e0 sono oggi molto avanzate. Le tecnologie senza pilota hanno assunto un ruolo decisivo nel conflitto e rappresentano una componente essenziale della difesa ucraina. Tuttavia, quando la Russia incontra difficolt\u00e0 nel conseguire determinati risultati militari, intensifica gli attacchi contro le citt\u00e0 e le infrastrutture ucraine. Non esiste praticamente una grande citt\u00e0 che possa considerarsi completamente al riparo dalla minaccia di attacchi russi. Anche nelle ultime notti, come accade ripetutamente, il nostro territorio \u00e8 stato sottoposto a nuovi bombardamenti. Questa strategia produce conseguenze devastanti sulla vita quotidiana della popolazione. Le abitazioni, le scuole, le strutture sanitarie e le infrastrutture energetiche diventano parte di una pressione sistematica che investe l&#8217;intera societ\u00e0, non soltanto i militari impegnati al fronte.<\/p>\n<p><strong>Un problema particolarmente grave \u00e8 rappresentato dai missili balistici<\/strong>. L&#8217;Ucraina ha sviluppato capacit\u00e0 significative nella difesa contro numerose tipologie di attacco, anche grazie ai sistemi forniti dai partner internazionali, ma rimane esposta a minacce per le quali sono necessarie capacit\u00e0 di intercettazione specifiche e particolarmente avanzate. La protezione dello spazio aereo \u00e8 quindi una priorit\u00e0 assoluta. Non si tratta soltanto di una questione militare: dalla capacit\u00e0 di intercettare gli attacchi dipendono la sicurezza delle citt\u00e0, la continuit\u00e0 dei servizi pubblici e la possibilit\u00e0 di garantire condizioni di vita sostenibili alla popolazione. La situazione del sistema energetico \u00e8 particolarmente preoccupante. Secondo le valutazioni richiamate dalle nostre autorit\u00e0, una quota molto consistente della capacit\u00e0 energetica ucraina \u00e8 stata distrutta o gravemente danneggiata dagli attacchi russi. Le conseguenze ricadono direttamente sui civili, soprattutto quando le temperature scendono e le abitazioni rischiano di rimanere senza elettricit\u00e0, riscaldamento e servizi essenziali. \u00c8 importante comprendere la natura di questa strategia. Non siamo di fronte soltanto a una guerra combattuta tra eserciti contrapposti. Gli attacchi alle infrastrutture e ai centri abitati esercitano una pressione diretta sull&#8217;intera popolazione, con l&#8217;obiettivo di indebolire la resistenza della societ\u00e0 ucraina e indurre il Paese ad arrendersi. Per questo motivo, consideriamo indispensabile che la comunit\u00e0 internazionale continui a sostenere l&#8217;Ucraina nella protezione dei civili e delle infrastrutture essenziali. In tale quadro, la Santa Sede pu\u00f2 svolgere un ruolo importante.<\/p>\n<p>La Sua autorit\u00e0 morale, la rete diplomatica e i canali di comunicazione con diversi attori internazionali possono contribuire a mantenere alta l&#8217;attenzione sulla condizione dei civili, sui prigionieri di guerra, sulle persone deportate e su tutte le situazioni nelle quali siano possibili interventi umanitari. La diplomazia vaticana sta inoltre contribuendo a promuovere iniziative specifiche, favorire interlocuzioni riservate e sostenere gli sforzi internazionali volti a ottenere risultati concreti in ambiti nei quali la cooperazione \u00e8 ancora possibile. Non dobbiamo necessariamente attendere la conclusione di un negoziato complessivo per intervenire su questioni umanitarie urgenti. La liberazione dei prigionieri, il ricongiungimento delle famiglie, il ritorno dei bambini deportati e la protezione delle persone pi\u00f9 vulnerabili sono obiettivi sui quali occorre lavorare incessantemente.<\/p>\n<p><strong><em>Un ulteriore aspetto particolarmente delicato riguarda la libert\u00e0 religiosa e la tutela delle comunit\u00e0 confessionali ucraine. La frattura tra il mondo ecclesiastico russo e quello ucraino precede l&#8217;invasione su larga scala del febbraio 2022, ma la guerra ha aggravato profondamente le tensioni. L&#8217;autonomia ecclesiastica rivendicata dalla Chiesa ortodossa dell&#8217;Ucraina, distinta dalla giurisdizione del Patriarcato di Mosca, si inserisce in un contesto nel quale la religione \u00e8 sempre maggiormente divenuta anche uno strumento di identit\u00e0 nazionale e di confronto geopolitico. Quali sono oggi i rapporti tra la Chiesa ortodossa dell&#8217;Ucraina e la Santa Sede? Quali ostacoli incontra il dialogo ecumenico e in quale misura l&#8217;atteggiamento della Chiesa ortodossa russa condiziona la possibilit\u00e0 di costruire relazioni interconfessionali autonome, soprattutto nei territori occupati dalla Federazione Russa?<\/em><\/strong><\/p>\n<div id=\"attachment_5555\" style=\"width: 663px\" class=\"wp-caption alignright\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-5555\" class=\" wp-image-5555\" src=\"https:\/\/www.strategicstudies.it\/wp-content\/uploads\/2026\/11\/Papa-Leone-XIV-Fedeli-Ucraine-450x300.jpg\" alt=\"\" width=\"653\" height=\"436\" srcset=\"https:\/\/www.strategicstudies.it\/wp-content\/uploads\/2026\/11\/Papa-Leone-XIV-Fedeli-Ucraine-450x300.jpg 450w, https:\/\/www.strategicstudies.it\/wp-content\/uploads\/2026\/11\/Papa-Leone-XIV-Fedeli-Ucraine-1110x740.jpg 1110w, https:\/\/www.strategicstudies.it\/wp-content\/uploads\/2026\/11\/Papa-Leone-XIV-Fedeli-Ucraine-768x512.jpg 768w, https:\/\/www.strategicstudies.it\/wp-content\/uploads\/2026\/11\/Papa-Leone-XIV-Fedeli-Ucraine-1536x1023.jpg 1536w, https:\/\/www.strategicstudies.it\/wp-content\/uploads\/2026\/11\/Papa-Leone-XIV-Fedeli-Ucraine-600x400.jpg 600w, https:\/\/www.strategicstudies.it\/wp-content\/uploads\/2026\/11\/Papa-Leone-XIV-Fedeli-Ucraine.jpg 1600w\" sizes=\"auto, (max-width: 653px) 100vw, 653px\" \/><p id=\"caption-attachment-5555\" class=\"wp-caption-text\">Papa Leone XIV &#8211; Fedeli Ucraine<\/p><\/div>\n<p>\u00c8 una domanda molto importante, perch\u00e9 la libert\u00e0 religiosa rappresenta una delle dimensioni della guerra che meritano maggiore attenzione. Quando parliamo delle conseguenze dell&#8217;aggressione russa, dobbiamo ricordare che non sono colpite soltanto le infrastrutture militari, energetiche o civili: anche il patrimonio religioso e la vita delle comunit\u00e0 confessionali ucraine sono sottoposti a una pressione estremamente grave. Secondo i dati richiamati dalle nostre autorit\u00e0, circa 800 siti o strutture religiose sono stati distrutti o gravemente danneggiati nel corso della guerra. Una parte considerevole di questi luoghi appartiene alla tradizione ortodossa ucraina, compresi edifici legati alla Chiesa ortodossa ucraina storicamente associata al Patriarcato di Mosca. Questo dato \u00e8 importante anche per comprendere la natura degli attacchi. Molti degli edifici religiosi danneggiati si trovano nelle regioni meridionali e orientali dell&#8217;Ucraina, in prossimit\u00e0 della linea del fronte, dove i bombardamenti sono particolarmente intensi. Le distruzioni non riguardano quindi una sola confessione o una sola struttura ecclesiastica, ma colpiscono un patrimonio spirituale che appartiene a comunit\u00e0 diverse. La situazione \u00e8 ancora pi\u00f9 grave nei territori occupati dalla Russia. In queste aree, le comunit\u00e0 religiose ucraine si trovano spesso in condizioni nelle quali la libert\u00e0 di culto e la possibilit\u00e0 di organizzare autonomamente la propria vita ecclesiastica risultano fortemente limitate. Le restrizioni interessano, secondo le informazioni di cui disponiamo, non soltanto le comunit\u00e0 ortodosse legate alla tradizione ecclesiastica ucraina indipendente da Mosca, ma anche la Chiesa greco-cattolica ucraina e numerose comunit\u00e0 protestanti, tra cui battisti, pentecostali, avventisti e altre confessioni evangeliche. In alcuni territori occupati, diverse comunit\u00e0 hanno dovuto interrompere le proprie attivit\u00e0, mentre altre sono state sottoposte a pressioni o hanno perso la possibilit\u00e0 di operare liberamente. Si tratta di una questione che va oltre la dimensione confessionale: riguarda il diritto delle persone di professare la propria fede senza subire coercizioni politiche o amministrative. Anche le comunit\u00e0 ortodosse storicamente associate al Patriarcato di Mosca si trovano in una situazione complessa. La loro appartenenza ecclesiastica non elimina automaticamente le difficolt\u00e0 derivanti dal controllo esercitato dalle autorit\u00e0 russe nei territori occupati. In questi luoghi, la Chiesa ortodossa legata al Patriarcato di Mosca detiene una posizione assolutamente dominante. Pertanto, le chiese appartenenti alla Chiesa ortodossa ucraina e alla Chiesa Greco-Cattolica ucraina sono state espropriate e non possono pi\u00f9 svolgere liberamente la propria attivit\u00e0. Anche le comunit\u00e0 protestanti sono state costrette a operare in clandestinit\u00e0. La repressione della libert\u00e0 di culto ed addirittura la negazione dell\u2019esercizio di una confessione \u00e8 esplicativa del livello di violenza e sopruso che la Russia esercita nei territori che illegalmente occupa, non riconoscendo alcun tipo di promozione di valori, sia pure religiosi, differenti ed alternativi rispetto al modello da lei imposto. Questo \u00e8 uno degli aspetti pi\u00f9 delicati dell&#8217;intera questione: <strong>la religione viene presentata dalla Russia come uno degli elementi della propria identit\u00e0 geopolitica, mentre le comunit\u00e0 religiose ucraine rivendicano il diritto di organizzarsi secondo le proprie convinzioni e senza ingerenze esterne<\/strong>.<\/p>\n<p>Per quanto riguarda i rapporti con la Santa Sede, l&#8217;Ucraina ha cercato di favorire un dialogo aperto con le diverse confessioni cristiane, nella convinzione che la cooperazione ecumenica possa contribuire alla comprensione reciproca e alla tutela delle comunit\u00e0 religiose. Un passaggio importante si \u00e8 verificato nel dicembre 2024, quando il metropolita Epifanio, primate della Chiesa ortodossa dell&#8217;Ucraina, ha compiuto una visita a Roma. In quell&#8217;occasione \u00e8 stato <a href=\"https:\/\/www.trmtv.it\/attualita\/2024_12_13\/457044.html\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">ricevuto da Papa Francesco<\/a> e incontrato rappresentanti della Santa Sede. Per noi, \u00e8 stato un momento significativo, anche perch\u00e9 ha consentito di sviluppare un rapporto istituzionale diretto con la leadership di una Chiesa che rivendica la propria autonomia ecclesiastica rispetto a Mosca. La visita ha avuto anche un valore simbolico. La Chiesa ortodossa dell&#8217;Ucraina ha dovuto affrontare nel corso degli anni tentativi di ostacolare il riconoscimento della propria identit\u00e0 ecclesiastica e la costruzione di relazioni internazionali autonome. L&#8217;incontro a Roma ha rappresentato un&#8217;opportunit\u00e0 per approfondire il dialogo e per confermare che le relazioni tra le Chiese non dovrebbero essere subordinate alle pressioni di uno Stato. La nostra Ambasciata e le istituzioni ucraine sono interessate a sviluppare ulteriormente questi rapporti. Riteniamo importante che la Santa Sede possa continuare a dialogare con le diverse comunit\u00e0 cristiane, comprese quelle ortodosse, mantenendo un approccio ecumenico aperto e rispettoso delle rispettive identit\u00e0. L&#8217;Ucraina \u00e8 un Paese nel quale convivono numerose tradizioni religiose. La presenza di comunit\u00e0 cattoliche, ortodosse e protestanti costituisce una parte significativa della nostra storia sociale e culturale. Non consideriamo la pluralit\u00e0 confessionale un problema: al contrario, crediamo che debba essere tutelata. La difficolt\u00e0 principale riguarda il fatto che la leadership ecclesiastica russa ha spesso interpretato l&#8217;autonomia della Chiesa ortodossa dell&#8217;Ucraina come una minaccia alla propria influenza.<\/p>\n<p>In questo contesto, il dialogo ecumenico pu\u00f2 diventare oggetto di pressioni politiche e diplomatiche. Vorrei ricordare, a questo proposito, che le tensioni non sono nate con la guerra attuale. Quando <a href=\"https:\/\/www.vatican.va\/content\/john-paul-ii\/it\/travels\/2001\/travels\/documents\/trav_ukraine-2001.html\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">Papa Giovanni Paolo II visit\u00f2 l&#8217;Ucraina nel 2001<\/a>, il rapporto tra le diverse comunit\u00e0 ortodosse era gi\u00e0 caratterizzato da forti contrasti. La visita fu accompagnata anche da contestazioni da parte di ambienti legati alla Chiesa ortodossa russa, che guardavano con ostilit\u00e0 a un rafforzamento dei rapporti tra il Pontefice e le comunit\u00e0 cristiane ucraine. Questi episodi mostrano come il conflitto ecclesiastico abbia radici profonde. Oggi, tuttavia, il contesto \u00e8 ulteriormente aggravato dall&#8217;aggressione militare e dall&#8217;utilizzo della religione come strumento di legittimazione politica. Un altro elemento significativo riguarda l&#8217;evoluzione dell&#8217;identit\u00e0 religiosa della societ\u00e0 ucraina. Nel corso degli ultimi decenni, le rilevazioni sociologiche hanno registrato una progressiva riduzione della quota di cittadini che si identificano con la Chiesa ortodossa legata al Patriarcato di Mosca, mentre \u00e8 aumentato il numero di coloro che si riconoscono nella Chiesa ortodossa dell&#8217;Ucraina o in altre comunit\u00e0 religiose. Eppure, in Ucraina vi sono persone che continuano a frequentare una determinata parrocchia perch\u00e9 rappresenta il luogo nel quale hanno sempre pregato, celebrato i sacramenti o accompagnato i propri familiari nei momenti pi\u00f9 importanti della vita. La fede individuale non coincide necessariamente con una scelta politica o geopolitica. Proprio per questo, sarebbe sbagliato ridurre la questione a uno scontro tra appartenenze nazionali. Il problema fondamentale \u00e8 garantire che ogni comunit\u00e0 religiosa possa vivere liberamente la propria fede e scegliere autonomamente i propri riferimenti ecclesiastici.<\/p>\n<p>La dimensione politica emerge con particolare evidenza quando la leadership della Chiesa ortodossa russa sostiene la guerra o la presenta in termini di missione spirituale. Il patriarca Kirill ha espresso pubblicamente posizioni di sostegno all&#8217;azione militare russa, contribuendo a una narrazione nella quale il conflitto viene inserito in una pi\u00f9 ampia contrapposizione identitaria e religiosa. Per l&#8217;Ucraina, questo rappresenta un elemento di profonda preoccupazione. La religione dovrebbe contribuire alla riconciliazione e alla tutela della dignit\u00e0 umana, non diventare uno strumento per giustificare l&#8217;aggressione, rafforzare la propaganda o negare l&#8217;autonomia di un altro popolo. La nostra posizione \u00e8 dunque chiara: vogliamo sviluppare il dialogo con la Santa Sede e con tutte le comunit\u00e0 cristiane disposte a parteciparvi. Siamo favorevoli alla cooperazione ecumenica e riteniamo che il rispetto della libert\u00e0 religiosa debba essere considerato parte integrante di qualsiasi prospettiva di pace. La guerra ha dimostrato che la sovranit\u00e0 non riguarda soltanto i confini territoriali e le istituzioni politiche ma pure la libert\u00e0 di una societ\u00e0 di custodire la propria identit\u00e0 culturale, spirituale e religiosa senza essere sottoposta a coercizione esterna.<\/p>\n<p><strong><em>Dalle sue parole emerge una questione che supera il conflitto tra differenti giurisdizioni ecclesiastiche: il rapporto tra potere politico, identit\u00e0 religiosa e legittimazione della guerra. La leadership russa ha spesso richiamato concetti come la difesa della tradizione, l&#8217;unit\u00e0 del mondo russo e la missione storica e spirituale della Russia. In questo quadro, il Patriarcato di Mosca ha assunto posizioni che giustificano e addirittura benedicono l&#8217;aggressione militare contro l&#8217;Ucraina. Come valuta l&#8217;impiego della religione nella costruzione della narrativa strategica russa e quali conseguenze produce questo intreccio tra propaganda, potere politico e autorit\u00e0 ecclesiastica sulla credibilit\u00e0 delle istituzioni religiose?<\/em><\/strong><\/p>\n<div id=\"attachment_5542\" style=\"width: 479px\" class=\"wp-caption alignleft\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-5542\" class=\" wp-image-5542\" src=\"https:\/\/www.strategicstudies.it\/wp-content\/uploads\/2026\/11\/Russkij-Mir-451x300.jpeg\" alt=\"\" width=\"469\" height=\"312\" srcset=\"https:\/\/www.strategicstudies.it\/wp-content\/uploads\/2026\/11\/Russkij-Mir-451x300.jpeg 451w, https:\/\/www.strategicstudies.it\/wp-content\/uploads\/2026\/11\/Russkij-Mir-600x399.jpeg 600w, https:\/\/www.strategicstudies.it\/wp-content\/uploads\/2026\/11\/Russkij-Mir.jpeg 720w\" sizes=\"auto, (max-width: 469px) 100vw, 469px\" \/><p id=\"caption-attachment-5542\" class=\"wp-caption-text\">Patriarca Kirill e Presidente Putin<\/p><\/div>\n<p>Credo che questo sia un elemento essenziale per comprendere la natura del conflitto. Dalla Russia la religione viene utilizzata per rafforzare l&#8217;idea di una continuit\u00e0 storica e spirituale tra la Russia e l&#8217;Ucraina. Il riferimento al cosiddetto Russkij Mir \u00abMondo Russo\u00bb non \u00e8 soltanto culturale: pu\u00f2 assumere una funzione politica, perch\u00e9 tende a mettere in discussione la piena autonomia dell&#8217;identit\u00e0 ucraina. Quando un&#8217;autorit\u00e0 religiosa sostiene che due popoli debbano necessariamente appartenere alla medesima sfera politica o spirituale, il rischio \u00e8 che la fede venga trasformata in uno strumento di subordinazione. La tradizione religiosa, anzich\u00e9 riconoscere la dignit\u00e0 e la libert\u00e0 delle persone, viene impiegata per legittimare una pretesa di dominio. Questo \u00e8 particolarmente problematico quando la guerra viene presentata come una missione sacra o come una forma di difesa spirituale. La violenza militare viene cos\u00ec sottratta al normale giudizio morale e politico, perch\u00e9 inserita in una narrazione nella quale l&#8217;avversario non \u00e8 pi\u00f9 soltanto un nemico militare, ma un ostacolo a una presunta missione storica. Le dichiarazioni del patriarca Kirill a sostegno dell&#8217;azione russa hanno contribuito ad alimentare questa interpretazione della guerra.<\/p>\n<p>La nostra preoccupazione \u00e8 che una simile impostazione renda pi\u00f9 difficile il dialogo tra le comunit\u00e0 religiose e comprometta la credibilit\u00e0 morale delle istituzioni che dovrebbero promuovere la pace. \u00c8 importante, inoltre, considerare le conseguenze di questa narrativa sulla societ\u00e0 ucraina. Quando una Chiesa viene percepita come direttamente associata alle finalit\u00e0 politiche e militari di uno Stato aggressore, la fiducia nei suoi confronti pu\u00f2 diminuire. Questo non significa che tutti i fedeli condividano le posizioni della leadership ecclesiastica, n\u00e9 che sia corretto attribuire indistintamente le stesse responsabilit\u00e0 a tutte le persone che frequentano quelle comunit\u00e0. Significa, per\u00f2, che le istituzioni religiose devono assumersi una responsabilit\u00e0 particolare quando intervengono nello spazio pubblico e quando le loro dichiarazioni possono contribuire a giustificare la violenza. La questione riguarda anche la Santa Sede e il dialogo ecumenico internazionale. Noi riteniamo che il confronto tra le Chiese debba rimanere aperto, ma non possa prescindere dalla realt\u00e0 della guerra e dalle conseguenze delle posizioni assunte dai diversi interlocutori. Non vogliamo trasformare la religione in un ulteriore fronte di contrapposizione ma, al contrario, impedire che venga utilizzata per rendere moralmente accettabile una guerra di aggressione. Per questo attribuiamo grande importanza al ruolo delle istituzioni religiose internazionali: esse possono contribuire a contrastare le narrazioni che negano l&#8217;identit\u00e0 di un popolo e favorire una concezione della pace fondata sul riconoscimento reciproco.<\/p>\n<p><strong><em>Eccellenza, vogliamo concludere questa intervista affrontando una delle questioni pi\u00f9 dolorose e, al tempo stesso, pi\u00f9 rilevanti sul piano umanitario e giuridico: quella dei bambini ucraini deportati in Russia. Negli ultimi anni, il sostegno internazionale alle iniziative dedicate al loro recupero ha incontrato difficolt\u00e0 e discontinuit\u00e0. In particolare, sono state sollevate preoccupazioni per la riduzione di alcune forme di assistenza dall\u2019Amministrazione Trump. <\/em><\/strong><strong><em>La Casa Bianca, ha infatti interrotto l&#8217;iniziativa finanziata dagli Stati Uniti che documentava presunti crimini di guerra russi e in particolare lo faceva attraverso l&#8217;aggiornamento di un database che teneva tracce dettagliate delle deportazioni di massa di bambini ucraini in Russia. Il progetto della Yale University aveva permesso l&#8217;accesso a una grande quantit\u00e0 di informazioni, tra cui immagini satellitari e dati biometrici che tracciavano l&#8217;identit\u00e0 e l&#8217;ubicazione di circa 35.000 bambini ucraini rapiti dall\u2019esercito russo. L&#8217;Osservatorio, supervisionato dal Bureau of Conflict and Stabilization Operations del Dipartimento di Stato, aveva iniziato a documentare crimini di guerra russi nel maggio 2022, pochi mesi dopo l&#8217;inizio della guerra. Il lavoro di Yale con l&#8217;Osservatorio ha prodotto 13 relazioni pubbliche sulle azioni della Russia durante l&#8217;invasione dell&#8217;Ucraina e ha contribuito a sei incriminazioni della Corte Penale Internazionale (CPI) contro funzionari russi, tra cui il presidente Putin.\u00a0<\/em><\/strong><strong><em>Ci sono decine di migliaia di bambini ucraini di cui non si sa pi\u00f9 nulla. Sono stati catturati, minacciati e costretti a rinnegare la loro identit\u00e0.<\/em><\/strong><\/p>\n<p><strong><em>Come \u00e8 possibile far tornare a casa decine di migliaia di bambini molto piccoli separati dalle famiglie, trasferiti in Russia e sottoposti a un processo di russificazione? Quali strumenti possono essere utilizzati per identificarli, ricostruirne le origini e garantirne il ritorno alle loro famiglie naturali?<\/em><\/strong><\/p>\n<p>Trattasi di una questione estremamente dolorosa per l&#8217;Ucraina, ma anche molto importante sul piano internazionale. Il destino dei bambini trasferiti in Russia \u00e8 una delle questioni sulle quali continuiamo a lavorare con la massima determinazione, perch\u00e9 riguarda non soltanto la loro sicurezza immediata ma anche il loro futuro, la loro identit\u00e0 e il diritto a mantenere un legame con le proprie famiglie e con il Paese d\u2019origine. Nel dibattito pubblico vengono citate cifre diverse, con dati attendibili che rilevano un numerico di circa 33mila minori in differenti fasce d\u2019et\u00e0 deportati dall\u2019inizio del conflitto su larga scala. Le autorit\u00e0 ucraine hanno denunciato una situazione che, per estensione e conseguenze, richiede una risposta internazionale coordinata. La difficolt\u00e0 \u00e8 particolarmente grave quando la deportazione si verifica con bambini molto piccoli. Se un minore viene trasferito in tenera et\u00e0, pu\u00f2 crescere senza avere ricordi chiari della propria famiglia, citt\u00e0 o vita precedente. Se, nel frattempo, gli vengono attribuiti un nuovo nome, una nuova documentazione o una diversa identit\u00e0 amministrativa, il processo di identificazione diventa ancora pi\u00f9 complesso. Vi sono situazioni nelle quali i minori vengono inseriti in famiglie affidatarie o adottive. In questi casi, la ricostruzione delle origini pu\u00f2 risultare estremamente difficile, soprattutto quando le informazioni personali sono state modificate o non esiste un accesso indipendente alla documentazione. La situazione presenta difficolt\u00e0 specifiche anche per gli adolescenti. Quando i minori si avvicinano ai quattordici o quindici anni, hanno gi\u00e0 sviluppato una maggiore consapevolezza della propria identit\u00e0 e delle relazioni familiari. Se vengono separati dai loro affetti e inseriti in un contesto nel quale viene loro proposta un&#8217;identit\u00e0 differente, le conseguenze psicologiche e personali possono essere particolarmente profonde. Occorre poi considerare il passaggio alla maggiore et\u00e0. Quando i ragazzi compiono diciotto anni pu\u00f2 diventare ancora pi\u00f9 difficile intervenire, soprattutto se non sono stati identificati tempestivamente, se i loro documenti sono stati modificati o se non dispongono pi\u00f9 di informazioni sufficienti per ricostruire la propria storia. Dobbiamo costruire strumenti che permettano di individuarli, verificarne l&#8217;identit\u00e0, ricostruire i legami familiari e organizzare il loro ritorno in condizioni di sicurezza.<\/p>\n<div id=\"attachment_5544\" style=\"width: 1213px\" class=\"wp-caption alignnone\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-5544\" class=\" wp-image-5544\" src=\"https:\/\/www.strategicstudies.it\/wp-content\/uploads\/2026\/11\/Save-Ukraine-Il-ritorno-in-Ucraina-di-uno-dei-bambini-trasferiti-illegalmente-in-Russia-533x300.webp\" alt=\"\" width=\"1203\" height=\"677\" srcset=\"https:\/\/www.strategicstudies.it\/wp-content\/uploads\/2026\/11\/Save-Ukraine-Il-ritorno-in-Ucraina-di-uno-dei-bambini-trasferiti-illegalmente-in-Russia-533x300.webp 533w, https:\/\/www.strategicstudies.it\/wp-content\/uploads\/2026\/11\/Save-Ukraine-Il-ritorno-in-Ucraina-di-uno-dei-bambini-trasferiti-illegalmente-in-Russia-1110x624.webp 1110w, https:\/\/www.strategicstudies.it\/wp-content\/uploads\/2026\/11\/Save-Ukraine-Il-ritorno-in-Ucraina-di-uno-dei-bambini-trasferiti-illegalmente-in-Russia-768x432.webp 768w, https:\/\/www.strategicstudies.it\/wp-content\/uploads\/2026\/11\/Save-Ukraine-Il-ritorno-in-Ucraina-di-uno-dei-bambini-trasferiti-illegalmente-in-Russia-600x338.webp 600w, https:\/\/www.strategicstudies.it\/wp-content\/uploads\/2026\/11\/Save-Ukraine-Il-ritorno-in-Ucraina-di-uno-dei-bambini-trasferiti-illegalmente-in-Russia.webp 1536w\" sizes=\"auto, (max-width: 1203px) 100vw, 1203px\" \/><p id=\"caption-attachment-5544\" class=\"wp-caption-text\">Save Ukraine &#8211; Il ritorno in Ucraina di uno dei bambini trasferiti illegalmente in Russia<\/p><\/div>\n<p>In passato, gli Stati Uniti hanno sostenuto iniziative di monitoraggio e ricerca che hanno contribuito a migliorare la comprensione del fenomeno. Ricordo anche occasioni nelle quali sono state presentate metodologie per raccogliere informazioni, identificare i minori e seguire i casi attraverso strumenti di analisi e documentazione. Con la nuova amministrazione americana, il sostegno si \u00e8 quasi azzerato. L&#8217;Ucraina continua a lavorare sul problema attraverso i propri canali istituzionali e diplomatici, cercando di utilizzare ogni opportunit\u00e0 disponibile. La questione \u00e8 stata affrontata anche nelle interlocuzioni con il cardinale Matteo Zuppi, che ha dedicato attenzione al destino dei minori e ha mantenuto contatti con interlocutori in grado di contribuire alla ricerca di soluzioni. Il ruolo della Santa Sede \u00e8 importante proprio perch\u00e9 pu\u00f2 mantenere aperti canali di comunicazione anche in circostanze nelle quali i rapporti politici sono estremamente difficili. La sua disponibilit\u00e0 a intervenire sulla questione dei bambini rappresenta per noi una risorsa da valorizzare e sviluppare ulteriormente. \u00c8 importante sottolineare che il ritorno dei bambini non dovrebbe essere subordinato alla conclusione generale della guerra, piuttosto si tratta di una questione umanitaria che deve rimanere una priorit\u00e0 anche quando non esistono le condizioni per un accordo politico complessivo. \u00c8 per questo che continuiamo a chiedere alla comunit\u00e0 internazionale di non abbandonare l\u2019urgenza della questione e ribadiamo che continueremo a utilizzare ogni canale disponibile, compreso quello della Santa Sede, per lavorare al ritorno dei bambini e per impedire che questa tragedia venga dimenticata, ritenendo si tratti di un tema riguardante la responsabilit\u00e0 della comunit\u00e0 internazionale e la credibilit\u00e0 dei principi umanitari sui quali si fonda l&#8217;ordine internazionale.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>3 Novembre 2026 La profondit\u00e0 storica del rapporto fra Ucraina e cristianesimo di Francesco D&#8217;Arrigo e Tommaso Alessandro De Filippo La religione, in tutte le sue forme (cristianesimo, Islam, Induismo, ebraismo, Buddismo, ecc.), \u00e8 un elemento costitutivo della cultura e dell&#8217;identit\u00e0 di molti popoli.\u00a0Questo fattore, spesso intrecciato con questioni etniche e nazionalistiche, \u00e8 tornato a [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":5528,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_acf_changed":false,"footnotes":""},"categories":[609,64],"tags":[626,1106,1107,548,1109,1108,34,96,537,333,106,351,658,1110,1105,65,1111,1104,471,339,352],"class_list":["post-5527","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-homepage","category-news","tag-guerra-russia-ucraina-vladimir-putin-russia-ucraina-usa","tag-ambasciata-ucraina-santa-sede","tag-ambasciatore-andreii-hyuras","tag-casa-bianca","tag-chiesa-cattolica","tag-cristianesimo","tag-diplomazia","tag-francesco-darrigo","tag-geopolitica","tag-kirill","tag-pace","tag-papa-francesco","tag-papa-leone-xiv","tag-patriarcato-ortodosso","tag-pontefice","tag-putin","tag-religione","tag-santa-sede","tag-tommaso-alessandro-de-filippo","tag-trump","tag-vaticano"],"acf":[],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v28.7 - 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