Roma, 3 novembre 2026 - Non sappiamo chi ci attacca e cosa potrà escogitare domani. Ma abbiamo una certezza: anche le incursioni hacker che hanno mandato kappao i frigoriferi di mezza Europa, Italia compresa, “sono un esempio di guerra cognitiva, parte della guerra ibrida”. L’analisi è di Francesco D’Arrigo, direttore dell’Istituto italiano di studi strategici Niccolò Machiavelli e autore del libro ‘Comprendere la guerra ibrida’ (2024).
Direttore D’Arrigo, che cos’è la guerra cognitiva?
“La guerra cognitiva è una forma di “guerra ibrida” per eccellenza, fondata sulla conduzione continua e ripetuta di attacchi informativi e operazioni psicologiche nei confronti di una società, oggi portata avanti principalmente per mezzo di attacchi cyber, social media, social network, piattaforme informative, opinion maker e influencer, intesi nel senso più ampio del termine. I social media portano avanti “operazioni cognitive” durature, impercettibili, che mirano ad alimentare dubbi, complottismo, comportamenti sovversivi e a delegittimare le istituzioni democratiche”.
Cosa provoca?
"Manipola la visione della realtà, crea instabilità nella vita civile di tutti i giorni. È imprevedibile, invisibile, impercettibile, soprattutto non attribuibile. È una minaccia vera e propria, non c’è bisogno di lanciare un missile. Cosa serve? Una cultura cibernetica. Tutto quello che è collegato alla Rete è attaccabile, dal telefonino al tablet, dalle auto ai frigoriferi alle tv alle videocamere. Per questo ha fatto benissimo il ministro Valditara a vietare l’ingresso dei telefonini in classe”.
Per difenderci servono più investimenti?
“Più che altro bisogna avere la consapevolezza che la protezione cyber è un obbligo per ciascuno di noi, oggi si pensa sia un dovere solo dello Stato. Invece siamo tutti sotto attacco. Dobbiamo avere un approccio culturale diverso ai device. Sono soprattutto le giovani generazioni a subire questa manipolazione, attraverso i social”.
I primi settori da proteggere?
“Oltre a energia e comunicazioni, dai satelliti ai cavi sottomarini, sicuramente la sanità”.
L’obiettivo della guerra cognitiva?
“Creare sfiducia nelle istituzioni, provocare apprensione più che panico e influire nel modo in cui vedo la realtà. L’hacking cognitivo esiste fin dalla nascita dell’uomo. La prima guerra cognitiva del mondo l’ha dichiarata Lucifero che ha convinto Eva a mangiare la mela”.




