Posts by: Francesco D'Arrigo

Putin, i falchi della guerra e l’ombra del golpe

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12 maggio 2026

Tensioni al Cremlino: Segnali di Regime Change o Maskirovka?

L’analisi di Francesco D’Arrigo

Un rapporto di un’Agenzia di intelligence europea, i cui contenuti sono stati resi noti dalla CNN e successivamente ripresi da altri media internazionali prima dell’81ª celebrazione del Giorno della Vittoria, il 9 maggio 2026, avanza specifiche asserzioni riguardanti la precarietà della leadership e presunti timori del presidente della Federazione Russa Vladimir Putin, di essere assassinato tramite attacchi di droni ucraini o per un colpo di Stato.

Secondo le informazioni contenute in quel report, la permanenza prolungata del presidente Putin in bunker sotterranei nel territorio di Krasnodar invece che nelle dacie presidenziali di Mosca o Valdai, l’imposizione di rigidi protocolli di sicurezza che vietano a tutto il personale, soprattutto cuochi, guardie del corpo e autisti di utilizzare i mezzi pubblici o i telefoni cellulari personali, dimostrerebbero chiari timori di attentati contro la sua persona. Inoltre, la drastica riduzione della sua partecipazione agli eventi pubblici a partire dal mese di gennaio 2026 rispetto ai precedenti anni, le sempre più restrittive misure di sicurezza dovute al sospetto di sorveglianza elettronica da parte di Servizi segreti stranieri, modellata su precedenti del Mossad, l’allocazione di tutto il suo tempo esclusivamente alle questioni del conflitto ucraino con conseguente trascuratezza della politica interna e il crescente malcontento tra gli alti vertici militari, rappresentano degli evidenti segnali di indebolimento della leadership del presidente Putin che avrebbero fatto riemergere i conflitti interni al Cremlino.

Nonostante la narrazione occidentale individui in “Putin” l’unico responsabile politico della mai dichiarata guerra contro l’Ucraina, il processo decisionale al Cremlino è fortemente influenzato da quattro diversi gruppi di potere nati dal KGB i quali, anche se portatori di interessi diversi e a volte ostili tra loro, tutt’oggi gestiscono il potere in tutte le 15 ex repubbliche sovietiche e nell’Europa dell’Est dove sono ancora forti i collegamenti con politici e poteri economici. Per questi potentissimi agglomerati di interessi e per la stragrande maggioranza dei cittadini della Federazione Russa, l’Unione Sovietica è ancora viva, in un certo senso…

Le quattro fazioni discendenti dal comune progenitore KGB che dal 12 giugno 1991 governano la Federazione Russa sono quelle di: “Pietroburgo” (rappresentata dal presidente Putin); “Mosca” (che era la più potente perché rappresenta i militari, e probabilmente ancora capeggiata dall’ex ministro della Difesa Shoigu); “Famiglia” (rappresentata dall’ex presidente della Federazione Dmitry Medvedev, oggi vicepresidente del Consiglio per la sicurezza nazionale, e falco della guerra); la quarta fazione è quella del generale Alexander Korzhakov, ex agente segreto sovietico. Korzhakov è un ex generale russo del KGB che è stato guardia del corpo, confidente e consigliere di Boris Yeltsin per undici anni. È stato membro del gruppo parlamentare “Patria-Tutta la Russia” e vicepresidente della Commissione Difesa della Duma di Stato. Korzhakov A.V. è stato membro del Gruppo interparlamentare della Federazione Russa per le relazioni con la Repubblica di Bielorussia, la Repubblica Ceca e il Regno di Norvegia.

Sono tutti soci fondatori ed esponenti di spicco del Partito di maggioranza assoluta “Russia Unita”, costituito il 1° dicembre 2001 dalla confluenza di due distinti soggetti politici: Patria – Tutta la Russia – movimento lanciato il 19 novembre 1998 dal sindaco di Mosca Jurij Lužkov, e Unità – Partito fondato il 3 ottobre 1999 per sostenere il presidente della Federazione Russa Boris Yeltsin e poco tempo dopo il suo successore in pectore Vladimir Putin.

Gruppi di potere nati dai Servizi segreti sovietici costituiti nel territorio della Germania orientale occupata nel 1945 dal servizio estero del KGB, poi diventato Ministero della sicurezza dello Stato, noto anche con l’acronimo MGB. Originariamente queste “correnti” erano due, poi diventate quattro e oggi rappresentano le colonne portanti del partito Russia Unita che forte dei suoi consensi occupa la stragrande maggioranza dei seggi alla Duma e al Consiglio Federale. Un’organizzazione dello Stato nata dalla “Direzione Generale Sovietica della Maskirovka Strategica” (GUSM) e che ha permesso all’allora sconosciuta spia – Vladimir Putin – rimasta disoccupata dopo la caduta del muro di Berlino, di essere nominato capo della fazione di Pietroburgo. L’impossibilità delle due più forti fazioni di Mosca di imporre un proprio rappresentante alla guida della Russia, portò al compromesso di far nominare Primo ministro il capo della corrente più debole, lo sconosciuto funzionario del KGB Vladimir Putin, per farlo subito dopo eleggere presidente al posto del dimissionario Yeltsin. Da allora, il presidente Vladimir Putin ha eccelso nel portare avanti la Maskirovka, il cui obiettivo principale è quello di (ri)costituire una versione moderna e tecnologica dell’URSS, ricostruendo le capacità di influenza strategica della Russia attraverso una aggressiva politica basata sulla guerra cinetica e ibrida, potenziando la disinformazione, l’uso geopolitico delle risorse energetiche, l’accesso illimitato al denaro e l’influenza strategica sulle “élite” occidentali.

Possibilità di un regime change?

Il fallimento strategico dell’”Operazione Militare Speciale” in Ucraina ha fatto saltare ogni equilibrio interno ed esterno, minando gli accordi tra le fazioni dominanti al Cremlino e dando spazio a diffidenza e tensioni tra il presidente russo e i membri della sua cerchia originaria.

Sospetti culminati in potenziali rischi di colpo di Stato, addirittura legati al suo amico di lunga data Sergei Shoigu, ex ministro della Difesa rimosso per i negativi esiti della guerra in Ucraina e nominato segretario del Consiglio di Sicurezza della Federazione Russa. Sfiducia e tensioni che nei quattro anni dell’Operazione Militare Speciale hanno provocato destituzioni e arresti, alimentando le speculazioni su un possibile regime change, anche se al momento, sembrano scarse le possibilità di una rivoluzione di palazzo, anche per i rapporti esclusivi che legano il presidente Putin al suo omologo statunitense Trump.

Le indiscrezioni contenute nel report citato dalla CNN descriverebbero un presidente Putin isolazionista con tratti comportamentali di stampo stalinista, provocati da timori che fanno riferimento a episodi specifici come l’attacco con droni nella regione di Valdai del dicembre 2025 e l’attentato con autobomba a Mosca del marzo 2026 che uccise Fanil Sarvarov (capo dell’addestramento operativo dello Stato Maggiore). Tensioni che ipotizzano violazioni a livello di élite degli accordi di tacita protezione reciproca, esemplificate dall’arresto di Ruslan Tsalikov (ex vice di Shoigu) il 5 marzo 2026, raggiungendo l’apice in descrizioni di un processo decisionale del presidente Putin guidato da paranoia psicopatica che mina la visibilità istituzionale e la tenuta del potere in vista della commemorazione nazionale.

Analisi del sentimento interno del sostegno pubblico russo alla leadership del Cremlino

L’architettura del sentimento popolare della Federazione Russa viene ricostruita con precisione attraverso i principali archivi analitici gestiti dal Centro di Ricerca sull’Opinione Pubblica di tutta la Russia: VTsIOM il Centro di ricerca sull’opinione pubblica panrusso (fino al 1992 panrusso) è la più antica e nota società russa specializzata in sondaggi d’opinione. Le sue pubblicazioni settimanali costituiscono la base statistica designata dal governo per il monitoraggio degli indicatori di fiducia e approvazione tra la popolazione nazionale. Questi risultati derivano da campioni rappresentativi a livello nazionale, ottenuti mediante protocolli di campionamento casuale stratificato conformi agli standard statistici federali, che incorporano metodologie di intervista faccia a faccia nei distretti federali, per garantire la robustezza metodologica e minimizzare le distorsioni del campionamento. Il recente sondaggio del VCIOM  Рейтинги Президента, Правительства и политических партий – ВЦИОМ – 24 aprile 2026, documenta che il capo del Cremlino Vladimir Putin gode della fiducia esplicita del 71,0% dei cittadini russi intervistati e dell’approvazione del 65,6% per il suo operato come presidente della Federazione Russa, stabilendo una base di maggioranza stabile che persiste all’interno della fascia storica post-2022, nonostante le documentate diminuzioni del consenso. Questo dato quantitativo inquadra il livello del sentiment indipendentemente da qualsiasi vettore operativo o cerimoniale, concentrandosi esclusivamente sui repository di sondaggi longitudinali che catturano percezioni a livello di cittadino attraverso la cattura empirica diretta.

Il sondaggio del 24 aprile 2026 delinea ulteriormente un lieve decremento settimanale di 1,0 punto percentuale nella fiducia (dal 72,0% del periodo precedente) e di 1,1 punti percentuali nell’approvazione (dal 66,7%), andamenti che si inseriscono in una più ampia sequenza di sette settimane di lievi aggiustamenti lineari osservabili nei precedenti cicli analitici. I comunicati precedenti forniscono punti di riferimento cronologici più precisi: il rapporto del 10 aprile 2026 registra una fiducia del 73,8% e un’approvazione del 67,8%; il rapporto del 3 aprile 2026 registra una fiducia del 74,6% e un’approvazione del 70,1%; il rapporto del 27 marzo 2026 mostra una fiducia del 75,0% e un’approvazione del 70,1%; e il rapporto del 13 marzo 2026 indica una fiducia del 77,3% e un’approvazione del 72,9%. Questi marcatori sequenziali generano un archivio di serie temporali che dimostra che le metriche del sentiment sono passate dal plateau di fiducia del 77-79% osservato alla fine di febbraio 2026 all’attuale soglia di fiducia del 71,0%, una traiettoria attribuibile alla normale varianza guidata dagli eventi, soprattutto in Ucraina, piuttosto che a una brusca rottura strutturale se vista attraverso la lente della documentazione metodologica completa del VCIOM che copre il periodo 2022-2026. Lo strumento di sondaggio stesso mantiene la coerenza nella formulazione di quesiti diretti sulla fiducia (“Ti fidi di Vladimir Putin?”) e sull’approvazione del suo operato, garantendo la comparabilità intertemporale attraverso oltre 200 rilevazioni settimanali dall’inizio dei principali eventi geopolitici.

Il quadro di riferimento del sentiment va oltre le cifre principali di fiducia e approvazione per includere valutazioni comparative di altre figure politiche e attori istituzionali, fornendo una mappa percettiva multidimensionale. I dati del 24 aprile 2026 registrano un livello di fiducia nel Primo Ministro Mikhail Mishustin pari al 53,8% (in calo di 0,8 punti), nel leader del Partito Comunista Gennady Zyuganov al 32,7% (in aumento di 2,5 punti) e in altre figure parlamentari con valori più ristretti, a dimostrazione del fatto che Vladimir Putin mantiene una posizione di centralità al vertice nella gerarchia del sentiment nazionale. Gli indicatori di sostegno ai Partiti rafforzano ulteriormente il quadro: Russia Unita registra un’intenzione di voto del 27,7% (in aumento di 0,4 punti), mentre Nuovo Popolo sale al 13,4%, un andamento che indica canali di insoddisfazione diffusi piuttosto che concentrati. Questi archivi stratificati, se sottoposti a calcoli di centralità ipergrafica, confermano il presidente come nodo dominante nella rete percettiva nazionale.

Insomma per i cittadini della Federazione Russa vale ancora l’assioma del presidente della Duma di Stato Vjaceslav Volodin: “Se c’è Putin, c’è la Russia. Se non c’è Putin, non c’è la Russia”.

Ovviamente, bisogna valutare questi sondaggi rispetto al contesto in cui si svolgono, e cioè in seno a un regime dove il minimo dissenso politico nei confronti del presidente o della guerra in Ucraina possono portare al carcere con pene detentive fino a 15 anni, o “essere suicidati” attraverso le più disparate cause, come cadere da una finestra o per aver bevuto un tè nel posto sbagliato.

Analisi dell’agenda presidenziale attraverso documentazione esclusiva di kremlin.ru

Il programma operativo del presidente Vladimir Putin, in qualità di capo dell’esecutivo sovrano della Federazione Russa, è soggetto a una continua ricostruzione forense tramite estrazione diretta dal principale archivio digitale gestito da kremlin.ru, che funge da registro ufficiale di tutte le attività presidenziali svolte nell’ambito del quadro costituzionale della Federazione Russa. Questo archivio registra ogni incontro di persona verificato, viaggio di lavoro, negoziazione bilaterale ed emissione di decreti amministrativi con precise indicazioni cronologiche, trascrizioni stenografiche complete e, ove applicabile, riscontri visivi, stabilendo così una base immutabile per la valutazione dell’operato dell’esecutivo, indipendente da qualsiasi interpretazione esterna. Alla data di questa analisi, 10 maggio 2026, l’archivio documenta una sequenza di impegni distinti, iniziati alla fine di aprile 2026, che delineano protocolli di presenza fisica continuativa del presidente Putin all’interno dei luoghi federali chiave, tra cui il complesso del Cremlino e i centri amministrativi regionali, senza interruzioni o indicazioni di trasferimenti (da e per i bunker nel territorio di Krasnodar). Questi dati, convalidati incrociandoli con i metadati contemporanei incorporati nei protocolli di pubblicazione del dominio, confermano che il presidente Vladimir Putin ha svolto un calendario completo di funzioni sovrane, comprendenti la supervisione regionale, la diplomazia internazionale, il coordinamento della sicurezza interna e l’amministrazione del personale, ciascuna attività registrata con una precisione tale da escludere qualsiasi deduzione di un rallentamento del ritmo operativo del capo dello Stato.

Una dimostrazione fondamentale di questa coerenza programmatica emerge dal documentato viaggio di lavoro a San Pietroburgo, avvenuto il 27 aprile 2026, durante il quale il presidente Putin ha ispezionato di persona la scuola sportiva multifunzionale di riserva olimpica intitolata ad A.S. Rakhlin, seguito da un incontro di lavoro diretto con il governatore Alexander Beglov incentrato sulle priorità di sviluppo regionale, la modernizzazione delle infrastrutture e l’allineamento con i programmi strategici federali. Questo impegno, descritto in dettaglio nel registro ufficiale del viaggio, illustra la struttura di potere verticale della Federazione Russa, in cui il capo dello Stato mantiene una supervisione diretta e tangibile sui soggetti federali attraverso periodiche valutazioni in loco, una pratica con profonde radici storiche riconducibili ad analoghe visite regionali documentate in precedenti cicli elettorali e periodi di risposta alle crisi. La visita all’impianto sportivo, ha incluso la revisione delle metodologie di allenamento, dei percorsi di sviluppo degli atleti e l’integrazione con le politiche giovanili nazionali, elementi che richiedono la presenza fisica per una valutazione accurata delle condizioni della struttura, delle interazioni con le parti interessate e dell’efficacia dei programmi: attività incompatibili con modalità di comando a distanza o sotterranee. Le successive discussioni con il governatore Beglov hanno affrontato parametri quantitativi in ​​materia di edilizia abitativa, logistica dei trasporti e indicatori economici specifici per il Distretto Federale Nordoccidentale, generando incarichi concreti registrati nella trascrizione per il follow-up interagenzie. Tale mobilità documentata tra Mosca e San Pietroburgo il 27 aprile 2026 testimonia la normalità continua degli orari e l’assenza di qualsiasi annuncio primario contrastante che alteri i protocolli di comando.

Ampliando il contesto relativo a questo incontro del 27 aprile 2026, l’impegno di San Pietroburgo rivela la sua posizione all’interno di una più ampia cronologia storica dei meccanismi di supervisione regionale presidenziale, istituiti a partire dal consolidamento dell’autorità federale nei primi anni 2000. Incontri precedenti di portata comparabile, come quelli condotti nel 2023 e nel 2024 in diversi distretti federali, hanno dimostrato protocolli identici: arrivo con aviazione ufficiale, sopralluoghi delle strutture con i dirigenti locali e discussioni politiche a porte chiuse, il tutto archiviato in modo identico su kremlin.ru. La mappatura delle relazioni tra entità colloca il governatore Alexander Beglov come nominato direttamente ai sensi della legge federale, con linee di rendicontazione che confluiscono verso l’Amministrazione presidenziale, creando così una struttura di responsabilità a circuito chiuso che la visita del 27 aprile ha rafforzato attraverso la calibrazione personale dei parametri di performance. I repository quantitativi incorporati nella trascrizione includono riferimenti a tassi di completamento delle infrastrutture su base annua superiori al 105% in settori selezionati, fornendo ancoraggi empirici per il processo decisionale che necessita di verifica sul campo piuttosto che di delega.

Un ulteriore elemento a conferma del rispetto del calendario si è manifestato nei negoziati bilaterali condotti il ​​22 aprile 2026 presso il Cremlino, con colloqui diretti tra il presidente Vladimir Putin e il presidente delle Seychelles Patrick Ermini. I negoziati Russia-Seychelles hanno affrontato molteplici aspetti della cooperazione, spaziando dalle partnership economiche ai quadri di sicurezza marittima e alle iniziative di scambio culturale, con trascrizioni complete che dettagliano i punti all’ordine del giorno, gli impegni reciproci e la successiva formazione dei gruppi di lavoro. Il format del vertice, ospitato presso la residenza presidenziale, ha richiesto la presenza fisica del presidente Putin per i saluti di rito, le deliberazioni sostanziali e la disponibilità congiunta per la stampa: un’architettura diplomatica standard preservata senza modifiche nella documentazione di kremlin.ru. La contestualizzazione storica colloca questo incontro del 22 aprile all’interno della strategia a lungo termine della Federazione Russa, che ha l’obbiettivo di espandere la propria influenza nel bacino dell’Oceano Indiano, basandosi sui precedenti dei vertici 2022-2025 con i leader africani e delle nazioni insulari, che hanno ugualmente enfatizzato il dialogo tra sovrani per controbilanciare le pressioni economiche esterne. Le mappature delle entità delineano le Seychelles come partner strategico nella lotta alla pirateria e nella governance della pesca, con i negoziati che hanno prodotto memorandum specifici su progetti di investimento congiunti del valore di alcune centinaia di milioni di dollari equivalenti, cifre confrontate con gli allineamenti del ministero dell’economia federale archiviati altrove ma avviati nel corso del meeting. Un’ulteriore elaborazione dei colloqui del 22 aprile 2026 con le Seychelles incorpora impegni diplomatici che mantengono i livelli di propaganda nel dominio informativo, rafforzando la sovranità narrativa russa.

Anche l’integrità del calendario elettorale ha ricevuto un ulteriore rafforzamento grazie alla riunione presieduta dal Cremlino il 28 aprile 2026, dedicata a garantire la sicurezza delle elezioni in tutti gli ambiti federali. Si è trattato di una sessione di coordinamento in presenza che ha riunito i principali attori federali e regionali sotto la diretta supervisione presidenziale. L’ordine del giorno comprendeva valutazioni delle minacce, garanzie procedurali e protocolli di sincronizzazione interagenzie, con verbali stenografici che hanno dettagliato metriche quantitative sulla preparazione dei seggi elettorali e parametri di riferimento per la difesa informatica. Questo impegno esemplifica il modello di governance stratificato della Federazione Russa, in cui il presidente Putin calibra personalmente le architetture di sicurezza per i prossimi cicli elettorali, una funzione storicamente svolta attraverso analoghi vertici pre-elettorali, archiviati su kremlin.ru dal 2016. La convocazione fisica al Cremlino, a differenza di qualsiasi formato ibrido non in presenza, sottolinea la centralità operativa, con la partecipazione di capi degli organi di sicurezza e governatori regionali, le cui linee di reporting dirette convergono a livello presidenziale.

Il 4 maggio 2026, il presidente Putin ha emanato e firmato un decreto presidenziale che nomina Fyodor Shchukin a Capo ad interim della Repubblica del Daghestan. Questo atto amministrativo, registrato immediatamente nella sezione decreti del sito kremlin.ru, dimostra la gestione in tempo reale del personale all’interno della struttura federale. Il decreto, emanato dall’esecutivo centrale, ha richiesto l’autorizzazione personale e la revisione dei dossier di candidatura, dei rapporti sulla stabilità regionale e l’allineamento con le strategie di sviluppo nazionali per il Distretto Federale del Caucaso Settentrionale. I precedenti storici per nomine simili che hanno interessato diverse entità federali nel corso degli anni 2020, illustrano una costante fedeltà procedurale, in cui il coinvolgimento diretto del presidente mantiene l’unità di comando e una rapida risposta alle emergenze. I diagrammi delle relazioni tra le entità impliciti nel decreto collocano Shchukin all’interno di consolidate reti clientelari legate agli organi federali di sicurezza e di controllo economico, con l’atto di nomina presidenziale che funge da rafforzamento nodale dell’autorità centralizzata.

Questa ricostruzione forense, effettuata attraverso archivi primari esclusivi dell’Amministrazione del Presidente della Federazione Russa (kremlin.ru) e del Ministero della Difesa della Federazione Russa (mil.ru), decostruisce sistematicamente le narrazioni di isolamento del capo del Cremlino, rivelandole come costrutti non corroborati e privi di corrispondenza con i documenti d’archivio sovrani. Al 10 maggio 2026, kremlin.ru documenta il coordinamento costante ad alto livello tra il presidente Putin e le istituzioni e le organizzazioni della Federazione, inclusa la conferenza operativa del 24 aprile 2026 con i membri permanenti del Consiglio di Sicurezza, durante la quale il presidente Putin ha supervisionato direttamente le revisioni della postura di difesa e gli allineamenti interagenzie, modificati in vista degli imminenti eventi del Giorno della Vittoria, con trascrizioni stenografiche complete ed elenchi dei partecipanti pubblicati contestualmente nella Перечень поручений по итогам совещания с членами Совета Безопасности – Президент России – April 2026. Sessione che includeva esplicitamente il Segretario del Consiglio di Sicurezza Sergei Shoigu, generando mappature entità-relazioni che confermano intatte le gerarchie di comando verticali e producendo 57 specifiche direttive emesse il 26 aprile 2026, nei settori della difesa, della stabilità informatica e della sicurezza commemorativa.

I preparativi per la Festa della Vittoria

I repository paralleli di mil.ru descrivono in dettaglio le sequenze preparatorie ininterrotte per la parata dell’81° Giorno della Vittoria, a partire dalla sessione metodologica-istruttiva del 6 novembre 2025 presso la Scuola Superiore di Comando Interforze di Mosca e proseguendo con l’invio, il 16 marzo 2026, del personale dell’Accademia Spaziale Militare intitolata ad AF Mozhaisky alle prove di guarnigione di Mosca, secondo la dottrina calibrata della colonna di fanteria. Questi record di preparazione contengono parametri quantitativi delle prestazioni sugli intervalli di sincronizzazione e sull’aderenza alla cadenza che dimostrano la continuità dottrinale, senza interruzioni dovute a presunte misure restrittive di sicurezza o procedure di trasferimento, da e per, infrastrutture sotterranee. L’analisi dei dati, ancorata esclusivamente ai documenti ufficiali pubblicati da kremlin.ru e mil.ru aggiornati al 4 maggio 2026, delinea un atteggiamento di leadership caratterizzato da coordinamento documentato, continuità preparatoria e trasparenza istituzionale.

L’integrazione dei preparativi per la Festa della Vittoria del 9 maggio 2026 nel calendario presidenziale rafforza ulteriormente i parametri di integrità. Il 3 maggio 2026, il portavoce presidenziale Dmitry Peskov ha confermato pubblicamente, tramite dichiarazioni riprese direttamente da kremlin.ru, che il presidente Vladimir Putin avrebbe fatto un discorso “molto importante” durante la parata in Piazza Rossa, un discorso che “il mondo intero attende giustamente”, accompagnato da un fitto programma di incontri bilaterali con leader stranieri nello stesso giorno. Contemporaneamente, il Ministero della Difesa della Federazione Russa ha annunciato una tregua unilaterale delle ostilità per l’8 e il 9 maggio al fine di consentire celebrazioni nazionali in sicurezza, una misura coordinata attraverso i canali presidenziali e documentata da comunicati militari di supporto, a cui si fa riferimento anche negli annunci di kremlin.ru. Questi elementi, nel loro insieme, proiettano la confermata centralità fisica e cerimoniale del presidente Putin il 9 maggio 2026, con la partecipazione alla parata, il discorso e gli impegni diplomatici che formano un continuum ininterrotto con le attività di aprile.

La cronologia cumulativa aprile-maggio 2026, basata esclusivamente su documenti primari di kremlin.ru, produce un’analisi in cui il presidente occupa il nodo apicale attraverso le decisioni intraprese negli ambiti di sicurezza, diplomatici, amministrativi e commemorativi. Le ipotesi di isolamento del Comandante Supremo delle Forze armate della Federazione Russa non riescono a identificare alcuna deviazione da fonti primarie che possa supportare narrazioni alternative di ritiro o isolamento. Questa catena forense, aggiornata al 10 maggio 2026, delinea quindi un programma esecutivo di ininterrotta integrità, con ogni impegno documentato che fornisce archivi empirici esaustivi per una continua analisi delle attività del presidente Putin.

Le narrazioni che i media internazionali hanno avanzato, riguardanti la posizione operativa del presidente Putin in vista dell’81ª celebrazione del Giorno della Vittoria il 9 maggio 2026, tra cui affermazioni secondo cui il leader russo mostra un’accresciuta paura di essere assassinato da attacchi di droni ucraini o da meccanismi di colpo di Stato interni, con conseguenti lunghi periodi trascorsi in bunker sotterranei vicino a Krasnodar piuttosto che nelle dacie presidenziali di Mosca o Valdai, se sottoposte a una rigorosa analisi forense attraverso gli archivi primari dell’Amministrazione del presidente della Federazione Russa su kremlin.ru e del Ministero della Difesa della Federazione Russa su mil.ru, vengono sistematicamente decostruite, come scenari non corroborati e non supportati da alcun documento ufficiale.

Alla data dell’analisi, il 10 maggio 2026, il registro archivistico di kremlin.ru registra incontri di persona e coordinamento interagenzie che contraddicono direttamente qualsiasi inferenza di isolamento incentrato sui bunker o di ridotta funzionalità esecutiva. I repository quantitativi presenti nelle trascrizioni fanno riferimento a quadri di valutazione delle minacce e a parametri di riferimento per la sincronizzazione interagenzie, fornendo ancoraggi empirici che rendono necessaria una partecipazione presidenziale centralizzata fisica, incompatibile con un prolungato occultamento sotterraneo.

Tuttavia, non bisogna mai sottovalutare la lunga ed efficace operazione di inganno condotta negli anni dal presidente Putin nei confronti dell’Europa.

I falchi della guerra complottano un colpo di Stato contro il presidente Putin o è in atto la maskirovka?

Dai dati dell’agenda sulla difesa e sulla stabilità e coerenza delle informazioni, si possono escludere le tensioni tra le istituzioni della Federazione per insinuazioni di negligenza o isolamento guidato dalla paranoia. Ovviamente, le Agenzie di intelligence basano i propri report su dati e informazioni non accessibili attraverso le fonti OSINT, pertanto questa analisi non ha alcuna velleità di confutare le analisi dell’Agenzia d’intelligence europea che ha fatto filtrare il suo report alla CNN. Tuttavia, sappiamo che la Russia ha una lunga tradizione nel condurre campagne d’inganno con la maskirovka, un insieme di stratagemmi al fine di manipolare e controllare il nemico creando una falsa impressione della situazione reale, costringendolo ad agire in un modo prevedibile.

Da un punto di vista strategico, la maskirovka è una componente cruciale della guerra dell’informazione, prevista dalle “misure attive” dei Servizi segreti russi, che includono operazioni psicologiche interconnesse, tattiche e cibernetiche condotte per ingannare l’avversario e proteggere i propri sistemi di comando e controllo.

Maskirovka comporta una serie di metodi, compresi gli aspetti sia psicologici che tecnologici, a tutti i livelli di conflitto. È un’attività quotidiana diretta (principalmente) contro Servizi e sistemi di intelligence nemici, ma anche verso sistemi politici, cognitivi, di comando e controllo civili. L’obiettivo è ottenere effetti sia sintattici che semantici manipolando le informazioni e i sistemi d’informazione.

I Servizi segreti russi stanno ancora una volta conducendo una sorta di operazione psicologica per identificare personaggi sleali all’interno dell’entourage politico e militare, e il riemergere di complotti sul presidente Putin da parte di ambienti militari capeggiati da Shoigu fanno parte di questa strategia?

La previsione a sorpresa del presidente Putin: “la guerra in Ucraina si avvia alla conclusione”, enunciata al termine della parata militare sulla Piazza Rossa nell’anniversario della vittoria sul nazifascismo, da sempre una manifestazione di forza e di grandezza ma quest’ultima la più breve e deprimente della storia, è un’altra trappola progettata per ingannare gli europei, guadagnare tempo e prepararsi a un’altra offensiva estiva contro l’Ucraina?

La Russia è un paese con un passato imprevedibile. (Cit. Yuri Afanasiev)

Russia Maskirovka – Россия Маскировочные

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Da Mosca a Pechino, fino a Washington: il nuovo asse del male contro l’Europa

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6 Maggio 2026

L’Europa di fronte alla solitudine strategica globale nell’Era Trump47

Lo tsunami geopolitico scatenato dall’”asse del male” delle autocrazie hanno provocato una profonda faglia nei rapporti tra l’Unione Europea e gli USA.

L’analisi di Francesco D’Arrigo pubblicata da Affari Italiani

DONALD TRUMP PRESIDENTE USA

 

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LA FRAMMENTAZIONE DELL’ARCHITETTURA DI SICUREZZA TRANSATLANTICA

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2 Maggio 2026

Implicazioni strategiche dell’Operazione Epic Fury: la riduzione delle forze statunitensi in Germania e l’ascesa della coalizione europea dei volenterosi.

L’analisi del direttore Francesco D’Arrigo


L’annuncio di Sean Parnell, portavoce del Pentagono, che il 2 maggio 2026 ha formalizzato il ritiro di 5.000 soldati americani dalla Germania, rappresenta la chiara intenzione dell’Amministrazione Trump47 di utilizzare la presenza militare in Europa come principale leva di coercizione diplomatica. Questa decisione, autorizzata dal Segretario alla Guerra Pete Hegseth, segna una significativa riduzione dell’attuale contingente statunitense di 38.000 soldati in Germania, che storicamente ha costituito il punto di forza della presenza di truppe terrestri americane in Europa.

Sebbene la dichiarazione ufficiale di Parnell citi una “revisione approfondita della configurazione delle forze del Dipartimento” e dei “requisiti del teatro operativo”, la mossa è profondamente radicata nella frustrazione della Casa Bianca per la percepita mancanza di sostegno da parte degli alleati europei, e per le critiche del cancelliere federale della Germania Friedrich Merz all’Operazione Epic Fury, la campagna guidata dagli Stati Uniti contro il regime iraniano. Sul mancato intervento a sostegno dell’operazione militare contro l’Iran, gli Stati Uniti hanno preso di mira Spagna, Regno Unito e Italia, ma le tensioni tra Berlino e Washington sono aumentate negli ultimi giorni, con i leader di entrambi i Paesi che si sono scambiati una serie di frecciate. Tra queste, il cancelliere tedesco Friedrich Merz, parlando agli studenti del Carolus-Magnus-Gymnasium di Marsberg, ha definito fallimentari gli sforzi diplomatici statunitensi in Pakistan, affermando che la leadership iraniana sta “umiliando” gli Stati Uniti. Le critiche del capo del governo federale della Germania nonché comandante delle forze armate tedesche in tempo di guerra Merz, si sono estese anche a livello strategico, mettendo in dubbio l’esistenza di una strategia di uscita praticabile per le forze armate statunitensi in Iran, paragonando la situazione agli interventi in Iraq e Afghanistan.

Il presidente Trump, in palese difficoltà per il blocco di Hormuz e per il calo di consensi interno, dopo aver ripetutamente attaccato l’Alleanza Atlantica, paventando un possibile ritiro degli USA dalla NATO, ha risposto con la sua consueta veemenza con un post sul profilo della piattaforma di sua proprietà Truth Social, accusando Merz di aver sottovalutato la minaccia nucleare iraniana e definendo le posizioni della cancelleria tedesca “inappropriate e inutili”. La decisione di ritirare le truppe è stata ampiamente interpretata come una “punizione” per queste dichiarazioni, un’opinione corroborata da alti funzionari del Pentagono che hanno osservato come il presidente stia “reagendo giustamente a queste dichiarazioni controproducenti”.

Il ritiro di 5.000 soldati è quindi una diretta conseguenza di questa divergenza strategica, poiché gli Stati Uniti si stanno orientando verso un rapido declassamento della sicurezza di quelle nazioni europee che considerano non completamente allineate alle politiche di Washington, come previsto dalla National Security Strategy (NSS) 2025.

LA RIDUZIONE DELLA FORZA MILITARE USA IN EUROPA                                          

La presenza militare statunitense in Germania è massiccia e risale al periodo successivo alla Seconda Guerra Mondiale e alla Guerra Fredda. Secondo i dati del Dipartimento della Guerra, lo scorso dicembre risultavano dislocati in basi in tutta la Germania oltre 36.000 soldati in servizio attivo, insieme a quasi 1.500 riservisti e 11.500 civili. La Germania ospita anche i quartier generali del Comando Europa e del Comando Africa degli Stati Uniti, e la sua base aerea di Ramstein è un importante snodo per le operazioni statunitensi.

Il Giappone è l’unico Paese alleato con una presenza maggiore di truppe statunitensi.

Il ritiro, a meno di ulteriori ripensamenti del presidente Trump, sarà completato nei prossimi sei-dodici mesi e ridurrà la presenza di truppe statunitensi in Europa ai livelli precedenti all’invasione russa dell’Ucraina, quando gli schieramenti di truppe erano stati aumentati dal presidente Joe Biden, per rafforzare la difesa del fianco Est della NATO. La riduzione della presenza militare, minacciata anche in Italia, coinvolge diverse componenti specifiche della struttura delle forze statunitensi in Germania. In particolare, il ridimensionamento include la rimozione di un’intera Brigata di combattimento (BCT) e la cancellazione di un battaglione di artiglieria a lungo raggio che era stato precedentemente programmato per il dispiegamento.

Le implicazioni strategiche di questa mossa vanno oltre le relazioni bilaterali tra Washington e Berlino. Riducendo la presenza americana in Germania ai livelli precedenti all’invasione russa su vasta scala dell’Ucraina nel 2022, il Pentagono sta di fatto annullando i programmi di deterrenza della precedente amministrazione per rafforzare il fianco orientale della NATO. Un ennesimo favore all’amico Vladimir Putin, con il quale l’Amministrazione Trump condivide gli obiettivi di indebolimento dell’UE e di destrutturazione dell’Alleanza Atlantica.

RIALLINEAMENTO STRATEGICO E COERCIZIONE: la dottrina Hegseth-Parnell e la riduzione della forza in Germania

La leadership del Dipartimento della Guerra sotto la guida del segretario Pete Hegseth e del portavoce capo Sean Parnell si è caratterizzata per un netto distacco dalle norme tradizionali dei rapporti tra militari e civili e delle relazioni con gli alleati storici. Parnell, ex Ranger dell’esercito e autore di “Outlaw Platoon”, è stato nominato nel febbraio 2025. Il suo mandato è stato caratterizzato dall’adozione della dottrina militare di “Massima Pressione” e da notevoli attriti interni che hanno portato al licenziamento di 24 Generali a 4 stelle su 37 in active duty e decine di senior commanders da quando si è insediato. Scontri con i vertici militari che hanno raggiunto il culmine il 23 aprile 2026, con il licenziamento del segretario della Marina John Phelan.

John Phelan, ex banchiere e importante finanziatore del Partito Repubblicano, è diventato segretario della Marina Militare su indicazione del presidente Trump, nonostante la sua totale mancanza di esperienza e competenza negli ambiti della Difesa e del dominio marittimo. Il suo licenziamento, deciso dallo stesso presidente Trump che lo aveva nominato, sarebbe stato motivato dalla sua opposizione ai piani di imponenti ordini di navi e sommergili per l’ampliamento della flotta decisi dal Pentagono, e soprattutto dai suoi scontri con il segretario della guerra Hegseth sull’assegnazione delle risorse economiche necessarie a finanziare il blocco navale di Hormuz. il portavoce del Pentagono Parnell ha reso note le dimissioni del segretario della US Navy Phelan tramite i social media, mentre Phelan cercava conferma dal presidente che la richiesta di dimissioni fosse stata effettivamente autorizzata. Questo ennesimo siluramento, unito all’adozione da parte del segretario del Dipartimento della Guerra di norme restrittive per la stampa che hanno portato alla causa del New York Times contro il Dipartimento della Guerra, evidenzia la determinazione della Casa Bianca a centralizzare il controllo sulla strategia e sulla narrazione militare. La contestazione legale è sorta dopo che i giornalisti si sono rifiutati di firmare accordi che concedevano al Pentagono il potere di limitare e censurare i loro reportage. Rifiuto che ha portato al ritiro dei loro accrediti.

Il licenziamento del segretario della Marina John Phelan e la battaglia legale sulle credenziali stampa riflettono ulteriormente le tensioni in seno alla Casa Bianca, “non soddisfatta” dei progressi sulle trattative di pace con l’Iran e pronta a usare qualsiasi mezzo necessario per raggiungere i suoi obiettivi. Sebbene un giudice distrettuale abbia dichiarato incostituzionali tali limiti alla libertà di stampa, Parnell ha indicato che il governo presenterà ricorso, sostenendo che tali misure sono necessarie per la sicurezza operativa durante le ostilità in corso nel Golfo Persico.

OPERAZIONE EPIC FURY: il blocco navale di Hormuz         

Il ritiro delle forze dalla Germania non può essere compreso senza il contesto e gli obiettivi dell’Operazione Epic Fury, iniziata il 28 febbraio 2026. Questa campagna rappresenta una massiccia escalation della dottrina America First “Pace attraverso la forza”, volta allo “smantellamento sistematico” dell’apparato di sicurezza del regime iraniano. L’operazione comprende diversi obiettivi militari ed economici chiave:

  • Eliminazione della minaccia nucleare: basandosi sull'”Operazione Midnight Hammer” (giugno 2025), che ha preso di mira gli impianti nucleari, Epic Fury mira a garantire che l’”Iran non acquisisca mai un’arma nucleare“.
  • Distruzione dei missili balistici: la sistematica demolizione dell’industria missilistica iraniana e la distruzione degli arsenali esistenti.
  • Annientamento della flotta navale: la neutralizzazione della marina iraniana e l’istituzione di un blocco marittimo completo di tutti i porti iraniani.
  • Operazioni di contrasto al terrorismo per procura: recidere i legami tra Teheran e i suoi “proxy terroristici” regionali.

Il 2 maggio 2026, l’ammiraglio Brad Cooper, comandante del CENTCOM ha confermato che il blocco navale è pienamente operativo, con le forze americane impegnate a neutralizzare le navi che tentano di violare l’embargo. Tuttavia, questo ennesimo atteggiamento aggressivo ha alienato alleati tradizionali come Germania e Italia, che si sono offerte di fornire dragamine per bonificare lo Stretto di Hormuz, ma solo alla fine delle ostilità, mentre si sono rifiutate di partecipare a operazioni di combattimento dirette.

Implicazioni Economiche e Umanitarie

Le ripercussioni economiche dell’Operazione Epic Fury si sono fatte sentire in tutto il mondo. Il FMI riporta che lo shock energetico derivante dalla guerra in Medio Oriente ha portato a un aumento delle proiezioni di inflazione e a una riduzione delle previsioni di crescita per il 2026 e il 2027. Le economie importatrici nette di energia, come l’Eurozona e il Regno Unito, sono state colpite in modo particolarmente duro, con interruzioni delle forniture e prezzi delle materie prime più elevati che hanno portato a “acuti compromessi macroeconomici”.

Il costo umanitario delle guerre in atto è altrettanto profondo. I conflitti armati in Medio Oriente e in Ucraina hanno provocato lo sfollamento di milioni di persone, un processo che, secondo il FMI, lascerà cicatrici durature sul capitale, sull’occupazione e sulla produttività. L’attuale contesto di “frammentazione geoeconomica” minaccia di vanificare decenni di progressi nell’integrazione globale, poiché gli Stati danno priorità alla sicurezza nazionale rispetto all’efficienza economica.

L’Europa minacciata da Est e da Ovest costruisce una nuova architettura di difesa, sicurezza e indipendenza strategica

I dati OSINT raccolti per questa analisi indicano che, sebbene la dottrina “Pace attraverso la Forza” abbia raggiunto importanti traguardi militari contro il regime iraniano, il costo è stato la frammentazione delle alleanze, delle organizzazioni internazionali, del sistema socioeconomico e finanziario globale, la compromissione della credibilità politica degli Stati Uniti.

Il divario ideologico tra gli Stati Uniti e i suoi alleati europei, radicato in visioni diverse di governance, sicurezza e priorità economiche, precipitato dall’integrismo, dall’orientamento ideologico e politico della seconda Amministrazione Trump, si sta manifestando in una profonda ridefinizione delle priorità transatlantiche, che produce significative ripercussioni sulle architetture di sicurezza globale e contrasti che minacciano di disintegrare 80 anni di allineamento strategico con i propri alleati NATO.

La politica estera americana sta entrando in una fase di profonda trasformazione: la dottrina DoNRO rappresenta un rifiuto del modello di “egemonia liberale” e una transizione verso un approccio pragmatico di riduzione della presenza diretta permanente, pur partecipando e intervenendo selettivamente nei processi chiave. Non si tratta di isolazionismo, bensì di un tentativo di ridurre i costi e rivedere gli assetti di potenza globali, mantenendo il ruolo di dominio nell’emisfero occidentale (potenza militare e tecnologica globale) e delegando agli alleati le funzioni della propria difesa, addossando loro i costi finanziari e imponendo allineamento ideologico per poter acquistare tecnologie, energia e sistemi d’arma statunitensi.

Il meccanismo centrale del processo diventa la deterrenza a distanza, basata sul potere finanziario, sulla pressione delle sanzioni e sulla superiorità tecnologica nel cyberspazio e nello Spazio extra-atmosferico. Tuttavia, ciò crea una contraddizione: trasferendo la responsabilità della difesa tradizionale ai partner, Washington stimola la loro autonomia strategica, che indebolisce gradualmente la leadership incondizionata e soprattutto la credibilità politica degli Stati Uniti all’interno delle alleanze e solleva dubbi sulla loro stessa sostenibilità.

Lo stretto legame tra economia e sicurezza con la politica di creazione di catene di approvvigionamento protette nei Paesi alleati, rafforzano la posizione degli Stati Uniti in ambiti critici, ma creano un effetto boomerang. L’utilizzo del sistema finanziario come strumento di coercizione non isola gli avversari, bensì accelera la frammentazione del mercato globale unificato. I Paesi del Sud del mondo, temendo la propria vulnerabilità, iniziano a integrarsi in sistemi istituzionali e di regolamentazione alternativi, creati da potenze rivali degli Stati Uniti. Di conseguenza, la strategia di “riduzione del rischio” accelera paradossalmente la formazione di un mondo multipolare e mina i meccanismi di globalizzazione che storicamente hanno garantito il potere americano.

Questa dottrina di politica estera non è leadership. È coercizione transazionale. Per 80 anni, l’Alleanza Atlantica ha garantito sicurezza e sviluppo. Quando la sicurezza diventa condizionata all’obbedienza politica, smette di essere un’alleanza e si trasforma in dipendenza.

NASCE LA FORZA MULTINAZIONALE UCRAINA (MNF-U): la dichiarazione di Parigi e l’ascesa dell’autonomia strategica europea

 

Mentre gli Stati Uniti si concentrano sui propri obiettivi in ​​Medio Oriente e ritirano truppe dalla Germania, in Europa sta emergendo un’architettura di sicurezza secondaria. Il 6 gennaio 2026, il primo ministro britannico Keir Starmer e il presidente francese Emmanuel Macron hanno firmato la Dichiarazione di Parigi, uno “storico accordo” che formalizza l’impegno di una “Coalizione dei Volenterosi” a guida europea per fornire garanzie di sicurezza all’Ucraina. Questa iniziativa, che inizialmente comprendeva 34 Paesi, ora diventati 40 più l’Ucraina, mira a facilitare un accordo di pace duraturo con la Russia fornendo le “solide garanzie di sicurezza” che Kiev ha a lungo cercato.

La Dichiarazione di Parigi è strutturata attorno a cinque pilastri fondamentali:

  • Monitoraggio e verifica del cessate il fuoco: un meccanismo guidato dagli Stati Uniti con contributi significativi dalla Coalizione dei Volenterosi (CoW) per garantire il rispetto di qualsiasi futuro accordo di pace.
  • Fornitura di armamenti a lungo termine: supporto continuo alle Forze Armate dell’Ucraina (AFU) per mantenere il loro ruolo di “prima linea di difesa e deterrenza”.
  • Forza multinazionale in Ucraina (MNF-U): un contingente a guida europea che verrà schierato dopo un cessate il fuoco per supportare la rigenerazione delle Forze Armate ucraine e svolgere operazioni di deterrenza.
  • Impegni di sostegno vincolanti: promesse di sostegno all’Ucraina in caso di un futuro attacco armato da parte della Russia, incluso il potenziale utilizzo di capacità militari.
  • Ricostruzione e cooperazione rafforzata: sostegno finanziario e logistico per la ricostruzione del Paese e della sua base industriale della difesa.

Struttura Operativa della Forza Multinazionale in Ucraina

La MNF-U rappresenta un cambio di paradigma nella difesa europea. Nel settembre 2025, la coalizione ha istituito un quartier generale di comando strategico congiunto presso il Forte Mont Valerien a Parigi, con la guida congiunta di Francia e Regno Unito. La forza include 26 nazioni che si impegnano formalmente a schierare truppe, a condizione di una cessazione credibile delle ostilità. A differenza delle tradizionali missioni di pace delle Nazioni Unite, la MNF-U è esplicitamente concepita per la “rassicurazione” e la “deterrenza”, con unità dislocate presso “centri militari” in tutta l’Ucraina per proteggere civili e infrastrutture.

Il primo ministro britannico Starmer ha definito questo evento un “momento irripetibile” per la sicurezza europea, sottolineando che il tempo delle discussioni è ormai finito. L’iniziativa ha ricevuto il sostegno politico dell’Amministrazione Trump, con Jared Kushner e Steve Witkoff presenti al vertice di Parigi per segnalare il sostegno americano all’idea che l’Europa si assuma “maggiori responsabilità per la propria difesa”. Sostegno USA, tuttavia, subordinato al fatto che la MNF-U funga da indicatore di un “mondo NATO senza gli Stati Uniti”, sulla carta per consentire a Washington di reindirizzare le sue forze pronte al combattimento verso il teatro iraniano, in pratica per giustificare un progressivo disimpegno dall’Alleanza Atlantica.

Ostacoli diplomatici e legittimazione parlamentare

Nonostante la formalizzazione della Dichiarazione di Parigi, permangono ostacoli significativi all’interno della coalizione, in quanto non tutti i membri sono favorevoli all’immediato dispiegamento di forze militari. Paesi come Canada, Spagna e Turchia hanno espresso la disponibilità a contribuire alle garanzie di sicurezza, ma si sono mostrati riluttanti a dispiegare truppe in suolo ucraino. Ovviamente, qualsiasi dispiegamento richiederà l’approvazione dei parlamenti nazionali, un processo che il Cancelliere Starmer ha riconosciuto essere “vitale” per la legittimità democratica nel Regno Unito.

La risposta russa alla Dichiarazione di Parigi è stata di totale rifiuto. L’ambasciatore plenipotenziario Andrey Belousov ha dichiarato alla Conferenza di revisione del TNP che una soluzione al conflitto ucraino è possibile solo se la NATO abbandona il suo obiettivo di “sconfiggere strategicamente la Russia”. Mosca considera la “rimilitarizzazione intensiva” dell’Europa e il proposto dispiegamento del MNF-U, una violazione dei suoi interessi fondamentali. L’ambasciatore Belousov ha nuovamente giocato la carta della guerra psicologica, avvertendo che le politiche occidentali stanno “giocando un gioco molto pericoloso e rischiano di portare a un conflitto armato diretto tra le principali potenze nucleari”. Questo sentimento trova eco nell’opinione pubblica degli Stati Uniti, dove la maggioranza degli americani sostiene il proseguimento degli aiuti militari a Kyiv, ma è divisa perché gli elettori di estrema destra e i seguaci del movimento MAGA sono contrari alla partecipazione delle forze statunitensi alla “Coalizione dei Volenterosi” europea.

L’EUROPA DI FRONTE ALLA SOLITUDINE STRATEGICA GLOBALE NELL’ERA TRUMP47   

   

Il mondo rimane in uno stato di elevata incertezza, con il potenziale di un’ulteriore escalation sia in Medio Oriente che nell’Europa orientale. La decisione di Washington di ritirare le truppe dalla Germania e l’ascesa della “Coalizione dei Volenterosi” europea non sono eventi isolati, ma fanno parte di una fondamentale ristrutturazione dell’architettura di sicurezza internazionale che definirà il XXI secolo.

Il percorso verso una soluzione affidabile in Ucraina rimane lontana, dipendente da un livello di cooperazione diplomatica che attualmente non esiste. La postura strategica e la politica estera del presidente Trump, fin dalle fasi iniziali del suo secondo insediamento, sono caratterizzate da una miscela distintiva di unilateralismo assertivo, rifiuto della diplomazia, accordi transazionali, ambiguità e opportunismo strategico – caratteristiche che collettivamente esercitano enormi pressioni su tutti i propri alleati e partner commerciali, in particolare Canada e Unione Europea. L’Amministrazione, guidata dal presidente Donald Trump e dal vicepresidente J. D. Vance, ha rapidamente evidenziato un approccio muscolare alla politica estera, orientata esclusivamente a perseguire il dominio degli Stati Uniti, facendo leva su una strategia di minacce e tattiche ibride, tra le quali: ingerenza nelle elezioni e nei sistemi costituzionali di Stati alleati, guerra economica, postura assertiva, raid militari, controllo e ridenominazione geografica dei mari e degli stretti strategici, minacce di annessioni territoriali, delegittimazione degli organismi internazionali e delle alleanze storiche, (dis)informazione attraverso i social, esaltazione del radicalismo religioso, escalation retorica.

Lo tsunami geopolitico scatenato dall’”asse del male” delle autocrazie, ora alimentato anche dalle politiche dell’Amministrazione statunitense del presidente Donald Trump, hanno provocato una profonda faglia nei rapporti tra l’Unione Europea e gli USA, sollevando interrogativi sulla sostenibilità dell’Alleanza Transatlantica in un’epoca di incertezze e guerra economica, fratture geopolitiche e strategiche senza precedenti.

Sebbene la NATO rimanga la pietra miliare della difesa europea, l’invasione russa e le nuove sfide rivolte ai membri dell’Alleanza Atlantica dal presidente degli Stati Uniti Trump, hanno evidenziato la necessità per l’UE di sviluppare proprie capacità militari integrate e, se necessario, in grado di agire velocemente e indipendentemente dalla NATO.

Quindi sì, Washington ritira pure i tuoi soldati dall’Europa. Il vero problema non sono 5.000 soldati.
Il vero problema è che l’Europa ha costruito la sua architettura di sicurezza sull’assunzione di avere un partner razionale e affidabile. Quell’assunzione è sparita.

Ora ci sono solo due opzioni: continuare ad assorbire l’imprevedibilità, la guerra commerciale, le minacce ibride provenienti dall’Atlantico; oppure costruire capacità autonome e indipendenza strategica.

Quella attuale non è una crisi dell’ordine internazionale di breve durata, ma uno shock geopolitico provocato dall’Amministrazione Trump47 che si aggiunge agli attacchi di Russia e Cina, soprattutto contro l’Unione Europea e la NATO.

La dichiarazione di Parigi della Coalizione dei Volenterosi, e le parole pronunciate dal presidente Emmanuel Macron dal vertice della Comunità Politica europea a Erevan lo scorso 4 maggio, rispecchiano nella maniera più compita il gelo dei Volenterosi rispetto alla nuova iniziativa militare del presidente Donald Trump per riaprire lo stretto di Hormuz, rappresentano una linea di demarcazione rispetto a Washington, anche sul concetto stesso di riapertura di Hormuz.

Un grande segnale di determinazione verso la realizzazione dell’autonomia strategica europea.

 

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La battaglia per l’egemonia religiosa che Trump non potrà mai vincere

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Aprile 2026

Sul prestigioso e storico giornale Il Riformista, l’analisi di Francesco D’Arrigo e Tommaso Alessandro De Filippo con il contributo di Maurizio Gronchi, Professore ordinario Facoltà di Teologia della Pontificia Università Urbaniana.
Un sincero ringraziamento al direttore Claudio Velardi per aver pubblicato un approfondimento su un tema geopoliticamente sensibile che sta turbando milioni di Cristiani.

Clicca sull’immagine per leggere l’approfondimento 

 

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THE BATTLE FOR RELIGIOUS DOMINANCE THAT TRUMP WILL NEVER BE ABLE TO WIN

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As religion, technology, and geopolitics merge, new forms of power and conflict emerge.
The result is a reality where truth, faith, and security are simultaneously under pressure.
Analysis for Geopolitika Norge by Francesco D’Arrigo & Tommaso Alessandro De Filippo, with the contribution of
Maurizio Gronchi, professor at the Faculty of Theology at the Pontificia Università Urbaniana.
Click the Image to read the analysis
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Når geografi blir våpen: kampen om Hormuz

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Aprile 2026

I skyggen av militær eskalering formes en mer subtil kamp om kontrollen over global handel.

Hormuzstredet står som et eksempel på hvordan geografi og strategi kan forsterke hverandre i krigstid.

By Francesco D’Arrigo for GEOPOLITIKA NORGE.

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