10 Agosto 2026

La svolta strategica moldava per raggiungere un equilibrio tra neutralità, sicurezza, integrazione europea e contrasto alle FIMI russe

Analisi di Francesco D’Arrigo e Tommaso Alessandro De Filippo

 

La Repubblica Moldova

La Repubblica Moldova, con una superficie di 33.846 km² e una popolazione stimata in circa 2,4 milioni di abitanti, comprende la Transnistria, una striscia di terra stretta tra il fiume Nistro e il confine ucraino, autoproclamatasi indipendente, a seguito della illegale occupazione militare della Federazione Russa, che oltre alle proprie forze armate ha fatto insediare circa 450.000 cittadini russi. A causa di tale occupazione militare, la Transnistria è uno Stato a riconoscimento limitato de facto indipendente dalla Moldova dal 1992, con una propria capitale -Tiraspol – una valuta (il rublo della Transnistria) e simboli sovietici, ma non è riconosciuta dalla comunità internazionale. La Moldova confina a Ovest con la Romania e a Nord, Est e Sud con l’Ucraina, disponendo di un limitato accesso al fiume Danubio attraverso il porto di Giurgiulești (situato nel distretto di Cahul). Sebbene sia uno Stato privo di sbocco sul mare, la sua posizione geografica le conferisce un valore strategico dirimente perché costituisce un elemento di raccordo tra il bacino del Mar Nero, i Balcani e l’Europa centro-orientale.

Moldova-political-map by guideoftheworld.com

 

Cenni storici

La regione della Bessarabia, nucleo storico della Moldova contemporanea, passò dall’Impero Ottomano all’Impero Russo nel 1812, fu incorporata nel Regno di Romania nel 1918 e venne annessa all’Unione Sovietica nel 1940 in applicazione del Patto Molotov-Ribbentrop, l’intesa tra il Terzo Reich e l’Unione Sovietica firmato a Mosca nella notte tra il 23 e il 24 agosto 1939, uno degli accordi diplomatici più controversi e determinanti della storia contemporanea che segnò un punto di svolta nella politica internazionale alla vigilia della Seconda guerra mondiale. Costituita come Repubblica Socialista Sovietica Moldava, proclamò l’indipendenza il 27 agosto 1991, nel momento storico di dissoluzione dell’URSS. Appena pochi mesi dopo, nel marzo 1992, il giovane Stato divenuto indipendente venne coinvolto nel conflitto che interessò la striscia di terra della Transnistria, combattuto tra le forze regolari statali e quelle separatiste filorusse, conclusosi con un cessate il fuoco che ha congelato il contenzioso senza riuscire a risolverlo. Oltre tre decenni dopo, la presenza militare russa nella regione separatista della Transnistria costituisce il principale fattore di instabilità securitaria e politica dello Stato, a cui si aggiunge il controverso status istituzionale della Gagauzia, regione autonoma abitata prevalentemente da una minoranza turcofona di tradizione ortodossa. Quest’ultima, mantiene un orientamento politico generalmente più favorevole a Mosca rispetto al resto dello Stato, come dimostrato anche dalla percentuale elettorale maggioritaria raccolta al suo interno dai partiti filorussi alle elezioni parlamentari del 2025, nettamente sconfitti in tutte le altre regioni della Moldova (Transnistria compresa).

Museo Storia Militare Moldavo – photo by Tommaso Alessandro De Filippo

 

Appunti istituzionali e politici

La Moldova, oggi è una repubblica parlamentare che negli anni recenti ha intrapreso un processo di avvicinamento all’Unione Europea, con l’obiettivo di aderirvi entro la fine del decennio. Lo status di Paese candidato, ottenuto nel 2022, e l’apertura dei negoziati di adesione hanno impresso una forte accelerazione alle riforme della pubblica amministrazione, del sistema giudiziario e del contrasto alla corruzione. Parallelamente, la Costituzione sancisce la neutralità permanente dello Stato, principio che esclude formalmente l’adesione alla NATO ma non impedisce un’intensa cooperazione con l’Alleanza Atlantica nei settori della formazione, della resilienza istituzionale, della sicurezza cibernetica e della modernizzazione delle Forze Armate.

Il progressivo orientamento commerciale verso il mercato europeo ha ridotto la dipendenza economica dalla Federazione Russa, nonostante per lo Stato permangano vulnerabilità legate alla sicurezza energetica. Sul piano demografico il Paese registra uno dei più accentuati tassi di declino della popolazione in Europa, conseguenza della combinazione tra bassa natalità, invecchiamento ed elevata mobilità migratoria, fattori che incidono direttamente sulla disponibilità di forza lavoro, sulla sostenibilità del welfare e sul potenziale di crescita economica.

Sicurezza nazionale: minacce convenzionali e ibride

Sotto il profilo della sicurezza nazionale, uno dei principali fattori di instabilità della Moldova è rappresentato dall’irrisolta controversia sul controllo della striscia di terra della Transnistria (territorio internazionalmente riconosciuto come parte della Repubblica Moldova), regione separatista filorussa occupata dal Gruppo Operativo delle Forze Russe (in russo Оперативная группа российских войскOGRF), un contingente militare della Federazione Russa di circa 1.500 effettivi, erede del dispositivo militare sovietico della XIV Armata di stanza con base principale a Tiraspol. La presenza di militari russi e del grande deposito di munizioni di Cobasna mantiene aperta una potenziale direttrice di pressione militare nei confronti di Chișinău e costituisce una violazione della sovranità territoriale dello Stato moldavo.

 

 

La svolta strategica della Moldova per raggiungere un equilibrio tra neutralità, sicurezza, integrazione europea e contrasto alle FIMI russe

 

Moldova Cabinet of Ministry approves the Military Strategy 2025-2035

 

La Repubblica di Moldavia, operando nell’ambito della sua nuova Strategia di Difesa Nazionale 2025-2035, sta attuando una fondamentale svolta dottrinale, abbandonando le architetture militari di epoca sovietica per adottare standard di interoperabilità NATO, modificando radicalmente le dinamiche di sicurezza regionale nell’Europa orientale. Spinta dai profondi sconvolgimenti geopolitici derivanti dalla continua aggressione militare della Federazione Russa contro l’Ucraina, e dalla politica estera degli Stati Uniti dell’Amministrazione Trump 2.0, Chișinău ha accelerato il suo programma di modernizzazione del proprio sistema di difesa, stabilendo un obiettivo operativo vincolante per la transizione delle sue forze armate a dottrina, tattiche, armamenti, sistemi di comando e controllo occidentali entro la fine del 2027. Una trasformazione strategica che prevede la dismissione sistematica di infrastrutture logistiche inefficienti, di sistemi d’arma e dei calibri obsoleti del Patto di Varsavia, inclusa la graduale sostituzione dei fucili d’assalto AK-47 e AK-74, con tecnologie, armi leggere e attrezzature pesanti compatibili e interoperabili con gli standard NATO. Contemporaneamente, le riforme istituzionali coordinate attraverso il Partenariato di sicurezza e difesa dell’Unione europea, firmato nel maggio 2024, e l’iniziativa potenziata per il rafforzamento delle capacità di difesa e sicurezza correlate, forniscono l’impalcatura strutturale necessaria per potenziare la resilienza nazionale della Moldavia, la fusione di intelligence e le capacità di mitigazione delle minacce ibride. Di conseguenza, l’assetto di difesa della Moldavia si sta spostando dalla neutralità costituzionale, associata a una stagnazione strutturale, a un modello di resilienza attivo e interoperabile, progettato per contrastare operazioni multidominio nella zona grigia, attacchi informatici, manipolazione e interferenza straniera delle informazioni, senza violare formalmente il suo status di neutralità sancito dall’Articolo 11 della Costituzione della Repubblica Moldova.

La trasformazione operativa dell’architettura di sicurezza nazionale della Moldavia si basa su una fondamentale ricalibrazione legislativa e strategica, che porta la posizione sovrana di Chișinău, da una passiva neutralità costituzionale a una posizione assertiva di sviluppo strutturato delle capacità di difesa.

La svolta di questa evoluzione dottrinale è stata determinata dalla Strategia di Sicurezza Nazionale della Repubblica Moldova, promulgata nel dicembre 2023 dall’Amministrazione del Presidente della Repubblica – Maia Sandu – che ha formalmente identificato l’aggressione militare della Federazione Russa contro l’Ucraina come la principale minaccia esistenziale alla sovranità statale, all’integrità territoriale e alla stabilità istituzionale. Basandosi su questa strategia generale, la Strategia di Difesa Nazionale 2025-2035 definisce una tabella di marcia a più fasi per la modernizzazione delle Forze Armate della Repubblica di Moldavia, allineando dottrine operative, strutture delle forze, meccanismi di approvvigionamento e reti di comando e controllo agli standard occidentali. Questo cambiamento normativo smantella esplicitamente decenni di inerzia difensiva che hanno reso il Paese vulnerabile alla coercizione asimmetrica, agli interventi nella zona grigia e alla dipendenza strutturale da armamenti militari di epoca sovietica. Codificando un obiettivo di allocazione per la difesa pari all’1% del Prodotto Interno Lordo entro la fine del decennio in corso, il quadro legislativo fornisce il mandato giuridico interno necessario per realizzare investimenti di capitale a lungo termine in tecnologie di difesa, moderne reti di difesa aerea, comunicazioni sicure e piattaforme di mobilità, garantendo che Chișinău possa adempiere al suo mandato costituzionale primario di protezione nazionale, operando al contempo in modo integrato con i partner regionali per la sicurezza collettiva.

Il paradigma moldavo: l’integrazione europea della difesa e il riarmo del fianco orientale

L’architettura geopolitica dell’Europa orientale sta subendo un riallineamento strutturale che si estende ben oltre i confinanti campi di battaglia dell’Ucraina. A Chișinău, la Repubblica di Moldavia sta attuando una dottrina sistematica e multidominio che trasformerà il Paese, dopo decenni di neutralità costituzionale passiva e sottofinanziata, in un pilastro integrato della sicurezza europea. La decisione del Consiglio dell’Unione europea del 13 luglio 2026 di approvare uno storico pacchetto di aiuti da 120 milioni di Euro nell’ambito del Fondo europeo di pace (FEP) per la difesa aerea a medio raggio, segna un punto di non ritorno definitivo. Insieme all’obiettivo statutario di Chișinău di completare l’allineamento tattico e logistico totale con gli standard occidentali in materia di armamenti entro il 31 dicembre 2027, la spinta alla modernizzazione della Moldavia non è una semplice riforma militare localizzata. Rappresenta un calcolato vincolo istituzionale di uno Stato di prima linea all’infrastruttura di difesa più ampia dell’Unione Europea e della NATO.

L’architettura della nuova strategia di difesa

Il piano istituzionale per questa trasformazione è stato formalmente definito il 21 maggio 2024, quando il Primo Ministro moldavo Dorin Recean e l’Alto rappresentante dell’UE per gli affari esteri e la politica di sicurezza Josep Borrell, hanno firmato a Bruxelles l’Accordo di Partenariato UE-Moldavia (EUPM Moldavia) in materia di sicurezza e difesa. Essendo il primo Paese extra-UE a stipulare un accordo di questo tipo, la Moldavia ha creato un precedente per la cooperazione istituzionalizzata che copre ventotto ambiti operativi. Questa partnership spazia dalla sicurezza informatica alla lotta al terrorismo, dalla protezione integrata delle frontiere alla partecipazione attiva alle missioni della Politica di Sicurezza e di Difesa Comune (PSDC).

La partnership concretizza direttamente le priorità delineate nella Strategia di Sicurezza Nazionale della Moldavia, promulgata nel dicembre 2023, e nella successiva Strategia di Difesa Nazionale 2024-2034, approvata dal Consiglio dei Ministri guidato dal Ministro della Difesa Anatolie Nosatîi il 17 luglio 2024. Per la prima volta nella storia post-sovietica di Chișinău, questi testi normativi designano esplicitamente l’assetto militare della Federazione Russa e la sua presenza militare illegale nella regione separatista della Transnistria come minacce esistenziali alla sovranità statale. Integrando queste valutazioni delle minacce nella legislazione nazionale, l’Amministrazione del presidente Maia Sandu ha allineato la pianificazione della difesa nazionale con le valutazioni dell’intelligence europea e transatlantica, trasformando l’ambiguità strategica in chiarezza strutturale.

I numeri che si celano dietro le opportunità di sviluppo e sicurezza comune

I meccanismi finanziari gestiti da Bruxelles hanno rappresentato il principale catalizzatore di questa transizione dottrinale e tecnologica. La decisione del Consiglio del 13 luglio 2026 ha portato il finanziamento cumulativo del Fondo europeo di pace per le forze armate moldave a 317 milioni di Euro. Ciò rappresenta un’iniezione di capitale senza precedenti per un esercito il cui bilancio annuale si è storicamente attestato al di sotto dello 0,5% del PIL. In base alla Strategia di difesa nazionale 2024-2034, la spesa per la difesa nazionale dovrebbe raggiungere l’1,0% del PIL entro il 2034, stabilendo una base stabile per l’acquisizione sostenibile di capitali e il mantenimento delle forze armate.

L’impiego di capitali è strategicamente prioritario per colmare le lacune in termini di capacità che presentano un’elevata vulnerabilità. Le precedenti tranche dell’EPF hanno finanziato la logistica tattica non letale, le strutture mediche da campo, le comunicazioni sicure e le architetture di sorveglianza terrestre, tra cui spicca la fornitura di un radar di difesa aerea 3D Thales Ground Master 200 (GM200), grazie alla cooperazione bilaterale francese. Il pacchetto da 120 milioni di Euro approvato nel luglio 2026 integra direttamente questi sensori di sorveglianza, finanziando batterie mobili di missili terra-aria a medio raggio. Tale copertura combinata crea il primo scudo di difesa aerea integrato sensore-tiratore della Moldavia, in grado di intercettare missili da crociera difficili da rilevare e sistemi d’arma a lungo raggio che violano periodicamente lo spazio aereo moldavo durante gli attacchi alle infrastrutture ucraine.

La sfida legislativa per sconfiggere le reti finanziarie occulte

Una trasformazione tecnica di tale portata richiede una revisione completa della governance degli appalti nazionali. Nel luglio 2026, il Parlamento moldavo ha emanato una legislazione completa in materia di appalti per la difesa, concepita per armonizzare le procedure di acquisizione nazionali con le direttive dell’Unione Europea. Questo quadro normativo, la cui piena entrata in vigore è prevista per il 1° gennaio 2027, istituisce organismi specializzati per gli appalti, impone meccanismi di audit trasparenti e garantisce rigorosi protocolli di verifica dell’utente finale.

Abbandonando le leggi sugli appalti risalenti al periodo post-sovietico, Chișinău ha rimosso gli ostacoli strutturali che in precedenza limitavano gli acquisti congiunti con i produttori europei di armi. La legge consente alla Moldavia di partecipare direttamente ai programmi di appalto congiunti per la difesa dell’UE e di assorbire le tecnologie di difesa occidentali, proteggendo al contempo i fondi pubblici dalle reti finanziarie occulte. Inoltre, il ritiro delle armi leggere del Patto di Varsavia, in particolare il passaggio dai fucili AK-47 e AK-74 calibro 7,62×39 mm e 5,45×39 mm ai fucili standard NATO calibro 5,56×45 mm, è regolato da una rigorosa gestione delle scorte. Le unità operative, come il Reggimento di Stato Maggiore e l’Accademia Militare Alexandru cel Bun, ricevono un’assegnazione prioritaria di armi leggere occidentali, mentre le scorte preesistenti vengono registrate in riserve strategiche sicure e controllate per la mobilitazione a fini di difesa territoriale.

Le partnership per la sicurezza multidominio

Sebbene l’approvvigionamento di armamenti proceda rapidamente, la Moldavia rimane esposta a sofisticate minacce asimmetriche progettate per destabilizzare lo Stato, senza ricorrere a scontri armati. La presenza del Gruppo Operativo delle Forze Russe (GOTR) in Transnistria, insieme a circa 20.000 tonnellate di munizioni di epoca sovietica non ispezionate, stoccate nel deposito di Cobasna vicino al confine ucraino, costituisce una vulnerabilità strutturale permanente. Il rischio è aggravato dalla manipolazione e dall’interferenza straniera nell’informazione (FIMI), dalle iniezioni clandestine di liquidità illecita mirate all’integrità elettorale e dalle incursioni informatiche sponsorizzate da attori statali contro le infrastrutture critiche nazionali.

Per neutralizzare questi vettori ibridi, la Missione di Partenariato dell’Unione Europea in Moldavia (EUPM), istituita nell’ambito della PSDC, fornisce consulenza operativa in tempo reale, strumenti di individuazione delle minacce e modelli di gestione delle crisi. Parallelamente, l’Agenzia nazionale moldava per la cybersicurezza, operativa dal 2024, collabora con il Servizio di Informazione e Sicurezza (SIS) per implementare architetture di rete Zero Trust nelle reti energetiche municipali e nelle comunicazioni governative. Questo scudo di difesa multilivello garantisce che le istituzioni statali mantengano la continuità operativa in caso di coercizione informatica prolungata o pressioni politiche nella zona grigia.

 La Missione EUPM difende Chisinau e amplia il perimetro di sicurezza del continente europeo

La traiettoria strategica della Repubblica di Moldavia offre una risposta decisiva al mutevole scenario di sicurezza dell’Europa orientale. Unendo la disciplina legislativa interna al sostegno finanziario europeo e agli standard tecnici della NATO, Chișinău dimostra che la neutralità costituzionale non implica impotenza difensiva. Il costo del mancato sostegno a questa trasformazione sarebbe elevato: si rischierebbe di lasciare una vulnerabile fascia geografica lungo il confine orientale dell’Unione Europea esposta a sovversione ibrida o coercizione militare.

Al contrario, il completamento con successo del programma di modernizzazione moldavo 2024-2027 consolida la posizione del Paese all’interno dell’ecosistema di sicurezza europeo. Trasforma un punto di vulnerabilità storico in un baluardo resiliente e interoperabile di stabilità democratica, salvaguardando non solo la sovranità di Chișinău, ma anche il più ampio perimetro di sicurezza del continente europeo.

L’evoluzione strategica attualmente in atto all’interno delle Forze Armate della Repubblica di Moldavia rappresenta una profonda rottura strutturale con tre decenni di stagnazione post-sovietica, caratterizzata da un sistematico sottofinanziamento, inerzia dottrinale e un forte impiego di armamenti obsoleti ereditati dal crollo dell’Unione Sovietica. Sotto la guida della nuova Strategia di Difesa Nazionale Ministero della DifesaChișinău ha reso operativo un rigoroso percorso di modernizzazione che ricalca la trasformazione sistemica precedentemente avviata dall’Ucraina, seppur vincolato da specifici parametri di neutralità costituzionale e da limitazioni di risorse. Questa revisione dottrinale è supportata da valutazioni empiriche della NATO, formalizzate attraverso l’Iniziativa per il rafforzamento delle capacità di difesa e sicurezza correlate e sostenute bilateralmente dai principali alleati occidentali. Il principale vettore operativo prevede un programma di riarmo aggressivo volto a raggiungere la completa compatibilità con gli standard NATO entro la fine del 2027, una tempistica resa necessaria dalle gravi minacce percepite provenienti dal confine orientale. Attraverso il ritiro sistematico delle scorte obsolete del Patto di Varsavia, in particolare passando dai calibri 7,62×39 mm e 5,45×39 mm utilizzati dalle piattaforme AK-47 e AK-74 alle munizioni standard NATO da 5,56x45mm e a sistemi modulari di armi leggere, le forze armate moldave stanno affrontando i principali colli di bottiglia logistici che storicamente hanno reso le loro catene di approvvigionamento completamente vulnerabili a interruzioni esterne. Inoltre, questa transizione hardware non è un semplice aggiornamento estetico dell’equipaggiamento della fanteria; funge da base fondamentale per le successive fasi di integrazione militare, che introdurranno progressivamente architetture avanzate di comando, controllo, comunicazioni, informatica, intelligence, sorveglianza e ricognizione, progettate per garantire un coordinamento tattico senza soluzione di continuità con i partner regionali in situazioni di crisi.

A complemento di questo riarmo fisico, si assiste a una convergenza istituzionale senza precedenti tra Chișinău e Bruxelles, cristallizzata nell’accordo di partenariato per la sicurezza e la difesa tra l’Unione Europea e la Repubblica di Moldavia, firmato nel maggio 2024. Tale accordo stabilisce un solido quadro bilaterale che istituzionalizza la cooperazione in dimensioni critiche della sicurezza, tra cui il contrasto alla guerra ibrida, lo sviluppo di capacità avanzate di difesa cibernetica, la neutralizzazione della manipolazione e dell’interferenza straniera in materia di informazioni e la partecipazione congiunta alle missioni della Politica di sicurezza e di difesa comune.

Il rapido allineamento della Moldavia con le architetture di sicurezza occidentali altera drasticamente il calcolo costi-benefici degli attori regionali ostili, in particolare per quanto riguarda la zona di conflitto congelata in Transnistria. La presenza del Gruppo Operativo delle Forze Russe e del considerevole deposito di munizioni a Cobasna rappresentano vulnerabilità acute e persistenti che i pianificatori della difesa moldavi devono considerare nella loro modellizzazione di scenari, adottando una logistica compatibile con la NATO, protocolli di manutenzione standardizzati e comunicazioni sicure avanzate. L’Esercito Nazionale sta colmando sistematicamente il divario asimmetrico di capacità che in precedenza esisteva tra le forze costituzionali e le formazioni separatiste sostenute dalla Russia. Questo rafforzamento istituzionale è ulteriormente potenziato dall’assistenza educativa specializzata fornita attraverso il Programma di potenziamento dell’istruzione della difesa, che ristruttura la formazione militare professionale presso l’Accademia militare Alexandru cel Bun per promuovere una nuova generazione di ufficiali di stato maggiore addestrati nell’arte operativa occidentale, nella pianificazione congiunta e nella supervisione democratica del settore della sicurezza.

A livello tattico e operativo, l’attuazione della Strategia di Difesa Nazionale richiede una gestione meticolosa delle dimensioni occulte, tra cui la trasparenza degli appalti per la difesa, i flussi di liquidità e la mitigazione delle pratiche corruttive nell’ambito degli appalti militari. Attraverso l’implementazione dell’Iniziativa per la Costruzione dell’Integrità e rigorosi meccanismi di autovalutazione supervisionati da revisori internazionali, la Moldavia sta cercando di proteggere i suoi programmi di modernizzazione multimilionari dalle reti di appropriazione indebita e traffico illecito che storicamente hanno afflitto gli arsenali di difesa post-sovietici. La graduale dismissione delle armi leggere di epoca sovietica non comporta la distruzione o la rottamazione immediata degli inventari preesistenti; al contrario, i protocolli di riserva strategica prevedono che sistemi come l’ AK-47 e l’AK-74 siano custoditi in depositi sotterranei per fungere da riserve di mobilitazione per le unità di difesa territoriale, mentre le brigate di combattimento in servizio attivo, il Reggimento di Stato Maggiore e gli elementi di ricognizione specializzati passano esclusivamente a piattaforme occidentali moderne. Questo approccio a doppio binario garantisce che, mentre le formazioni in servizio attivo raggiungono un’interoperabilità operativa immediata con le nazioni partner della NATO e dell’UE che partecipano a esercitazioni come Swift Response e JCET, la più ampia base di mobilitazione mantenga la capacità di riserva per la difesa territoriale senza creare una grave frammentazione logistica. In definitiva, questa trasformazione globale riflette un cambio di paradigma nell’architettura di sicurezza europea, dimostrando che anche gli Stati costituzionalmente neutrali che affrontano intense pressioni ibride possono realizzare con successo un profondo allineamento strutturale con gli standard di difesa occidentali quando supportati da una volontà politica costante, da una partnership istituzionale e da una rigorosa lungimiranza strategica tra Moldavia e Consiglio dell’Unione Europea.

Nel complesso panorama geopolitico dell’Europa orientale, la Moldavia si trova a un bivio cruciale, alle prese con la sua neutralità costituzionale, le aspirazioni all’integrazione europea e l’incombente minaccia dell’influenza russa. La Repubblica di Moldavia, un piccolo Stato senza sbocco sul mare di circa 2,6 milioni di abitanti, confinante con l’Ucraina a est e la Romania a ovest, è emersa come punto focale nell’escalation delle tensioni tra NATO e Russia. Recenti accuse del Servizio di Intelligence Estera russo (SVR), pubblicate il 14 luglio 2025, sostengono che la NATO stia attivamente preparando la Moldavia a un potenziale conflitto armato con la Russia, trasformando il Paese in un “avamposto” sul fianco orientale dell’Alleanza. Queste affermazioni, diffuse attraverso i canali ufficiali dell’SVR, sostengono che la NATO stia modernizzando le infrastrutture moldave, compresi gli aeroporti di Marculesti e Balti, per facilitare il rapido dispiegamento di truppe e stia rendendo i moldavi potenziale “carne da cannone” in un ipotetico scontro con le forze russe. Sebbene queste accuse riflettano la narrazione di Mosca sull’aggressione occidentale, esse sottolineano le più ampie dinamiche strategiche che stanno plasmando la traiettoria della Moldavia.

L’importanza geopolitica della Moldavia deriva dalla sua posizione al crocevia dell’Europa orientale che l’ha resa una regione storicamente contesa dalle grandi potenze. La storia moderna del paese è segnata dall’incorporazione nell’Impero russo nel 1812, dalla breve unione con la Romania nel periodo tra le due guerre e dalla successiva integrazione nell’Unione Sovietica come Repubblica Socialista Sovietica Moldava nel 1940. Dopo il crollo dell’Unione Sovietica nel 1991, la Moldavia ha dichiarato l’indipendenza, ma lo status irrisolto della Transnistria – una regione separatista che ospita truppe russe – ha complicato la sua sovranità. La Costituzione moldava del 1994 sancisce la neutralità permanente, vietando il dispiegamento di forze armate straniere sul suo territorio, una posizione ribadita dalla legislazione successiva. Tuttavia, la partecipazione della Moldavia al programma NATO Partenariato per la Pace (PfP) dal 1994 e al suo Piano d’azione individuale per il partenariato (IPAP) dal 2006, segnala un graduale allineamento con le strutture di sicurezza occidentali, in particolare sotto la guida della presidente Maia Sandu e del suo Partito di Azione e Solidarietà (PAS). La decisione dell’Unione Europea di concedere alla Moldavia lo status di paese candidato all’adesione nel giugno 2022, unitamente al referendum costituzionale del 2024 che ha sancito l’adesione all’UE come obiettivo nazionale, ha ulteriormente orientato la Moldavia verso l’Occidente, intensificando le preoccupazioni russe in merito all’espansione verso est della NATO.

Moldova NATO Flags by nato.int partnerships

 

Nella sua dichiarazione del luglio 2025, il Servizio di Intelligence Estera russo (SVR) afferma che la NATO sta realizzando importanti progetti infrastrutturali in Moldavia per prepararsi a eventuali conflitti militari. In particolare, fa riferimento alla modernizzazione degli aeroporti di Marculesti e Balti, situati vicino al confine ucraino, per ospitare aerei da combattimento e da trasporto militare. Secondo la relazione annuale del Ministero della Difesa moldavo del 2024, l’aeroporto di Marculesti, ex base militare sovietica, è in fase di ammodernamento dal 2022, finanziato in parte da una sovvenzione di 3,5 milioni di euro del Fondo europeo per la pace (FEP). Questi ammodernamenti includono l’estensione delle piste e il potenziamento dei sistemi di controllo del traffico aereo, per migliorare la capacità dell’aviazione civile moldava. Tuttavia, la vicinanza di Marculesti alla zona di conflitto ucraina – a circa 50 chilometri dal confine – ha scatenato la propaganda e la disinformazione del Cremlino sul suo potenziale utilizzo militare. Analogamente, l’aeroporto di Balti, principalmente una struttura civile, ha ricevuto 1,2 milioni di euro di finanziamenti UE per miglioramenti logistici, come documentato nella relazione del Partenariato orientale della Commissione europea del 2024. La propaganda SVR afferma che questi progetti fanno parte di una più ampia strategia NATO per trasformare la Moldavia in un hub logistico, che include l’adattamento delle reti ferroviarie agli scartamenti europei e il rinforzo dei ponti per supportare equipaggiamenti militari pesanti. Sebbene le dichiarazioni ufficiali della NATO, come la Dichiarazione del Vertice di Washington del 10 luglio 2024, sottolineino il sostegno alle riforme della difesa moldava attraverso l’Iniziativa per il rafforzamento delle capacità di difesa e sicurezza correlate (DCB), non confermano piani per un impegno militare diretto.

L’iniziativa DCB della NATO, lanciata nel 2015 e potenziata nel febbraio 2023, ha fornito alla Moldavia programmi di addestramento, supporto alla difesa cibernetica e attrezzature logistiche, inclusi aiuti non letali per un valore di 10 milioni di euro, come riportato dall’Assemblea parlamentare della NATO l’8 aprile 2025. Questi sforzi mirano ad allineare le forze armate moldave agli standard euro-atlantici, ma suscitano accuse da parte della Russia di minare la neutralità della Moldavia.

L’influenza della Russia in Moldavia va oltre la disinformazione e si estende alla leva economica e militare

Il Rapporto sullo sviluppo umano 2023 del Programma delle Nazioni Unite per lo sviluppo (UNDP) evidenzia la storica dipendenza della Moldavia dall’energia russa, con il 70% del suo approvvigionamento di gas proveniente da Gazprom fino al 2022. Il passaggio della Moldavia ai mercati energetici europei, sostenuto da un pacchetto di resilienza energetica dell’UE da 300 milioni di euro nel 2024, ha ridotto questa dipendenza ma ha aumentato i costi, come rilevato dall’Agenzia internazionale per l’energia (AIE). In Transnistria, la Russia mantiene una presenza militare con il pretesto del mantenimento della pace, con circa 400.000 passaporti russi rilasciati ai residenti, secondo un’analisi della Jamestown Foundation del 2 aprile 2022. Questa politica di “passaportizzazione” rafforza la capacità di Mosca di rivendicare un interesse negli affari moldavi, in particolare nel contesto del conflitto in Ucraina. Le affermazioni del SVR riguardo alle intenzioni aggressive della NATO devono essere accolte con scetticismo, data la storia delle campagne di controllo automatiche condotte dalla Russia, come evidenziato dall’Istituto per lo Studio della Guerra (ISW) il 14 ottobre 2024. Queste campagne mirano a plasmare la percezione occidentale e moldava della NATO come una minaccia, rafforzando così il sentimento filorusso.

Il percorso della Moldavia verso l’integrazione europea è irto di sfide economiche e sociali

 

Ethnic groups of moldova including Gagauzia by Vykpi000z8j61

 

Il rapporto Doing Business 2024 della Banca Mondiale colloca la Moldavia al 48° posto a livello globale per facilità di fare affari, un miglioramento rispetto al 63° posto del 2018, grazie alle riforme nell’amministrazione fiscale e nell’applicazione dei contratti. Tuttavia, l’indagine economica sulla Moldavia del 2023 dell’OCSE ha rilevato problemi di corruzione e indipendenza della magistratura, che minano la fiducia degli investitori. L’accordo di associazione tra l’UE e la Moldavia del 2014, che include un’area di libero scambio globale e approfondita (DCFTA), ha incrementato le esportazioni verso l’UE del 27% tra il 2018 e il 2023, secondo i dati dell’UNCTAD. Ciononostante, le comunità rurali, che rappresentano il 57% della popolazione moldava secondo l’Ufficio nazionale di statistica del 2024, hanno beneficiato in misura limitata, alimentando il malcontento sfruttato dalle narrazioni filo-russe. Un rapporto dell’Atlantic Council del 2 giugno 2025, sottolinea che il percorso della Moldavia verso l’UE richiede riforme istituzionali continue per allinearsi agli standard dell’acquis comunitario, un processo che si prevede si protrarrà oltre il 2030.

La Gaugazia linea di faglia interna

La questione della Gagauzia rimane un punto di rottura critico.

La Transnistria non è stata l’unica regione della Moldavia a chiedere l’indipendenza all’inizio degli anni Novanta. La Gagauzia è una regione della Moldavia dove vive un’antica minoranza turcofona di fede ortodossa. La Moldova ha acquisito la propria indipendenza nel 1991, ma nell’agosto del 1990 il Gagauz Khalk dichiarò l’indipendenza dalla Moldavia proclamando la costituzione della Repubblica Socialista Sovietica di Gagauzia, con l’obiettivo di rimanere uniti all’Unione Sovietica e cominciò a organizzare elezioni presidenziali. L’autorità centrale moldava dichiarò il Khalk gagauzo illegale e ordinò ad alcune decine di migliaia di giovani “volontari” moldavi di entrare nella regione per bloccare le elezioni. L’intervento delle truppe del ministero dell’Interno sovietico evitarono l’incursione e il conflitto armato.

Successivamente anche la Gagauzia ha chiesto l’indipendenza dalla Moldova, ma a differenza della Transnistria, rappresenta un valido esempio di come possa essere gestita tale situazione in modo differente.

Il governo moldavo è stato in grado di evitare la secessione di questa regione in modo pacifico, fornendo un’ampia autonomia regionale e consentendo a questa popolazione di continuare a ricevere la protezione della Russia e della Turchia. Dopo la dichiarazione di indipendenza nel 1990 a cui seguirono alcuni momenti di tensione, si arrivò nel 1994 a un accordo che sancì una larga autonomia del territorio. La Gagauzia fu dichiarata “Unità Nazionale Autonoma” con autorità locali legislative ed esecutive.

Tuttavia, l’orientamento filo-russo degli abitanti, radicato in legami linguistici e culturali, è risultato evidente nel referendum del 2006, in cui il 97% si è espresso a favore dell’integrazione con l’Unione Economica Eurasiatica russa, come riportato dall’Institut français des relations internationales (Ifri) il 17 ottobre 2024. L’arresto e la condanna a sette anni di Evghenia Guțul, sanzionata da Stati Uniti e Unione Europea per i suoi legami con il Cremlino, ha scatenato proteste, con i sostenitori che hanno intonato slogan anti-PAS, come riportato dall’UNFPA il 9 luglio 2025. Il dato emerso dal sondaggio IMAS, secondo cui il 50% dei moldavi considera errata la politica del Partito di Azione e Solidarietà (Partidul Acțiune și Solidaritate – PAS – il principale partito politico di orientamento liberale, europeista e anti-corruzione del Paese, fondato nel 2016 dall’attuale presidente Maia Sandu) nei confronti della Gagauzia, suggerisce la necessità di una maggiore inclusività. Il documento informativo del 21 agosto 2024 dell’International Crisis Group, raccomanda a Chișinău di dialogare con i leader gagauzi per mitigare i rischi secessionisti, una strategia ripresa anche dalla Banca europea per la ricostruzione e lo sviluppo (BERS) nella sua Strategia nazionale per la Moldavia del 2025, che promuove una governance decentralizzata per stabilizzare le relazioni regionali.

Il ruolo della NATO – prima dell’Amministrazione Trump47

Il ruolo della NATO in Moldavia, pur non essendo basato sull’adesione all’Alleanza, è stato significativo. La Relazione annuale dell’Alleanza per il 2023, pubblicata il 14 marzo 2024, illustra in dettaglio il suo sostegno alla formazione in materia di difesa in Moldavia attraverso il Programma di potenziamento della formazione in difesa (DEEP), che offre corsi presso l’Accademia militare moldava. La visita dell’Assemblea parlamentare della NATO a Chișinău, l’8 aprile 2025, ha sottolineato la vulnerabilità della Moldavia alla guerra ibrida russa, inclusi attacchi informatici e interferenze elettorali. Il Centro per gli studi strategici e internazionali (CSIS) rileva nel suo rapporto del 2024 che le operazioni di sabotaggio russe in Europa sono triplicate tra il 2023 e il 2024, con la Moldavia come obiettivo primario. Il pacchetto di assistenza finanziaria dell’UE da 1,8 miliardi di euro per il periodo 2021-2027, come delineato nel bilancio 2024 della Commissione europea, mira a rafforzare la resilienza della Moldavia contro tali minacce, concentrandosi sulla difesa cibernetica e sulla sicurezza energetica.

La modernizzazione della difesa moldava sta accelerando. Tuttavia, la neutralità della Moldavia potrebbe fungere da cuscinetto diplomatico grazie al rafforzamento delle proprie capacità di difesa.

Le tattiche ibride della Russia, tra cui il ricatto energetico e le attività FIMI, rimangono una minaccia reale, grave e persistente. La Energy Policy Review 2024 dell’AIE elogia la diversificazione delle forniture di gas della Moldavia attraverso il gasdotto Iasi-Chisinau in Romania, operativo dal 2023, ma mette in guardia sulle vulnerabilità delle reti elettriche. Diversi rapporti dei Servizi di intelligence e think tank europei, tra i quali l’Istituto Italiano di Studi Strategici “Niccolò Machiavelli”, descrivono in dettaglio l’uso da parte della Russia dei social media e soprattutto dei canali Telegram per amplificare le narrazioni anti-UE, prendendo di mira Gagauzia, Transnistria e altri Paesi ex sovietici ed europei. L’indice di partenariato orientale 2024 dell’UE classifica la Moldavia al secondo posto tra i Paesi partner per le riforme democratiche, ma rileva i rischi derivanti da attori sostenuti dalla Russia come “Pobeda” (Vittoria), un blocco politico moldavo filorusso, fondato il 21 aprile 2024 a Mosca dall’oligarca latitante Ilan Mironovich Shor. Nato come coalizione dei partiti successori del Partito ȘOR (dichiarato incostituzionale in Moldavia), il blocco riunisce diverse forze d’opposizione vicine a Shor Pobeda, guidato da Ilan Shor, inserito dall’UE nell’elenco delle persone fisiche e giuridiche, delle entità e degli organismi oggetto di misure restrittive che figura nell’allegato della decisione (PESC) 2023/891, che funge da linea di faglia geopolitica, con la Russia che sfrutta il malcontento economico per destabilizzare la Moldovia.

Il percorso futuro della Moldavia richiede di affrontare queste complessità con lungimiranza strategica

Le dinamiche sociopolitiche in Gagauzia e Transnistria complicano ulteriormente l’allineamento della Moldavia con l’Occidente. Lo status di autonomia della Gagauzia, sancito dalla Legge del 1994 sullo status giuridico speciale della Gagauzia, le garantisce un significativo potere di autogoverno, compreso il controllo sulle politiche locali in materia di istruzione e cultura. Tuttavia, il sentimento filo-russo della regione, alimentato da affinità linguistiche e legami economici, crea attrito con l’agenda filo-europea di Chișinău. Il rapporto dell’International Crisis Group del 21 agosto 2024 evidenzia la dipendenza economica della Gagauzia dalle rimesse provenienti dalla Russia, stimate in 200 milioni di dollari all’anno dall’Ufficio nazionale di statistica moldavo nel 2023, il che rafforza l’influenza di Mosca. L’arresto della leader della Gagauzia, Evgenia Hutsul, nell’aprile 2025, e la condanna a 7 anni di carcere con l’accusa di frode elettorale legata a finanziamenti russi, come riportato dalla Missione di assistenza alle frontiere dell’Unione europea, ha acuito l’alienazione regionale. Il rapporto del Fondo delle Nazioni Unite per la Popolazione (UNFPA) del 9 luglio 2025 rileva che le diverse proteste a Comrat, capitale della Gagauzia, hanno visto la partecipazione di oltre 5.000 persone, segno di un significativo malcontento. La risposta di Chișinău, compreso un aumento della presenza di polizia, rischia di provocare un’ulteriore escalation, come avvertito dall’Organizzazione per la Sicurezza e la Cooperazione in Europa (OSCE) nel suo rapporto di monitoraggio sulla Moldavia del giugno 2025.

La Transnistria rappresenta una sfida ancora più ardua

 

Transnistria by Wikipedia

 

La Transnistria ufficialmente conosciuta come Repubblica Moldava Pridnestroviana è una regione separatista situata nell’Europa orientale, lungo la riva orientale del fiume Nistro (Dniester), proprio tra la Moldavia e l’Ucraina. Pur essendosi proclamata indipendente nel 1990, non è riconosciuta da alcuno Stato membro dell’ONU ed è considerata dalla comunità internazionale parte integrante della Moldavia.

La sua storia è legata in modo indissolubile all’Unione Sovietica prima, e al suo crollo negli anni ’90 dopo.

La popolazione locale, in larga parte russofona e ucrainofona, temeva l’avvicinamento della Moldova alla Romania e di conseguenza la perdita dell’influenza russa, dando origine a un conflitto armato nel 1992. Confitto che, poi, si concluse con un cessate il fuoco ma senza una soluzione definitiva. Da allora la Transnistria ha sempre mantenuto un proprio governo, una moneta, un esercito e istituzioni statali de facto, sostenute politicamente e militarmente dalla Russia, che si impegna a mantenere truppe stabili sul territorio.

Nel 2022, poche settimane prima del lancio dell’”Operazione Militare Speciale” contro l’Ucraina, la Transnistria, è stata occupata dall’esercito russo, e fatta ripiombare nell’Era dell’ex Unione Sovietica, rinominandola “Prdnestrovskaja Moldavskaja Respublika” con Tiraspol nuova capitale dell’autoproclamata repubblica indipendente. Governata dal 2016 da Vadim Kranosel’skij che assicura gli interessi geopolitici del Cremlino, attraverso l’occupazione militare e la “passaportizzazione” di centinaia di migliaia di cittadini residenti nella regione, la Federazione Russa ha operato l’ennesima annessione de facto, tanto in ambito istituzionale che di vita sociale ed economica.

La regione, con una popolazione di circa 450.000 abitanti secondo il censimento transnistriano del 2024, opera di fatto come uno Stato con il supporto militare ed economico della Russia. Una regione in cui circa 1.500 soldati russi, secondo le stime dell’International Institute for Strategic Studies di Londra, presidiano un “conflitto congelato” e un deposito di munizioni da 20.000 tonnellate a Cobasna, che ha trasformato la Transnistria in una polveriera nell’Europa dell’Est. Il deposito, uno dei più grandi dell’Europa orientale, rappresenta un rischio per la sicurezza, come evidenziato dal Rapporto sul controllo degli armamenti dell’OSCE del 2023, che ne chiede la disattivazione sotto supervisione. Gli sforzi della Repubblica Moldova per affermare il controllo sulla Transnistria sono limitati dalle sue capacità militari e dalla leva strategica della Russia. Il rapporto del 2024 dell’Atlantic Council rileva che l’economia della Transnistria, fortemente dipendente dai sussidi al gas russo, ha sempre subito crescenti pressioni in seguito alla cessazione, da parte dell’Ucraina nel gennaio 2025, del transito di gas russo, come documentato dall’Agenzia Internazionale dell’Energia. Ciò ha comportato un aumento del 30% dei costi energetici in Transnistria, esacerbando il malcontento locale.

La transizione energetica della Repubblica Moldova è strettamente legata alla sua strategia geopolitica

Il futuro geopolitico della Moldavia dipende dalla sua capacità di bilanciare neutralità, sicurezza, integrazione europea e influenza russa. Le elezioni del 2025 metteranno alla prova la capacità del PAS di mantenere la sua linea filo-occidentale in un contesto di pressioni economiche e sociali. Il rapporto della Commissione europea del 2024 prevede che i negoziati di adesione all’UE si protrarranno oltre il 2030, richiedendo riforme continue. Nel frattempo, la strategia FIMI russa di alimentare le divisioni potrebbe mantenere la Moldavia in un “limbo geopolitico”, minando le sue aspirazioni occidentali. Tuttavia, la resilienza della Moldavia, sostenuta dalle partnership con l’UE e la NATO, offre una via verso la stabilità, a condizione che vengano affrontate le vulnerabilità interne e le tensioni regionali.

L’interazione tra le politiche di difesa, economiche e sociali della Moldavia riflette la sua complessa posizione in una regione contesa. La Dichiarazione del Vertice NATO del 10 luglio 2024 riafferma il sostegno alla sovranità moldava, ma l’approccio cauto dell’Alleanza, limitato dalla neutralità della Moldavia, sottolinea la necessità di un rafforzamento delle capacità indipendenti.

Il rapporto dell’OSCE del 2025 auspica un dialogo con la Gagauzia e la Transnistria per prevenire un’escalation, un’opinione condivisa dall’International Crisis Group.

La capacità della Repubblica Moldova di affrontare queste sfide determinerà il suo ruolo nello scenario geopolitico dell’Europa orientale, minacciato dalla Russia in cerca di soluzioni alternative per uscire dal disastro strategico ucraino, che interferisce nelle politiche per indebolire gli Stati appartenenti all’ex Unione Sovietica, che non solo condannano l’invasione militare dell’Ucraina, ma condividono i valori e vogliono entrar a far parte di quell’Unione Europea sotto attacco da Est, da Sud e dall’Atlantico, con la complicità di quinte colonne nazionaliste e populiste endogene.

 

 

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