22 Ottobre 2026
Focus strategico sulla Repubblica d’Indonesia e intervista al Rappresentante della diplomazia Indonesiana nella Repubblica Italiana, S.E. Junimart Girsang
di Francesco D’Arrigo e Tommaso Alessandro De Filippo
La Repubblica di Indonesia è lo Stato arcipelagico più esteso del globo. Estesa lungo la linea equatoriale per oltre 5mila chilometri, comprende più di 17mila isole che delimitano i principali choke points mondiali, tra cui lo Stretto di Malacca, lo Stretto della Sonda, lo Stretto di Lombok e lo Stretto di Makassar. Attraverso queste arterie marittime transita circa un terzo del commercio globale e la quasi totalità dei flussi energetici fossili diretti verso le grandi potenze industriali dell’Asia Orientale. Inoltre, la sovrapposizione del territorio con la Cintura di Fuoco del Pacifico espone lo Stato a costanti minacce sistemiche derivanti da attività sismiche e vulcaniche, un fattore che condiziona pesantemente le politiche di pianificazione infrastrutturale e richiede l’allocazione di ingenti risorse statali per la resilienza e la gestione dei disastri naturali.

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Dinamiche Demografiche, Asimmetrie Territoriali e progetto di Nusantara
Con una popolazione censita nel 2026 di 288 milioni di abitanti, la Repubblica di Indonesia rappresenta la quarta nazione più popolosa al mondo con età media di circa 30 anni. Questa imponente base demografica presenta tuttavia una distribuzione fortemente asimmetrica, con l’isola di Giava che ospita oltre il 56% della popolazione totale pur rappresentando meno del 7% della superficie terrestre nazionale, determinando una saturazione antropica, infrastrutturale e idrica insostenibile nella storica capitale di Giakarta. Per correggere questo squilibrio macro-regionale e redistribuire il baricentro economico verso le province orientali, lo Stato ha avviato la costruzione della nuova capitale federale Nusantara situata nell’isola del Borneo, un metaprogetto urbanistico e ingegneristico concepito per essere una metropoli a zero emissioni e ad alta tecnologia, fungendo da catalizzatore per l’integrazione economica dell’intero territorio nazionale.
Mosaico Sociale, Identità Etnolinguistica e Coesione Nazionale
La complessità interna dell’Indonesia si riflette in una struttura sociale frammentata in oltre 300 gruppi etnici distinti che parlano più di 700 idiomi locali, un pluralismo potenzialmente centrifugo che è stato armonizzato attraverso una sofisticata ingegneria identitaria istituzionale. Il pilastro fondamentale di questa coesione è rappresentato dall’adozione del Bahasa Indonesia come lingua ufficiale e unificante, veicolata capillarmente attraverso il sistema educativo pubblico fin dai primi anni dell’indipendenza nazionale. Il motto dello Stato, iscritto nell’emblema nazionale, codifica il principio dell’unità nella diversità, traducendosi in politiche pubbliche che riconoscono e tutelano le specificità culturali delle varie comunità insulari, pur subordinandole rigorosamente al mantenimento dell’ordine repubblicano unitario e alla prevenzione di spinte autonomiste o confessionali radicali.
Matrice Religiosa, la Filosofia della Pancasila e le Tendenze Confessionali
La Repubblica di Indonesia detiene il primato globale di comunità musulmana più numerosa, con una quota che sfiora l’87% della popolazione complessiva inserita in un quadro istituzionale che rifiuta la teocrazia in favore di uno Stato laico e pluralista fondato sulla dottrina filosofica della Pancasila. I cinque principi cardine di questa dottrina, elaborati originariamente nel periodo post-coloniale, impongono il riconoscimento costituzionale di sei fedi religiose ufficiali, garantendo la libertà di culto e l’uguaglianza giuridica a minoranze cristiane, induiste, buddiste e confuciane. La tradizione religiosa indonesiana è storicamente definita dall’Islam Nusantara, un modello confessionale sincretico, tollerante e moderato, custodito da organizzazioni di massa della società civile come la Nahdlatul Ulama e la Muhammadiyah, le quali gestiscono reti capillari di istituzioni educative e sanitarie. Le grandi organizzazioni dell’Islam moderato, operando in sinergia latente con le istituzioni di sicurezza dello Stato, sviluppano programmi di contrasto alla radicalizzazione ideologica attraverso la promozione di un modello teologico radicato nelle tradizioni sincretiche locali, capace di neutralizzare le influenze dottrinali esterne. Nonostante l’emersione di spinte conservatrici all’interno delle assemblee legislative locali, il sistema giudiziario centrale mantiene una rigida aderenza al diritto civile e costituzionale comune, impedendo che le normative di ispirazione confessionale possano erodere i diritti fondamentali delle minoranze o compromettere l’unità della Repubblica, salvaguardando la natura non confessionale dello Stato.
Politica Economica e Geopolitica del Downstream Industriale
La politica economica della Repubblica di Indonesia contemporanea, principale economia del Sud-Est asiatico e membro del G20, è guidata dal piano strategico volto a superare la dipendenza dall’esportazione di materie prime grezze per posizionarsi nelle fasce superiori della catena globale del valore. Il perno di questa strategia è la dottrina del downstreaming industriale, che si traduce nell’imposizione di bandi rigorosi all’esportazione di minerali grezzi, a partire dal nichel per poi estendersi a bauxite e rame, vincolando l’accesso alle risorse nazionali alla costruzione di impianti di raffinazione e lavorazione metallurgica all’interno del territorio nazionale. Quest’approccio protezionista ha determinato la creazione di giganteschi distretti industriali volti a trasformare lo Stato nel principale hub globale per la produzione di acciaio inossidabile, componenti chimici e batterie destinate alla filiera internazionale dei veicoli elettrici.
Architettura Fiscale, Stabilità Monetaria e Infrastrutture Digitali
La gestione macroeconomica indonesiana è sorvegliata da un quadro regolatorio improntato a una ferrea disciplina fiscale, che impone per legge un limite massimo al deficit di bilancio fissato al 3% del Prodotto Interno Lordo (PIL) garantendo un rapporto debito pubblico su PIL eccezionalmente basso rispetto agli standard delle economie emergenti. La stabilità monetaria è presidiata dalla Banca d’Indonesia attraverso politiche di controllo del tasso di interesse volte a contenere l’inflazione entro un corridoio predefinito e a mitigare la volatilità della Rupia nei mercati valutari globali. Parallelamente, viene sperimentata un’espansione geometrica della propria economia digitale, trainata da piattaforme integrate di e-commerce, servizi finanziari e logistica che hanno favorito l’inclusione economica di milioni di piccole e medie imprese, trasformando l’ecosistema finanziario domestico attraverso l’adozione diffusa di sistemi di pagamento digitali unificati dallo Stato.
Il Paradosso Energetico e il Quadro Internazionale della Transizione Ecologica
L’Indonesia si trova al centro di una complessa transizione energetica condizionata dalla sua storica dipendenza dal carbone termico, risorsa di cui è il principale esportatore mondiale e che alimenta oltre il 60% della generazione elettrica interna, garantendo introiti fiscali cruciali per lo Stato. Pur disponendo di un potenziale stimato in centinaia di gigawatt di energie rinnovabili che spaziano dall’idroelettrico al solare, fino a detenere circa il 40% delle riserve globali di energia geotermica, lo sfruttamento di tali risorse sconta le rigidità strutturali della compagnia elettrica monopolistica statale e la presenza di contratti di fornitura a lungo termine con centrali fossili. Per sbloccare gli investimenti necessari al raggiungimento della neutralità carbonica entro il 2060, lo Stati ha sottoscritto il Just Energy Transition Partnership, un accordo finanziario internazionale da 20 miliardi di dollari supportato dalle potenze occidentali, il cui sviluppo effettivo richiede complesse negoziazioni sull’equilibrio tra sussidi internazionali e prestiti agevolati per il pensionamento anticipato degli impianti a carbone.
Politiche di Uso del Suolo, Mercati del Carbonio e Tutela Ambientale
Le emissioni della Repubblica di Indonesia derivano prevalentemente dalle dinamiche di cambiamento d’uso del suolo, storicamente legate alla deforestazione e al drenaggio dei terreni torbosi per l’espansione delle piantagioni agroindustriali di palma da olio e della filiera del legno-carta. Le recenti politiche governative hanno imposto moratorie permanenti sulla conversione delle foreste primarie e potenziato i programmi di riforestazione e conservazione delle mangrovie, riducendo sensibilmente i tassi di perdita forestale e ponendo le basi per la valorizzazione economica del patrimonio naturale. Questo patrimonio viene progressivamente integrato nei meccanismi finanziari globali attraverso il lancio della borsa nazionale del carbonio, uno strumento concepito per regolare lo scambio di crediti di carbonio generati da progetti di conservazione ecologica e per offrire un’alternativa economica sostenibile allo sfruttamento intensivo del suolo.
Dottrina della Difesa Totale: la dottrina Bebas Aktif e la modernizzazione delle Forze Armate
La postura securitaria interna ed esterna statale storicamente definita dalla dottrina militare della Difesa Totale, la quale stabilisce l’integrazione strutturale tra le forze armate formali e l’intera popolazione nazionale per contrastare minacce asimmetriche, spinte secessionistiche regionali e infiltrazioni terroristiche di matrice jihadista. Negli ultimi anni l’agenda della difesa ha registrato un profondo riorientamento strategico mirato al superamento della dimensione puramente terrestre in favore del potenziamento delle capacità marittime e aeree, guidato dal programma pluriennale per il raggiungimento della Forza Essenziale Minima. Questo sforzo si traduce nell’acquisizione di caccia multiruolo avanzati di fabbricazione europea e statunitense, sottomarini di nuova generazione e fregate missilistiche, perseguendo una politica di diversificazione delle fonti di approvvigionamento tecnologico volta a preservare la piena autonomia d’azione dello Stato e a scongiurare il rischio di sanzioni o embarghi da parte di singole potenze fornitrici. Nel panorama internazionale, la Repubblica d’Indonesia applica rigorosamente il principio cardine della propria dottrina estera denominato Bebas Aktif, tentando di fungere da pivot diplomatico e asse portante dell’ASEAN. La linea intrapresa di preservare indipendenza strategica è tuttavia costantemente testata nel Mar Cinese Meridionale, dove le rivendicazioni marittime cinesi basate sulla linea dei nove tratti intersecano la Zona Economica Esclusiva indonesiana a Nord delle isole Natuna. In questo scenario, la risposta istituzionale unisce la fermezza diplomatica basata sull’applicazione del diritto internazionale e della Convenzione UNCLOS con il rafforzamento della presenza militare attiva nel Mar di Natuna Settentrionale, respingendo qualsiasi negoziato bilaterale che possa compromettere la sovranità nazionale.

Indonesia National Defence System
Breve cenno su Catene di Valore, Vulnerabilità Geostrategiche e Proiezione Multilivello della Repubblica di Indonesia
L’integrazione strutturale tra la conformazione geografica della Repubblica di Indonesia e la sua traiettoria di sviluppo industriale configura un modello di capitalismo di Stato e di sovranità mineraria unico nel panorama del Global South. Esaminando la mappa dei distretti metallurgici situati nelle isole di Sulawesi, Halmahera e nelle Molucche, si evince come l’imposizione dei bandi all’esportazione dei minerali non raffinati abbia forzato una riconfigurazione geometrica delle rotte commerciali nell’Indo-Pacifico. Il governo di Giakarta ha saputo sfruttare le asimmetrie normative globali per attrarre flussi colossali di investimenti diretti esteri, i quali non si limitano più alla mera estrazione estrattiva ma finanziano la costruzione di complessi integrati di fusione termica e raffinazione elettrochimica, gettando le basi per una filiera domestica che si estende fino alla produzione di precursori catodici per accumulatori di energia a densità elevata. Questo riposizionamento industriale ha generato un surplus strutturale nella bilancia dei pagamenti e ha modificato i rapporti di forza con i partner commerciali tradizionali, ponendo le economie avanzate di fronte alla necessità di negoziare accordi bilaterali flessibili per non rimanere escluse dall’accesso alle riserve di nichel e bauxite più vaste del pianeta. La stabilità di questa architettura economica è strettamente interconnessa con la gestione di un dominio marittimo vulnerabile e immenso, dove la dottrina della sicurezza nazionale deve costantemente bilanciare la protezione delle linee di comunicazione trans-oceaniche con il contrasto a minacce asimmetriche interne e transnazionali. La sovrapposizione delle rivendicazioni marittime cinesi sulla scorta della linea dei nove tratti all’interno della Zona Economica Esclusiva delle isole Natuna ha imposto un’accelerazione nei programmi di acquisizione di naviglio d’alto mare e sistemi di sorveglianza radar tridimensionale, spingendo lo Stato Maggiore a riformulare i piani di contingenza operativa per garantire una presenza dissuasiva permanente nel Mar di Natuna Settentrionale. Sul piano delle dinamiche demografiche e della coesione sociale, la pressione antropica esercitata sulla pianura alluvionale di Giava e sulla megalopoli di Giakarta ha superato i limiti di sostenibilità ecologica e infrastrutturale, rendendo il trasferimento della capitale a Nusantara una necessità macro-regionale non più differibile. Questo imponente progetto di ingegneria territoriale nel Borneo non persegue soltanto l’obiettivo di decongestionare l’area urbana giavese, soggetta a fenomeni combinati di sussidenza del suolo e innalzamento del livello del mare, ma mira a operare una ricentralizzazione geografica e politica dell’intero Stato, investendo nelle province orientali storicamente meno sviluppate.
Breve appunto sulle relazioni bilaterali tra Repubblica di Indonesia e Repubblica Italiana
Le relazioni diplomatiche tra la Repubblica di Indonesia e la Repubblica Italiana, stabilite formalmente nel 1949 ed elevate allo status di Partenariato Strategico nel 2014, trovano la loro massima espressione operativa nell’Ambasciata della Repubblica di Indonesia nella Repubblica Italiana, accreditata pure presso le repubbliche di Malta, Cipro e San Marino. L’Ambasciata funge inoltre da Rappresentanza Permanente dell’Indonesia presso il polo agrolimentare delle Nazioni Unite con sede nella capitale italiana, coordinando le relazioni strategiche con l’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’alimentazione e l’agricoltura, il Programma Alimentare Mondiale e il Fondo Internazionale per lo Sviluppo Agricolo, oltre a sovrintendere alla partecipazione nazionale all’Istituto Internazionale per l’Unificazione del Diritto Privato. L’azione della missione diplomatica indonesiana a Roma si concentra prioritariamente sulla diplomazia economica e sull’espansione dei flussi commerciali bilaterali, che si attestano su valori multimiliardari concentrati nei settori della meccanica strumentale, del tessile, della metallurgia e dei prodotti agroindustriali.
Il Profilo Istituzionale dell’Ambasciatore della Repubblica di Indonesia nella Repubblica Italiana, S.E. Junimart Girsang

Ambasciatore Repubblica Indonesia S.E. Junimart Girsang
La guida della missione diplomatica a Roma è affidata a S.E. Junimart Girsang, accreditato formalmente come Ambasciatore Straordinario e Plenipotenziario della Repubblica di Indonesia presso la Repubblica Italiana dal 2025. L’Ambasciatore Junimart Girsang vanta un profilo politico e legislativo di altissimo livello nel panorama nazionale indonesiano, avendo ricoperto lungamente incarichi di primo piano del Parlamento nazionale e la carica di Vice Presidente della Commissione per gli Affari Interni e la Governance. Sotto il suo mandato, l’azione diplomatica della rappresentanza a Roma ha registrato un forte attivismo sia sul piano delle relazioni bilaterali con le istituzioni italiane sia nei contesti multilaterali delle agenzie delle Nazioni Unite, dove ha promosso i modelli indonesiani di economia blu sostenibile e intensificato i canali di dialogo volti ad attrarre investimenti tecnologici italiani strategici per lo sviluppo infrastrutturale e industriale dell’arcipelago.
Intervista S.E. Junimart Girsang: Ambasciatore Straordinario e Plenipotenziario presso la Repubblica Italiana, la Repubblica di San Marino, la Repubblica di Cipro, la Repubblica di Malta e Rappresentante Permanente presso il polo agroalimentare della Repubblica d’Indonesia presso le Nazioni Unite con sede a Roma.
L’Istituto Italiano di Studi Strategici Niccolò Machiavelli ha intervistato l’Ambasciatore Straordinario e Plenipotenziario Junimart Girsang in merito all’evoluzione della Dottrina di Difesa totale e della Global Strategy della Repubblica d’Indonesia, con approfondimento sulla nuova dottrina di Difesa in politica internazionale, in uno scenario internazionale in evoluzione per dinamiche e rischi di sicurezza, dove Giacarta interpreta un ruolo strategico soprattutto in virtù della propria collocazione geografica.
Ambasciatore Girsang, alla luce di Indonesia Emas 2045, dell’Asta Cita, del RPJMN 2025–2029, nuovo approccio strategico Ministero degli Affari Esteri, su quali principi si basa la grande strategia che dovrebbe consentire all’Indonesia di tramutarsi da media potenza regionale a potenza globale dotata di una propria autonomia strategica? Quali sono gli obiettivi di questo ambizioso programma, le capacità e gli strumenti disponibili per raggiungerli?
Questo è un tema fondamentale che supera l’attuale approccio geopolitico dell’Indonesia e riguarda la trasformazione e l’evoluzione che il nostro Stato punta a completare entro il 2045. La grande strategia emergente dell’Indonesia consiste nel trasformarsi da media potenza regionale in uno Stato dotato di influenza globale e autonomia strategica, combinando trasformazione economica, progresso tecnologico, potenza marittima, attivismo diplomatico e capacità nazionali resilienti, evitando al contempo la dipendenza da un’unica grande potenza.
In questo contesto, intendiamo perseguire i seguenti obiettivi strategici:
Trasformazione economica
Indonesia Emas 2045 mira a costruire le fondamenta economiche della futura potenza nazionale dello Stato: gli obiettivi per il 2045 comprendono un reddito nazionale lordo (RNL) pro capite di 30.300 dollari statunitensi e un contributo del settore manifatturiero pari al 28% del PIL. Tali obiettivi saranno sostenuti da una transizione verso una maggiore produttività, industrie a più alto valore aggiunto, tecnologia e innovazione.
Autonomia strategica
L’autonomia strategica dell’Indonesia è coerente con l’impegno costituzionale del Paese a perseguire una politica estera indipendente e attiva. Miriamo a rafforzare la sovranità, diversificare i partenariati, ampliare l’influenza regionale e globale e sviluppare le capacità economiche, tecnologiche, diplomatiche e di difesa necessarie a preservare la libertà d’azione. Questo approccio trova riscontro nel Piano strategico del Ministero degli Affari Esteri per il periodo 2025–2029, che assegna priorità alla diplomazia per la sovranità, alla diplomazia economica e al rafforzamento dell’influenza regionale e globale. Il più ampio quadro nazionale di sviluppo rafforza ulteriormente questo obiettivo: il RPJMN 2025–2029 individua nella sicurezza alimentare, energetica e idrica, nell’industrializzazione e nello sviluppo tecnologico le basi fondamentali dell’indipendenza nazionale, mentre il RPJPN 2025–2045 definisce ambizioni misurabili, tra cui un RNL pro capite di 30.300 dollari statunitensi, una quota del settore manifatturiero pari al 28% del PIL e l’ingresso dell’Indonesia tra i primi 15 Paesi del Global Power Index entro il 2045. La forte resilienza nazionale costituisce pertanto una base essenziale dell’autonomia strategica dell’Indonesia, in particolare per quanto riguarda la sicurezza alimentare ed energetica e il capitale umano. Le priorità attuali comprendono il rafforzamento della produzione alimentare interna e della sicurezza energetica, lo sviluppo delle energie rinnovabili, l’avanzamento dell’industrializzazione a valle e il miglioramento della nutrizione e del capitale umano attraverso programmi come l’iniziativa per la distribuzione gratuita di pasti nutrienti. Il piano di sviluppo del Governo per il 2026 pone esplicitamente al centro la «sovranità alimentare ed energetica e un’economia produttiva e inclusiva». Queste misure mirano non soltanto a migliorare il benessere interno, ma anche a ridurre le vulnerabilità strategiche, rafforzare la resilienza economica e costruire le capacità produttive necessarie a sostenere la prosperità di lungo periodo dell’Indonesia e il suo ruolo internazionale.
Influenza globale
Intendiamo rafforzare la nostra leadership regionale attraverso l’ASEAN, facendo leva sul proprio peso diplomatico, sulla capacità di convocare e riunire gli attori internazionali e sulla tradizione di mediazione, per contribuire a un ordine indo-pacifico stabile e inclusivo. Al di là del ruolo regionale, il nostro Stato è un attore globale attivo: partecipa al G20, alle riunioni dei BRICS ed è parte integrante del sistema delle Nazioni Unite, oltre a prendere parte ad operazioni di mantenimento della pace e alla cooperazione Sud-Sud, promuovendo al contempo le proprie posizioni sulle questioni di interesse globale, tra cui la questione palestinese, un sistema commerciale globale inclusivo, lo sviluppo sostenibile, la sicurezza alimentare ed energetica e gli interessi dei Paesi in via di sviluppo. Attraverso questi impegni, intendiamo contribuire in modo costruttivo alla definizione di un ordine internazionale più equo e inclusivo.
La competizione tra Stati Uniti e Repubblica Popolare Cinese investe simultaneamente tecnologia, commercio, infrastrutture, finanza, catene di approvvigionamento, semiconduttori, Spazio, cyberspazio, intelligenza artificiale, sicurezza marittima e potenza militare. In che modo la politica bebas aktif può essere reinterpretata come una forma di «autonomia strategica armata», nella quale l’indipendenza diplomatica sia sostenuta da capacità militari, industriali e tecnologiche autonome?
Saremmo prudenti nell’utilizzare l’espressione «autonomia strategica armata», ma la logica sottostante è fondata: l’indipendenza diplomatica è credibile soltanto quando poggia su capacità nazionali di difesa concrete. La politica bebas aktif non ha mai rappresentato una forma di neutralità passiva, piuttosto la caratteristica diplomatica dello Stato di non aderire a blocchi ma assumere posizioni sulla base dell’interesse nazionale e del diritto internazionale. Le nostre posizioni affermano esplicitamente che bebas aktif non significa neutralità. Il Piano strategico del Ministero degli Affari Esteri per il periodo 2025–2029 ribadisce che questo principio, sancito dalla Costituzione del 1945, rimane attuale nella nuova era globale. La diplomazia costituisce la prima linea di difesa. Essa esprime un atteggiamento difensivo attivo, che non è né aggressivo né espansionistico, ma è saldamente orientato alla tutela dell’interesse nazionale. In questo assetto, la diplomazia condotta attraverso una politica estera indipendente e attiva funge da linea di difesa nazionale, mentre la difesa militare e non militare rafforza la diplomazia e interviene nella fase successiva, qualora quest’ultima fallisca.
Le capacità nazionali sostengono la diplomazia dello Stato che ha sempre la precedenza. Quel che cambia oggi è il dominio in cui si svolge la competizione, non il principio. La nostra politica di difesa riconosce che lo spazio di battaglia si estende ormai oltre la terra, il mare e l’aria, includendo anche lo Spazio extra-atmosferico e il cyberspazio. L’indipendenza in un simile contesto richiede un’autonomia strategica sostenuta dalla resilienza nazionale: una difesa credibile, un’industria della difesa autosufficiente, resilienza economica e tecnologica e una rete diversificata di partner. La nostra pianificazione distingue tra autosufficienza e competenza. L’Indonesia non deve necessariamente produrre qualsiasi strumento ma padroneggiare le competenze critiche che impediscano a un singolo partner di limitare la sua libertà d’azione. Ovviamente, le capacità rimangono saldamente ancorate alle regole. L’Indonesia ha costantemente messo in guardia contro le corse agli armamenti nella regione e sostiene il Trattato di amicizia e cooperazione (TAC), la Zona denuclearizzata del Sud-est asiatico (SEANWFZ) e la Convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare del 1982 (UNCLOS). Il Piano strategico del Ministero degli Affari Esteri si impegna a rafforzare la SEANWFZ e a promuovere l’universalizzazione del Trattato di amicizia e cooperazione. Pertanto, capacità e moderazione sono due facce della stessa politica bebas aktif.
Indonesia Emas 2045 individua nel centenario dell’indipendenza la tappa conclusiva di una trasformazione nazionale di lungo periodo. Quale rapporto esiste nella vostra concezione strategica tra sviluppo economico, industrializzazione, sicurezza nazionale, autonomia tecnologica, potenza militare e influenza diplomatica? La pianificazione nazionale indonesiana individua una soglia oltre la quale la dipendenza economica da un partner esterno viene considerata una vulnerabilità per la sicurezza nazionale?
La crescita economica genera le risorse necessarie per investire nelle persone, nella tecnologia e nella difesa. L’industrializzazione e la trasformazione a valle consentono all’Indonesia di risalire la catena del valore e di costruire la base industriale e tecnologica da cui dipendono le capacità di difesa e digitali. L’autonomia tecnologica riduce l’esposizione agli embarghi e alle forme di coercizione. La capacità militare protegge la sovranità, lo spazio marittimo e le rotte marittime da cui dipende la nostra economia. L’influenza diplomatica, a sua volta, garantisce l’accesso ai mercati, agli investimenti e ai partenariati tecnologici, oltre a promuovere regole internazionali più eque, compreso lo spazio di manovra politica necessario ai Paesi in via di sviluppo per industrializzarsi nell’ambito dell’Organizzazione mondiale del commercio (OMC). Le risorse nazionali vengono trasformate in elementi di potenza nazionale attraverso la sinergia tra gli interessi della prosperità e quelli della difesa nazionale.
Per quanto ci risulta, la pianificazione nazionale non stabilisce un’unica soglia numerica pubblica oltre la quale la dipendenza economica da un partner viene considerata una vulnerabilità per la sicurezza. L’approccio è qualitativo e settoriale. La dipendenza è per noi considerata una vulnerabilità quando si concentra in settori strategici e può essere utilizzata come strumento di pressione.
Il Ministero della Difesa individua nell’alimentazione, nell’acqua e nell’energia risorse strategiche la cui scarsità può innescare conflitti, e prevede una crescente interdipendenza tra gli Stati in materia alimentare. Le risposte politiche consistono nella diversificazione e nella resilienza.
Il Piano strategico del Ministero degli Affari Esteri orienta la nostra diplomazia economica verso l’ampliamento dell’accesso commerciale ai mercati di partner non tradizionali, al fine di anticipare le oscillazioni degli scambi con i partner esistenti, soprattutto con i Paesi più importanti, e di sfruttare la diversificazione dei mercati in risposta a misure commerciali unilaterali. Accordi come l’IEU-CEPA, l’accordo di partenariato economico globale tra Indonesia e Unione europea, rispondono alla stessa esigenza. Per quanto riguarda alimentazione, energia e acqua, il RPJMN 2025–2029 collega il rafforzamento del sistema nazionale di difesa e sicurezza all’autonomia nazionale attraverso l’autosufficienza.
La nuova dottrina strategica indonesiana sembra comprendere non soltanto le minacce militari tradizionali, ma anche le vulnerabilità economiche, energetiche, tecnologiche, climatiche, informatiche e informative, passando da un concetto di «difesa nazionale» a una nozione più ampia di «sicurezza nazionale integrale». Quale istituzione dovrebbe essere responsabile dell’integrazione di queste diverse dimensioni?
Il Ministero della Difesa classifica le minacce in militari, non militari e ibride, e definisce la difesa totale (pertahanan semesta) come la sinergia tra difesa militare e non militare. Anche la Politica di difesa 2020–2024 ha individuato tra le minacce concrete quelle informatiche, le epidemie e gli effetti della Quarta rivoluzione industriale. Il Ministero degli Affari Esteri, dal canto suo, ha posto la «diplomazia per la resilienza nazionale» al primo posto tra i propri obiettivi strategici per il periodo 2025–2029. La novità risiede nell’ampiezza e nella velocità con cui si manifestano queste vulnerabilità. Il ruolo di coordinamento spetta al Presidente, con il sostegno del Consiglio nazionale di difesa. Istituito con il Regolamento presidenziale n. 202/2024, trattasi di un organismo non strutturale della presidenza della Repubblica che formula politiche integrate di difesa nazionale che fungono da orientamento per ministeri, agenzie e società. Inoltre, valuta i rischi connessi alle politiche di difesa ed elabora soluzioni in materia di geostrategia, geopolitica e geoeconomia. È sostenuto da tre vicedirezioni che si occupano rispettivamente delle dimensioni della difesa e della sicurezza, di quelle ideologiche, politiche e socioculturali e di quelle economiche. L’attuazione rimane una responsabilità dell’intero Governo. La Politica generale di difesa costituisce un riferimento non soltanto per il Ministro della Difesa, ma anche per i ministri, i responsabili delle agenzie e i governatori regionali, ciascuno nell’ambito delle proprie competenze. Di fronte alle minacce non militari, i ministeri e le agenzie competenti agiscono come elemento principale, con il Ministero della Difesa in funzione di supporto e le Forze armate nazionali indonesiane (TNI) a sostegno, in conformità con la legge.
Nella vostra valutazione strategica, quale sarebbe lo scenario a più alto rischio per il periodo 2030-2045: un conflitto tra Stati Uniti e Repubblica Popolare Cinese nell’area dell’isola di Taiwan, uno scontro militare nel Mar Cinese Meridionale, una crisi nello Stretto di Malacca, un attacco informatico alle infrastrutture critiche nazionali, un’interruzione delle catene di approvvigionamento globali, una crisi energetica oppure una combinazione simultanea di queste variabili?
Non sarebbe opportuno per noi classificare pubblicamente questi scenari in ordine di rischio, ma riteniamo che il rischio maggiore non risieda in un singolo evento, bensì nella loro combinazione. Crediamo che qualsiasi escalation di un conflitto possa compromettere la stabilità regionale, coinvolgere le grandi potenze e incidere sugli interessi economici, politici e di sicurezza dell’Indonesia. Pur non essendo direttamente parte delle controversie sopra menzionate, in quanto maggiore Stato arcipelagico al mondo geograficamente situato sulle principali rotte marittime che collegano gli oceani Indiano e Pacifico, ne subiremmo direttamente le conseguenze in caso di loro evoluzione in crisi strutturali ed irreversibili. In questo scenario, la prevenzione costituisce pertanto la nostra prima linea di difesa. Questo significa rafforzare i meccanismi guidati dall’ASEAN e la Prospettiva dell’ASEAN sull’Indo-Pacifico (AOIP), creare condizioni favorevoli nel Mar Cinese Meridionale per una risoluzione pacifica delle controversie sulla base del diritto internazionale e sostenere l’UNCLOS del 1982 e, inoltre, rafforzare la resilienza interna nei settori alimentare, energetico e delle infrastrutture digitali, affinché gli shock esterni non si trasformino in crisi nazionali.
Il processo di modernizzazione della TNI comprende caccia Rafale, velivoli A400M, sistemi radar avanzati, fregate PPA, sottomarini della classe Scorpène, sistemi missilistici, droni e altre piattaforme. Questo processo dovrebbe essere interpretato come una transizione verso una nuova concezione delle forze armate? Su quali pilastri?
Il processo in corso di modernizzazione della TNI può essere generalmente inteso come parte di una transizione più ampia verso una concezione delle forze armate più moderna, integrata e reattiva. L’acquisizione di piattaforme avanzate, quali aerei da combattimento, velivoli da trasporto, sistemi di sorveglianza aerea e marittima, sottomarini, fregate, sistemi missilistici e sistemi senza equipaggio, non mira semplicemente ad aumentare la quantità di equipaggiamenti militari. Più importante è l’obiettivo di migliorare la capacità della TNI di condurre operazioni congiunte, accrescere la consapevolezza situazionale, rafforzare la deterrenza e rispondere in modo più efficace a un’ampia gamma di eventualità. Sul piano strategico, l’Indonesia mira a sviluppare una postura di difesa credibile, che combini deterrenza, sorveglianza, mobilità, resilienza e capacità di risposta in tutto l’arcipelago. L’attenzione si concentra pertanto sempre più sull’integrazione tra piattaforme, informazioni, personale e sistemi di comando e controllo, piuttosto che sui singoli sistemi d’arma. Questa modernizzazione dovrebbe essere considerata un processo graduale e di lungo periodo, finalizzato a creare una forza più capace, interoperabile e adattabile, adeguata all’ambiente strategico dell’Indonesia.

PPA: Pattugliatori Polivalenti di Altura
L’arcipelago indonesiano possiede una profondità geografica straordinaria, con numerosi punti di strozzatura marittimi (chokepoint) e tre principali rotte marittime strategiche: gli stretti di Malacca, della Sonda e di Lombok. Quale dovrebbe essere il concetto operativo attraverso cui la TNI integra Esercito, Marina e Aeronautica per difendere un territorio così vasto e geograficamente disperso?
Date le caratteristiche geografiche dell’Indonesia, la TNI necessita di un concetto di difesa complessivo, anziché affidarsi esclusivamente a un unico approccio. In termini generali, difesa distribuita, difesa stratificata e capacità di interdizione d’area possono integrarsi reciprocamente nell’ambito di un quadro di difesa nazionale coordinato. L’Esercito, la Marina e l’Aeronautica devono operare sempre più come una forza congiunta integrata, sostenuta da efficaci sistemi di comando e controllo, intelligence, sorveglianza e ricognizione, mobilità e logistica. La dispersione geografica dell’Indonesia rende particolarmente importanti la flessibilità e la capacità di risposta rapida. Anche i domini marittimo e aereo sono fondamentali, poiché l’ambiente strategico indonesiano è strettamente connesso alle rotte marittime, allo spazio aereo e agli accessi marittimi al territorio nazionale. L’obiettivo, pertanto, non consiste semplicemente nel difendere singole località, ma nel realizzare una rete di difesa resiliente e interconnessa, capace di monitorare gli sviluppi, mantenere la libertà d’azione, proteggere il territorio nazionale e gli interessi strategici e rispondere in modo proporzionato a diversi tipi di contingenze.
Il Sishankamrata, ossia il Sistema di Sicurezza e Sicurezza Totale del Popolo, ha tradizionalmente attribuito un ruolo fondamentale alla mobilitazione dell’intera società. Tuttavia, combattere la guerra contemporanea, caratterizzata da attacchi di precisione, intelligence, sorveglianza e ricognizione satellitare, droni, intelligenza artificiale, guerra informatica, guerra elettronica e sistemi autonomi, sembra imporre competenze altamente specializzate. Come può l’Indonesia conciliare la logica della resilienza nazionale e della mobilitazione sociale su vasta scala con le esigenze di superiorità tecnologica e professionalizzazione?
L’Indonesia non deve necessariamente scegliere tra il concetto tradizionale di Sishankamrata e le esigenze della guerra moderna ad alta intensità tecnologica. I due approcci possono essere complementari. Il principio fondamentale di Sishankamrata rimane attuale, perché la difesa nazionale richiede resilienza a livello di Governo, società, infrastrutture ed economia. Tuttavia, l’attuazione di questo concetto deve evolversi in funzione del mutamento della natura della guerra. I conflitti moderni richiedono sempre più capacità altamente specializzate in settori quali le operazioni informatiche, le informazioni provenienti dallo Spazio, l’intelligenza artificiale, i sistemi senza equipaggio, la guerra elettronica e le attività avanzate di intelligence e sorveglianza. Di conseguenza, l’Indonesia deve sviluppare un nucleo professionale delle forze armate dotato di elevate capacità tecnologiche, sostenuto da un ecosistema più ampio di difesa nazionale che coinvolga istituzioni governative, industria, mondo accademico, settore tecnologico e società. In questo senso, Sishankamrata non dovrebbe essere più inteso semplicemente come concetto di mobilitazione di massa della società ma venir interpretato quale strumento della resilienza nazionale attraverso l’integrazione delle capacità militari, delle risorse umane, della tecnologia, dell’industria, delle infrastrutture e della preparazione della società. Questo approccio consente allo Stato di preservare la filosofia fondamentale della difesa nazionale totale, adattandola al carattere sempre più complesso e tecnologicamente avanzato dei conflitti contemporanei.
La Major Defense Cooperation Partnership tra Indonesia e Stati Uniti del 2026 comprende modernizzazione, formazione, esercitazioni, capacità asimmetriche, cooperazione marittima e sottomarina e sistemi autonomi. A vostro avviso, questo accordo rappresenta un’espansione quantitativa della cooperazione bilaterale oppure costituisce un autentico salto qualitativo nella relazione strategica con Washington?
La Major Defense Cooperation Partnership del 2026 può essere considerata sia una continuazione della cooperazione esistente sia uno sviluppo qualitativo del rapporto tra i due Paesi. Gli ambiti contemplati, ossia modernizzazione, istruzione e formazione, esercitazioni, cooperazione marittima e sottomarina, capacità asimmetriche e sistemi autonomi, indicano che la cooperazione in materia di difesa sta assumendo un carattere sempre più articolato e comprensivo. Dal punto di vista indonesiano, il valore del partenariato non si limita all’acquisizione di equipaggiamenti o all’ampliamento delle attività tra le forze armate dei due Stati, bensì offre pure opportunità per rafforzare l’interoperabilità, lo sviluppo professionale, le capacità istituzionali, la conoscenza tecnologica e l’esperienza operativa. La cooperazione in settori emergenti, come i sistemi autonomi e le tecnologie avanzate, è particolarmente rilevante, considerata la continua evoluzione della natura della guerra. Strategicamente, l’Indonesia continua a mantenere la propria politica estera indipendente e attiva. La cooperazione in materia di difesa con gli Stati Uniti deve pertanto essere intesa come parte del più ampio impegno dell’Indonesia volto a rafforzare le proprie capacità di difesa nazionale e i propri partenariati internazionali, preservando al contempo la flessibilità strategica e relazioni costruttive con altri partner.
Lo Stretto di Malacca è al tempo stesso una responsabilità degli Stati rivieraschi e uno dei più importanti punti di strozzatura economici al mondo. Quale sarebbe, a vostro avviso, il ruolo appropriato degli Stati Uniti nel contribuire alla sua sicurezza, soprattutto in caso di una possibile escalation?
La sicurezza dello Stretto è innanzitutto responsabilità degli Stati rivieraschi. Indonesia, Malaysia e Singapore esercitano la sovranità e la giurisdizione sulle acque degli Stretti di Malacca e Singapore, in conformità con l’UNCLOS del 1982, che garantisce anche il diritto di passaggio in transito alla navigazione internazionale. La cooperazione tra gli Stati rivieraschi è di lunga data e va dall’accordo trilaterale del 1977 sulla sicurezza della navigazione alle pattuglie coordinate, come quelle condotte nell’ambito del Malacca Straits Patrol. Anche la politica di difesa indonesiana attribuisce priorità alla cooperazione trilaterale in materia di sicurezza, al fine di mantenere la stabilità e la sicurezza regionali. Per gli Stati Uniti, in quanto importante utilizzatore dello Stretto e partner, il ruolo appropriato in condizioni normali consiste nel sostenere le capacità degli Stati rivieraschi attraverso formazione, consapevolezza del dominio marittimo, condivisione delle informazioni, equipaggiamenti e contributi ai meccanismi di cooperazione esistenti. Il rafforzamento delle capacità in materia di sicurezza marittima è da tempo parte della cooperazione tra Indonesia e Stati Uniti nel settore della difesa, e rappresenta un ambito nel quale il nuovo partenariato può apportare un valore aggiunto. In caso di escalation, la priorità dovrebbe essere impedire che lo Stretto si trasformi in un teatro di competizione tra grandi potenze. Il ruolo appropriato di qualsiasi potenza esterna dovrebbe consistere nella moderazione, in strette consultazioni con gli Stati rivieraschi, nel rispetto delle loro decisioni e nel sostegno alla de-escalation attraverso la diplomazia e i meccanismi regionali. L’Indonesia non accetterebbe accordi che compromettano la propria sovranità o la propria politica estera indipendente e attiva. Mantenere lo Stretto sicuro, aperto e neutrale è nell’interesse di tutti, compresi gli Stati Uniti.

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Pancasila viene normalmente presentata come il fondamento ideologico e costituzionale dello Stato indonesiano. Può essere intesa anche come una vera e propria cultura strategica indonesiana, capace di plasmare la concezione della sovranità del Paese?
Riteniamo proprio di sì. La cultura strategica viene generalmente definita come un insieme di convinzioni condivise e persistenti sulla natura delle minacce, sul ruolo della forza e sul modo in cui uno Stato dovrebbe agire nel mondo. I cinque principi di Pancasila costituiscono il fondamento del progresso dell’Indonesia come nazione e continueranno a esserlo fino al periodo d’oro del 2045. Essi plasmano la cultura e il benessere del Paese e, come già accennato, contribuiscono anche a definire il modo in cui l’Indonesia concepisce il proprio posto nel mondo. La fede in un unico Dio supremo, un’umanità giusta e civile, l’unità dell’Indonesia, la democrazia deliberativa basata sul consenso e la giustizia sociale per tutti gli indonesiani costituiscono, nel loro insieme, un sistema condiviso di valori che orienta il modo in cui l’Indonesia definisce i propri interessi e sceglie gli strumenti per perseguirli. In quanto cultura strategica, Pancasila si traduce in una concezione distintiva della sovranità. La sovranità non viene intesa soltanto come controllo territoriale o non ingerenza, ma anche come capacità di un popolo unito. Il terzo principio, Persatuan Indonesia, ossia l’unità dell’Indonesia, è probabilmente quello che influenza più direttamente il pensiero strategico indonesiano. Uno Stato esteso su oltre 17.000 isole, con centinaia di gruppi etnici e lingue, non può dare per scontata la propria coesione. Per gli indonesiani, la sovranità comincia dall’interno: uno Stato è sovrano soltanto se il suo popolo rimane unito in un’unica comunità politica. Inoltre, la capacità di determinare autonomamente il proprio percorso attraverso il musyawarah, la deliberazione e la consultazione, e il gotong royong, la cooperazione reciproca, rappresenta un elemento essenziale di questa concezione. Quanto espresso si riflette nella politica estera indipendente e attiva (bebas aktif), che rifiuta l’allineamento con qualsiasi blocco pur rimanendo impegnata negli affari globali, nell’enfasi sull’unità e sulla resilienza nazionale come fondamento della sicurezza e nel principio secondo cui l’ordine internazionale dovrebbe basarsi sulla giustizia e sull’umanità, come stabilito dal Preambolo della Costituzione del 1945. Pancasila non è semplicemente un’ideologia statale da recitare ma un quadro di riferimento vissuto che informa il modo in cui l’Indonesia bilancia autonomia, cooperazione e sviluppo, garantendo continuità alle scelte strategiche del Paese attraverso il susseguirsi dei governi e il mutamento delle circostanze internazionali. Pertanto, deve essere accompagnata da azioni strategiche concrete, per esempio attraverso una legislazione, politiche solide e adeguate al raggiungimento degli obiettivi prefissati.

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