L’escalation ibrida russa

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20 Agosto 2026

Per il Cremlino l’escalation ibrida non è solo una scelta, ma una necessità.

La guerra ibrida diventa non solo conveniente ma l’unico vero strumento di Mosca per imporre costi, esercitare pressione contro l’UE e mantenere l’illusione di capacità offensiva.

di Francesco D’Arrigo

Dalla fallita conquista di Kiev nell’aprile 2022, il presidente Putin ha subito una sconfitta strategica: non è riuscito a sottomettere l’Ucraina, nonostante il sacrificio di centinaia di migliaia di giovani russi uccisi e feriti; ha fatto sprofondare la Federazione Russa in una crisi economica che ne sta minando la stabilità politica e soprattutto ne ha disonorato il prestigio internazionale, che nemmeno l’efficace propaganda del Cremlino potrà più restituirle. Dopo oltre quattro anni di feroci bombardamenti di città e infrastrutture civili, con la sua “Operazione Militare Speciale”, Mosca ha conquistato solo un instabile e relativo controllo territoriale di una parte del Donbass, che dopo il famigerato vertice di Anchorage con il presidente Trump, pretende gli venga concesso in toto, inclusi i territori che non controlla, per interrompere i suoi raid missilistici contro i civili.

L’economia della Federazione Russa è in profonda crisi

Russian Federation Inner States

 

Sebbene l’effettiva situazione economica della Russia è mantenuta segreta, così come le conseguenze degli attacchi ucraini alle infrastrutture petrolifere, Mosca ha già utilizzato più del 50% del suo Fondo sovrano e la spesa militare ufficiale nel 2025 è quintuplicata rispetto a quella del 2021. I dati ufficiali non tengono conto dei costi aggiuntivi legati al mantenimento dei territori ucraini occupati, del supporto alle regioni di confine, delle conseguenze economiche delle infrastrutture petrolifere distrutte, dei pagamenti di indennizzo alle truppe e alle loro famiglie.

Le vendite di materie prime energetiche, che rappresentano il 50% di quelle statali, si sono drasticamente ridotte, nonostante gli acquisti di Cina, India e di tutti quei Paesi, anche europei, che bypassano le sanzioni. Proprio a causa della guerra, i ricavi russi da petrolio e gas sono diminuiti del 30% su base annua a novembre 2025, impattando sul reale onere bellico che in questo scenario si assesta intorno al 10% del PIL, un livello prossimo alla spesa che negli anni ’80 veniva sostenuta da tutta l’Unione Sovietica.

I russi ritirano miliardi di rubli dalle banche per timore di una confisca per la guerra

Secondo i dati raccolti dal marketplace finanziario russo Banks.ru, nei primi sette mesi del 2026 sarebbero stati ritirati dal sistema bancario l’equivalente di circa 24,4 miliardi di Euro, mentre la domanda di contante continua ad aumentare. Il fenomeno riguarda anche i principali istituti di credito del Paese. Cinque delle sette maggiori banche russe hanno registrato deflussi netti dai depositi dei clienti. A spingere i cittadini a trasformare i depositi in banconote sono i timori legati all’impatto della guerra sull’economia, agli attacchi dei droni ucraini contro raffinerie e infrastrutture e, soprattutto, alla possibilità che lo Stato possa intervenire sui risparmi privati. La domanda di contante ha iniziato ad accelerare a marzo, con circa 300 miliardi di Rubli, poco più di 3 miliardi di Euro, che escono dai conti ogni mese. Dati confermati dalla banca centrale russa, secondo la quale ogni mese vengono ritirati dalle banche miliardi di Rubli, perché molti temono che il Cremlino possa requisire i risparmi per finanziare la guerra in Ucraina.

L’”Operazione Militare Speciale” è diventata insostenibile

La crisi sta colpendo anche i colossi nazionali come Gazprombank, che in quattro mesi ha perso 299,5 miliardi di Rubli, circa 3 miliardi di Euro, pari al 10,8 per cento dei suoi depositi. Rosselkhozbank ha registrato un deflusso di 270,5 miliardi di Rubli, oltre 2,7 miliardi di Euro, con una diminuzione superiore al 15 per cento.

Il Cremlino ha strutturato il proprio PIL per un’economia di guerra, con una spesa stimata15,5 trilioni di Rubli nel 2025, accettando un insostenibile numero di soldati uccisi per effettuare “avanzate” di pochi metri al giorno in aree come Kharkiv. Negli ultimi due anni di sanguinosa invasione, ha conquistato poco più del 2% di territorio ucraino. Con una stima di 1,4 milioni di mezzi distrutti dall’esercito di Kyiv, la Russia ha praticamente esaurito le sue riserve di equipaggiamento di epoca sovietica, e conta sempre più sul sostegno dei suoi alleati, Xi Jinping e Kim Jong-un. Agli attuali tassi di distruzione e abbandono, l’equipaggiamento militare utilizzabile, si esaurirà entro la fine del 2026 o l’inizio del 2027. Nemmeno le forniture militari provenienti da Corea del Nord e Cina possono colmare le crescenti necessità di truppe, lacune in equipaggiamento e munizioni. Mosca dovrà istituire una linea di produzione decennale per dotarsi di almeno 2600 carri armati per sostituire i 4000 distrutti in guerra.

Tutte conseguenze dell’eroica resistenza del popolo ucraino, che oltre a respingere l’invasione dell’esercito russo sta imponendo costi insostenibili dal punto di vista sociale ed economico alla Federazione Russa.

Ma il presidente Putin si rifiuta di fermare la sua guerra di aggressione perché non può riconoscere la sconfitta strategica senza rischiare il collasso politico. Plasmato dalla sua cultura del KGB e rifiutata la caduta dell’Unione Sovietica, qualsiasi accordo di pace che possa essere percepito in modo diverso dalla “vittoria” completa, non è più un’opzione politica a sua disposizione. Un accordo senza la capitolazione di Kyiv delegittimerebbe l’intero regime. Pertanto, l’escalation ibrida non è solo una scelta, ma una necessità.

Con sempre meno giovani da inviare al fronte, unitamente alla rapida riduzione delle dotazioni militari convenzionali da un lato – il sostegno della Coalizione dei Volenterosi che ha sostituito la ritirata dell’Amministrazione Trump e  l’aumento della capacità industriale nel settore difesa europeo – dall’altro lato, per la Russia la guerra ibrida diventa non solo conveniente, ma necessaria: l’unico vero strumento di Mosca per imporre costi, esercitare pressione contro l’UE e mantenere l’illusione di capacità offensiva.

2026: l’anno dell’escalation ibrida russa

Una potenza in declino è spesso più pericolosa di una in ascesa. Di fronte a una spirale economica e a forze convenzionali in esaurimento, il presidente Vladimir Putin sta entrando in un contesto di massimo pericolo. L’Europa deve essere pronta ad affrontare scenari distopici, ma possibili come il cambiamento di fronte di Washington con il ritorno alla Casa Bianca del presidente Trump: non solo a quello con una Russia in ripresa, ma anche a scenari con Mosca disperata a causa delle capacità di attacco ucraine.

Con le operazioni militari convenzionali divenute sempre più economicamente insostenibili, la guerra ibrida, meno costosa e condotta da un numero altamente inferiore di risorse umane, diventa l’unico strumento di escalation accessibile alla Russia. La debolezza economica del Cremlino in ambito militare convenzionale lo costringe a ricorrere maggiormente a tattiche ibride in sostituzione delle capacità militari che non possiede più. Un’escalation che è già visibile in tutti i domini: cibernetico, aerospaziale, marittimo, terrestre e soprattutto cognitivo.

La Russia sta conducendo una guerra non convenzionale contro l’Europa. Attraverso la sua campagna di sabotaggi, vandalismo, spionaggio e azioni segrete, l’obiettivo di Mosca è quello di destabilizzare i governi europei, minare il sostegno pubblico all’Ucraina imponendo costi sociali ed economici all’Europa e indebolire la capacità collettiva di una NATO terremotata dall’Amministrazione Trump e dell’Unione Europea di rispondere all’aggressione ibrida russa. Questa guerra non asimmetrica ha iniziato a intensificarsi nel 2022 parallelamente all’invasione dell’esercito russo dell’Ucraina. Sebbene il Cremlino non sia finora riuscito a raggiungere il suo obiettivo primario, le capitali europee hanno faticato a rispondere alle operazioni di sabotaggio e hanno trovato difficile concordare una risposta unitaria, coordinare le azioni, sviluppare misure di deterrenza efficaci, attribuire e imporre costi di ritorsione a Mosca.

L’escalation della guerra ibrida russa si sta manifestando principalmente attraverso 4 forme specifiche:

  1. Il Confronto informativo (Information Confrontation), termine usato nei circoli strategici e militari russi per descrivere il loro approccio all’uso delle informazioni, sia in tempo di pace che in conflitto. Il Cremlino effettua operazioni di influenza maligna, disinformazione, guerra psicologica soprattutto attraverso lo spettro della minaccia di ricorrere all’uso di armi nucleari, tutte coerenti con la nuova formulazione strategica della Russia, tranne il ricorso al nucleare previsto solo in caso di minaccia esistenziale della Russia (e non della sopravvivenza politica del regime putiniano). L’ecosistema informativo russo è composto da diversi pilastri che rispondono direttamente alle tre Agenzie di intelligence principali: il Servizio di Sicurezza Federale (FSB), che si occupa di sicurezza interna e controspionaggio; il Servizio di Intelligence Estera (SVR), responsabile dello spionaggio all’estero; e la Direzione principale delle informazioni (GRU), il Servizio di intelligence militare. Attraverso un approccio ecosistemico mirano a influenzare l’opinione pubblica e destabilizzare la società, impiegando tecniche idonee a sostenere il conflitto che il Cremlino mantiene costantemente attivo, a prescindere dallo stato delle relazioni con il nemico, contro le democrazie occidentali, con l’obiettivo generale di indebolire la coesione internazionale tra gli Stati Uniti e l’Europa, dei loro alleati e partner commerciali, e di attaccare gli avversari percepiti dalla Russia.

    Federal’naja služba bezopasnosti FSB

  2. La coercizione con l’aumento di dimostrazioni militari convenzionali, che diventano sempre più minacciose. Violazioni sempre più aggressive dello spazio aereo e navale di Paesi membri della NATO, come quelli effettuati quest’anno in Polonia, nei Paesi baltici e nel Golfo di Finlandia. Inoltre, l’incremento della guerra psicologica creata attraverso la retorica nucleare per mettere sotto pressione i cittadini e le istituzioni europee. Il messaggio trasmesso da Mosca: sostenere l’Ucraina rischia un’escalation diretta con la Russia, quindi interferire con il “piano di pace TrumPutiniano” concordato ad Anchorage (capitolazione di Kyiv), oltre a essere costoso, è rischioso.

    Služba vnešnej razvedki – SVR – Ruska zunanja obveščevalna služba

     

  3. Il sabotaggio che sta prendendo di mira l’infrastruttura produttiva europea in espansione per la difesa e le catene di approvvigionamento dirette in Ucraina. Con l’aumento delle fabbriche di munizioni continentali e la maggiore visibilità delle reti logistiche, queste diventano obiettivi primari, come descritto nel report dell’IISS di Londra “The Scale of Russian Sabotage Operations Against Europe’s Critical Infrastructure”. Sono facilmente prevedibili attacchi progettati per devastare territori con incendi, danneggiare sistemi di trasporto e infrastrutture logistiche, ritardare le consegne di armi, aumentare i costi della sicurezza e della deterrenza per costringere i governi europei a dirottare le risorse dal sostegno all’Ucraina alla protezione interna.

    Glavnoe razvedyvatel’noe upravlenie GRU

  4. La sovversione, in particolare le attività FIMI “Foreign Information Manipulation and Interference” si intensificheranno drasticamente durante le prossime elezioni europee e statunitensi, come abbiamo visto in quelle svoltesi in Ungheria all’inizio del 2026, estendendo l’ingerenza nelle elezioni europee e di medio termine negli Stati Uniti. I Partiti populisti filorussi di estrema destra, che si ispirano anche alle politiche MAGA dell’Amministrazione Trump e che strumentalizzano i flussi migratori, godono già di sondaggi in crescita in alcune importanti nazioni europee. L’utilizzo dei flussi migratori come strumento di pressione geopolitica e di guerra ibrida da parte della Russia costituisce una tattica volta a destabilizzare i confini dell’Unione Europea e a creare instabilità politica interna nei paesi occidentali. Mosca ha impiegato questa strategia in vari teatri operativi: al confine orientale (Finlandia e Polonia-Bielorussia) ha orchestrato e favorito il transito di migranti privi di documenti (provenienti da Medio Oriente, Africa e Afghanistan) diretti verso le frontiere di Polonia, Estonia e Finlandia (quest’ultima presa di mira in risposta all’adesione alla NATO), forzando la chiusura temporanea dei confini. Mosca influenza i flussi migratori dall’Africa attraverso azioni dei gruppi paramilitari e la repressione interna, alimentando insicurezza e persecuzioni, spingendo intere popolazioni a fuggire verso il Mediterraneo, indirizzando enormi flussi di migranti irregolari verso le frontiere UE come ritorsione politica. Attraverso accordi con le giunte militari nel Sahel (come in Niger) e in Cirenaica (Libia), la Russia ha esteso la propria influenza sulle principali direttrici africane del transito migratorio verso il Mediterraneo. Questa posizione di controllo nei nodi logistici del deserto consente a Mosca di esercitare una leva di condizionamento asimmetrico e continuo nei confronti dell’Italia, della Grecia e della Spagna, mettendo in crisi il fianco meridionale della NATO. Ogni punto percentuale e ogni messaggio politico amplificato a vantaggio dei Partiti populisti e nazionalisti europei offre alla Russia la speranza di indebolire la Coalizione dei Volenterosi, l’efficacia delle sanzioni e la determinazione politica dei governi europei.

La Guerra nella Zona Grigia

La dottrina militare russa integra profondamente il sabotaggio delle infrastrutture nazionali critiche nella “gibridnaya voyna” (guerra ibrida). Le infrastrutture critiche europee sono particolarmente vulnerabili al sabotaggio poiché versano in condizioni pessime a seguito di decenni di manutenzione rinviata e della mancanza di investimenti da parte dei governi nazionali e del settore privato. La Russia ha preso di mira le infrastrutture critiche per ottenere un vantaggio strategico diretto nella sua guerra in Ucraina e nell’ambito del suo più ampio conflitto con l’Occidente. Sebbene alcune iniziative, come l’operazione marittima della NATO “Baltic Sentry” nel Mar Baltico, si siano rivelate in qualche modo efficaci, la mancanza di fondi e risorse ha impedito alla NATO e all’UE di adottare e sostenere una risposta a lungo termine. Inoltre, di fronte a priorità concorrenti in materia di sicurezza nazionale (con la questione immigrazione tornata a essere strumento di propaganda elettorale), non è chiaro se tutte le capitali europee abbiano compreso la pericolosità delle minacce, e quante siano realmente impegnate a scoraggiare la guerra non convenzionale della Russia contro l’Europa.

La Russia si è preparata e ha scatenato un’escalation di attacchi nello spazio geopolitico tra pace e guerra in cui attori statali o non statali svolgono attività per promuovere gli interessi nazionali russi e indebolire l’Europa senza innescare una risposta militare. Le attività nella zona grigia baltica ed europea si moltiplicheranno ulteriormente e possono anche creare le condizioni per plasmare il contesto strategico per una guerra futura, rimanendo al di sotto della soglia che provocherebbe una risposta militare immediata da parte della NATO.

Incidenti o sabotaggi?

3D-attack model

 

Anche in questa estate 2026, caratterizzata da temperature estreme in tutto il continente, si stanno verificando una lunga serie di strani “incidenti” in tutta Europa. Nel giro di una sola settimana, Paesi della NATO hanno assistito a una straordinaria serie di sinistri, violazioni dello spazio aereo, esplosioni riguardanti la produzione di munizioni, le infrastrutture energetiche, le strutture militari e diverse operazioni di intelligence russa.

Polonia

Il 7 agosto, i servizi di sicurezza polacchi hanno arrestato un cittadino russo, reclutato dai servizi segreti russi, il cui compito era giustiziare un uomo con cittadinanza americana e ucraina, nella città di Varsavia.
Secondo il Primo Ministro Donald Tusk questa è la prima volta che qualcuno agendo su ordine russo tenta di uccidere un cittadino americano sul territorio di un altro paese della NATO.

Germania

Il 5 agosto, un drone armato di esplosivi è stato trovato vicino a una pista dell’aeroporto di Lipsia/Halle, accanto a un aereo cargo ucraino della Antonov Airlines. Due giorni dopo, due droni sono stati avvistati sopra la base della Bundeswehr a Mechernich. È possibile che dietro all’evento ci sia una rete russa che agisce da tempo in Europa.

Italia

Il 13 agosto un incendio nel reparto compressione della polvere dell’impianto KNDS Ammo Italy a Colleferro, a sud-est di Roma, seguito da un’enorme esplosione, per fortuna senza causare vittime nonostante la deflagrazione sia avvenuta mentre l’impianto era in piena attività. Lo stabilimento ex Simmel Difesa di Colleferro, vicino a Roma, produce munizioni di medio e grosso calibro per la difesa terrestre e navale, combustibili solidi per vettori aerospaziali, munizioni d’artiglieria da 155 mm fornite all’Ucraina tramite partner europei. L’incidente si è verificato nel reparto “pressatura polveri” e stando alle prime testimonianze sarebbe partito da una pressa esplosa durante la lavorazione. Nonostante il ministro della Difesa Guido Crosetto escluda si sia trattato di un attentato,  bisogna attendere la conclusione delle indagini, soprattutto a livello di intelligence, per non rimanere nell’incertezza su un possibile attacco ibrido russo. I dubbi rimangono, considerato il contesto della lunga serie di “incidenti anomali” e l’evidenza data alla notizia dell’esplosione a Colleferro da tutti i social media e i canali news russi.

Olanda

Nella mattinata del 13 agosto 2026, nel giro di poche ore nel porto olandese di Rotterdam, il più grande d’Europa: un incendio a un trasformatore, un grave blackout, una chiusura d’emergenza della raffineria ExxonMobil a Botlek, e una contemporanea esplosione mortale nell’impianto della raffineria e terminal Gunvor Energy (a circa 10 chilometri di distanza), che ha ucciso un lavoratore e ne ha feriti sei.

Sono tutti incidenti dalle circostanze non chiare e sotto investigazione da parte delle autorità, ma non sorprenderebbe se la Russia fosse responsabile di qualcuno di questa ondata straordinaria di “incidenti” anomali e attacchi dolosi che l’Europa sta fronteggiando. In precedenza, oltre a tutti i sabotaggi elencati nel report dell’IISS di Londra, si possono citare: IKEA incendiata a Vilnius, attacco doloso a un magazzino collegato a forniture all’Ucraina a Londra, sabotaggi contro obiettivi militari e industriali in Germania, a infrastrutture nella Repubblica Ceca, a sistemi ferroviari europei, ordigni incendiari inviati attraverso le reti logistiche europee – inclusi dispositivi che sono detonati o incendiati in Germania, Polonia e Gran Bretagna.

Certo, si può sostenere che si tratta di episodi isolati. Tuttavia, investigatori e tribunali europei hanno collegato molteplici operazioni di sabotaggio direttamente a reti organizzate o coordinate dall’intelligence russa.

Questa è la forza della guerra ibrida: funziona facendo sempre presumere che si tratti di incidenti e coincidenze, mantenendosi al di sotto della soglia a cui ogni singolo evento richiederebbe una risposta cinetica. Ogni evento, preso singolarmente, è negabile. Solo la sequenza ne tradisce la strategia.

L’Europa sta di nuovo fallendo nella interpretazione dei dati di intelligence?

Political map of European Union member states. 27 EU member States, after United Kingdom left. Special member State territories are not included

 

Nonostante i tentativi di alcuni governi di minimizzare la minaccia ibrida del Cremlino, secondo molteplici Agenzie di intelligence USA ed europee, Mosca non solo non vuole porre fine al conflitto contro Kyiv, ma mira a riprendere tutta l’Ucraina e i Paesi Baltici (Estonia, Lettonia, Lituania), riportandoli sotto il controllo del Cremlino. I polacchi ne sono assolutamente convinti. I Paesi baltici pensano di essere i prossimi a essere attaccati. In questo contesto, l’Estonia, anche per ragioni di confine, la Moldova per la numerosa presenza di truppe russe in Transnistria, vivono questa minaccia molto più pressantemente dal febbraio 2022, quando le truppe russe sono entrate in Ucraina. Minaccia che ha recentemente portato Vilnius a preparare e comunicare ai propri cittadini piani di evacuazione della capitale in caso di invasione.

Un’analisi dell’Istituto Italiano di Studi Strategici “Niccolò Machiavelli”, rivela che nonostante la disponibilità di tecnologie innovative, i problemi analitici dell’allarme e la natura dei fallimenti di intelligence, sono cambiati molto poco. Lo abbiamo visto con la sottovalutazione di tutti i segnali precedenti all’invasione russa dell’Ucraina del 24 febbraio 2022 e con l’attacco di Hamas a Israele del 7 ottobre 2023.

Atti fra i più cruenti della storia che hanno preso di sorpresa le Agenzie di intelligence e colpito in maniera generale solo civili, facendo scoppiare guerre asimmetriche tra Stati, e tra Forze armate statali e battaglioni delle organizzazioni terroristiche strutturate come veri eserciti. Questi terribili episodi, l’11 settembre 2001 negli USA, il 7 ottobre del 2023 in Israele, il 24 febbraio 2022 in Ucraina, sono momenti chiave non solo nella storia recente ma anche dal punto di vista del processo di allarme perché, oltre ad aver rivelato la potenza distruttiva di questi nuovi gruppi armati senza nazione, della deception (inganno) e inaffidabilità della Russia, hanno dato inizio a guerre fra eserciti regolari (Russia vs Ucraina) e fra eserciti regolari e la nebulosa delle varie ramificazioni terroristiche di matrice islamica, che hanno dichiarato guerra all’Occidente, alla democrazia e al nostro modo di intendere la vita.

Tutti questi attacchi a sorpresa che hanno stravolto i paradigmi della sicurezza globale, non sono da addebitare soltanto al fallimento delle capacità di raccolta e analisi dei dati di intelligence, ma a un fallimento strategico dell’intero sistema politico e di difesa, rispettivamente degli Stati Uniti, europeo e israeliano.

I problemi che continuano a emergere sono sempre gli stessi:

• Scarsa percezione delle minacce emergenti, in particolare dei pericoli a bassa probabilità ma ad alto impatto
• Raccolta di dati inadeguata contro tali minacce
• Errori nella comunicazione tra analisti, Agenzie e decisori politici
• Mancata considerazione di tutti gli scenari, dei punti vista minoritari
• Vulnerabilità all’inganno

La persistenza di queste carenze suggerisce che nonostante la storia continui a offrire informazioni preziose per una comprensione profonda e chiara di un problema o di una situazione complessa, le nuove tecnologie necessitano di un processo decisionale informato attraverso un’analisi approfondita delle conoscenze esistenti, riformulando i problemi e andando oltre le ipotesi per trovare incognite sconosciute e migliorare la comprensione e la pratica dell’intelligence di allerta, sia all’interno della comunità dell’intelligence che negli scenari proposti ai decisori. Decisori e politici che dovrebbero essere preparati a comprendere i temi della sicurezza e della difesa dello Stato, rispettosi dei Testi costituzionali, dei rigidi doveri morali e legali fondamentali che includono la fedeltà allo Stato (che in Italia trova il suo fondamento principale nell’Articolo 54 della Costituzione), l’onestà, la trasparenza e il rispetto delle regole democratiche per garantire il bene comune.

La deterrenza ibrida europea rallentata da nazionalismo e populismo

Malgrado i molteplici attacchi subiti, l’UE nel 2026 non ha dato seguito all’incremento del potenziale di dissuasione specifica e di contrasto alle attività ibride. Politicamente, i partiti di estrema destra e alcuni di estrema sinistra con simpatie filorusse e quelle trumpiane che contrastano l’UE, sono in testa ai sondaggi in un periodo di prossime importanti elezioni nel continente. Questa convergenza di Nazional-Populismo, alimentata anche dalla Casa Bianca e dai tecno-oligarchi statunitensi, sul piano politico europeo sfrutta il disagio economico, la paura dell’immigrazione e la crisi di rappresentanza delle democrazie liberali, e si traduce in opposizione alle istituzioni UE, rifiuto del sistema di sicurezza e difesa comune (PSDC), tentativi di bloccare il sostegno militare all’Ucraina, ripristino dei confini e delle sovranità nazionali.

Economicamente, i governi dell’UE sono stati frenati da una crescita lenta, un’inflazione incrementata dai dazi di Washington e dalla guerra USA-Israele contro l’Iran, che ha ulteriormente e drasticamente ridotto le capacità di approvvigionamento energetico dell’Europa. Militarmente, molti Stati sono solo all’inizio dei loro cicli di rafforzamento dei propri apparati di difesa. Tutto ciò, insieme, limita la loro capacità di adottare una condivisa e decisa risposta alla guerra ibrida del Cremlino, rafforzando la convinzione del presidente Putin che queste tattiche possano avere successo nella frammentazione dell’architettura di sicurezza della NATO, dimostrando che l’Art. 5 del Patto Atlantico non viene più garantito dall’Amministrazione Trump.

L’Europa è stata lenta a costruire una deterrenza ibrida credibile, una capacità che solo ora sta riconoscendo, nonostante i distinguo politici che hanno evidenziato il divario tra resilienza e capacità di stabilire soglie chiare per prevenire, contrastare ed eventualmente reagire ai sempre più frequenti e pericolosi attacchi in “zona grigia”. Per tutti questi motivi, i sempre più frequenti episodi di sabotaggio, attacchi informatici, attività FIMI e guerra cognitiva sono ancora trattati come “incidenti” isolati, piuttosto che come elementi di una dottrina politico-militare ibrida russa (cinese e iraniana), ben evidente e consolidata.

Il presidente Putin scommette su tali errori e falle nei sistemi democratici, e con la sua strategia ibrida sta evidenziando come la NATO e l’Europa non stiano dimostrando la determinazione necessaria per imporre costi significativi contro chi sferra attacchi ibridi al di sotto della soglia dell’Articolo 5. Sin dall’estate 2025 Mosca ha incrementato esponenzialmente gli attacchi nella “zona grigia”, dimostrando che la sua strategia funziona: nessuna entità russa ha dovuto affrontare conseguenze per le misteriose esplosioni nelle fabbriche di armi, per il tranciamento dei cavi nel Baltico, per gli attacchi hacker o per la presenza di droni negli aeroporti o per la campagna di incendi sospetti in diversi territori dell’Unione Europea.

Ormai, solo chi è in malafede può negare che la Russia sta conducendo una guerra ibrida contro l’Europa: sabotaggi, incendi dolosi, attacchi informatici, interferenze GPS, attacchi alla logistica e alle infrastrutture critiche, attività FIMI, spionaggio, complotti di assassinio.

Queste non sono minacce ibride teoriche. Sono pericolosi attacchi di guerra ibrida in “zona grigia”, già sferrati.

Per dimostrare al Cremlino che questa strategia non sia conveniente, non richiede di eguagliare la forza convenzionale della Russia, oltretutto indebolita dal fallimento dell’”Operazione Militare Speciale”: richiede chiarezza su ciò che l’Europa e la NATO non sono più disponibili a tollerare.

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Russlands hybride eskalering

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24 Agosto 2026

For Kreml er hybrid eskalering ikke bare et valg, men en nødvendighet. Hybrid krigføring blir dermed ikke bare fordelaktig, men Moskvas eneste reelle verktøy for å påføre kostnader, legge press på EU og opprettholde illusjonen av offensiv kapasitet.

by Francesco D’Arrigo

President Putin_attends_Meeting_with_permanent_members_of_the_Security_Council_1_April_2025

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La Francia si prepara alle elezioni presidenziali con una nuova strategia di contrasto alle FIMI

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Agosto 2026

La Repubblica Francese, che possiede territori disseminati su più continenti e oceani, implementa ed estende ai singoli individui le sanzioni europee di contrasto alle operazioni ibride.

di Francesco D’Arrigo

La decisione della Francia di espellere la nota commentatrice russa Kseniya Fedorova, ex direttrice della rete televisiva Russia Today – RT France, segna un significativo cambiamento di strategia del Paese al contrasto delle operazioni FIMI.  Le autorità francesi hanno concluso che le sue attività rappresentano una potenziale minaccia alla sicurezza nazionale, in quanto diffondono narrazioni ingannevoli e disinformazione russa in un momento in cui la Francia si appresta ad affrontare il delicato periodo pre-elettorale in vista delle elezioni presidenziali del 2027.

Il provvedimento riflette un più ampio riconoscimento del fatto che le operazioni di influenza del Cremlino si estendono ben oltre lo spionaggio tradizionale e si basano sempre più sulla guerra dell’informazione per radicalizzare il dibattito politico, minare la fiducia del pubblico nelle istituzioni democratiche e amplificare la polarizzazione sociale. Prendendo di mira i propagandisti influenti anziché esclusivamente i media controllati dallo Stato, Parigi espande il paradigma di contrasto europeo alla manipolazione delle informazioni e ingerenza da parte di attori stranieri, o FIMIForeign Information Manipulation and Interference.

Il regime sanzionatorio previsto dal Regolamento 833/2014 del 31 luglio 2014, adottato dall’Unione Europea concernente misure restrittive in considerazione delle azioni della Russia che destabilizzano la situazione in Ucraina, che vieta di diffondere o contribuire a diffondere i contenuti di soggetti in quanto emittenti, testate e piattaforme direttamente gestite o coordinate dai Servizi di intelligence russi, la Francia lo estende anche nei confronti degli individui che agiscono come vettori di influenza straniera, le cui attività vengano considerate una minaccia per gli interessi nazionali.

La tempistica di questa decisione è strategicamente significativa.  La Russia ha ripetutamente cercato di sfruttare i cicli elettorali in tutta Europa attraverso campagne di disinformazione coordinate, amplificando narrazioni estremiste e sostenendo attori politici che promuovono posizioni favorevoli a Mosca

Le elezioni presidenziali francesi del 2027 e quelle dei Paesi membri della Coalizione dei Volenterosi: Danimarca, Francia, Germania, Italia, Paesi Bassi, Norvegia, Spagna, Svezia, Regno Unito e Ucraina (che proprio a Parigi hanno annunciato la creazione di un’alleanza per la costruzione di missili antibalistici), rappresentano obiettivi di influenza e ingerenza di importanza strategica per il Cremlino.

La Francia, che nella nuova architettura di sicurezza europea, nella NATO e nel continuo sostegno militare all’Ucraina ricopre un ruolo di leadership, sta adottando nuove misure di contrasto alle attività FIMI russe e  le modalità per ridurre la libertà operativa delle reti di influenza di Mosca, prima che la campagna elettorale entri nella sua fase più attiva. Le misure preventive di sicurezza nazionale ora si abbinano a controlli in materia di immigrazione e di ordine pubblico più rigorosi in materia di visti per i cittadini russi.

Nel novembre 2025 la Commissione ha adottato norme più rigorose in materia di visti per i cittadini russi in considerazione dei maggiori rischi per la sicurezza posti dalla guerra di aggressione della Russia nei confronti dell’Ucraina, tra cui la strumentalizzazione dei flussi migratori, gli atti di sabotaggio e il potenziale uso improprio dei visti. Ciò consentirà un controllo attento e frequente dei richiedenti i visti di ingresso negli Stati UE, in modo da attenuare qualsiasi potenziale rischio per la sicurezza.

L’espulsione della propagandista filo-putiniana Kseniya Fedorova rafforza, inoltre, un principio europeo emergente, secondo il quale la libertà di espressione non può essere sfruttata come scudo legale per operazioni coordinate di influenza straniera dirette da Stati ostili o a loro vantaggio. Mentre le società democratiche restano impegnate a proteggere la legittima espressione politica, i governi europei distinguono sempre più tra la protezione della libertà di espressione e le attività di (dis)informazione organizzate, condotte per conto di avversari stranieri che cercano di manipolare i processi democratici.

La strategia informativa della Russia si basa sempre più su un ecosistema decentralizzato, anziché esclusivamente su organi di informazione statali come RT o Sputnik. Le narrazioni del Cremlino vengono ora amplificate attraverso una rete di piattaforme mediatiche ultra-conservatrici, di destra, di estrema destra, anti-establishment e alternative, influencer sui social media, commentatori e organizzazioni di advocacy che spesso operano al di fuori delle dirette strutture istituzionali russe. Questo modello decentralizzato ma diffuso complica l’attribuzione delle responsabilità, aumentando al contempo la portata e la resilienza delle campagne di influenza russe in tutta Europa.

Il caso Fedorova dimostra che la Francia sta evolvendo le proprie difese adottando ed estendendo le contromisure europee. Anziché concentrarsi esclusivamente sul blocco delle organizzazioni mediatiche russe, i governi che implementano le sanzioni decise in ambito comunitario stanno iniziando a prendere di mira singoli operatori, intermediari e comunicatori influenti che facilitano la diffusione delle narrazioni del Cremlino.  Ciò riflette una transizione dai dibattiti sulla censura reattiva verso politiche proattive di controspionaggio e di resilienza, concepite per identificare, interrompere e scoraggiare le reti di influenza straniere prima che possano incidere significativamente sull’opinione pubblica o sui risultati elettorali.

Strategicamente, la decisione della Francia è probabilmente intesa a perseguire un più ampio scopo di deterrenza.  Imponendo sanzioni legali concrete a un propagandista russo di alto profilo, Parigi invia un segnale chiaro: la partecipazione a operazioni di influenza coordinate dal Cremlino (da altri attori statali, non statali o dai tecno-oligarchi statunitensi) può comportare costi personali, tra cui l’espulsione, restrizioni sui visti, controlli finanziari o future azioni legali. Tali misure mirano non solo a ridurre le capacità operative della Russia in Francia, ma anche ad aumentare i rischi percepiti per gli altri membri dell’infrastruttura di influenza di Mosca che operano in tutta Europa.

Dal punto di vista della sicurezza nazionale, tuttavia, l’espulsione riflette una più ampia rivalutazione del modo in cui gli stati democratici rispondono alle operazioni di influenza straniera condotte sotto le spoglie della libertà di stampa, di pensiero e del commento pubblico. Dopo le sanzioni che hanno portato alla chiusura dell’emittente statale russa RT France, Fedorova non si è ritirata dallo spazio informativo francese. Al contrario, è rimasta una partecipante attiva al discorso politico, continuando a promuovere le narrazioni del Cremlino che giustificano l’aggressione russa contro l’Ucraina, mettono in discussione il sostegno occidentale a Kyiv e fanno eco alla guerra psicologica e a messaggi aggressivi coerenti con gli obiettivi di comunicazione strategica della Federazione Russa.

La rilevanza del caso va ben oltre le attività di un singolo individuo.  Le autorità francesi sembrano considerare Fedorova non semplicemente come una giornalista che esprime opinioni controverse, ma come parte di un più ampio ecosistema di influenza volto a plasmare l’opinione pubblica, polarizzare il dibattito politico e indebolire il sostegno interno alle politiche estere e di sicurezza della Francia.

Questa nuova classificazione è fondamentale: le democrazie liberali tutelano la libertà di espressione impopolare o controversa; tuttavia, i governi considerano sempre più le operazioni di influenza coordinate condotte per conto di potenze straniere ostili come una minaccia alla sicurezza nazionale, piuttosto che come una questione di libertà di parola.

Particolarmente preoccupante per le autorità francesi è il continuo coinvolgimento di Fedorova con settori del panorama politico francese vicini a Mosca. La sua attività mediatica ha costantemente amplificato narrazioni attraenti per certi ambienti di estrema destra, nazionalisti, sovranisti e anti-establishment, gruppi che la Russia (e dal 2025 anche diversi esponenti dell’Amministrazione Trump) ha ripetutamente cercato di coltivare in tutta Europa nell’ambito della loro strategia a lungo termine per indebolire la coesione europea, minare la politica delle sanzioni ed erodere il sostegno alla NATO e agli aiuti militari all’Ucraina.  Sebbene esprimere tali opinioni politiche non sia di per sé illegale, un coordinamento costante con narrazioni che servono gli interessi strategici di un avversario straniero solleva inevitabilmente preoccupazioni in materia di controspionaggio, soprattutto in vista di importanti imminenti campagne elettorali, come le elezioni presidenziali in Francia.

La tempistica dell’espulsione è strategicamente significativa.  La Francia sta entrando nella fase preparatoria delle elezioni presidenziali del 2027, un periodo che i servizi segreti francesi hanno costantemente identificato come particolarmente vulnerabile alle operazioni di disinformazione e ingerenza straniere. Precedenti campagne di interferenza russa negli Stati Uniti, in Francia, in Germania e in altre democrazie europee hanno dimostrato che Mosca cerca di influenzare il contesto elettorale anni prima del voto, coltivando intermediari fidati, radicalizzando le divisioni politiche esistenti e normalizzando narrazioni favorevoli agli obiettivi geopolitici russi. Come del resto, stiamo constatando anche noi in Italia.

In quest’ottica, l’allontanamento di un propagandista di spicco del Cremlino può essere interpretato come una misura preventiva di controspionaggio, volta a ridurre la capacità operativa delle reti di influenza russe prima che la competizione elettorale si intensifichi.

Il caso illustra anche una più ampia evoluzione nelle contromisure europee contro le operazioni ibride russe. Mentre in passato le risposte si concentravano principalmente sulla sanzione di organi di informazione controllati dallo Stato come RT e Sputnik, i governi ora prendono sempre più di mira singoli operatori, intermediari e comunicatori influenti che continuano a promuovere la narrativa del Cremlino attraverso ecosistemi mediatici alternativi, anche dopo la chiusura dei canali di informazione statali ufficiali.  Ciò riflette la consapevolezza che le campagne di influenza russe si sono evolute in reti decentralizzate che si basano su attori politici locali, commentatori indipendenti, piattaforme digitali e organizzazioni per procura, piuttosto che esclusivamente sui media statali ufficiali.

Dal punto di vista strategico, l’espulsione stabilisce un importante precedente e segnala che la partecipazione ad attività coordinate di influenza straniera può comportare conseguenze legali e amministrative personali, anche quando condotta sotto la copertura del giornalismo o del commento politico. Ciò aumenta i costi operativi per le reti di influenza russe in tutta Europa e costringerà Mosca a fare sempre più affidamento su metodi meno visibili, tra cui operazioni di influenza online clandestine, contenuti generati dall’intelligenza artificiale, intermediari reclutati localmente ed ecosistemi digitali anonimi, più difficili da individuare e attribuire per i servizi di controspionaggio europei.

In definitiva, il dibattito sull’espulsione di Kseniya Fedorova riflette un dilemma fondamentale che affligge le società democratiche: come preservare la libertà di espressione difendendo al contempo le istituzioni democratiche dalla guerra dell’informazione coordinata dall’estero.  La decisione della Francia suggerisce che il suo governo considera sempre più la protezione dei processi democratici e dell’integrità elettorale come una responsabilità fondamentale per la sicurezza nazionale, soprattutto quando si confronta con campagne di influenza sponsorizzate da attori statali e progettate per manipolare l’opinione pubblica, piuttosto che contribuire a un legittimo discorso democratico.

Se tutti gli altri Stati europei, Italia inclusa, adottassero approcci simili, soprattutto in periodi che precedono importanti elezioni, l’effetto cumulativo potrebbe limitare significativamente la capacità della Russia, e di altri Stati che vogliono destrutturare l’Unione Europea, di esercitare la propria influenza attraverso reti di propaganda consolidate, rendendo la lotta per lo spazio informativo europeo una dimensione sempre più resiliente ed efficace nella tutela della sicurezza dei cittadini e delle istituzioni democratiche.

 

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COMPRENDERE E CONTRASTARE LE FIMI RUSSE

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Luglio 2026

Italia permeabile e non protetta

di Francesco D’Arrigo

Dal febbraio 2022, con l’invasione russa dell’Ucraina oltre alla guerra militare tra Stati, l’Unione europea si è trovata a fronteggiare una guerra ibrida che utilizza in maniera sistematica coercizione energetica, operazioni psicologiche, spionaggio, sabotaggi, attacchi cibernetici quotidiani e attività FIMI.

Il Cremlino ha utilizzato canali mediatici come Russia Today per condurre una campagna sistematica di disinformazione, propaganda e manipolazione dell’opinione pubblica europea, a sostegno della propria aggressione militare.

Quando si parla di disinformazione, solitamente si pensa a notizie fuorvianti o a narrazioni inventate con l’intento di ingannare. Ma la manipolazione delle informazioni può andare ben al di là delle mistificazioni. Ecco perché l’Unione europea ha concettualizzato questa minaccia definendola come manipolazione delle informazioni e ingerenza da parte di attori stranieri, o FIMIForeign Information Manipulation and Interference.

Cosa si intende realmente per FIMI?

Focalizzata su comportamenti manipolatori anziché sulle sole narrazioni ingannevoli, descrive un modello comportamentale non definibile di per sé illegale, che però minaccia o influisce negativamente su valori, procedure e processi politici. La FIMI è manipolatoria e condotta in modo intenzionale e coordinato. Può essere portata avanti da attori sia statali che non statali e può avvalersi di intermediari che operano a livello domestico o dall’estero.

Un’analisi congiunta sul processo di adesione dell’Ucraina all’Unione Europea, condotta dall’European External Action Service (EEAS) e dal Center for Countering Disinformation on FIMI ucraino (CCD), rivela dei cluster narrativi costituiti da quattro blocchi che si rafforzano a vicenda nell’ambito dell’attività FIMI russa mirata all’adesione dell’Ucraina all’UE.

Secondo il report congiunto, con prefazioni di Kaja Kallas – Vicepresidente della Commissione europea e Kyrylo Budanov – Capo dell’Ufficio del Presidente dell’Ucraina, la logica complessiva della FIMI russa è coerente agli obiettivi di annessione dell’Ucraina che hanno determinato l’invasione armata lanciata con l’Operazione Militare Speciale:

  1. L’Unione Europea è egoista e cinica: “l’UE prolunga la guerra per indebolire la Russia”. Questa narrativa inverte il nesso causale tra l’aggressione russa e il bisogno di sostegno dell’Ucraina, riposizionando l’UE come l’attore responsabile delle vittime ucraine. L’obiettivo strategico è quello di svincolare gli interessi di sicurezza dell’Ucraina dal suo percorso di integrazione europea e di erodere la disponibilità dell’opinione pubblica ad accettare le riforme.
  2. L’Ucraina è debole e controllata dall’esterno: “gli Stati membri dell’UE mirano a spartirsi l’Ucraina”. Scenari inventati, come i presunti piani franco-britannici di spartizione dei territori ucraini o la presunta “Operazione Turul” dell’Ungheria per conquistare la Transcarpazia, sfruttano le ansie territoriali e la memoria storica per dipingere gli Stati partner come annessionisti occulti. La comunicazione è localizzata per specifici pubblici regionali, rivolgendosi direttamente agli Stati membri dell’UE più critici nei confronti del percorso di adesione dell’Ucraina.
  3. Le riforme imposte dall’Unione Europea sono dannose per gli ucraini: “l’integrazione nell’UE nasconde un controllo esterno”. Gli attori della FIMI ridisegnano le riforme normative come una coercizione imposta da Bruxelles anziché come modernizzazione, presentando ogni requisito tecnico come un danno immediato per i cittadini. Un caso rappresentativo è la campagna di disinformazione russa su progetto di legge n. 14025 sulla tassazione delle piattaforme digitali.
  4. L’adesione è irrealistica: “l’Ucraina è incompatibile con i valori dell’UE”. Le reali sfide di riforma vengono amplificate in modo selettivo e le dichiarazioni dei funzionari europei sistematicamente decontestualizzate per suggerire un’incompatibilità strutturale con l’adesione. Ciò si basa anche su narrazioni relative alla corruzione nel governo ucraino. Per il pubblico interno ciò normalizza la disillusione; per quello esterno rafforza l’immagine dell’Ucraina come candidato perennemente travagliato.

Queste narrazioni perseguono tre obiettivi operativi: erodere la coesione interna in Ucraina attraverso stimoli emotivi contraddittori; consolidare l’immagine di “Stato fallito” per indebolire sia la fiducia interna che il sostegno esterno; minare le relazioni bilaterali tra l’Ucraina e i principali Stati membri dell’UE. La sofisticatezza risiede meno nelle singole invenzioni che nella loro perpetua sistematica ripetizione e nella contraddizione deliberata, che agiscono di concerto per rendere il processo di adesione progressivamente meno credibile agli occhi del pubblico ucraino.

L’architettura delle FIMI Russe

L’infrastruttura di diffusione dell’attività FIMI russa osservata è costituita da quattro livelli analitici:

  1. canali ufficiali dello Stato;
  2. mezzi di comunicazione controllati dallo Stato;
  3. risorse FIMI legate allo Stato;
  4. attori FIMI allineati allo Stato.

Fonti Ufficiali Attribuite

Le fonti russe ufficiali e controllate dallo Stato vengono utilizzate meno frequentemente per esercitare un’influenza diretta sul pubblico ucraino a causa delle restrizioni alle trasmissioni e della scarsa fiducia di cui godono. Tuttavia, fungono spesso da fonti primarie di narrazioni, interpretazioni o affermazioni inventate che vengono successivamente rielaborate e amplificate da attori collegati allo Stato o allineati con esso in forme più adattabili allo spazio informativo ucraino.

Tali funzioni di definizione della narrativa sono svolte più comunemente dai principali media statali russi e dalle agenzie di stampa ufficiali, tra cui RIA Novosti, TASS e RT, nonché dai canali Telegram di funzionari russi e istituzioni statali, tra cui “Дмитрий Медведев” (Dmitry Medvedev), “Кремль. Новости» (Kreml. Novosti), «Мария Захарова» (Maria Zakharova), «МИД России» (Ministero degli Esteri russo), «Минобороны России» (Ministero della Difesa russo), «РОДИОН МИРОШНИК» (Rodion Miroshnik) e altri. La loro funzione è quella di diffondere informazioni pseudo-riservate, interpretazioni manipolatorie dei processi politici interni e messaggi volti a screditare la leadership ucraina e i partner internazionali.

Attori Occulti Allineati allo Stato e Attribuiti

Attori allineati allo Stato, tra cui personalità pubbliche soggette a sanzioni, garantiscono una diffusione personalizzata, presentando gli stessi messaggi come analisi “alternative” o critiche interne. In questo contesto, i canali di Oleksii Arestovych, Diana Panchenko e Anatolii Sharii compaiono regolarmente nell’ambiente di diffusione delle narrazioni anti-europee o anti-ucraine. Il loro ruolo non si limita a ripetere narrazioni e affermazioni; essi aggiungono un’interpretazione emotiva e una credibilità personalizzata per un pubblico che potrebbe diffidare delle fonti russe palesi.

Attori Occulti Legati allo Stato e Non Attribuiti

Gli attori legati allo Stato adattano poi questi messaggi a un pubblico specifico attraverso canali Telegram anonimi, siti web pseudo-locali e account sui social media. Questo ecosistema comprende canali Telegram quali Резидент (Rezident), Легитимный (Legitimnyy), Картель (Kartel), Сплетница (Spletnitsa) e altri, che il Servizio di sicurezza dell’Ucraina ha collegato all’85° Centro principale dei Servizi speciali della Direzione principale dello Stato maggiore delle Forze armate della Federazione Russa. Un ruolo a sé stante all’interno della categoria degli attori allineati allo Stato è svolto dagli ecosistemi pseudo-locali, tra cui ZOV/Pravda e le risorse della rete На самом деле (Na samom dele), che si rivolgono a un pubblico in diverse città ucraine. Tali risorse contribuiscono a localizzare le narrazioni FIMI russe collegando le affermazioni a livello nazionale a specifici timori regionali. Secondo dati di dominio pubblico, la rete ZOV/Pravda, associata alla rete di Yevhenii Shevchenko, appartiene alla stessa infrastruttura di Portal Kombat (un sito allineato alla Russia). Gli attori legati allo Stato adattano poi questi messaggi a un pubblico specifico attraverso canali Telegram anonimi, siti web pseudo-locali e account sui social media. Questo ecosistema comprende canali Telegram quali Резидент (Rezident), Легитимный (Legitimnyy), Картель (Kartel), Сплетница (Spletnitsa) e altri, che il Servizio di sicurezza dell’Ucraina ha collegato all’85° Centro principale dei servizi speciali della Direzione principale dello Stato maggiore delle Forze armate della Federazione Russa. Comprende inoltre risorse associate al collaboratore Viktor Medvedchuk, in Information Manipulation Set (IMS), per il quale non esiste ancora un’attribuzione formale). Analogamente, le fonti На самом деле sono collegate all’ecosistema InfoDefense, allineato allo Stato, attraverso un’infrastruttura di feedback condivisa.

Di conseguenza, la distinzione tra attori “legati” allo Stato e attori “allineati” allo Stato è di natura analitica piuttosto che assoluta. In termini operativi, questi attori operano spesso su piattaforme e a un pubblico che si sovrappongono, dove messaggi simili possono essere diffusi, adattati e rafforzati a vicenda.

Tecniche, Tattiche e Procedure di Influenza

Nel corso del periodo monitorato, le attività FIMI russe contro l’adesione dell’Ucraina all’UE sono diventate più scalabili e adattive. La loro logica corrisponde all’approccio FIMI più ampio: l’obiettivo non è solo diffondere informazioni false, ma anche minare la fiducia, creare rumore informativo, logorare il pubblico e ridurre la capacità di distinguere i contenuti affidabili da quelli manipolatori. Nei casi FIMI osservati sono emerse in modo particolare le seguenti Tactics, Techniques and Procedures – Tattiche, Tecniche e Procedure (TTP) nel contesto della FIMI indicano i modelli di comportamento usati da attori ostili per ingannare e manipolare l’ambiente informativo.

La prima tecnica è l’amplificazione: da parte di fonti che mostrano segni di utilizzo di IA. Nel periodo compreso tra gennaio 2025 e aprile 2026, all’interno del set di dati relativo alle menzioni, 2.680 fonti hanno mostrato tali segni su Telegram, VK, X, Facebook, YouTube, TikTok, Threads e siti web. Queste fonti hanno contribuito ad aumentare la visibilità di messaggi selezionati, a creare l’impressione di un interesse pubblico spontaneo e ad accelerare la diffusione dei contenuti sulle piattaforme. L’amplificazione inautentica è particolarmente rilevante per gli argomenti in cui l’obiettivo non è solo quello di convincere, ma anche di creare l’impressione che la sfiducia nei confronti del processo di adesione all’UE sia diffusa.

La seconda tecnica è la “mapaganda”: l’uso manipolativo di carte geografiche che mappano le questioni territoriali con l’obiettivo di legittimare le narrazioni russe. Ciò include l’esagerazione delle conquiste territoriali russe, la distorsione della linea del fronte, la visualizzazione di presunte “zone di responsabilità” o la creazione di scenari di «ridistribuzione» dei territori ucraini tra attori esterni. Nel contesto dell’adesione, la «mapaganda» sostiene la tesi secondo cui i partner si stanno preparando a dividere l’Ucraina o che la sovranità ucraina sia già oggetto di negoziazioni senza l’Ucraina.

Mapaganda

La terza tecnica consiste nello sfruttamento e la manipolazione selettiva di dichiarazioni reali di politici, funzionari, esperti o media europei. Singole citazioni vengono estrapolate dal contesto per suggerire che l’Ucraina non abbia prospettive di adesione, che l’Occidente sia stanco di sostenere l’Ucraina o che esistano contraddizioni nascoste tra Kiev e i partner europei. La manipolazione si basa spesso su traduzioni distorte, enfasi selettiva o generalizzazione arbitraria di un singolo commento in una presunta posizione istituzionale. Questa tattica è particolarmente dannosa perché utilizza frammenti autentici per legittimare conclusioni false. Ad esempio, questa tattica era evidente in contenuti che reinterpretavano la commemorazione da parte della Polonia della tragedia della Volinia e della Galizia orientale, come prova di presunte pressioni politiche e future ambizioni territoriali nei confronti dell’Ucraina. La pubblicazione ha collegato in modo selettivo la decisione del parlamento polacco di istituire l’11 luglio come giornata di commemorazione delle vittime, con le dichiarazioni del presidente Andrzej Duda relative al polo logistico di Rzeszów e con le disposizioni giuridiche concesse ai cittadini polacchi in Ucraina dopo il 2022.

Combinando queste distinte situazioni, gli attori del FIMI cercano di presentare la politica della memoria della Polonia, il suo ruolo logistico nel sostegno all’Ucraina e gli accordi giuridici bilaterali, come segni di un ultimatum nascosto, di una più profonda influenza polacca e di potenziali future rivendicazioni territoriali nei confronti dell’Ucraina.

La quarta tattica è l”event-hijacking” (dirottamento di eventi): comprende l’uso di eventi reali come decisioni istituzionali dell’UE, conferenze internazionali, anniversari, negoziati o dichiarazioni di alto profilo per amplificare narrazioni distruttive. Gli attori della FIMI integrano tali eventi in narrazioni preesistenti in un breve lasso di tempo. Gli stessi schemi possono essere attivati ogni volta che aumenta l’attenzione pubblica sulle riforme per l’adesione all’UE in Ucraina. Ad esempio, è stato rilevato in contenuti che hanno strumentalizzato dichiarazioni pubbliche sull’integrazione dell’Ucraina nell’UE, rafforzando la narrativa già esistente secondo cui il sostegno occidentale all’Ucraina sta diminuendo. Le testate hanno combinato in modo selettivo la dichiarazione del presidente Zelensky sull’importanza dell’adesione all’UE per l’Ucraina con le osservazioni del ministro degli Esteri polacco Radosław Sikorski, secondo cui l’Ucraina dovrebbe comunque preventivamente soddisfare tutte le condizioni di adesione. Queste dichiarazioni sono state riproposte non come parte di un normale dibattito sull’adesione, ma come prova che il “periodo di luna di miele” del sostegno all’Ucraina fosse terminato e che Kyiv avesse presumibilmente perso margine di manovra.

La quinta tecnica è la localizzazione. Le affermazioni fuorvianti vengono adattate a specifici contesti regionali, sociali o tematici. Ad esempio, la narrativa più ampia secondo cui gli Stati membri dell’UE cercherebbero di indebolire e dividere l’Ucraina, è stata adattata attraverso contenuti in cui si sosteneva che l’Ungheria avesse presunti piani per annettere la Transcarpazia o che la Romania si stesse preparando a occupare la Bucovina. La localizzazione aumenta la plausibilità, perché il messaggio è collegato a sensibilità storiche o regionali ben note.

La sesta tecnica consiste nell’uso di pseudo-esperti. Si ricorre a persone con competenze discutibili o reputazione dubbia per presentare messaggi in linea con la propaganda russa come se fossero analisi indipendenti. Allo stesso tempo, i riferimenti a vere pubblicazioni accademiche, materiali analitici o rapporti internazionali possono essere utilizzati in modo selettivo per sostenere conclusioni manipolatorie. Ad esempio, questa tecnica era evidente nei contenuti di Anatolii Sharii, che ha commentato la questione dei beni russi congelati, il processo decisionale dell’UE e le possibili riparazioni. La discussione faceva riferimento a dibattiti politici reali e a dichiarazioni di esponenti politici europei, ma li inquadrava attraverso conclusioni speculative: secondo cui l’utilizzo dei beni russi congelati avrebbe presumibilmente gravato sui contribuenti europei, danneggiato il sistema finanziario dell’UE e messo in luce divisioni politiche all’interno dell’Europa. In questo modo, una complessa questione giuridica e finanziaria è stata presentata come un commento che rafforzava la narrativa secondo cui il sostegno dell’UE all’Ucraina è costoso, rischioso e politicamente destabilizzante.

Nel loro insieme, queste TTP indicano che la FIMI russa contro l’adesione dell’Ucraina all’UE si basa sempre meno su una singola “Fake News” in senso stretto, e sempre più sulla costruzione di una narrativa manipolativa del contesto informativo. Il suo scopo è quello di sommergere il pubblico con messaggi contraddittori, minare la fiducia nelle fonti ufficiali, creare l’illusione di un diffuso sentimento antieuropeo e far apparire le valutazioni negative sull’adesione come spontanee anziché coordinate.

Sebbene questi modelli siano individuabili in tutto l’apparato FIMI russo, risultano particolarmente evidenti quando si osservano i contenuti diffusi dagli IMS Overload, Doppelganger e Undercut.

Talvolta, le iniziative FIMI russe sfruttano eventi strategici e notizie dell’ultima ora per diffondere ulteriormente le loro narrazioni preferite. Ad esempio, è stata osservata un’impennata di contenuti mirati all’Ungheria alla vigilia delle elezioni parlamentari di aprile 2026. Modelli simili sono stati osservati in vista delle elezioni presidenziali polacche e delle elezioni legislative tedesche del 2025. Parallelamente, la diffusione delle narrazioni FIMI tende ad essere reattiva, in particolare in relazione a incidenti legati alla sicurezza, come gli incidenti con i droni nella regione baltica o il sabotaggio di linee ferroviarie in Polonia e altri Stati europei. Tali eventi vengono spesso sfruttati per attribuire all’Ucraina e alla sua popolazione di rifugiati la responsabilità della percezione di insicurezza, rafforzando l’immagine dell’Ucraina come minaccia per l’UE.

Gli obiettivi della FIMI sono i cittadini, i rappresentanti istituzionali e i valori europei

La strategia russa di FIMI volta a sabotare il processo di adesione dell’Ucraina all’UE si basa in gran parte sulla creazione di tensioni tra le due parti. A tal fine, gli sforzi russi di FIMI si concentrano prevalentemente sul dipingere i funzionari ucraini come corrotti e l’Ucraina come una minaccia per gli Stati membri.

Le campagne rivolte contro i leader politici si sono affermate come un modello comportamentale saliente dell’IMS Storm-1516 e figurano tra i principali vettori della strategia FIMI, volta a sabotare il processo di adesione dell’Ucraina. L’IMS prende di mira in particolare il presidente ucraino Volodymyr Zelensky e, in misura minore, altri esponenti della scena politica ucraina. Questi attacchi sono spesso sostenuti dalla Fondazione russa per la lotta all’ingiustizia (R-FBI), fondata dal defunto Yevgeny Prigozhin e soggetta a sanzioni da parte dell’UE. Sebbene i contenuti di Storm-1516 e della R-FBI non facciano esplicito riferimento al processo di adesione, le narrazioni che veicolano si basano su temi simili legati alla corruzione e sostengono lo stesso obiettivo destabilizzante. La R-FBI produce contenuti che cercano di apparire credibili e legittimi utilizzando un tono investigativo e infografiche inventate a sostegno delle proprie affermazioni. Le affermazioni e gli elementi investigativi vengono poi amplificati, spesso da influenti account X collegati a Storm-1516 o addirittura riutilizzati da altri, presentando l’Ucraina e la sua popolazione come una minaccia costante e incombente per i cittadini dell’UE, gli attori russi del settore FIMI mirano ad acuirne le tensioni fino al punto di provocare un rifiuto. È prevedibile che i cittadini dell’UE esercitino pressioni sui propri leader politici, che presumibilmente intrattengono rapporti con omologhi corrotti, affinché adottino posizioni negative nei confronti del processo di adesione dell’Ucraina.

Misure UE Contro la disinformazione

Per contrastare questo fenomeno, l’Unione Europea ha adottato il Regolamento 833/2014 del 31 luglio 2014, concernente misure restrittive in considerazione delle azioni della Russia che destabilizzano la situazione in Ucraina, aggiornato il 24 aprile e il 17 luglio 2026, che vieta di diffondere o contribuire a diffondere i contenuti di 32 soggetti in quanto emittenti, testate e piattaforme direttamente gestite o coordinate dai Servizi di intelligence russi. La legittimità del divieto, anche rispetto alla libertà di espressione e di informazione, è stata confermata dal Tribunale dell’Unione europea nella causa T-125/22.

Il Regolamento è direttamente applicabile in Italia, ma spetta a ogni Stato membro individuare l’autorità competente e stabilire le sanzioni per chi lo viola. A distanza di oltre quattro anni dall’inizio dell’invasione militare russa dell’Ucraina, l’Italia non lo ha ancora fatto. Lo scorso ottobre il Ministero dell’interno lo ha riconosciuto ufficialmente, ammettendo che le Forze dell’ordine possono soltanto informare gli organizzatori di eventi di propaganda russa dell’esistenza della norma europea, senza alcun potere di intervento. Il risultato è un vuoto di applicazione che dura da anni.

Nonostante l’adozione da parte degli Stati membri dell’UE del 21 ° pacchetto di sanzioni contro la Russia, all’interno del quale sono stati sanzionati altri otto individui afferenti alla Macchina della propaganda di guerra russa che diffondono disinformazione e contribuiscono alla sua narrativa manipolativa sulla guerra in Ucraina, solo nell’ultimo anno, fino a maggio 2026, sono state censite 205 violazioni sul territorio italiano, di cui 181 portate a termine indisturbate, un tasso di penetrazione dell’88%. A giugno 2025 sono stati mappati anche mega manifesti abusivi di Russia Today a Roma, Bologna e Milano.

Una recente sentenza della Corte di giustizia dell’Unione europea, la causa C-67/25, ha inoltre chiarito che la responsabilità colpisce chiunque renda disponibili i contenuti vietati, indipendentemente dal fine di lucro e dalla durata della diffusione.

La FIMI russa contro l’Italia considerata “permeabile”

Il KGB prima e l’FSB ora, sono sempre stati molto focalizzati nella guerra psicologica, senza tuttavia tralasciare le attività di mero spionaggio, che costituisce solo una parte della loro missione, come abbiamo recentemente visto con gli arresti di due ex agenti Aisi che cedevano con disprezzo e per pochi Euro informazioni ad addetti militari dell’ambasciata russa (espulsi dall’Italia), ottenute da diverse fonti, tra cui quattro militari in servizio attivo presso Agenzie strategiche nazionali. 

Komitet Gosudarstvennoj Bezopasnosti  KGB

 

Nondimeno, il condizionamento sociale o i circuiti di feedback amplificati vengono utilizzati per radicalizzare persone intenzionate a rivoltarsi contro gli interessi nazionali e perfino i propri.

Come descritto nel saggio del Prof. Cristopher Andrew (storico ufficiale del Security Service britannico Mi5) scritto insieme a Oleg Gordievskij “Storia Segreta del KGB” – 1993, il KGB ha sempre creduto che, delle quattro principali potenze dell’Europa occidentale, l’Italia avesse le maggiori probabilità di diventare lo Stato più permeabile all’influenza russa ed un fondamentale strumento del Cremlino per la propria propaganda interna, dato il profondo attaccamento culturale dei russi per l’Italia, a differenza di Francia, Germania ed Inghilterra.

Sin dai tempi della Guerra Fredda, il KGB ha adottato nei confronti dell’Italia una strategia di disinformazione, influenza e sovversione affidata non solo ad agenti segreti o “spie”, ma a giornalisti, sondaggisti, accademici, imprenditori, politici italiani ed esponenti del Vaticano. Tutti arruolati nel programma orchestrato da Mosca, come rivelato nel 1999 da C. Andrew e Vasilij Mitrokhin nel loro best seller “L’Archivio Mitrokhin”.

Italia indifesa perché non ha costituito una struttura per applicare il Regolamento Europeo 

A differenza di altri Stati membri, nonostante l’Italia abbia recepito il Regolamento del Consiglio Europeo n. 833/2014, non lo applica, perché non ha individuato l’autorità nazionale incaricata di far rispettare le norme di contrasto alla disinformazione dell’Unione, né ha stabilito le sanzioni per chi lo viola. Il regolamento resta quindi privo di un soggetto nazionale che possa farlo applicare concretamente, sia online che sul territorio.

Proprio in applicazione del Regolamento europeo 833/2014 e successivi aggiornamenti, il 29 luglio 2026 la Francia ha emesso un ordine di espulsione nei confronti della propagandista filorussa Kseniya Fedorova, ex direttrice di RT France e volto del canale CNews. Secondo il Ministero dell’Interno, la “Fedorova rappresenta una grave minaccia per l’ordine pubblico e la sicurezza dello Stato ed è soggetta a un ordine di espulsione dalla Francia”, confermando un articolo del quotidiano Libération. L’ex direttrice di RT France, canale finanziato dal Cremlino, è recentemente diventata la figura filorussa di spicco dei media di proprietà del controverso miliardario francese Vincent Bolloré. È una commentatrice fissa del canale CNews.

“Diffondendo le sue narrazioni, Kseniya Fedorova funge da canale per le campagne di disinformazione orchestrate dalle autorità russe, con l’obiettivo di “destabilizzare l’ordine pubblico in Francia. Il suo comportamento mina gli interessi fondamentali dello Stato e la sua presenza in Francia costituisce, per questo motivo, una minaccia particolarmente grave e attuale all’ordine pubblico, si legge nelle motivazioni del provvedimento di espulsione.

Davanti a eventi, proiezioni e diffusione sui media e piattaforme social di propaganda russa, le Forze di sicurezza italiane possono soltanto acquisire informazioni e, se ritenuto opportuno, avvisare i responsabili dell’esistenza della norma europea. In Italia, ad oggi, non esiste alcuno strumento che consenta di vietare una iniziativa o di farla cessare, né di intervenire sulla diffusione online dei medesimi contenuti.

L’assenza di enforcement ha permesso che dal 2022 a oggi si tenessero centinaia di eventi di propaganda russa sul territorio nazionale, inoltre siti web, blog, piattaforme social pubblicano disinformazione e rilanciano quotidianamente la propaganda russa. Il fenomeno ha recentemente coinvolto enti afferenti allo Stato che hanno creato tensioni con l’UE e in seno alle istituzioni e opinione pubblica, come la Biennale di Venezia (fondata nel 1895 dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali, la Regione Veneto, la Provincia di Venezia e il Comune di Venezia). Esposizione d’Arte Contemporanea diventata immediatamente una delle più importanti mostre d’arte al mondo, che nell’edizione 2026 è stata sanzionata dall’UE per aver riaperto il padiglione russo. Oppure, per citare l’ultima vicenda in ordine di tempo, con risvolti filorussi, il caso che ha coinvolto la Federazione Italiana Gioco Calcio (FIGC), i cui neo-responsabili della Nazionale di calcio italiana, quattro volte campione del mondo, sono stati a un passo dal contrattualizzare come nuovo Commissario tecnico (che ha poi rinunciato alla candidatura e provocato le dimissioni di chi lo voleva nominare alla guida tecnica degli Azzurri), l’ex calciatore Andrea Pirlo, diventato ambasciatore della società di scommesse, Fonbet, di proprietà dell’oligarca russo Sergej Lomakin, per il quale Pirlo ha liberamente e ripetutamente prestato la propria immagine a operazioni di normalizzazione del regime del presidente Putin, partecipando a iniziative sfruttate dalla propaganda del Cremlino mentre l’Ucraina veniva bombardata. L’amatissima Nazionale di calcio azzurra rappresenta l’Italia nel mondo. E l’Italia sostiene l’Ucraina nella sua strenua difesa contro l’invasione russa. L’Italia è una nazione fondatrice dell’Unione Europea che la Russia e altri Stati vogliono far deflagrare. L’Italia si riconosce pienamente nelle Organizzazioni e nel diritto internazionali.

Il tentativo di includere la nazionale di calcio italiana in un contesto Zche certamente la macchina della propaganda russa avrebbe utilizzato, immediatamente certificato dal comunicato stampa dell’ambasciatore della Federazione Russa in Italia, questa volta è stato bloccato prima del fischio di inizio, a seguito delle polemiche politiche e dopo il veto degli sponsor della Nazionale.

Molte altre sono le entità non governative e private, siti web, canali di comunicazione, che replicano i contenuti vietati con marchi, infrastrutture diverse ed “entità speculari” per aggirare i blocchi già esistenti in altri Paesi europei. Il regolamento europeo non vieta solo la diffusione dei contenuti dei soggetti nominativamente individuati e sottoposti alle restrizioni, ma anche delle “entità speculari” utilizzate per eludere i divieti, quando si verificano alcune di queste circostanze.

Come contrastare le FIMI?

L’analisi congiunta del SEAE e del CCD mostra che le attività di FIMI russe volte a minare l’adesione dell’Ucraina all’UE rappresentano una minaccia persistente e in continua evoluzione. Si tratta tuttavia di una minaccia individuabile, prevedibile e che si basa su risorse che possono essere neutralizzate nel tempo. Le campagne e le narrazioni analizzate sono accuratamente progettate per minare le aspirazioni europee dell’Ucraina e erodere il sostegno all’allargamento, sia in Ucraina che in tutta Europa. Le risorse informative sono selezionate per rivolgersi a un pubblico specifico in Ucraina e nell’UE e per conferire legittimità alla posizione aggressiva della Russia all’interno dei nostri spazi informativi. L’adesione è solo uno dei tanti temi su cui la Russia cerca di influenzare il nostro pubblico, ma è un esempio lampante di come essa operi su ampia scala per minare la nostra coesione nel lungo periodo, qualcosa che possa avere ripercussioni concrete sulla vita delle persone.

La manipolazione dell’opinione pubblica attraverso la sovversione ideologica può indurre le persone a rifiutare perfino fatti evidenti per soddisfare le percezioni e le convinzioni indotte attraverso la propaganda.

Un atteggiamento puramente difensivo o reattivo non è sufficiente di fronte a una minaccia plasmata e dettata da attori ostili. Sia il SEAE che il CCD concordano pertanto sul fatto che misure efficaci debbano prevedere il rafforzamento della resilienza. Aumentare la capacità del pubblico in generale di riconoscere e contrastare la manipolazione attraverso l’esposizione, la comunicazione strategica, l’alfabetizzazione mediatica e lo sviluppo delle competenze rimane fondamentale per il successo.

A differenza degli altri strumenti, questo approccio attraversa trasversalmente tutti i livelli dell’architettura FIMI e può modificare nel tempo gli incentivi degli autori degli attacchi: se la manipolazione smette di esercitare influenza, non vale più la pena investire in essa.

Non bisogna censurare le opinioni, ma colpire esclusivamente gli strumenti di propaganda di uno Stato impegnato in una guerra di aggressione militare contro l’Ucraina e in una guerra ibrida contro l’Unione Europea e il Regno Unito.

Political map of European Union member states. 27 EU member States, after United Kingdom left. Special member State territories are not included.

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LE MISURE ATTIVE E LA STRATEGIA DI INGERENZA RUSSE CONTRO L’EUROPA

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Luglio 2026

di Francesco D’Arrigo

La campagna di coercizione e disgregazione contro la NATO

Nonostante tantissimi media ed esponenti politici italiani rilancino quotidianamente la propaganda del Cremlino, addirittura arrivando a dichiarare che “la minaccia russa sarebbe una costruzione politica per giustificare il riarmo europeo”, per le agenzie di intelligence di mezzo mondo la Russia rappresenta una minaccia strategica concreta e di lungo periodo. La valutazione delle intelligence europee inquadra il comportamento di Mosca in una prolungata campagna di “coercion and disruption” – coercizione e disgregazione: intrusioni informatiche, disinformazione e politica militare del rischio calcolato, progettata per creare tensioni e caos al fine di rompere l’unità della NATO, già sotto pressione per le politiche e la postura strategica dell’Amministrazione Trump.
La tempistica coincide con il fallimento strategico dell’”Operazione Militare Speciale” lanciata dal presidente Putin e le sempre più efficaci operazioni di pressione a lungo raggio ucraine, che provocano un aumento dell’aggressività di Mosca con bombardamenti missilistici contro i civili di Kyiv. Una politica aggressiva rivolta anche contro l’Europa, i Paesi dell’ex Unione Sovietica e delle regioni baltiche e artiche, che intensifica la guerra nella zona grigia, fino al limite massimo per rimanere al di sotto della soglia del conflitto aperto.

La strategia di ingerenza russa 

Il KGB prima e l’FSB ora, sono sempre stati molto focalizzati nella guerra psicologica: la manipolazione dell’opinione pubblica, attraverso la sovversione ideologica, può indurre le persone a rifiutare perfino fatti evidenti per soddisfare le percezioni e le convinzioni indotte attraverso le operazioni psicologiche.

Il condizionamento sociale o i circuiti di feedback amplificati vengono utilizzati per radicalizzare persone intenzionate a rivoltarsi contro gli interessi nazionali e perfino i propri. In altre parole, una buona causa può essere intenzionalmente armata contro una popolazione a sua insaputa, con effetti destabilizzanti che abbiamo visto, ad esempio, nelle primavere arabe. Tali potenzialità sono state ben comprese dal Cremlino e nel febbraio 2017 l’allora Ministro della Difesa russo Sergei Shoigu, ha annunciato la costituzione di un “Esercito dell’Informazione all’interno delle forze armate russe”. Commentando la decisione di Shoigu, l’ex Capo di Stato Maggiore della Difesa, Generale Yuri Baluyevsky, ha affermato che una vittoria nella guerra dell’informazione “può essere molto più importante della vittoria in un conflitto militare classico, perché è incruenta, ma l’impatto è schiacciante e può paralizzare le strutture di potere ed il processo decisionale di uno Stato nemico”.

L’apparato di intelligence della Federazione Russa, sin dai tempi dell’Unione Sovietica, utilizza quattro fasi di ingerenza per alterare la mentalità e il comportamento delle persone nei Paesi stranieri. La prima fase è quella della demoralizzazione. Durante questa fase, le persone vengono influenzate a mettere in dubbio l’integrità di un Paese e a sollevare sospetti attraverso la propaganda dei media e il mondo accademico. La percezione è al centro dell’attenzione e i fatti diventano privi di significato. Oggi, attraverso i social media, questo fenomeno è molto più pervasivo ed efficace, soprattutto nelle giovani generazioni, cui viene propugnata la sfiducia nei media tradizionali e l’assenza di standard morali nella società occidentale. Per una popolazione inondata dalla propaganda e dalle teorie del complottismo, la verità perde la sua presa sulla società.

La fase di demoralizzazione è stata diffusamente utilizzata durante la pandemia contro i vaccini occidentali, ma anche se favorita da una comunicazione istituzionale ambigua e contraddittoria, non ha avuto successo in Italia. Anche oggi, nel conflittuale contesto geopolitico innescato dall’Amministrazione Trump, si sta utilizzando la fase di “demoralizzazione” della ingerenza, dando spazio a esponenti della Casa Bianca che attaccano le istituzioni europee, ai consiglieri del Cremlino, ai giornalisti della Tv di Stato russa, a ospiti ed “esperti” che argomentano a favore dell’invasione e della capitolazione dell’Ucraina, o ripetono le versioni del Cremlino in programmi italiani in onda in prima serata. Strumentalizzando la nostra libertà di pensiero ed il “dar voce a tutte le campane” si ospitano ideologi, propagandisti e giornalisti russi sanzionati e afferenti a mezzi di comunicazioni bloccati dalle sanzioni – come Sputnik e Russia Today. Con la presenza alla Biennale di Venezia del Padiglione della Russia, che segna il rientro di Mosca alla rassegna per la prima volta dall’invasione dell’Ucraina nel 2022, o al ritorno degli atleti russi alle Olimpiadi, si permette a queste realtà direttamente collegate e finanziate dal Cremlino di eludere le sanzioni e di ribaltare la realtà, diffondendo la propaganda russa sulla guerra all’Ucraina.

Nella strategia di ingerenza russa, la destabilizzazione rappresenta la seconda fase che consiste nell’alterare le relazioni estere, l’economia e i sistemi di difesa di una Nazione. Questo genere di operazioni si concentrano sull’utilizzo di mezzi non convenzionali, come la propaganda, la disinformazione, la manipolazione mediatica e la psicologia delle folle, per influenzare l’opinione pubblica, manipolare l’informazione e ottenere un controllo psicologico sulla popolazione avversaria. La destabilizzazione consiste nell’alterare le relazioni estere, l’economia e i sistemi di difesa di una nazione.

La terza fase della ingerenza riguarda la coercizione energetica ed economica, la quarta fase è quella della normalizzazione, che può durare a tempo indeterminato. Il termine “normalizzazione” deriva dalla propaganda sovietica che cercava di minimizzare un cambiamento drastico in un Paese portato velocemente ad uno stato d crisi attraverso aggressive operazioni politiche, economiche e di disinformazione con le quali l’Unione Sovietica si impadroniva della coscienza di un Paese.

La fuga di notizie come arma ibrida

Alcuni documenti interni attribuiti all’Agenzia russa per il Design Sociale (SDA), fatti trapelare intenzionalmente, hanno rivelato una serie coordinata di operazioni di influenza maligna contro alcune democrazie europee. La SDA è un’azienda russa già sanzionata da Stati Uniti, Regno Unito e Unione Europea per la diffusione di “propaganda ingannevole del Cremlino” che opera come appaltatrice dell’Amministrazione presidenziale russa. I documenti trapelati, ottenuti da giornalisti investigativi, includono rapporti interni, documenti di pianificazione e comunicazioni private tra il personale della SDA e funzionari dell’amministrazione presidenziale.

La SDA ha sede a Mosca ed è stata identificata dalle autorità internazionali come un attore chiave nelle campagne di disinformazione sponsorizzate dallo Stato russo, come “Doppelgänger“. Opera in collaborazione con l’azienda Structura per condurre operazioni di influenza coordinate e siti web contraffatti rivolti al pubblico occidentale.

Le principali attività di SDA includono:

  • Operazioni politiche e di disinformazione: l’SDA è incaricata dall’amministrazione presidenziale russa di manipolare le informazioni per minare il sostegno all’Ucraina e incitare disordini negli Stati Uniti e in Europa.
  • Tattiche: L’agenzia utilizza una rete di siti web di media e governativi contraffatti, canali Telegram e account bot coordinati per diffondere narrazioni politiche, notizie false e meme.

La Structura National Technology o Company Group Structura LLC, è un’azienda russa di informatica e pubbliche relazioni, utilizzata dal Cremlino per condurre segretamente operazioni transnazionali di disinformazione e di influenza straniera maligna.

Secondo il Dipartimento di Stato USA, l’UE e il Regno Unito, operando sotto la direzione dell’amministrazione russa e della cerchia ristretta del presidente Vladimir Putin, Structura è la mente dietro massicce e coordinate campagne di disinformazione come “Doppelgänger”.

Le sue attività includono:

  • Tattiche: Structura utilizza il “cybersquatting” per registrare domini internet progettati per imitare testate giornalistiche legittime e ben note, come il Washington Post e Fox News.
  • Diffusione: l’azienda utilizza questi siti web contraffatti, insieme ad articoli generati dall’intelligenza artificiale, profili falsi sui social media e pubblicità a pagamento, per diffondere propaganda filorussa, ridurre il sostegno internazionale all’Ucraina e interferire nelle elezioni occidentali.

Ciò che rende significativi questi documenti resi pubblici non sono solo le operazioni specifiche che rivelano, ma anche la logica strategica che la Russia utilizza per condurle. I documenti fanno riferimento a una serie di attività definite “attacchi cognitivi” contro il pubblico occidentale. Le operazioni descritte spaziano da provocazioni fisiche coordinate contro le comunità musulmane ed ebraiche a tentativi di interferenza elettorale e progetti su larga scala volti a plasmare l’opinione pubblica in tutta Europa. Aspetto cruciale, questi documenti rivelano come la Russia concepisca le proprie operazioni di influenza e quanto tale concezione si sia discostata dalle nozioni convenzionali di propaganda o disinformazione.

Un aspetto delle fughe di notizie riguardanti i documenti interni dell’SDA merita particolare attenzione. Si potrebbe pensare che l’ampia diffusione di tali documenti nei media occidentali potrebbe danneggiare direttamente gli interessi russi. Invece, tale strategia potrebbe rafforzare la percezione dell’influenza e dell’onnipresenza russa. Tale percezione può a sua volta avere conseguenze psicologiche, alimentando la sensazione che gli avversari siano pervasivi e difficili da scoraggiare. Non è possibile stabilire, sulla base delle prove disponibili, se questo effetto avvantaggi intenzionalmente gli interessi russi o se ne sia semplicemente una diretta conseguenza. Tuttavia, illustra la complessità dei processi cognitivi, in cui anche la semplice esposizione può plasmare la percezione pubblica in modi non intenzionali che, in parte, favoriscono gli interessi dell’attore esposto.

Le sanzioni internazionali: a causa del suo coinvolgimento in attività di influenza maligna e destabilizzazione all’estero, SDA è stata designata come soggetto a sanzioni finanziarie dall’EU Sanctions Tracker , dal governo del Regno Unito e dal Dipartimento del Tesoro degli Stati Uniti. Anche Structura National Technology, a causa delle loro estese operazioni di interferenza contro le democrazie in Europa e negli Stati Uniti, è ufficialmente sanzionata dal Consiglio dell’Unione Europea ed è stata presa di mira dal governo statunitense, che nel 2024 ha sequestrato e bloccato decine dei loro domini internet.

Vecchia strategia potenziata dalle nuove tecnologie

Per comprendere perché ciò sia importante, è fondamentale inquadrare queste operazioni in un contesto più ampio.

Aktivnye Meropriyatiya è il termine russo per “Misure attive“, attraverso le quali l’Unione Sovietica perseguiva i propri obiettivi di politica estera senza ricorrere al confronto militare diretto. Queste includevano la disinformazione, l’influenza occulta, il sostegno ad attori per procura e provocazioni attentamente orchestrate per plasmare il contesto politico degli avversari. Le misure attive non sono scomparse con il crollo dell’URSS. Le conoscenze istituzionali sovietiche che le sottendevano sono state ereditate dalle strutture statali russe e adattate a nuovi strumenti e realtà, potenziate dall’IA.

Oggi, il dibattito sulle operazioni di influenza russe si è spostato verso concetti più ampi come le minacce ibride, il che riflette un importante cambiamento di prospettiva. Ciò che è cambiato non è la logica strategica di fondo, ma l’ambizione imperialista, la capacità e la portata dei metodi impiegati.

L’invasione su vasta scala dell’Ucraina da parte della Russia ha ulteriormente rafforzato l’importanza di questi strumenti non cinetici. Poiché la guerra di invasione russa si è protratta per anni e ha comportato costi umani ed economici imprevisti da Mosca, il fronte cognitivo è diventato un dominio sempre più centrale nella strategia del Cremlino per espandere la propria sfera d’influenza e destabilizzare le istituzioni democratiche laddove necessario. Il loro obiettivo si estende ben oltre l’Ucraina. Ormai ha assunto come bersaglio strategico l’infrastruttura cognitiva delle società democratiche europee.

La questione che si pone non è se un avversario straniero cerchi di convincere un pubblico di una particolare narrazione. La domanda più rilevante è cosa accade quando un avversario smette di cercare di persuadere e cerca invece di creare le condizioni sociali in cui la persuasione, la fiducia e il processo decisionale democratico diventano più difficili da sostenere.

L’ingegneria dell’ecosistema sociale

I documenti della SDA illustrano questa logica in termini concreti. Anziché persuadere il pubblico ad abbracciare una specifica visione del mondo, queste operazioni mirano a indebolire le condizioni che consentono un giudizio informato. Creano deepfake video ed eventi reali che sfruttano le divisioni sociali esistenti, generando così reazioni emotive, copertura mediatica e conseguenze politiche.

Una di queste recenti operazioni descritte nei documenti trapelati è denominata “Testa di maiale“. Nel settembre 2025, teste di maiale mozzate, contrassegnate dalla scritta “Macron”, furono collocate all’esterno di moschee e centri culturali islamici nei dintorni di Parigi. Le autorità francesi hanno successivamente collegato l’operazione a cittadini serbi che agivano sotto la direzione dei Servizi segreti russi. Secondo un rapporto delle Agenzie di intelligence francesi, l’operazione prevedeva attività di ricognizione, pianificazione logistica, esecuzione coordinata e monitoraggio della copertura mediatica internazionale.

Un’altra operazione, internamente denominata “Sinagoghe Verdi”, resa nota da Fact Investigation Platform,  ha provocato atti di vandalismo contro il Museo dell’Olocausto e diverse sinagoghe a Parigi, oltre a provocazioni analoghe a Berlino e in altre città europee. Uno degli obiettivi dichiarati era quello di screditare le autorità francesi, presentandole come incapaci di prevenire le tensioni religiose.

La scelta di colpire contemporaneamente luoghi di culto musulmani ed ebraici nello stesso periodo operativo non è casuale. Riflette una strategia deliberata per attivare simultaneamente diverse comunità che esprimono risentimento, aumentando la probabilità di attrito tra di esse e costringendo gli attori politici nazionali a una posizione difensiva, indipendentemente dalla loro reazione. Diverse opinioni pubbliche avrebbero interpretato lo stesso evento in modo diverso, ma tutte le diverse visioni hanno contribuito ad accrescere la sfiducia, ad acuire le reazioni emotive e ad aggravare la frammentazione sociale.

Il successo di queste operazioni non dipende quindi dal contenuto di una singola narrazione, bensì dall’intensità della reazione pubblica che generano, dalla costante attenzione mediatica e dal dibattito polarizzato, soprattutto durante le campagne elettorali.

Non si tratta di un caso isolato. Precedenti documenti interni trapelati da un centro di propaganda controllato dal Cremlino, hanno rivelato come una campagna russa ben coordinata abbia sostenuto i partiti di estrema destra alle elezioni del Parlamento europeo e diffuso disinformazione sui social media per minare l’Ucraina. Rivelazioni del 2024 e riportate dal giornale investigativo VSquare, avevano già evidenziato gli sforzi della stessa azienda russa per minare il sostegno occidentale all’Ucraina e promuovere attori politici di estrema destra durante le elezioni del Parlamento europeo.

Nel complesso, queste fughe pilotate di operazioni psicologiche russe suggeriscono una continuità con il passato, che oggi le permette di sfruttare l’innovazione tecnologica e l’inedito contesto geopolitico di frattura in seno all’Alleanza Atlantica provocato da Washington. I metodi si evolvono, ma la logica strategica rimane sorprendentemente coerente.

Le istituzioni democratiche europee diventano obiettivo operativo

Un caso diverso, ma concettualmente correlato, è emerso nel Regno Unito. Le autorità britanniche hanno collegato a individui presumibilmente coordinati tramite Telegram da mandanti legati alla Russia, gli incendi dolosi di giugno 2026 contro alcune proprietà correlate al Primo Ministro Keir Starmer. Dal punto di vista operativo, questa strategia si differenzia dalle operazioni dell’SDA per la sua impostazione. Ciò che la collega al quadro più ampio è il fatto che i soggetti che hanno effettuato gli attacchi incendiari non avevano conoscenza dell’obiettivo dell’operazione (il Premier Starmer). Contemporaneamente, falsi profili online diffondevano narrazioni infondate sul movente degli attacchi. Secondo le indagini, gli attori ostili mandanti degli attacchi, invece di affidarsi a sostenitori ideologici, possono reclutare sempre più spesso intermediari inconsapevoli attraverso piattaforme digitali, consentendo loro di condurre atti di sabotaggio mantenendo una plausibile negabilità.

L’obiettivo di tali operazioni non è più quello di promuovere una posizione ideologica coerente, ma attaccare i rappresentati istituzionali per sfruttare le divisioni e destabilizzare le istituzioni democratiche. Gradualmente, l’evento fisico diventa una componente di un’operazione più ampia che combina azioni nel mondo reale, amplificazione digitale e sfruttamento psicologico.

Riconoscere il dominio cognitivo

Questi casi dimostrano che le attuali misure attive russe si basano sempre più sulla manipolazione cognitiva e del contesto sociale, piuttosto che sulla semplice diffusione di false narrazioni. Contrastare solo la disinformazione non è più sufficiente, poiché gli attori ostili creano sempre più spesso eventi reali specificamente progettati per innescare risposte sociali e politiche prevedibili.

Per costruire la resilienza a queste forme di guerra ibrida è necessario un approccio più ampio. Aumentare la consapevolezza pubblica è una parte di questo approccio, in particolare la capacità dei cittadini e delle istituzioni di riconoscere come episodi isolati possano essere deliberatamente trasformati in crisi sociali più ampie. Altrettanto importante è un coordinamento intersettoriale più stretto. Queste operazioni si muovono deliberatamente tra diversi ambiti, dalle istituzioni religiose ai processi elettorali fino alle singole figure politiche, difficili da monitorare e con modalità che indeboliscono le strutture di risposta. Ancora più critico è il fatto che la capacità di identificare e attribuire tempestivamente le operazioni ibride, prima che i loro effetti cognitivi previsti si manifestino pienamente, rimane l’elemento meno sviluppato dell’attuale risposta.

Gli attacchi cognitivi odierni non si combattono solo nel cyberspazio. Si combattono nel dominio cognitivo, uno spazio in cui percezione, fiducia e coesione sociale sono diventati obiettivi strategici.

Una valutazione congiunta del Servizio Europeo per l’Azione Esterna e del Centro per il Contrasto alla Disinformazione dell’Ucraina, evidenzia la portata delle operazioni coordinate di influenza volte al percorso dell’Ucraina verso l’adesione all’Unione Europea.
Tra gennaio 2025 e aprile 2026, gli analisti hanno identificato:

  • oltre 244.000 pubblicazioni relative all’adesione dell’Ucraina all’UE;
  • 1,39 miliardi di visualizzazioni cumulative;
  • 660 fonti che mostrano comportamenti coordinati o inautentici.

L’obiettivo va ben oltre la diffusione di disinformazione. Queste campagne mirano a minare il sostegno pubblico all’Ucraina, erodere la fiducia nell’integrazione europea, amplificare le divisioni sociali e plasmare percezioni strategiche attraverso la manipolazione sincronizzata delle informazioni.
Una caratteristica distintiva del conflitto ibrido contemporaneo è quella di progettare le operazioni di influenza non solo per cambiare opinioni, ma per modificare l’ambiente politico in cui vengono prese le decisioni strategiche. Le recenti violazioni degli spazi aerei europei di Polonia, Romania, Estonia, l’escalation di provocazioni nelle acque danesi, artiche e mediterranee illustrano come la Russia utilizzi operazioni psicologiche per distorcere le percezioni e manipolare i comportamenti, creando di fatto una trappola cognitiva. Sia la sottoreazione che la sovrareazione inducono le opinioni pubbliche a una percezione di aumento del pericolo, di provocazione di azioni russe ancora più sconsiderate in futuro, accrescendo al contempo l’ansia pubblica per una possibile escalation verso un conflitto aperto.

Anche l’informazione è diventata un dominio di proiezione di potere, dove algoritmi, reti coordinate ed effetti cognitivi possono avere conseguenze politiche equivalenti alle capacità militari convenzionali.
Per i politici, i diplomatici, i Media nazionali, i professionisti della Difesa e della sicurezza, comprendere come queste narrazioni vengono costruite non è più un’opzione ma un fattore essenziale della resilienza democratica e della sicurezza strategica.

Le minacce ibride colpiscono istituzioni democratiche, infrastrutture critiche e coesione sociale

L’UE ha notevolmente rafforzato la sua capacità di affrontare le minacce alle sue società e istituzioni politiche adottando la Bussola Strategica (nel 2022) e gli strumenti informatici, ibridi e FIMI e dispiegando squadre di risposta rapida alle minacce ibride.

Le minacce FIMI “Foreign Information Manipulation and Interference” sono manipolazioni e interferenze con le informazioni provenienti da attori stranieri, spesso utilizzate come parte di minacce ibride più ampie, tra cui la disinformazione. Queste minacce mirano a influenzare l’opinione pubblica e destabilizzare società, impiegando tecniche come la creazione di contenuti falsi (deepfake), l’alterazione di informazioni reali e l’uso di bot per amplificare narrazioni dannose. L’Unione Europea e i suoi Stati membri stanno adottando misure per contrastare queste attività, come il rafforzamento della cybersicurezza e delle difese elettorali.  

Il modello europeo di contrasto alle minacce ibride

Ispirandosi al modello concettuale per l’analisi delle minacce ibride, sviluppato nel 2021 dalla Commissione Europea e dall’European Centre of Excellence for Countering Hybrid Threats (Hybrid CoE), il modello è strutturato attorno a quattro pilastri analitici, illustrati in questo schema dell’European Parliamentary Research Service (EPRS) basato sui dati dell’European Commission Joint Research Centre and Hybrid CoE. Una Hybrid threat landscape che illustra l’intero insieme attori, strumenti e tecnologie, domini e obiettivi interconnessi, che mappano il panorama generale delle minacce ibride:

  1. Attori, che si riferiscono ad attori statali e non statali che cercano di influenzare, minare o danneggiare sistemi predestinati
  2. Strumenti, riguardano le strategie, tattiche e mezzi utilizzati per tali operazioni
  3. Domini, ovvero i 13 ambienti interconnessi interessati, come politico, militare, infrastrutturale o cyberspazio
  4. Obiettivi, che puntano agli obiettivi e agli obiettivi previsti di attività maligne.

L’UE e i suoi Stati membri continuano a studiare e condividere la comprensione delle minacce ibride, trasformando in politiche concrete le capacità operative e meccanismi di risposta coordinata.

Recenti attacchi informatici, campagne di disinformazione e violazioni dello spazio aereo UE hanno ulteriormente accelerato lo sviluppo di strumenti di deterrenza e contrasto a livello continentale progettati per rilevare e rispondere a queste forme di guerra ibrida.

L’adozione di un quadro di difesa comune dalle minacce ibride è il passo logico e necessario che si sta elaborando, sia in ambito UE che NATO. Alla base della sicurezza europea vi è l’integrazione e la collaborazione adattive tra governi, settore privato e partner internazionali che costituiscono la deterrenza collettiva, la resilienza cognitiva e sostenga l’autonomia decisionale dei cittadini, dei leader politici, militari e dei responsabili delle infrastrutture critiche; unitamente a una postura di attacco silenziosa e implacabile che confonda i nostri avversari, distrugga la loro fiducia e li costringa ad affrontare le incertezze della guerra ibrida e ad adottare una strategia difensiva.

La prima linea di difesa contro la guerra ibrida è riconoscere che esiste e che il bersaglio principale siamo noi cittadini europei.

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Italias væpnede styrker stålsetter seg for asymmetrisk konflikt

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20 giugno 2026

Analyse og strategiske følger av reformen av Italias militære styrker. Bakgrunnen: global strategisk konkurranse, kriger mellom stater i Europa og det utvidede Middelhavet, samt hybride trusler.

By Francesco D’Arrigo for Geopolitika Norge

https://geopolitika.no/italias-vaepnede-styrker-forbereder-seg-pa-asymmetrisk-konflikt/

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Il valore delle competenze per riscrivere la geopolitica

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Giugno 2026

Il caso Assoeuro contro Anci e la debolezza strategica del lavoro gratuito

di Domenico Letizia

Il 29 maggio 2026 rimarrà una data spartiacque per la tutela della dignità del lavoro intellettuale in Italia e per la riflessione strategica sulle capacità progettuali del nostro Paese all’interno del contesto europeo. Con un atto formale firmato dal Presidente Nazionale Fabrizio Canetto, ASSOEURO, l’Associazione Italiana Europrogettisti ed EU Project Manager, ha notificato una durissima diffida e messa in mora nei confronti di ANCI Emilia-Romagna, scoperchiando un caso che trascende i confini della semplice controversia sindacale per investire direttamente i grandi equilibri geopolitici ed economici del continente. Al centro della contesa vi è l’Avviso Pubblico datato 25 maggio 2026, avente per oggetto una manifestazione di interesse finalizzata all’affidamento diretto, a titolo gratuito, di supporto tecnico nell’ambito della progettazione europea.

L’articolo tre di tale Avviso statuisce esplicitamente che l’incarico non prevede compensi economici, né rimborsi spese, a fronte di una durata contrattuale massima di ben tre anni, pretendendo al contempo, all’articolo quattro, un’esperienza documentata di almeno un triennio nella progettazione con enti pubblici locali e nella strutturazione di partenariati complessi. Si esige, in pratica, un profilo professionale di altissimo livello, con profonde competenze multidisciplinari, offrendo in cambio lo zero assoluto e configurando, come rilevato dai legali di Assoeuro, una palese violazione dell’articolo otto del decreto legislativo trentuno marzo duemilaventitré numero trentasei. Il nuovo Codice dei Contratti Pubblici sancisce infatti in modo tassativo il divieto di prestazioni d’opera intellettuale a titolo gratuito a favore delle stazioni appaltanti, evidenziando una macroscopica illogicità manifesta nell’avviso emiliano, che da un lato richiama i principi di risultato e buona fede del Codice e dall’altro ne elude il divieto principale, calpestando contestualmente gli articoli trentacinque e trentasei della Costituzione italiana sulla giusta retribuzione e gli articoli del Codice Civile sull’onerosità del contratto d’opera. La reazione di Assoeuro, estesa per conoscenza ad ANCI Nazionale, all’Autorità Nazionale Anticorruzione, al Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti e alla Presidenza della Regione Emilia-Romagna, segna l’inizio di una politica di tolleranza zero contro una prassi burocratica che mina alla radice l’efficacia della Pubblica Amministrazione.

Una linea di fermezza che ha trovato un riscontro immediato e clamoroso: a pochissimi giorni dalla formale messa in mora, ANCI Emilia-Romagna ha dovuto fare totale marcia indietro, disponendo l’annullamento dell’avviso in via di autotutela.

Con la determina prot. 140 del 4 giugno 2026, firmata dal Responsabile del Procedimento Dott. Marco Giubilini, l’Associazione dei Comuni emiliani ha formalmente accolto l’istanza di annullamento inviata tramite PEC il 31 maggio e il successivo sollecito del 4 giugno, azzerando l’intera procedura e tutti gli atti ad essa connessi.  Nel testo del provvedimento, ANCI Emilia-Romagna ha dovuto richiamare esplicitamente i pilastri normativi sollevati dai professionisti: l’articolo 8, comma 2, del D.Lgs. 36/2023 (Codice dei Contratti Pubblici), che sancisce l’inderogabile divieto di prestazioni d’opera intellettuale gratuite se non in casi eccezionali e motivati, e la Legge n. 49/2023 sull’equo compenso. Riconoscendo la necessità di muoversi in un quadro di “piena conformità normativa e di interpretazione comunitariamente orientata”, l’ente ha ammesso l’esigenza di dover rinnovare la procedura tenendo conto dei rilievi espressi, sancendo così una vittoria giurisprudenziale e politica di portata nazionale per la tutela della dignità del lavoro. Questa fulminea vittoria di ASSOEURO non rappresenta soltanto il ripristino della legalità violata, ma scoperchia una questione di ben più ampia portata.

 

L’Europrogettista non è un mero compilatore di formulari o un cacciatore di bandi dell’ultima ora, bensì un professionista di raccordo macroeconomico che deve padroneggiare il diritto dell’Unione europea, la grammatica dei fondi strutturali come il FESR e il FSE+, i complessi programmi a gestione diretta come Horizon Europe, i meccanismi del PNRR, la rendicontazione finanziaria e la diplomazia negoziale necessaria a edificare partenariati transnazionali. Quando un’istituzione territoriale ritiene che tali competenze possano essere esternalizzate a costo zero, innesca una selezione inversa della qualità progettuale, poiché i professionisti più strutturati rifiuteranno tali condizioni, lasciando il campo a figure junior o prive di reale mercato, col rischio matematico di produrre progetti approssimativi, bocciati da Bruxelles, o gestiti in modo fallimentare con conseguenti revoche e danni erariali. Questo declassamento della professionalità si riflette drammaticamente sulla postura geopolitica dell’intera Unione europea, in un momento storico in cui i finanziamenti comunitari non sono semplici voci di spesa, ma la vera e propria architettura strategica con cui il continente tenta di garantire la propria autonomia e sovranità nei confronti di giganti come gli Stati Uniti e la Cina. Programmi come Horizon Europe definiscono lo sviluppo delle tecnologie critiche di frontiera, dall’intelligenza artificiale ai semiconduttori, essenziali per non scivolare in una condizione di totale dipendenza tecnologica da Washington o Pechino; parallelamente, i fondi per l’innovazione energetica rappresentano le armi industriali con cui l’Europa cerca di guidare la decarbonizzazione globale assicurandosi le catene di fornitura delle materie prime critiche e riducendo la dipendenza dai regimi autocratici. Anche i programmi Digital Europe per la cybersecurity e i progetti Interreg di cooperazione transfrontaliera costituiscono formidabili strumenti di soft power per arginare la penetrazione infrastrutturale della Nuova Via della Seta cinese nei Balcani e nel Mediterraneo. L’Europrogettista agisce quindi come un diplomatico delle competenze, cementificando l’integrazione europea sul campo e definendo gli standard industriali dei prossimi decenni. Se le istituzioni pubbliche italiane continuano a pretendere queste prestazioni gratuitamente, l’intero sistema Paese perde colpi e credibilità nel corpo a corpo con le altre superpotenze globali. Mentre gli Stati Uniti mettono in campo piani colossali e iper-professionalizzati come l’Inflation Reduction Act per attirare capitali e scienziati attraverso consulenze lautamente remunerate, e la Cina muove i propri tecnocrati di Stato, l’Italia risponde affidandosi al volontariato intellettuale, provocando il declassamento del proprio potere contrattuale a Bruxelles, dove i fondi si vincono solo attraverso una competizione qualitativa serrata.

Senza investimenti adeguati nelle competenze professionali, l’Italia viene sistematicamente emarginata dai consorzi internazionali che contano, trasformandosi in un partner di seconda fascia, incapace di orientare la leadership dei progetti verso le proprie priorità industriali e geografiche, come l’asse adriatico-mediterraneo o la sicurezza delle infrastrutture sottomarine. Inoltre, l’inefficienza progettuale genera una vulnerabilità politica interna, poiché i progetti falliti sul territorio alimentano il risentimento euroscettico tra i cittadini, che percepiscono l’Europa come un ente distante e inutile, frammentando la coesione del blocco occidentale proprio nel momento di massima tensione internazionale. Non da ultimo, questo deserto di riconoscimento economico alimenta un drammatico drenaggio di talenti verso l’estero, costringendo i migliori professionisti italiani a trasferirsi a Bruxelles, a Parigi o a Berlino per mettere le proprie straordinarie capacità multidisciplinari al servizio della competitività geopolitica di altri Stati membri o di grandi multinazionali straniere. La battaglia ingaggiata da Assoeuro contro l’avviso di ANCI Emilia-Romagna non è dunque una mera questione di codicilli o di tariffe professionali, ma una battaglia culturale di civiltà giuridica e di lungimiranza strategica.

La transizione ecologica, digitale e geopolitica richiede un’amministrazione competente, e la competenza ha un costo economico ineliminabile, protetto dalla Costituzione e dalle leggi dello Stato. Considerare la progettazione europea un lusso superfluo o un’attività da chiedere gratuitamente significa abdicare al futuro del Paese e disarmare l’Europa nella grande arena della competizione globale. Se vogliamo davvero partecipare alla riscrittura della geopolitica europea e non subire passivamente le decisioni delle altre potenze mondiali, dobbiamo iniziare col dare il giusto valore e la dovuta dignità economica a chi, ogni giorno, progetta sul campo i mattoni della nostra sovranità, rendendo il ritiro immediato o la profonda revisione onerosa del bando emiliano il primo, ineludibile passo di questo necessario cambio di paradigma.

 

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