LE MISURE ATTIVE E LA STRATEGIA DI INGERENZA RUSSE CONTRO L’EUROPA
| By Francesco D'Arrigo | 0 Comments
Luglio 2026
di Francesco D’Arrigo
La campagna di coercizione e disgregazione contro la NATO
Nonostante tantissimi media ed esponenti politici italiani rilancino quotidianamente la propaganda del Cremlino, addirittura arrivando a dichiarare che “la minaccia russa sarebbe una costruzione politica per giustificare il riarmo europeo”, per le agenzie di intelligence di mezzo mondo la Russia rappresenta una minaccia strategica concreta e di lungo periodo. La valutazione delle intelligence europee inquadra il comportamento di Mosca in una prolungata campagna di “coercion and disruption” – coercizione e disgregazione: intrusioni informatiche, disinformazione e politica militare del rischio calcolato, progettata per creare tensioni e caos al fine di rompere l’unità della NATO, già sotto pressione per le politiche e la postura strategica dell’Amministrazione Trump.
La tempistica coincide con il fallimento strategico dell’”Operazione Militare Speciale” lanciata dal presidente Putin e le sempre più efficaci operazioni di pressione a lungo raggio ucraine, che provocano un aumento dell’aggressività di Mosca con bombardamenti missilistici contro i civili di Kyiv. Una politica aggressiva rivolta anche contro l’Europa, i Paesi dell’ex Unione Sovietica e delle regioni baltiche e artiche, che intensifica la guerra nella zona grigia, fino al limite massimo per rimanere al di sotto della soglia del conflitto aperto.
La strategia di ingerenza russa

Il KGB prima e l’FSB ora, sono sempre stati molto focalizzati nella guerra psicologica: la manipolazione dell’opinione pubblica, attraverso la sovversione ideologica, può indurre le persone a rifiutare perfino fatti evidenti per soddisfare le percezioni e le convinzioni indotte attraverso le operazioni psicologiche.
Il condizionamento sociale o i circuiti di feedback amplificati vengono utilizzati per radicalizzare persone intenzionate a rivoltarsi contro gli interessi nazionali e perfino i propri. In altre parole, una buona causa può essere intenzionalmente armata contro una popolazione a sua insaputa, con effetti destabilizzanti che abbiamo visto, ad esempio, nelle primavere arabe. Tali potenzialità sono state ben comprese dal Cremlino e nel febbraio 2017 l’allora Ministro della Difesa russo Sergei Shoigu, ha annunciato la costituzione di un “Esercito dell’Informazione all’interno delle forze armate russe”. Commentando la decisione di Shoigu, l’ex Capo di Stato Maggiore della Difesa, Generale Yuri Baluyevsky, ha affermato che una vittoria nella guerra dell’informazione “può essere molto più importante della vittoria in un conflitto militare classico, perché è incruenta, ma l’impatto è schiacciante e può paralizzare le strutture di potere ed il processo decisionale di uno Stato nemico”.
L’apparato di intelligence della Federazione Russa, sin dai tempi dell’Unione Sovietica, utilizza quattro fasi di ingerenza per alterare la mentalità e il comportamento delle persone nei Paesi stranieri. La prima fase è quella della demoralizzazione. Durante questa fase, le persone vengono influenzate a mettere in dubbio l’integrità di un Paese e a sollevare sospetti attraverso la propaganda dei media e il mondo accademico. La percezione è al centro dell’attenzione e i fatti diventano privi di significato. Oggi, attraverso i social media, questo fenomeno è molto più pervasivo ed efficace, soprattutto nelle giovani generazioni, cui viene propugnata la sfiducia nei media tradizionali e l’assenza di standard morali nella società occidentale. Per una popolazione inondata dalla propaganda e dalle teorie del complottismo, la verità perde la sua presa sulla società.
La fase di demoralizzazione è stata diffusamente utilizzata durante la pandemia contro i vaccini occidentali, ma anche se favorita da una comunicazione istituzionale ambigua e contraddittoria, non ha avuto successo in Italia. Anche oggi, nel conflittuale contesto geopolitico innescato dall’Amministrazione Trump, si sta utilizzando la fase di “demoralizzazione” della ingerenza, dando spazio a esponenti della Casa Bianca che attaccano le istituzioni europee, ai consiglieri del Cremlino, ai giornalisti della Tv di Stato russa, a ospiti ed “esperti” che argomentano a favore dell’invasione e della capitolazione dell’Ucraina, o ripetono le versioni del Cremlino in programmi italiani in onda in prima serata. Strumentalizzando la nostra libertà di pensiero ed il “dar voce a tutte le campane” si ospitano ideologi, propagandisti e giornalisti russi sanzionati e afferenti a mezzi di comunicazioni bloccati dalle sanzioni – come Sputnik e Russia Today. Con la presenza alla Biennale di Venezia del Padiglione della Russia, che segna il rientro di Mosca alla rassegna per la prima volta dall’invasione dell’Ucraina nel 2022, o al ritorno degli atleti russi alle Olimpiadi, si permette a queste realtà direttamente collegate e finanziate dal Cremlino di eludere le sanzioni e di ribaltare la realtà, diffondendo la propaganda russa sulla guerra all’Ucraina.
Nella strategia di ingerenza russa, la destabilizzazione rappresenta la seconda fase che consiste nell’alterare le relazioni estere, l’economia e i sistemi di difesa di una Nazione. Questo genere di operazioni si concentrano sull’utilizzo di mezzi non convenzionali, come la propaganda, la disinformazione, la manipolazione mediatica e la psicologia delle folle, per influenzare l’opinione pubblica, manipolare l’informazione e ottenere un controllo psicologico sulla popolazione avversaria. La destabilizzazione consiste nell’alterare le relazioni estere, l’economia e i sistemi di difesa di una nazione.
La terza fase della ingerenza riguarda la coercizione energetica ed economica, la quarta fase è quella della normalizzazione, che può durare a tempo indeterminato. Il termine “normalizzazione” deriva dalla propaganda sovietica che cercava di minimizzare un cambiamento drastico in un Paese portato velocemente ad uno stato d crisi attraverso aggressive operazioni politiche, economiche e di disinformazione con le quali l’Unione Sovietica si impadroniva della coscienza di un Paese.
La fuga di notizie come arma ibrida

Alcuni documenti interni attribuiti all’Agenzia russa per il Design Sociale (SDA), fatti trapelare intenzionalmente, hanno rivelato una serie coordinata di operazioni di influenza maligna contro alcune democrazie europee. La SDA è un’azienda russa già sanzionata da Stati Uniti, Regno Unito e Unione Europea per la diffusione di “propaganda ingannevole del Cremlino” che opera come appaltatrice dell’Amministrazione presidenziale russa. I documenti trapelati, ottenuti da giornalisti investigativi, includono rapporti interni, documenti di pianificazione e comunicazioni private tra il personale della SDA e funzionari dell’amministrazione presidenziale.
La SDA ha sede a Mosca ed è stata identificata dalle autorità internazionali come un attore chiave nelle campagne di disinformazione sponsorizzate dallo Stato russo, come “Doppelgänger“. Opera in collaborazione con l’azienda Structura per condurre operazioni di influenza coordinate e siti web contraffatti rivolti al pubblico occidentale.
Le principali attività di SDA includono:
- Operazioni politiche e di disinformazione: l’SDA è incaricata dall’amministrazione presidenziale russa di manipolare le informazioni per minare il sostegno all’Ucraina e incitare disordini negli Stati Uniti e in Europa.
- Tattiche: L’agenzia utilizza una rete di siti web di media e governativi contraffatti, canali Telegram e account bot coordinati per diffondere narrazioni politiche, notizie false e meme.
La Structura National Technology o Company Group Structura LLC, è un’azienda russa di informatica e pubbliche relazioni, utilizzata dal Cremlino per condurre segretamente operazioni transnazionali di disinformazione e di influenza straniera maligna.
Secondo il Dipartimento di Stato USA, l’UE e il Regno Unito, operando sotto la direzione dell’amministrazione russa e della cerchia ristretta del presidente Vladimir Putin, Structura è la mente dietro massicce e coordinate campagne di disinformazione come “Doppelgänger”.
Le sue attività includono:
- Tattiche: Structura utilizza il “cybersquatting” per registrare domini internet progettati per imitare testate giornalistiche legittime e ben note, come il Washington Post e Fox News.
- Diffusione: l’azienda utilizza questi siti web contraffatti, insieme ad articoli generati dall’intelligenza artificiale, profili falsi sui social media e pubblicità a pagamento, per diffondere propaganda filorussa, ridurre il sostegno internazionale all’Ucraina e interferire nelle elezioni occidentali.
Ciò che rende significativi questi documenti resi pubblici non sono solo le operazioni specifiche che rivelano, ma anche la logica strategica che la Russia utilizza per condurle. I documenti fanno riferimento a una serie di attività definite “attacchi cognitivi” contro il pubblico occidentale. Le operazioni descritte spaziano da provocazioni fisiche coordinate contro le comunità musulmane ed ebraiche a tentativi di interferenza elettorale e progetti su larga scala volti a plasmare l’opinione pubblica in tutta Europa. Aspetto cruciale, questi documenti rivelano come la Russia concepisca le proprie operazioni di influenza e quanto tale concezione si sia discostata dalle nozioni convenzionali di propaganda o disinformazione.
Un aspetto delle fughe di notizie riguardanti i documenti interni dell’SDA merita particolare attenzione. Si potrebbe pensare che l’ampia diffusione di tali documenti nei media occidentali potrebbe danneggiare direttamente gli interessi russi. Invece, tale strategia potrebbe rafforzare la percezione dell’influenza e dell’onnipresenza russa. Tale percezione può a sua volta avere conseguenze psicologiche, alimentando la sensazione che gli avversari siano pervasivi e difficili da scoraggiare. Non è possibile stabilire, sulla base delle prove disponibili, se questo effetto avvantaggi intenzionalmente gli interessi russi o se ne sia semplicemente una diretta conseguenza. Tuttavia, illustra la complessità dei processi cognitivi, in cui anche la semplice esposizione può plasmare la percezione pubblica in modi non intenzionali che, in parte, favoriscono gli interessi dell’attore esposto.
Le sanzioni internazionali: a causa del suo coinvolgimento in attività di influenza maligna e destabilizzazione all’estero, SDA è stata designata come soggetto a sanzioni finanziarie dall’EU Sanctions Tracker , dal governo del Regno Unito e dal Dipartimento del Tesoro degli Stati Uniti. Anche Structura National Technology, a causa delle loro estese operazioni di interferenza contro le democrazie in Europa e negli Stati Uniti, è ufficialmente sanzionata dal Consiglio dell’Unione Europea ed è stata presa di mira dal governo statunitense, che nel 2024 ha sequestrato e bloccato decine dei loro domini internet.
Vecchia strategia potenziata dalle nuove tecnologie
Per comprendere perché ciò sia importante, è fondamentale inquadrare queste operazioni in un contesto più ampio.
Aktivnye Meropriyatiya è il termine russo per “Misure attive“, attraverso le quali l’Unione Sovietica perseguiva i propri obiettivi di politica estera senza ricorrere al confronto militare diretto. Queste includevano la disinformazione, l’influenza occulta, il sostegno ad attori per procura e provocazioni attentamente orchestrate per plasmare il contesto politico degli avversari. Le misure attive non sono scomparse con il crollo dell’URSS. Le conoscenze istituzionali sovietiche che le sottendevano sono state ereditate dalle strutture statali russe e adattate a nuovi strumenti e realtà, potenziate dall’IA.
Oggi, il dibattito sulle operazioni di influenza russe si è spostato verso concetti più ampi come le minacce ibride, il che riflette un importante cambiamento di prospettiva. Ciò che è cambiato non è la logica strategica di fondo, ma l’ambizione imperialista, la capacità e la portata dei metodi impiegati.
L’invasione su vasta scala dell’Ucraina da parte della Russia ha ulteriormente rafforzato l’importanza di questi strumenti non cinetici. Poiché la guerra di invasione russa si è protratta per anni e ha comportato costi umani ed economici imprevisti da Mosca, il fronte cognitivo è diventato un dominio sempre più centrale nella strategia del Cremlino per espandere la propria sfera d’influenza e destabilizzare le istituzioni democratiche laddove necessario. Il loro obiettivo si estende ben oltre l’Ucraina. Ormai ha assunto come bersaglio strategico l’infrastruttura cognitiva delle società democratiche europee.
La questione che si pone non è se un avversario straniero cerchi di convincere un pubblico di una particolare narrazione. La domanda più rilevante è cosa accade quando un avversario smette di cercare di persuadere e cerca invece di creare le condizioni sociali in cui la persuasione, la fiducia e il processo decisionale democratico diventano più difficili da sostenere.
L’ingegneria dell’ecosistema sociale
I documenti della SDA illustrano questa logica in termini concreti. Anziché persuadere il pubblico ad abbracciare una specifica visione del mondo, queste operazioni mirano a indebolire le condizioni che consentono un giudizio informato. Creano deepfake video ed eventi reali che sfruttano le divisioni sociali esistenti, generando così reazioni emotive, copertura mediatica e conseguenze politiche.
Una di queste recenti operazioni descritte nei documenti trapelati è denominata “Testa di maiale“. Nel settembre 2025, teste di maiale mozzate, contrassegnate dalla scritta “Macron”, furono collocate all’esterno di moschee e centri culturali islamici nei dintorni di Parigi. Le autorità francesi hanno successivamente collegato l’operazione a cittadini serbi che agivano sotto la direzione dei Servizi segreti russi. Secondo un rapporto delle Agenzie di intelligence francesi, l’operazione prevedeva attività di ricognizione, pianificazione logistica, esecuzione coordinata e monitoraggio della copertura mediatica internazionale.
Un’altra operazione, internamente denominata “Sinagoghe Verdi”, resa nota da Fact Investigation Platform, ha provocato atti di vandalismo contro il Museo dell’Olocausto e diverse sinagoghe a Parigi, oltre a provocazioni analoghe a Berlino e in altre città europee. Uno degli obiettivi dichiarati era quello di screditare le autorità francesi, presentandole come incapaci di prevenire le tensioni religiose.
La scelta di colpire contemporaneamente luoghi di culto musulmani ed ebraici nello stesso periodo operativo non è casuale. Riflette una strategia deliberata per attivare simultaneamente diverse comunità che esprimono risentimento, aumentando la probabilità di attrito tra di esse e costringendo gli attori politici nazionali a una posizione difensiva, indipendentemente dalla loro reazione. Diverse opinioni pubbliche avrebbero interpretato lo stesso evento in modo diverso, ma tutte le diverse visioni hanno contribuito ad accrescere la sfiducia, ad acuire le reazioni emotive e ad aggravare la frammentazione sociale.
Il successo di queste operazioni non dipende quindi dal contenuto di una singola narrazione, bensì dall’intensità della reazione pubblica che generano, dalla costante attenzione mediatica e dal dibattito polarizzato, soprattutto durante le campagne elettorali.
Non si tratta di un caso isolato. Precedenti documenti interni trapelati da un centro di propaganda controllato dal Cremlino, hanno rivelato come una campagna russa ben coordinata abbia sostenuto i partiti di estrema destra alle elezioni del Parlamento europeo e diffuso disinformazione sui social media per minare l’Ucraina. Rivelazioni del 2024 e riportate dal giornale investigativo VSquare, avevano già evidenziato gli sforzi della stessa azienda russa per minare il sostegno occidentale all’Ucraina e promuovere attori politici di estrema destra durante le elezioni del Parlamento europeo.
Nel complesso, queste fughe pilotate di operazioni psicologiche russe suggeriscono una continuità con il passato, che oggi le permette di sfruttare l’innovazione tecnologica e l’inedito contesto geopolitico di frattura in seno all’Alleanza Atlantica provocato da Washington. I metodi si evolvono, ma la logica strategica rimane sorprendentemente coerente.
Le istituzioni democratiche europee diventano obiettivo operativo
Un caso diverso, ma concettualmente correlato, è emerso nel Regno Unito. Le autorità britanniche hanno collegato a individui presumibilmente coordinati tramite Telegram da mandanti legati alla Russia, gli incendi dolosi di giugno 2026 contro alcune proprietà correlate al Primo Ministro Keir Starmer. Dal punto di vista operativo, questa strategia si differenzia dalle operazioni dell’SDA per la sua impostazione. Ciò che la collega al quadro più ampio è il fatto che i soggetti che hanno effettuato gli attacchi incendiari non avevano conoscenza dell’obiettivo dell’operazione (il Premier Starmer). Contemporaneamente, falsi profili online diffondevano narrazioni infondate sul movente degli attacchi. Secondo le indagini, gli attori ostili mandanti degli attacchi, invece di affidarsi a sostenitori ideologici, possono reclutare sempre più spesso intermediari inconsapevoli attraverso piattaforme digitali, consentendo loro di condurre atti di sabotaggio mantenendo una plausibile negabilità.
L’obiettivo di tali operazioni non è più quello di promuovere una posizione ideologica coerente, ma attaccare i rappresentati istituzionali per sfruttare le divisioni e destabilizzare le istituzioni democratiche. Gradualmente, l’evento fisico diventa una componente di un’operazione più ampia che combina azioni nel mondo reale, amplificazione digitale e sfruttamento psicologico.
Riconoscere il dominio cognitivo

Questi casi dimostrano che le attuali misure attive russe si basano sempre più sulla manipolazione cognitiva e del contesto sociale, piuttosto che sulla semplice diffusione di false narrazioni. Contrastare solo la disinformazione non è più sufficiente, poiché gli attori ostili creano sempre più spesso eventi reali specificamente progettati per innescare risposte sociali e politiche prevedibili.
Per costruire la resilienza a queste forme di guerra ibrida è necessario un approccio più ampio. Aumentare la consapevolezza pubblica è una parte di questo approccio, in particolare la capacità dei cittadini e delle istituzioni di riconoscere come episodi isolati possano essere deliberatamente trasformati in crisi sociali più ampie. Altrettanto importante è un coordinamento intersettoriale più stretto. Queste operazioni si muovono deliberatamente tra diversi ambiti, dalle istituzioni religiose ai processi elettorali fino alle singole figure politiche, difficili da monitorare e con modalità che indeboliscono le strutture di risposta. Ancora più critico è il fatto che la capacità di identificare e attribuire tempestivamente le operazioni ibride, prima che i loro effetti cognitivi previsti si manifestino pienamente, rimane l’elemento meno sviluppato dell’attuale risposta.
Gli attacchi cognitivi odierni non si combattono solo nel cyberspazio. Si combattono nel dominio cognitivo, uno spazio in cui percezione, fiducia e coesione sociale sono diventati obiettivi strategici.
Una valutazione congiunta del Servizio Europeo per l’Azione Esterna e del Centro per il Contrasto alla Disinformazione dell’Ucraina, evidenzia la portata delle operazioni coordinate di influenza volte al percorso dell’Ucraina verso l’adesione all’Unione Europea.
Tra gennaio 2025 e aprile 2026, gli analisti hanno identificato:
- oltre 244.000 pubblicazioni relative all’adesione dell’Ucraina all’UE;
- 1,39 miliardi di visualizzazioni cumulative;
- 660 fonti che mostrano comportamenti coordinati o inautentici.
L’obiettivo va ben oltre la diffusione di disinformazione. Queste campagne mirano a minare il sostegno pubblico all’Ucraina, erodere la fiducia nell’integrazione europea, amplificare le divisioni sociali e plasmare percezioni strategiche attraverso la manipolazione sincronizzata delle informazioni.
Una caratteristica distintiva del conflitto ibrido contemporaneo è quella di progettare le operazioni di influenza non solo per cambiare opinioni, ma per modificare l’ambiente politico in cui vengono prese le decisioni strategiche. Le recenti violazioni degli spazi aerei europei di Polonia, Romania, Estonia, l’escalation di provocazioni nelle acque danesi, artiche e mediterranee illustrano come la Russia utilizzi operazioni psicologiche per distorcere le percezioni e manipolare i comportamenti, creando di fatto una trappola cognitiva. Sia la sottoreazione che la sovrareazione inducono le opinioni pubbliche a una percezione di aumento del pericolo, di provocazione di azioni russe ancora più sconsiderate in futuro, accrescendo al contempo l’ansia pubblica per una possibile escalation verso un conflitto aperto.
Anche l’informazione è diventata un dominio di proiezione di potere, dove algoritmi, reti coordinate ed effetti cognitivi possono avere conseguenze politiche equivalenti alle capacità militari convenzionali.
Per i politici, i diplomatici, i Media nazionali, i professionisti della Difesa e della sicurezza, comprendere come queste narrazioni vengono costruite non è più un’opzione ma un fattore essenziale della resilienza democratica e della sicurezza strategica.
Le minacce ibride colpiscono istituzioni democratiche, infrastrutture critiche e coesione sociale
L’UE ha notevolmente rafforzato la sua capacità di affrontare le minacce alle sue società e istituzioni politiche adottando la Bussola Strategica (nel 2022) e gli strumenti informatici, ibridi e FIMI e dispiegando squadre di risposta rapida alle minacce ibride.
Le minacce FIMI “Foreign Information Manipulation and Interference” sono manipolazioni e interferenze con le informazioni provenienti da attori stranieri, spesso utilizzate come parte di minacce ibride più ampie, tra cui la disinformazione. Queste minacce mirano a influenzare l’opinione pubblica e destabilizzare società, impiegando tecniche come la creazione di contenuti falsi (deepfake), l’alterazione di informazioni reali e l’uso di bot per amplificare narrazioni dannose. L’Unione Europea e i suoi Stati membri stanno adottando misure per contrastare queste attività, come il rafforzamento della cybersicurezza e delle difese elettorali.
Il modello europeo di contrasto alle minacce ibride
Ispirandosi al modello concettuale per l’analisi delle minacce ibride, sviluppato nel 2021 dalla Commissione Europea e dall’European Centre of Excellence for Countering Hybrid Threats (Hybrid CoE), il modello è strutturato attorno a quattro pilastri analitici, illustrati in questo schema dell’European Parliamentary Research Service (EPRS) basato sui dati dell’European Commission Joint Research Centre and Hybrid CoE. Una Hybrid threat landscape che illustra l’intero insieme attori, strumenti e tecnologie, domini e obiettivi interconnessi, che mappano il panorama generale delle minacce ibride:
- Attori, che si riferiscono ad attori statali e non statali che cercano di influenzare, minare o danneggiare sistemi predestinati
- Strumenti, riguardano le strategie, tattiche e mezzi utilizzati per tali operazioni
- Domini, ovvero i 13 ambienti interconnessi interessati, come politico, militare, infrastrutturale o cyberspazio
- Obiettivi, che puntano agli obiettivi e agli obiettivi previsti di attività maligne.

L’UE e i suoi Stati membri continuano a studiare e condividere la comprensione delle minacce ibride, trasformando in politiche concrete le capacità operative e meccanismi di risposta coordinata.
Recenti attacchi informatici, campagne di disinformazione e violazioni dello spazio aereo UE hanno ulteriormente accelerato lo sviluppo di strumenti di deterrenza e contrasto a livello continentale progettati per rilevare e rispondere a queste forme di guerra ibrida.
L’adozione di un quadro di difesa comune dalle minacce ibride è il passo logico e necessario che si sta elaborando, sia in ambito UE che NATO. Alla base della sicurezza europea vi è l’integrazione e la collaborazione adattive tra governi, settore privato e partner internazionali che costituiscono la deterrenza collettiva, la resilienza cognitiva e sostenga l’autonomia decisionale dei cittadini, dei leader politici, militari e dei responsabili delle infrastrutture critiche; unitamente a una postura di attacco silenziosa e implacabile che confonda i nostri avversari, distrugga la loro fiducia e li costringa ad affrontare le incertezze della guerra ibrida e ad adottare una strategia difensiva.
La prima linea di difesa contro la guerra ibrida è riconoscere che esiste e che il bersaglio principale siamo noi cittadini europei.


Una linea di fermezza che ha trovato un riscontro immediato e clamoroso: a pochissimi giorni dalla formale messa in mora, ANCI Emilia-Romagna ha dovuto fare totale marcia indietro, disponendo l’annullamento dell’avviso in via di autotutela.
L’Europrogettista non è un mero compilatore di formulari o un cacciatore di bandi dell’ultima ora, bensì un professionista di raccordo macroeconomico che deve padroneggiare il diritto dell’Unione europea, la grammatica dei fondi strutturali come il FESR e il FSE+, i complessi programmi a gestione diretta come 



