Når geografi blir våpen: kampen om Hormuz

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Aprile 2026

I skyggen av militær eskalering formes en mer subtil kamp om kontrollen over global handel.

Hormuzstredet står som et eksempel på hvordan geografi og strategi kan forsterke hverandre i krigstid.

By Francesco D’Arrigo for GEOPOLITIKA NORGE.

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LO STRETTO DI HORMUZ STRUMENTO DI GUERRA IBRIDA

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Marzo 2026

LO STRETTO DI HORMUZ STRUMENTO DI GUERRA IBRIDA

Come un bene comune globale si trasforma in un’arma di coercizione che crea uno shock mondiale per le catene di approvvigionamento e moltiplicatore della pressione diplomatica.


Sul quotidiano “Il Tempo” diretto da Daniele Capezzone, un’analisi di Francesco D’Arrigo e Tommaso Alessandro De Filippo che include anche la vision del direttore Generale della Confederazione Italiana Armatori – Luca Sisto – sulle implicazioni del conflitto in Medio Oriente sul sistema marittimo italiano.

Clicca sull’immagine per leggere l’approfondimento

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“Minacce Ibride”: quando l’alleato diventa fattore di rischio

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Gennaio 2026

La rivista BookReporter, un Magazine dei libri unico nel mondo che dà spazio agli autori e alle case editrici italiane con contenuti esclusivi, nella sua edizione pubblicata il 23 dicembre 2025 contiene una  recensione del Direttore Alessandro Conte del libro “Minacce Ibride” – Paesi Edizioni.

BookReporter 23 Dic 2025

Con grande piacere e gratitudine al Direttore Alessandro Conte, desideriamo condividere integralmente la specifica e dettagliata recensione del libro di Francesco D’Arrigo e Tommaso A. De Filippo che prepara i lettori a immedesimarsi nel contesto geostrategico degli scenari distopici – ma possibili – descritti nel volume. Come stiamo constatando in queste ore “non abbiamo ancora raggiunto il picco delle politiche dell’Amministrazione Trump e bisogna prepararsi ad altri nuovi shock geopolitici”.

“Minacce Ibride”: Quando l’alleato diventa fattore di rischio

BookReporter

23 dicembre 2025

Di Ales­san­dro Conte

C’è un filo rosso che attra­versa l’intero volume Minacce ibride di Fran­ce­sco D’Arrigo e Tom­maso Ales­san­dro De Filippo: la fine delle cer­tezze. Cer­tezze stra­te­gi­che, alleanze date per scon­tate, equi­li­bri geo­po­li­tici che per ottant’anni hanno sor­retto l’ordine euro-atlan­tico. Il libro, impo­nente per mole e ambi­zione ana­li­tica, parte da una tesi netta e distur­bante: nel secondo man­dato di Donald Trump, gli Stati Uniti non sono più sol­tanto il perno della sicu­rezza occi­den­tale, ma pos­sono tra­sfor­marsi in un vero e pro­prio rischio stra­te­gico per l’Europa.

Non è un pam­phlet pole­mico, né un sag­gio ideo­lo­gico “anti-Trump”. Minacce ibride è piut­to­sto un’ana­lisi siste­mica, con­dotta con il lin­guag­gio e il metodo degli studi, strategici che mette in rela­zione poli­tica, economia, tec­no­lo­gia, infor­ma­zione e domi­nio cogni­tivo. Una cifra che riflette il pro­filo degli autori.

Fran­ce­sco D’Arrigo, ana­li­sta strategico con una lunga espe­rienza in ambito mili­tare, acca­de­mico e di intel­li­gence, affianca in que­sto lavoro Tom­maso Ales­san­dro De Filippo, classe 2000, laureato in Scienze della Comu­ni­ca­zione, firma dei quo­ti­diani La Ragione e Ita­liaOggi sui temi di poli­tica estera e ricer­ca­tore asso­ciato dell’Isti­tuto Ita­liano di Studi Stra­te­gici “Nic­colò Machia­velli”. Una col­la­bo­ra­zione inter­ge­ne­ra­zio­nale che com­bina approc­cio strutturale e sen­si­bi­lità per le nuove dina­mi­che dell’infor­ma­zione e della guerra cogni­tiva. Il cuore del libro è il concetto di “minac­cia ibrida”, intesa non sol­tanto come guerra non con­ven­zio­nale, ma come somma di pres­sioni eco­no­mi­che, manipo­la­zione dell’infor­ma­zione, uso poli­tico delle piat­ta­forme digi­tali, coer­ci­zione ener­ge­tica e desta­bi­liz­za­zione cogni­tiva.

Una guerra che spesso non si dichiara e non si vede, ma che col­pi­sce infrastrutture, demo­cra­zie, opi­nione pub­blica e pro­cessi deci­sio­nali. In que­sto qua­dro, l’Europa emerge come il vero ter­reno di scon­tro: fra­gile, divisa, dipen­dente e, soprat­tutto, impre­pa­rata. Par­ti­co­lar­mente inci­siva è la let­tura del movi­mento MAGA e del para­digma “Ame­rica First” come fat­tori di rot­tura siste­mica. Secondo gli autori, la nuova postura americana non mira più a garan­tire sta­bi­lità glo­bale, bensì a mas­si­miz­zare il van­tag­gio nazio­nale attra­verso accordi tran­sa­zio­nali, ricatti eco­no­mici e una costante messa in discus­sione delle alleanze stori­che. La NATO, in que­sto sce­na­rio, non è più un pila­stro intoc­ca­bile, ma uno stru­mento nego­zia­bile. Un’ipo­tesi che il libro spinge fino alle sue conseguenze estreme, esplo­rando sce­nari disto­pici ma non impossibili, come un disim­pe­gno mili­tare sta­tu­ni­tense dall’Europa o una crisi irre­ver­si­bile dell’Alleanza Atlantica.

Il volume dedica ampio spa­zio ai con­flitti in corso, dall’Ucraina al Medio Oriente, letti come laboratori della nuova compe­ti­zione glo­bale. La cosid­detta “pace TrumPutiniana”, evo­cata come pos­si­bile solu­zione nego­ziale impo­sta dall’alto, viene ana­liz­zata nei suoi rischi poli­tici e stra­te­gici: una pace che potrebbe tra­dursi in una capitolazione, minando il diritto inter­na­zio­nale e aprendo la strada a nuove aggres­sioni. In que­sta prospet­tiva, l’Ucraina diventa non solo un Paese aggre­dito, ma il sim­bolo della vul­ne­ra­bi­lità euro­pea in un mondo in cui le garan­zie col­let­tive si dis­sol­vono.

Uno dei meriti prin­ci­pali di Minacce ibride è la capa­cità di tenere insieme ana­lisi macro-stra­te­gica e dimensione tec­no­lo­gica.

Il ruolo dei grandi attori digi­tali, dei tecno-miliardari e delle piat­ta­forme social viene inserito in una rifles­sione più ampia sul potere. Qui emerge con forza il
con­tri­buto di De Filippo, già co-autore di Com­pren­dere la Guerra Ibrida e autore di Occi­dente. Il mondo libero come impre­scin­di­bile guida glo­bale, attento alle dina­mi­che comu­ni­ca­tive e alla cen­tra­lità del domi­nio cogni­tivo. Influenzare perce­zioni, emo­zioni e com­por­ta­menti, sosten­gono gli autori, è oggi spesso più effi­cace che schie­rare divisioni coraz­zate.

Lo stile del libro è diretto, a tratti allarmato, volu­ta­mente privo di ambi­guità. È una scelta che rende la let­tura coinvolgente, ma che tal­volta espone il testo al rischio della ridon­danza e di un tono for­te­mente asser­tivo. Tut­ta­via, l’obiet­tivo dichia­rato non è la neu­tra­lità acca­de­mica, bensì la presa di coscienza. Non a caso, il volume si inse­ri­sce nella Col­lana Machia­velli, dedi­cata a studi geo­po­li­tici e acca­de­mici che coniu­gano rigore ana­li­tico e appli­ca­zioni con­crete. In defi­ni­tiva, Minacce ibride è un con­tri­buto rile­vante al dibat­tito geo­po­li­tico contempo­ra­neo. Un’opera che non offre solu­zioni sem­plici, ma pone domande sco­mode. In un’epoca di alleanze
fra­gili e con­flitti permanenti, il libro ricorda che il mondo non è entrato in una nuova nor­ma­lità, bensì in una zona gri­gia dove il con­fine tra pace e guerra, amico e avver­sa­rio, è sem­pre più sfu­mato.

E igno­rarlo, per l’Europa, potrebbe essere il rischio più grande.

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