LE MISURE ATTIVE E LA STRATEGIA DI INGERENZA RUSSE CONTRO L’EUROPA

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Luglio 2026

di Francesco D’Arrigo

La campagna di coercizione e disgregazione contro la NATO

Nonostante tantissimi media ed esponenti politici italiani rilancino quotidianamente la propaganda del Cremlino, addirittura arrivando a dichiarare che “la minaccia russa sarebbe una costruzione politica per giustificare il riarmo europeo”, per le agenzie di intelligence di mezzo mondo la Russia rappresenta una minaccia strategica concreta e di lungo periodo. La valutazione delle intelligence europee inquadra il comportamento di Mosca in una prolungata campagna di “coercion and disruption” – coercizione e disgregazione: intrusioni informatiche, disinformazione e politica militare del rischio calcolato, progettata per creare tensioni e caos al fine di rompere l’unità della NATO, già sotto pressione per le politiche e la postura strategica dell’Amministrazione Trump.
La tempistica coincide con il fallimento strategico dell’”Operazione Militare Speciale” lanciata dal presidente Putin e le sempre più efficaci operazioni di pressione a lungo raggio ucraine, che provocano un aumento dell’aggressività di Mosca con bombardamenti missilistici contro i civili di Kyiv. Una politica aggressiva rivolta anche contro l’Europa, i Paesi dell’ex Unione Sovietica e delle regioni baltiche e artiche, che intensifica la guerra nella zona grigia, fino al limite massimo per rimanere al di sotto della soglia del conflitto aperto.

La strategia di ingerenza russa 

Il KGB prima e l’FSB ora, sono sempre stati molto focalizzati nella guerra psicologica: la manipolazione dell’opinione pubblica, attraverso la sovversione ideologica, può indurre le persone a rifiutare perfino fatti evidenti per soddisfare le percezioni e le convinzioni indotte attraverso le operazioni psicologiche.

Il condizionamento sociale o i circuiti di feedback amplificati vengono utilizzati per radicalizzare persone intenzionate a rivoltarsi contro gli interessi nazionali e perfino i propri. In altre parole, una buona causa può essere intenzionalmente armata contro una popolazione a sua insaputa, con effetti destabilizzanti che abbiamo visto, ad esempio, nelle primavere arabe. Tali potenzialità sono state ben comprese dal Cremlino e nel febbraio 2017 l’allora Ministro della Difesa russo Sergei Shoigu, ha annunciato la costituzione di un “Esercito dell’Informazione all’interno delle forze armate russe”. Commentando la decisione di Shoigu, l’ex Capo di Stato Maggiore della Difesa, Generale Yuri Baluyevsky, ha affermato che una vittoria nella guerra dell’informazione “può essere molto più importante della vittoria in un conflitto militare classico, perché è incruenta, ma l’impatto è schiacciante e può paralizzare le strutture di potere ed il processo decisionale di uno Stato nemico”.

L’apparato di intelligence della Federazione Russa, sin dai tempi dell’Unione Sovietica, utilizza quattro fasi di ingerenza per alterare la mentalità e il comportamento delle persone nei Paesi stranieri. La prima fase è quella della demoralizzazione. Durante questa fase, le persone vengono influenzate a mettere in dubbio l’integrità di un Paese e a sollevare sospetti attraverso la propaganda dei media e il mondo accademico. La percezione è al centro dell’attenzione e i fatti diventano privi di significato. Oggi, attraverso i social media, questo fenomeno è molto più pervasivo ed efficace, soprattutto nelle giovani generazioni, cui viene propugnata la sfiducia nei media tradizionali e l’assenza di standard morali nella società occidentale. Per una popolazione inondata dalla propaganda e dalle teorie del complottismo, la verità perde la sua presa sulla società.

La fase di demoralizzazione è stata diffusamente utilizzata durante la pandemia contro i vaccini occidentali, ma anche se favorita da una comunicazione istituzionale ambigua e contraddittoria, non ha avuto successo in Italia. Anche oggi, nel conflittuale contesto geopolitico innescato dall’Amministrazione Trump, si sta utilizzando la fase di “demoralizzazione” della ingerenza, dando spazio a esponenti della Casa Bianca che attaccano le istituzioni europee, ai consiglieri del Cremlino, ai giornalisti della Tv di Stato russa, a ospiti ed “esperti” che argomentano a favore dell’invasione e della capitolazione dell’Ucraina, o ripetono le versioni del Cremlino in programmi italiani in onda in prima serata. Strumentalizzando la nostra libertà di pensiero ed il “dar voce a tutte le campane” si ospitano ideologi, propagandisti e giornalisti russi sanzionati e afferenti a mezzi di comunicazioni bloccati dalle sanzioni – come Sputnik e Russia Today. Con la presenza alla Biennale di Venezia del Padiglione della Russia, che segna il rientro di Mosca alla rassegna per la prima volta dall’invasione dell’Ucraina nel 2022, o al ritorno degli atleti russi alle Olimpiadi, si permette a queste realtà direttamente collegate e finanziate dal Cremlino di eludere le sanzioni e di ribaltare la realtà, diffondendo la propaganda russa sulla guerra all’Ucraina.

Nella strategia di ingerenza russa, la destabilizzazione rappresenta la seconda fase che consiste nell’alterare le relazioni estere, l’economia e i sistemi di difesa di una Nazione. Questo genere di operazioni si concentrano sull’utilizzo di mezzi non convenzionali, come la propaganda, la disinformazione, la manipolazione mediatica e la psicologia delle folle, per influenzare l’opinione pubblica, manipolare l’informazione e ottenere un controllo psicologico sulla popolazione avversaria. La destabilizzazione consiste nell’alterare le relazioni estere, l’economia e i sistemi di difesa di una nazione.

La terza fase della ingerenza riguarda la coercizione energetica ed economica, la quarta fase è quella della normalizzazione, che può durare a tempo indeterminato. Il termine “normalizzazione” deriva dalla propaganda sovietica che cercava di minimizzare un cambiamento drastico in un Paese portato velocemente ad uno stato d crisi attraverso aggressive operazioni politiche, economiche e di disinformazione con le quali l’Unione Sovietica si impadroniva della coscienza di un Paese.

La fuga di notizie come arma ibrida

Alcuni documenti interni attribuiti all’Agenzia russa per il Design Sociale (SDA), fatti trapelare intenzionalmente, hanno rivelato una serie coordinata di operazioni di influenza maligna contro alcune democrazie europee. La SDA è un’azienda russa già sanzionata da Stati Uniti, Regno Unito e Unione Europea per la diffusione di “propaganda ingannevole del Cremlino” che opera come appaltatrice dell’Amministrazione presidenziale russa. I documenti trapelati, ottenuti da giornalisti investigativi, includono rapporti interni, documenti di pianificazione e comunicazioni private tra il personale della SDA e funzionari dell’amministrazione presidenziale.

La SDA ha sede a Mosca ed è stata identificata dalle autorità internazionali come un attore chiave nelle campagne di disinformazione sponsorizzate dallo Stato russo, come “Doppelgänger“. Opera in collaborazione con l’azienda Structura per condurre operazioni di influenza coordinate e siti web contraffatti rivolti al pubblico occidentale.

Le principali attività di SDA includono:

  • Operazioni politiche e di disinformazione: l’SDA è incaricata dall’amministrazione presidenziale russa di manipolare le informazioni per minare il sostegno all’Ucraina e incitare disordini negli Stati Uniti e in Europa.
  • Tattiche: L’agenzia utilizza una rete di siti web di media e governativi contraffatti, canali Telegram e account bot coordinati per diffondere narrazioni politiche, notizie false e meme.

La Structura National Technology o Company Group Structura LLC, è un’azienda russa di informatica e pubbliche relazioni, utilizzata dal Cremlino per condurre segretamente operazioni transnazionali di disinformazione e di influenza straniera maligna.

Secondo il Dipartimento di Stato USA, l’UE e il Regno Unito, operando sotto la direzione dell’amministrazione russa e della cerchia ristretta del presidente Vladimir Putin, Structura è la mente dietro massicce e coordinate campagne di disinformazione come “Doppelgänger”.

Le sue attività includono:

  • Tattiche: Structura utilizza il “cybersquatting” per registrare domini internet progettati per imitare testate giornalistiche legittime e ben note, come il Washington Post e Fox News.
  • Diffusione: l’azienda utilizza questi siti web contraffatti, insieme ad articoli generati dall’intelligenza artificiale, profili falsi sui social media e pubblicità a pagamento, per diffondere propaganda filorussa, ridurre il sostegno internazionale all’Ucraina e interferire nelle elezioni occidentali.

Ciò che rende significativi questi documenti resi pubblici non sono solo le operazioni specifiche che rivelano, ma anche la logica strategica che la Russia utilizza per condurle. I documenti fanno riferimento a una serie di attività definite “attacchi cognitivi” contro il pubblico occidentale. Le operazioni descritte spaziano da provocazioni fisiche coordinate contro le comunità musulmane ed ebraiche a tentativi di interferenza elettorale e progetti su larga scala volti a plasmare l’opinione pubblica in tutta Europa. Aspetto cruciale, questi documenti rivelano come la Russia concepisca le proprie operazioni di influenza e quanto tale concezione si sia discostata dalle nozioni convenzionali di propaganda o disinformazione.

Un aspetto delle fughe di notizie riguardanti i documenti interni dell’SDA merita particolare attenzione. Si potrebbe pensare che l’ampia diffusione di tali documenti nei media occidentali potrebbe danneggiare direttamente gli interessi russi. Invece, tale strategia potrebbe rafforzare la percezione dell’influenza e dell’onnipresenza russa. Tale percezione può a sua volta avere conseguenze psicologiche, alimentando la sensazione che gli avversari siano pervasivi e difficili da scoraggiare. Non è possibile stabilire, sulla base delle prove disponibili, se questo effetto avvantaggi intenzionalmente gli interessi russi o se ne sia semplicemente una diretta conseguenza. Tuttavia, illustra la complessità dei processi cognitivi, in cui anche la semplice esposizione può plasmare la percezione pubblica in modi non intenzionali che, in parte, favoriscono gli interessi dell’attore esposto.

Le sanzioni internazionali: a causa del suo coinvolgimento in attività di influenza maligna e destabilizzazione all’estero, SDA è stata designata come soggetto a sanzioni finanziarie dall’EU Sanctions Tracker , dal governo del Regno Unito e dal Dipartimento del Tesoro degli Stati Uniti. Anche Structura National Technology, a causa delle loro estese operazioni di interferenza contro le democrazie in Europa e negli Stati Uniti, è ufficialmente sanzionata dal Consiglio dell’Unione Europea ed è stata presa di mira dal governo statunitense, che nel 2024 ha sequestrato e bloccato decine dei loro domini internet.

Vecchia strategia potenziata dalle nuove tecnologie

Per comprendere perché ciò sia importante, è fondamentale inquadrare queste operazioni in un contesto più ampio.

Aktivnye Meropriyatiya è il termine russo per “Misure attive“, attraverso le quali l’Unione Sovietica perseguiva i propri obiettivi di politica estera senza ricorrere al confronto militare diretto. Queste includevano la disinformazione, l’influenza occulta, il sostegno ad attori per procura e provocazioni attentamente orchestrate per plasmare il contesto politico degli avversari. Le misure attive non sono scomparse con il crollo dell’URSS. Le conoscenze istituzionali sovietiche che le sottendevano sono state ereditate dalle strutture statali russe e adattate a nuovi strumenti e realtà, potenziate dall’IA.

Oggi, il dibattito sulle operazioni di influenza russe si è spostato verso concetti più ampi come le minacce ibride, il che riflette un importante cambiamento di prospettiva. Ciò che è cambiato non è la logica strategica di fondo, ma l’ambizione imperialista, la capacità e la portata dei metodi impiegati.

L’invasione su vasta scala dell’Ucraina da parte della Russia ha ulteriormente rafforzato l’importanza di questi strumenti non cinetici. Poiché la guerra di invasione russa si è protratta per anni e ha comportato costi umani ed economici imprevisti da Mosca, il fronte cognitivo è diventato un dominio sempre più centrale nella strategia del Cremlino per espandere la propria sfera d’influenza e destabilizzare le istituzioni democratiche laddove necessario. Il loro obiettivo si estende ben oltre l’Ucraina. Ormai ha assunto come bersaglio strategico l’infrastruttura cognitiva delle società democratiche europee.

La questione che si pone non è se un avversario straniero cerchi di convincere un pubblico di una particolare narrazione. La domanda più rilevante è cosa accade quando un avversario smette di cercare di persuadere e cerca invece di creare le condizioni sociali in cui la persuasione, la fiducia e il processo decisionale democratico diventano più difficili da sostenere.

L’ingegneria dell’ecosistema sociale

I documenti della SDA illustrano questa logica in termini concreti. Anziché persuadere il pubblico ad abbracciare una specifica visione del mondo, queste operazioni mirano a indebolire le condizioni che consentono un giudizio informato. Creano deepfake video ed eventi reali che sfruttano le divisioni sociali esistenti, generando così reazioni emotive, copertura mediatica e conseguenze politiche.

Una di queste recenti operazioni descritte nei documenti trapelati è denominata “Testa di maiale“. Nel settembre 2025, teste di maiale mozzate, contrassegnate dalla scritta “Macron”, furono collocate all’esterno di moschee e centri culturali islamici nei dintorni di Parigi. Le autorità francesi hanno successivamente collegato l’operazione a cittadini serbi che agivano sotto la direzione dei Servizi segreti russi. Secondo un rapporto delle Agenzie di intelligence francesi, l’operazione prevedeva attività di ricognizione, pianificazione logistica, esecuzione coordinata e monitoraggio della copertura mediatica internazionale.

Un’altra operazione, internamente denominata “Sinagoghe Verdi”, resa nota da Fact Investigation Platform,  ha provocato atti di vandalismo contro il Museo dell’Olocausto e diverse sinagoghe a Parigi, oltre a provocazioni analoghe a Berlino e in altre città europee. Uno degli obiettivi dichiarati era quello di screditare le autorità francesi, presentandole come incapaci di prevenire le tensioni religiose.

La scelta di colpire contemporaneamente luoghi di culto musulmani ed ebraici nello stesso periodo operativo non è casuale. Riflette una strategia deliberata per attivare simultaneamente diverse comunità che esprimono risentimento, aumentando la probabilità di attrito tra di esse e costringendo gli attori politici nazionali a una posizione difensiva, indipendentemente dalla loro reazione. Diverse opinioni pubbliche avrebbero interpretato lo stesso evento in modo diverso, ma tutte le diverse visioni hanno contribuito ad accrescere la sfiducia, ad acuire le reazioni emotive e ad aggravare la frammentazione sociale.

Il successo di queste operazioni non dipende quindi dal contenuto di una singola narrazione, bensì dall’intensità della reazione pubblica che generano, dalla costante attenzione mediatica e dal dibattito polarizzato, soprattutto durante le campagne elettorali.

Non si tratta di un caso isolato. Precedenti documenti interni trapelati da un centro di propaganda controllato dal Cremlino, hanno rivelato come una campagna russa ben coordinata abbia sostenuto i partiti di estrema destra alle elezioni del Parlamento europeo e diffuso disinformazione sui social media per minare l’Ucraina. Rivelazioni del 2024 e riportate dal giornale investigativo VSquare, avevano già evidenziato gli sforzi della stessa azienda russa per minare il sostegno occidentale all’Ucraina e promuovere attori politici di estrema destra durante le elezioni del Parlamento europeo.

Nel complesso, queste fughe pilotate di operazioni psicologiche russe suggeriscono una continuità con il passato, che oggi le permette di sfruttare l’innovazione tecnologica e l’inedito contesto geopolitico di frattura in seno all’Alleanza Atlantica provocato da Washington. I metodi si evolvono, ma la logica strategica rimane sorprendentemente coerente.

Le istituzioni democratiche europee diventano obiettivo operativo

Un caso diverso, ma concettualmente correlato, è emerso nel Regno Unito. Le autorità britanniche hanno collegato a individui presumibilmente coordinati tramite Telegram da mandanti legati alla Russia, gli incendi dolosi di giugno 2026 contro alcune proprietà correlate al Primo Ministro Keir Starmer. Dal punto di vista operativo, questa strategia si differenzia dalle operazioni dell’SDA per la sua impostazione. Ciò che la collega al quadro più ampio è il fatto che i soggetti che hanno effettuato gli attacchi incendiari non avevano conoscenza dell’obiettivo dell’operazione (il Premier Starmer). Contemporaneamente, falsi profili online diffondevano narrazioni infondate sul movente degli attacchi. Secondo le indagini, gli attori ostili mandanti degli attacchi, invece di affidarsi a sostenitori ideologici, possono reclutare sempre più spesso intermediari inconsapevoli attraverso piattaforme digitali, consentendo loro di condurre atti di sabotaggio mantenendo una plausibile negabilità.

L’obiettivo di tali operazioni non è più quello di promuovere una posizione ideologica coerente, ma attaccare i rappresentati istituzionali per sfruttare le divisioni e destabilizzare le istituzioni democratiche. Gradualmente, l’evento fisico diventa una componente di un’operazione più ampia che combina azioni nel mondo reale, amplificazione digitale e sfruttamento psicologico.

Riconoscere il dominio cognitivo

Questi casi dimostrano che le attuali misure attive russe si basano sempre più sulla manipolazione cognitiva e del contesto sociale, piuttosto che sulla semplice diffusione di false narrazioni. Contrastare solo la disinformazione non è più sufficiente, poiché gli attori ostili creano sempre più spesso eventi reali specificamente progettati per innescare risposte sociali e politiche prevedibili.

Per costruire la resilienza a queste forme di guerra ibrida è necessario un approccio più ampio. Aumentare la consapevolezza pubblica è una parte di questo approccio, in particolare la capacità dei cittadini e delle istituzioni di riconoscere come episodi isolati possano essere deliberatamente trasformati in crisi sociali più ampie. Altrettanto importante è un coordinamento intersettoriale più stretto. Queste operazioni si muovono deliberatamente tra diversi ambiti, dalle istituzioni religiose ai processi elettorali fino alle singole figure politiche, difficili da monitorare e con modalità che indeboliscono le strutture di risposta. Ancora più critico è il fatto che la capacità di identificare e attribuire tempestivamente le operazioni ibride, prima che i loro effetti cognitivi previsti si manifestino pienamente, rimane l’elemento meno sviluppato dell’attuale risposta.

Gli attacchi cognitivi odierni non si combattono solo nel cyberspazio. Si combattono nel dominio cognitivo, uno spazio in cui percezione, fiducia e coesione sociale sono diventati obiettivi strategici.

Una valutazione congiunta del Servizio Europeo per l’Azione Esterna e del Centro per il Contrasto alla Disinformazione dell’Ucraina, evidenzia la portata delle operazioni coordinate di influenza volte al percorso dell’Ucraina verso l’adesione all’Unione Europea.
Tra gennaio 2025 e aprile 2026, gli analisti hanno identificato:

  • oltre 244.000 pubblicazioni relative all’adesione dell’Ucraina all’UE;
  • 1,39 miliardi di visualizzazioni cumulative;
  • 660 fonti che mostrano comportamenti coordinati o inautentici.

L’obiettivo va ben oltre la diffusione di disinformazione. Queste campagne mirano a minare il sostegno pubblico all’Ucraina, erodere la fiducia nell’integrazione europea, amplificare le divisioni sociali e plasmare percezioni strategiche attraverso la manipolazione sincronizzata delle informazioni.
Una caratteristica distintiva del conflitto ibrido contemporaneo è quella di progettare le operazioni di influenza non solo per cambiare opinioni, ma per modificare l’ambiente politico in cui vengono prese le decisioni strategiche. Le recenti violazioni degli spazi aerei europei di Polonia, Romania, Estonia, l’escalation di provocazioni nelle acque danesi, artiche e mediterranee illustrano come la Russia utilizzi operazioni psicologiche per distorcere le percezioni e manipolare i comportamenti, creando di fatto una trappola cognitiva. Sia la sottoreazione che la sovrareazione inducono le opinioni pubbliche a una percezione di aumento del pericolo, di provocazione di azioni russe ancora più sconsiderate in futuro, accrescendo al contempo l’ansia pubblica per una possibile escalation verso un conflitto aperto.

Anche l’informazione è diventata un dominio di proiezione di potere, dove algoritmi, reti coordinate ed effetti cognitivi possono avere conseguenze politiche equivalenti alle capacità militari convenzionali.
Per i politici, i diplomatici, i Media nazionali, i professionisti della Difesa e della sicurezza, comprendere come queste narrazioni vengono costruite non è più un’opzione ma un fattore essenziale della resilienza democratica e della sicurezza strategica.

Le minacce ibride colpiscono istituzioni democratiche, infrastrutture critiche e coesione sociale

L’UE ha notevolmente rafforzato la sua capacità di affrontare le minacce alle sue società e istituzioni politiche adottando la Bussola Strategica (nel 2022) e gli strumenti informatici, ibridi e FIMI e dispiegando squadre di risposta rapida alle minacce ibride.

Le minacce FIMI “Foreign Information Manipulation and Interference” sono manipolazioni e interferenze con le informazioni provenienti da attori stranieri, spesso utilizzate come parte di minacce ibride più ampie, tra cui la disinformazione. Queste minacce mirano a influenzare l’opinione pubblica e destabilizzare società, impiegando tecniche come la creazione di contenuti falsi (deepfake), l’alterazione di informazioni reali e l’uso di bot per amplificare narrazioni dannose. L’Unione Europea e i suoi Stati membri stanno adottando misure per contrastare queste attività, come il rafforzamento della cybersicurezza e delle difese elettorali.  

Il modello europeo di contrasto alle minacce ibride

Ispirandosi al modello concettuale per l’analisi delle minacce ibride, sviluppato nel 2021 dalla Commissione Europea e dall’European Centre of Excellence for Countering Hybrid Threats (Hybrid CoE), il modello è strutturato attorno a quattro pilastri analitici, illustrati in questo schema dell’European Parliamentary Research Service (EPRS) basato sui dati dell’European Commission Joint Research Centre and Hybrid CoE. Una Hybrid threat landscape che illustra l’intero insieme attori, strumenti e tecnologie, domini e obiettivi interconnessi, che mappano il panorama generale delle minacce ibride:

  1. Attori, che si riferiscono ad attori statali e non statali che cercano di influenzare, minare o danneggiare sistemi predestinati
  2. Strumenti, riguardano le strategie, tattiche e mezzi utilizzati per tali operazioni
  3. Domini, ovvero i 13 ambienti interconnessi interessati, come politico, militare, infrastrutturale o cyberspazio
  4. Obiettivi, che puntano agli obiettivi e agli obiettivi previsti di attività maligne.

L’UE e i suoi Stati membri continuano a studiare e condividere la comprensione delle minacce ibride, trasformando in politiche concrete le capacità operative e meccanismi di risposta coordinata.

Recenti attacchi informatici, campagne di disinformazione e violazioni dello spazio aereo UE hanno ulteriormente accelerato lo sviluppo di strumenti di deterrenza e contrasto a livello continentale progettati per rilevare e rispondere a queste forme di guerra ibrida.

L’adozione di un quadro di difesa comune dalle minacce ibride è il passo logico e necessario che si sta elaborando, sia in ambito UE che NATO. Alla base della sicurezza europea vi è l’integrazione e la collaborazione adattive tra governi, settore privato e partner internazionali che costituiscono la deterrenza collettiva, la resilienza cognitiva e sostenga l’autonomia decisionale dei cittadini, dei leader politici, militari e dei responsabili delle infrastrutture critiche; unitamente a una postura di attacco silenziosa e implacabile che confonda i nostri avversari, distrugga la loro fiducia e li costringa ad affrontare le incertezze della guerra ibrida e ad adottare una strategia difensiva.

La prima linea di difesa contro la guerra ibrida è riconoscere che esiste e che il bersaglio principale siamo noi cittadini europei.

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LE FORZE ARMATE ITALIANE SI PREPARANO AL CONFLITTO ASIMMETRICO

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10 giugno 2026

Analisi e implicazioni strategiche della riforma dello strumento militare italiano

di Francesco D’Arrigo

 

 

 

 

 

Il Contesto: competizione strategica globale, guerre tra Stati in Europa e nel Mediterraneo Allargato, minacce ibride

Nell’attuale scenario caratterizzato dal ritorno della guerra tra Stati, la competizione strategica è diventata l’elemento strutturale e permanente delle relazioni tra potenze globali e attori regionali. Le relazioni internazionali sviluppatesi durante ottant’anni di pace, si sono trasformate da economic competition in guerra economica; le ambizioni imperialiste di alcune potenze in conflitti tra Stati, in cui le violazioni al diritto internazionale e la contrapposizione militare ormai costituiscono i fattori preponderanti di ogni dinamica geopolitica. Ne derivano effetti diretti sulla sicurezza nazionale: strumenti di pressione militare, coercizione e influenza maligna vengono impiegati senza soluzione di continuità, da Stati avversari e, dal 20 gennaio 2025, anche all’interno della NATO da parte dell’(ex?)alleato storico che ha fondato il Patto Atlantico – gli Stati Uniti.

La competizione geostrategica si è trasformata in conflitto ibrido permanente nella “zona grigia”, che in un mondo interconnesso si estende ben oltre i domini tradizionali terrestre, marittimo e aereo, interessando nuove dimensioni strategiche: cibernetica, con attacchi a infrastrutture, mercati e opinioni pubbliche; cognitiva, attraverso operazioni psicologiche, campagne di disinformazione e propaganda; spaziale, con la crescente militarizzazione dello Spazio e l’uso bellico dei sistemi satellitari; marittima e subacquea, cruciale per la logistica, per la protezione di infrastrutture critiche sottomarine, energetiche e digitali, oltre che per l’accesso alle enormi risorse minerarie e alimentari. A queste criticità si aggiungono le nuove forme di guerra ibrida, potenziate dalle tecnologie emergenti, che sono diventate dirompenti portatrici di rischi, di nuove dipendenze e vulnerabilità, con l’intelligenza artificiale, i sistemi autonomi, le biotecnologie e le capacità quantistiche che stanno ridefinendo gli assetti di potenza strategici, geopolitici e geoeconomici. La crescente accessibilità a tecnologie emergenti, fino a qualche anno fa nelle esclusive disponibilità degli Stati, oggi consente anche a soggetti privati ostili di acquisire avanzati sistemi dual-use a basso costo – come droni e mini-droni, impiegabili individualmente e/o in sciame, difficili da identificare e contrastare. In questo scenario, per affermare la propria egemonia nei domini strategici, i principali attori mondiali utilizzano in maniera sempre più integrata le leve di potenza: Diplomatica, Informativa, Militare, Economica (D.I.M.E.). L’impiego combinato di tali strumenti consente a potenze consolidate ed emergenti di ampliare le proprie sfere di influenza, ridefinendo gli equilibri geostrategici internazionali secondo logiche di crescente assertività. Le sfide e i conflitti derivanti da crisi regionali circoscritte, proprio a causa delle interconnessioni globali favorite dalle tecnologie innovative, assumono una dimensione sistemica che mette in discussione le fondamenta dell’ordine mondiale. Il conflitto russo-ucraino, ormai entrato nel suo quinto anno, ne rappresenta un chiaro esempio: una frattura epocale che ha riportato al centro del dibattito internazionale la guerra tra Stati, il ruolo della potenza militare convenzionale, della resilienza industriale e della capacità di condurre operazioni multidominio, con particolare enfasi nei domini Cyber, Marittimo, Spaziale e Cognitivo. Inoltre, constatiamo come le “wars of drones”, caratterizzate da innovazione tecnologica, elevata capacità di produzione a basto costo e ineguagliabile efficacia, hanno trasformato la guerra del XXI secolo. Trasformazione tecnologica attraverso la quale l’Ucraina sta imponendo le sue “sanzioni di vasta portata alla Russia”, e l’Iran ha militarizzato e sottoposto al suo controllo un bene comune globale – lo Stretto di Hormuzsfruttando la geografia come un paradigma di coercizione marittima ed escalation sistemica. Attraverso le proprie capacità cinetiche di saturazione delle difese missilistiche tramite sciami di UAV di massa a basso costo, l’Iran ha trasformato lo Stretto di Hormuz in un’arma di coercizione che crea uno shock globale per le catene di approvvigionamento e moltiplicatore della pressione diplomatica. Una tecnologia low-cost che è in grado di minacciare tutte le infrastrutture critiche della regione, di inibire l’efficacia della potente flotta statunitense e di trasformare un “Choke Point” in un amplificatore di stress e di crisi globale. Una stretta rotta marittima che grazie alle disruptive technologies diventa un perfetto strumento di guerra ibrida.

Anche i nodi marittimi e logistici italiani, piattaforme di gestione utilizzate dalle principali autorità portuali (come Trieste e Genova), rappresentano obiettivi di intelligence e per potenziali attacchi ibridi di valore assoluto dal punto di vista strategico. Il sorvolo di droni e in generale l’accesso a queste reti di trasporto critiche, consente a un attore statale di minacciare e monitorare i flussi commerciali, tracciare il movimento di attrezzature militari e industriali sensibili e identificare i colli di bottiglia strutturali all’interno delle vie logistiche dell’Europa meridionale.

La Riforma, la Strategia e la nuova Dottrina della Difesa Italiana

L’intero apparato di Difesa italiano, sotto la guida del ministro Guido Crosetto, sta portando avanti un profondo riorientamento strutturale, tecnologico e cognitivo, trasformando le nostre Forze Armate in un combattente multidominio ad alta intensità, capaci di confronto asimmetrico.

La riforma delle Forze Armate e dell’Esercito, delineata dal nuovo modello presentato dal Ministro della Difesa Crosetto e attuata con il Decreto Legislativo 2 aprile 2026, n.58, rappresenta una fondamentale svolta della dottrina militare italiana, con lo strumento militare che trasforma la propria attuale fisionomia focalizzata sulle missioni di peacekeeping, in una postura di prontezza operativa necessaria per fronteggiare la guerra asimmetrica ad alta intensità. La nuova strategia di Difesa nazionale si basa anche sulle lezioni apprese nei teatri operativi di Ucraina e Medio Oriente, sulle tensioni nell’Indo-Pacifico e sul riassetto in corso in seno alla NATO, conseguente alla politica dell’Amministrazione Trump47. Dottrina di politica estera della Casa Bianca che sta determinando uno stravolgimento nella governance, un ruolo più rilevante degli europei e un riassetto delle responsabilità e dell’architettura del dispiegamento militare USA in Europa e dei centri di comando dell’Alleanza Atlantica, che va nella direzione di un sempre maggior coinvolgimento degli europei nella difesa del vecchio continente.

La dottrina dell’attrito simmetrico e la rinascita della componente pesante

Il catalizzatore fondamentale per l’evoluzione militare dell’Italia è il crollo dell'”illusione di una pace duratura” a seguito dell’invasione russa dell’Ucraina del 2022, che ha ristabilito la guerra terrestre come arbitro centrale della sicurezza sovrana. Questo conflitto è servito da “case study” per la teoria militare moderna, dimostrando che il futuro della guerra è un ibrido complesso e non lineare di logoramento fisico viscerale e sofisticata competizione tecnologica. Di conseguenza, l’Esercito Italiano ha identificato tre livelli di conflitto distinti ma sovrapposti e presenti negli attuali teatri: la realtà fisica viscerale della guerra di trincea, il livello tecnologico dominato dai sistemi senza pilota e il pervasivo livello cognitivo in cui la disinformazione prende di mira la volontà collettiva.

La pietra angolare del piano di modernizzazione 2026-2028 è il rinnovamento totale della componente pesante. Il sistema corazzato da combattimento dell’Esercito (A2CS), basato sullo chassis del KF-41 Lynx, rappresenta un investimento di 23,1 miliardi di euro entro il 2039. Le prime 21 piattaforme A2CS Combat sono state consegnate nel gennaio 2026 al poligono CEPOLISPE di Montelibretti, dotate del cannone Leonardo 30mm X-Gun, un cannone a propulsione elettrica esente da ITAR in grado di sparare munizioni a scoppio aereo programmabili per neutralizzare sciami di droni. Un ecosistema “piattaforma di piattaforme” che comprende 16 varianti, tra cui mortaio pesante (Nemo)sistema di difesa aerea (Skyranger 30) e carro armato leggero da 120 mm, garantendo la totale interoperabilità con la dorsale digitale della NATO. A complemento dell’A2CS, è prevista l’integrazione di 132 carri armati Leopard 2A8, che andranno a sostituire la flotta Ariete. La configurazione italiana del Leopard 2A8 include il sistema di protezione attiva EuroTrophy (APS), che fornisce una protezione a 360 gradi contro munizioni a guida autonoma e missili anticarro (ATGM). Questa ricostituzione pesante è finanziata dal Fondo di Investimento per la Difesa Nazionale, che ha ricevuto un rifinanziamento annuo di 1,5 miliardi di Euro nella Legge di Bilancio 2025. L’obiettivo è raggiungere la piena capacità operativa (FOC) per due brigate pesanti entro il 2031, garantendo che l’Italia possa contribuire con una divisione corazzata credibile al fianco meridionale della NATO e al Mediterraneo allargato.

Riorganizzazione dottrinale: la ricostituzione delle brigate pesanti

La strategia 2026-2031 si concentra sulla 132ª Brigata Corazzata “Ariete” (con sede a Pordenone) e sulla Brigata Bersaglieri “Garibaldi” (con sede a Caserta), che vengono riorganizzate in “Brigate Pesanti Digitali“. In base ai requisiti NATO per la deterrenza simmetrica, la composizione dei reggimenti corazzati, come il 132° Reggimento Carri di Cordenons, viene aumentata da 41 a 54 carri armati per unità grazie all’aggiunta di una quarta compagnia carri armati.

Una riorganizzazione che fornisce la “massa critica” necessaria per operazioni di logoramento prolungate. La Brigata Ariete è la prima a ricevere il Leopard 2A8IT, mentre la sua attuale flotta di carri armati Ariete C2 (90 unità attualmente in fase di modernizzazione) verrà gradualmente trasferita al 4° Reggimento Carri della Brigata “Garibaldi” per sostituire la flotta di Ariete C1 ormai obsoleta. Un cambiamento fondamentale nello sviluppo dell’A2CS è il passaggio ai “pacchetti per battaglioni”. Invece di acquisire singole piattaforme, l’Esercito sta acquisendo unità complete (ufficiali, ingegneri, addetti alla logistica) equipaggiate con le varianti Lynx necessarie per garantire operatività e interoperabilità immediate. La 132ª Brigata Corazzata “Ariete” fungerà da banco di prova per questo modello, integrando il Manned-Unmanned Teaming (MUM-T) in cui un singolo comandante Lynx controlla uno schermo avanzato di Forward Line of Robots (FLOR), riducendo l’esposizione umana nella fase iniziale del conflitto.

Logistica integrata e il modello “Squadre a contatto”

La sostenibilità delle architetture di manovra pesante durante i conflitti ad alta intensità dipende dal quadro di Logistica 4.0, che integra la manutenzione predittiva e la riparazione decentralizzata.

Il contratto A2CS include un pacchetto decennale di supporto logistico completo, che garantisce che i tecnici dei veicoli Lynx KF-41 infantry fighting vehicles a lungo raggio (LRMV), operino a fianco del personale  dell’Esercito in “Squadre a Contatto” in scenari degradati. Questo modello è ulteriormente potenziato dall’impiego di hub di stampa 3D mobili nei reggimenti logistici delle Brigate Ariete e Garibaldi, in grado di utilizzare la produzione additiva per realizzare direttamente sul campo pezzi di ricambio molto richiesti e componenti modulari per droni, riducendo il carico sulle reti di approvvigionamento terrestri, spesso bersaglio di SIGINT e attacchi di precisione a lungo raggio. L’integrazione di gemelli digitali per ogni piattaforma A2CS consente al Centro Amministrativo dell’Esercito di monitorare lo stato di efficienza dei veicoli in tempo reale, ottimizzando il flusso dei materiali di consumo e prevenendo guasti sistemici della flotta.

L’apice della potenza terrestre italiana

La ricostituzione della componente pesante da completare entro il 2031, rappresenta il formale adempimento dell’impegno dell’Italia nei confronti del fianco meridionale della NATO. Unendo la modularità dell’A2CS Lynx alla protezione del Leopard 2A8IT e alla precisione dell’X-Gun, l’Esercito Italiano sta creando un deterrente simmetrico in grado di operare nei domini contesi del XXI secolo.

Il MultiDominio specializzato: frontiera sotterranea e artica

L’Esercito Italiano ha identificato gli ambienti sotterranei e a latitudine artica come domini critici. Nello scorso aprile, durante l’esercitazione Cerbero 2026, il 184° Battaglione Genieri Paracadutisti “Nembo” ha raggiunto la Capacità Operativa Finale (FOC) nella Guerra Sotterranea. Specializzata nella mappatura, nel rilevamento e nella bonifica di reti sotterranee, l’unità Nembo è una delle poche in Europa dedicate a questo ambito, una risposta diretta alle lezioni tattiche apprese dai combattimenti sotterranei urbani a Gaza e in Libano.

Dal punto di vista geografico, l’Esercito ha esteso il suo focus anche all’Artico, definito come una “nuova frontiera di scontro” tra interessi sovrani divergenti.

La Russia, in particolare, sta rafforzando l’intero arco di confine con la NATO nel Nord Europa, dalla Norvegia e dalla Finlandia fino alla Lituania. L’allargamento dell’Alleanza a Finlandia e Svezia ha trasformato la regione polare in uno dei fronti più sensibili della sicurezza europea. Mosca, sta rispondendo con una riorganizzazione militare nel dominio artico.

Il Finnish Institute of International Affairs ha analizzato la riorganizzazione militare russa nel Nord, collegandola direttamente all’ingresso di Finlandia e Svezia nella Nato. La Rand Corporation, nei suoi lavori sulla deterrenza nel fianco orientale dell’Alleanza, ha più volte sottolineato la vulnerabilità dei Paesi baltici nelle prime fasi di un eventuale conflitto. Nel suo recente Military Balance, l’International Institute for Strategic Studies, ha descritto la nuova architettura di comando e controllo delle basi e degli schieramenti di truppe e rompighiaccio russi che presidiano il fianco nordico e baltico. Non si tratta soltanto dell’aumento del numero dei soldati, ma del tipo e architettura delle forze schierate. Mosca sta trasformando le attuali unità organizzate in Brigate – composte indicativamente da circa 4.000 uomini – in Divisioni, che possono arrivare a 10.000 soldati ciascuna. Le Divisioni sono contingenti militari strutturati per operazioni di combattimento di lunga durata, con artiglieria, logistica, supporto pesante e capacità di condurre una guerra convenzionale su vasta scala. Si tratta di una ristrutturazione militare che rappresenta una visibile minaccia, un messaggio politico che obbliga gli Stati europei baltici a rafforzare i propri confini per aumentare le proprie capacità di deterrenza e difesa, in un momento in cui l’Amministrazione Trump sta riducendo le proprie Forze armate dall’Europa, nonostante il nuovo assetto della Federazione Russa compatibile con scenari di guerra ad alta intensità.

Il generale Eirik Kristoffersen, Chief of Defence della Norvegia, ha indicato in due-tre anni l’orizzonte del peggior scenario possibile. La sua valutazione parte dalla constatazione che la produzione militare russa non è in calo, ma al contrario ha raggiunto livelli senza precedenti. Secondo diversi report delle Agenzie di intelligence nordiche, i prossimi tre anni rappresentano il periodo potenzialmente più pericoloso per l’Europa, soprattutto nel caso di un’eventuale accordo di pace tra Russia e Ucraina, senza reali garanzie di sicurezza per Kyiv. In quello scenario, Mosca potrebbe disporre di un esercito ristrutturato, di un’economia già convertita alla produzione bellica e di una capacità di mobilitazione più rapida rispetto al ritmo con cui i Paesi europei stanno ricostruendo le proprie difese, a seguito delle fratture in seno alla NATO determinate dal cambiamento di fronte della Casa Bianca.

Mosca potrebbe decidere di agire attaccando i Paesi baltici, non quando sarà al massimo della propria preparazione, ma quando l’avversario sarà ancora troppo debole. Il fattore decisivo, dunque, non sarebbe solo la forza assoluta della Russia, ma il divario temporaneo tra la sua capacità di mobilitazione e la lentezza con cui l’Europa sta colmando le proprie lacune militari.

Finché l’Europa non avrà modificato il proprio processo decisionale, aumentato in modo sostanziale la propria produzione di munizioni, sistemi di difesa, mezzi terrestri, capacità aeree e tecnologie avanzate, Mosca potrebbe conservare un vantaggio politico, strategico e operativo.

La nuova postura artica italiana 

La postura integra risorse spaziali reattive, utilizzando le costellazioni COSMO-SkyMed e SICRAL 3 per garantire sorveglianza e connettività ad alta risoluzione in ambienti estremi a elevata latitudine. Questo cambiamento sottolinea la transizione dell’Esercito italiano da fornitore di sicurezza regionale ad attore globale multidominio, allineato al concetto di difesa della NATO.

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L’Esercito identifica l’attuale contesto geostrategico come una “guerra dei droni”, che richiede rapidi cicli di innovazione tecnologica per contrastare strumenti avanzati a basso costo come mini-droni e sciami di droni. Per contrastare tale minaccia, le unità vengono equipaggiate con stampanti 3D per la produzione autonoma di quadricotteri e parti modulari, garantendo un rapido adattamento al contrasto di tali attacchi sul teatro operativo e contrastando l’obsolescenza tecnologica. A ciò si aggiunge lo sviluppo del sistema di difesa aerea Skynex, che ha raggiunto la sua prima fase di consegna alla fine del 2025, che protegge le unità di manovra dalle munizioni a guida autonoma.

Il paradosso antropico-tecnologico

L’Esercito Italiano si trova ad affrontare una sfida demografica esistenziale: il bacino nazionale di reclutamento si sta riducendo, con una prevista diminuzione di 4.000 unità di potenziale personale attivo ogni anno, come riporta la Nota Integrativa allo stato di previsione 2026-2028 del Ministero dell’Economia e delle Finanze – gennaio 2026. Secondo un focus Istat, la popolazione italiana di età compresa tra i 15 e i 64 anni dovrebbe diminuire del 21% entro il 2050, rendendo matematicamente insostenibile il mantenimento di una forza militare professionale di 150.000 uomini, senza una massiccia integrazione tecnologica. Per risolvere questo “paradosso antropico-tecnologico”, l’Esercito ha adottato il modello Force Enabler, in cui l’Intelligenza Artificiale e i sistemi autonomi consentono a unità più piccole di dominare spazi più ampi.

Rinnovamento e rafforzamento della componente militare, resilienza nazionale e il “sacro dovere” dell’Articolo 52 della Costituzione

L’ordinamento delle Forze armate, il concetto di difesa e resilienza nazionale sono incentrati sullo spirito democratico della Repubblica e sull’interpretazione contemporanea dell’Art. 52 della Costituzione italiana: “La difesa della Patria è sacro dovere del cittadino. Il servizio militare è obbligatorio nei limiti e modi stabiliti dalla legge. Il suo adempimento non pregiudica la posizione di lavoro del cittadino, né l’esercizio dei diritti politici. L’ordinamento delle Forze armate si informa allo spirito democratico della Repubblica.” La proposta di un modello di difesa “dell’intera società” attraverso l’attivazione di un “Servizio Territoriale Volontario”, fornendo 10 mesi di formazione e supporto logistico per ricostruire il ponte tra militare e società civile, garantirebbe all’Esercito di concentrarsi su operazioni cinetiche di alto livello, mentre le unità di riserva mantengono le infrastrutture nazionali e la sicurezza interna durante le crisi.

La riforma del modello di Difesa mira a garantire un rinnovamento continuo delle Forze Armate, in linea con gli impegni internazionali e le esigenze del Piano Militare di Difesa Nazionale. In questo contesto, si prevede l’istituzione di una Riserva Operativa di personale volontario, pronta a intervenire in situazioni di emergenza, sia a livello nazionale che internazionale. Parallelamente, è sempre più che mai necessario un ricambio generazionale, favorendo un equilibrio tra le componenti in servizio permanente e quelle a ferma prefissata, con particolare attenzione ai settori strategici come cyber e Spazio, per rispondere alle sfide tecnologiche emergenti. Consapevole che solo la tecnologia non può sostenere una guerra di logoramento di lunga durata, il governo Meloni ha presentato un Disegno di Legge che introduce il reclutamento progressivo di un contingente di 15.000 unità della Riserva Operativa.

La Riserva Operativa: Ricostituire l’elasticità strategica

Per far fronte alla carenza di personale in servizio attivo, il Governo Meloni ha introdotto nel febbraio 2026 il Disegno di Legge sulla Riforma della Difesa, che formalizza la creazione di una Riserva Operativa di 15.000 unità. Questa riserva è strutturata per fornire “profondità” ed “elasticità” al nucleo professionale, che attualmente conta circa 160.000 unità tra le varie forze armate.

La Riserva Operativa si distingue dalla Riserva Selezionata esistente; mentre quest’ultima recluta professionisti di alto livello (ingegneri, medici, avvocati), la nuova Riserva Operativa si concentra su personale combattente, principalmente ex Volontari in Ferma Triennale (VFT) e Volontari in Ferma Iniziale (VFI), di età inferiore ai 40 anni e pronto per una rapida mobilitazione.

Il quadro legislativo prevede che i riservisti siano soggetti a un contratto quinquennale, che richiede un minimo di due settimane di addestramento annuale di aggiornamento per mantenere la competenza nelle tattiche multidominio e nell’utilizzo dei sistemi d’arma. Durante periodi di emergenza nazionale o di conflitto ad alta intensità, queste unità possono essere richiamate in servizio attivo fino a tre mesi prorogabili con decreto ministeriale, con garanzie legali per il mantenimento del loro impiego civile. Un modello che rappresenta un approccio alla difesa che coinvolge “l’intera società”, allineando l’Italia alla rinnovata enfasi della NATO sulla resilienza territoriale e sulla difesa totale.

L’obiettivo è ricostruire un bacino di volontari immediatamente mobilitabile in caso di crisi o emergenze nazionali, da affiancare al personale in servizio, da costruire anche recuperando e aggiornando le infrastrutture che un tempo sostenevano la leva obbligatoria: visite sanitarie, percorsi di preparazione, sistemi amministrativi e la possibilità di periodi di ferma annuale, inizialmente su base volontaria. Ne faranno parte militari non attualmente impiegati in compiti operativi e personale già congedato, vincolato a una permanenza quinquennale con richiami addestrativi annuali per conservare capacità e prontezza con 100 mila soldati in servizio effettivo e 15 mila riservisti.

Il modello mira a raggiungere un organico complessivo di 275.000 unità in tutti i corpi entro il 2035, invertendo la tendenza al ridimensionamento degli ultimi due decenni.

Resilienza cognitiva e leadership: implementazione del modello di addestramento del filosofo-soldato e contrasto alla guerra cognitiva

L’aspetto più innovativo della forza del futuro è la priorità data al dominio cognitivo. La NATO ha recentemente definito la mente umana come un nuovo dominio di guerra, il Sesto Dominio.

NATO Science and Technology Organization

 

La cognizione è la capacità di elaborare le informazioni a partire dalla percezione – stimoli che giungono dal mondo esterno attraverso i sensi – dalla “conoscenza”, acquisita con l’esperienza, e dalle caratteristiche soggettive, che ci consentono di integrare l’insieme di queste informazioni ai fini della valutazione e interpretazione del mondo. Il Dominio Cognitivo costituisce la percezione e la ragione, cosicché l’azione militare si realizzi sfruttando l’ambiente informativo per influenzare le convinzioni, i valori e le culture. La Guerra Cognitiva (CogW) si svolge principalmente nello Spazio cibernetico e comprende tutti i sistemi di informazione come TV, radio, giornali, riviste, libri, conferenze, film, documentari, prodotti culturali, comunicazioni e messaggistica telefonica. Sono forme di guerra cognitiva anche attacchi cinetici come il terrorismo, l’estremismo violento, le rivolte. Sono forme di CogW anche le manifestazioni di influenza non violente, come le campagne elettorali, la manipolazione dell’opinione pubblica, l’infiltrazione culturale, la coercizione. La CogW è una forma di guerra ibrida per eccellenza. Una minaccia spesso invisibile, sia estera che interna. Ha come obiettivo strategico i cittadini ma coinvelge allo stesso tempo questioni militari e non militari. In questo contesto, il confine tra pace e guerra diventa indefinibile, perche la CogW viene operata nella cosiddetta zona grigia. Come la guerra ibrida, il concetto di CogW è spesso confuso con altri concetti ad esso correlati. Tale ambiguità è un ostacolo alla sua comprensione, e quindi diventa difficile adottare adeguati sistemi di difesa. Prima di qualsiasi discussione sostanziale, sembra necessario quindi inquadrare il concetto di CogW. La CogW comprende una parte della cyber warfare (CW) e una parte dei mass media offline. Può essere suddivisa in cyber technological warfare (CTW) e cyber psychological warfare (CPW). La CTW si riferisce all’offesa-difesa mediante l’uso di malicious code come arma contro le vulnerabilità cibernetiche. La CPW è un’offesa-difesa che cerca di influenzare i pensieri, le emozioni e le percezioni della gente e che esercita l’azione aggressiva mediante l’arma dell’informazione. Pertanto, la CogW include la CPW, ma non la CTW. L’obiettivo strategico della prima è costituito da entità come dispositivi informatici, sistemi di rete, infrastrutture informatiche, software e dati. Quello della seconda è costituito dall’uomo, dalle menti, dai sentimenti e dai metodi di elaborazione della conoscenza.

Il cambio di prospettiva dottrinale: la mente umana come campo di battaglia.

L’assetto strategico dell’Esercito italiano identifica la mente umana come il “Sesto Dominio” conteso, istituzionalizzando la Guerra Cognitiva (CogW) come vettore di minaccia primario che richiede una riconfigurazione fondamentale della leadership e dell’addestramento militare. Questa evoluzione dottrinale, orchestrata nell’ambito dell’Atto di Indirizzo 2026-2028, va oltre la tradizionale PSYWAR (Guerra Psicologica) e le Operazioni di Informazione (IO) per affrontare la manipolazione sistematica dei processi neurali e psicologici volti a compromettere la capacità decisionale sia dei leader strategici che della popolazione generale.

L’Esercito Italiano definisce la Guerra Cognitiva come una minaccia ibrida che opera nella “zona grigia” tra pace e conflitto, utilizzando l’Intelligenza Artificiale (IA) e la comunicazione multimodale per strumentalizzare le emozioni, in particolare rabbia, risentimento e indignazione, al fine di avvelenare e aggirare il dibattito razionale. Il conflitto, potenziato dall’IA rappresenta un passaggio dal controllo delle informazioni all’hacking del processo decisionale stesso, dove l’avversario impiega il Controllo Riflessivo – una teoria di epoca sovietica perfezionata con algoritmi moderni – per persuadere l’avversario a prendere volontariamente decisioni predeterminate dall’aggressore.

Per contrastare queste dinamiche, il Ministero della Difesa ha integrato moduli di formazione specializzati nei curricula del 2026 per costruire la Resilienza Cognitiva, riconoscendo che l’identità e la percezione digitale del soldato sono obiettivi di alto valore per le operazioni di influenza straniera.

Il 28° Reggimento “Pavia” e l’analisi forense della disinformazione

Il 28° Reggimento “Pavia” (Comunicazioni Operative) è stato ampliato in un hub centrale per la strategia di Difesa Cognitiva, utilizzando l’IA per estrarre parole chiave, tendenze emotive e cluster narrativi per modellare lo stato emotivo di una comunità in tempo quasi reale. Identificando segnali di coordinamento e probabilità di bot, il reggimento può neutralizzare la manipolazione di informazioni straniere prima che inneschi la polarizzazione sociale. Ciò è supportato dal Programma di Comunicazione MD 2026, che ridefinisce la mente dei cittadini come un “bene da difendere” contro la radicalizzazione.

A livello operativo, il 28° Reggimento Comunicazioni Operative “Pavia”, con sede a Pesaro, si è trasformato nel centro nevralgico dell’Esercito per la Difesa Cognitiva. Finanziato dal Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) nell’ambito della Misura M1C1 Investimento 1.1 (Infrastrutture Digitali), il reggimento ha istituito un laboratorio specializzato per il rilevamento in tempo reale di FIMI (Manipolazione e Interferenze di Informazioni Straniere). Il 28° Reggimento utilizza un livello di analisi delle emozioni in ingresso per estrarre parole chiave, intensità emotiva e cluster narrativi dal linguaggio naturale presente sui social network, sui canali Telegram e sui forum del deep web. Generando mappe emotive dinamiche, l’unità può identificare segnali di coordinamento e probabilità di bot che indicano un attacco cognitivo pre-cinetico volto a destabilizzare il fronte interno o a demoralizzare le truppe prima di uno scontro.

Alla fine del 2025, il reggimento ha partecipato all’esercitazione Intrepid Knight in Florida, lavorando a fianco del 6° Battaglione di Operazioni Psicologiche degli Stati Uniti per testare tattiche di contrasto alla disinformazione in scenari ad alta intensità che coinvolgono la guerra elettronica (EW) e la sicurezza informatica. L’interoperabilità è una componente fondamentale degli sforzi dell’Allied Command Transformation (ACT) della NATO per sviluppare un concetto unificato di guerra cognitiva.

Il Laboratorio di Intelligenza Artificiale per la Difesa (LIAD): AI Delivery Center

La visione dell’Esercito è governata dal principio proattivo: “O siamo pronti a tutto, o siamo già in ritardo”, riflettendo la necessità di flessibilità mentale e preparazione ad affrontare minacce eterogenee dal punto di vista geografico e tecnologico.

La Strategia della Difesa in Materia di Intelligenza Artificiale 2026 dà priorità all’integrazione dell’intelligenza artificiale attraverso il nuovo Laboratorio di IA per la Difesa, all’acquisizione di sistemi d’arma pesanti e a un modello di resilienza “dell’intera società”. Il provvedimento mira ad adeguare lo strumento militare alle nuove minacce ibride e digitali, con un potenziamento strutturale e nuove regole di reclutamento finanziato da un budget di 31,2 miliardi di Euro per il 2026.

Una trasformazione, orchestrata sotto la guida strategica del Generale Carmine Masiello, Capo di Stato Maggiore dell’Esercito, che si fonda sulla convergenza della manovra corazzata pesante, sull’integrazione radicale dell’Intelligenza Artificiale (IA) e sulla preservazione dei valori istituzionali fondamentali contro l’erosione della Guerra Cognitiva.

Il nuovo Laboratorio di IA per la Difesa

Il LIAD, istituito dalla Strategia della Difesa in materia di Intelligenza Artificiale – Edizione 2026, funge da principale Centro di Consegna di IA per le Forze Armate, con il compito di accelerare la transizione di soluzioni algoritmiche da prototipi sperimentali a strumenti operativi multidominio. Secondo la tempistica esecutiva stabilita dal Ministro Guido Crosetto, il LIAD deve raggiungere la piena capacità operativa (FOC) entro il 31 dicembre 2026, concentrandosi su tre fattori abilitanti critici: la centralizzazione delle risorse di High Performance Computing (HPC), l’implementazione di un’infrastruttura Cloud/Edge sovrana e la valutazione sistematica di set di dati di alta qualità. La roadmap operativa del LIAD per il periodo dà priorità alla Direttiva DS-6 (Protezione Multidominio), che utilizza l’IA per rilevare, classificare e neutralizzare in tempo reale minacce asimmetriche come sciami di droni e munizioni a guida autonoma. Automatizzando le funzioni di elaborazione di livello inferiore del ciclo OODA (Observe, Orient, Decide, Act), l’Esercito intende ridurre il carico cognitivo sul singolo soldato, consentendo di fatto a un singolo operatore di gestire una rete distribuita di sensori e tiratori autonomi. Inoltre, il LIAD sta sviluppando algoritmi di manutenzione predittiva basati sull’intelligenza artificiale nell’ambito della Direttiva DS-7, con l’obiettivo di massimizzare la disponibilità delle flotte A2CS Lynx e Leopard 2A8 attraverso il monitoraggio del gemello digitale, riducendo così l’impatto logistico richiesto in ambienti ostili.

Architetture etiche e il mandato “Human-in-the-Loop”

Un pilastro imprescindibile della trasformazione tecnologica italiana è l’adesione alla Direttiva DS-10 (Sistemi Autonomi Cooperativi), che stabilisce che l’Intelligenza Artificiale debba sempre rimanere sotto la supervisione umana. Il LIAD opera secondo un modello di governance che integra specialisti legali ed etici direttamente nella fase di progettazione algoritmica per garantire la conformità al Diritto Internazionale Umanitario (DIU) e agli standard di trasparenza ICD 203. Questa architettura di “Human-in-the-Loop” e “Human-on-the-Loop” è progettata per mitigare i rischi associati alla proliferazione dei sistemi d’arma autonomi letali (LAWS), garantendo che le decisioni relative all’applicazione della forza letale siano vincolate alla responsabilità morale umana.

L’Esercito identifica una critica asimmetria decisionale uomo-macchina in cui gli avversari (come quelli osservati nel conflitto in Ucraina) possono impiegare sistemi completamente autonomi per ottenere tempi di reazione più brevi. Per risolvere questo problema, la strategia italiana 2026 esplora l’uso dell’IA per la risposta automatizzata difensiva, in particolare contro attacchi ipersonici ad alta velocità o di saturazione, dove la cognizione umana è biologicamente limitata. Tuttavia, l’ingaggio definitivo rimane prerogativa esclusiva del comandante, supportato da visualizzazioni di IA che migliorano la consapevolezza situazionale senza bypassare il giudizio umano.

La simbiosi uomo-tecnologia: mitigare la contrazione demografica attraverso il Laboratorio di IA della Difesa e la Riserva Operativa

L’Italia si trova attualmente ad affrontare un declino demografico strutturale che minaccia la sostenibilità del suo modello militare professionale, rendendo necessaria una radicale convergenza tra la riforma del capitale umano e gli incentivi tecnologici di alto livello. L’Esercito Italiano ha rilevato una perdita cumulativa di circa 4.000 unità all’anno nella fascia di età di reclutamento principale, compresa tra i 18 e i 24 anni, una tendenza accelerata dall’intersezione tra gli indici di invecchiamento e l’aumento dei tassi di iscrizione all’istruzione terziaria. Per contrastare questo “buco nero di personale”, il Ministero della Difesa ha reso operativa una strategia di resilienza a doppio binario: l’impiego dell’Intelligenza Artificiale (IA) come Force Enabler attraverso il Laboratorio di Intelligenza Artificiale per la Difesa (LIAD) e l’istituzionalizzazione legislativa di una Riserva Operativa di 15.000 unità. Una struttura che mira a trasformare l’Esercito da un’istituzione ad alta intensità di lavoro, in una forza ad alta densità, potenziata dalla tecnologia, dove la superiorità qualitativa compensa i deficit quantitativi.

Capitale umano specializzato: la convergenza tra STEM e filosofia

L’Esercito identifica il Pensiero Critico e il Ragionamento Etico come risorse operative non automatizzabili. Con l’avvento degli algoritmi sviluppati dal LIAD nella gestione tecnica dei sistemi d’arma e della logistica, il ruolo dell’Ufficiale militare si sposta verso la capacità di “porre le domande giuste” e di orientarsi nel panorama morale del campo di battaglia del XXI secolo. Un cambiamento supportato dalla Direttiva DS-11, che mira a creare una forza lavoro specializzata in grado di gestire l’ambiente di collaborazione uomo-macchina.

La transizione verso una “Simbiosi Uomo-Tecnologia” richiede una riprogettazione fondamentale della formazione militare. A partire dal 2026, l’Accademia Militare di Modena ha introdotto il 208° Corso, che integra le discipline STEM con un curriculum obbligatorio di Filosofia e Scienze Strategiche. Un innovativo archetipo “Filosofo-Soldato” pensato per gestire le ambiguità etiche della Guerra Cognitiva, dove l’IA può essere utilizzata dagli avversari per fabbricare deepfake e manipolare le narrazioni nazionali.

Resilienza cognitiva e l’archetipo del “filosofo-soldato”

Il modello “Filosofo-Soldato è progettato per produrre leader con le capacità di ragionamento etico e di pensiero critico necessarie per gestire il lavoro di squadra uomo-macchina e resistere alle campagne di guerra cognitiva. L’obiettivo è produrre una forza “a prova di logica”, capace di identificare le distorsioni cognitive, come l’ancoraggio (valorizzazione di informazioni che confermano opinioni preesistenti) e la percezione selettiva, osservate nell’invasione russa dell’Ucraina del 2022, per polarizzare l’opinione pubblica occidentale.

La forza ibrida del 2031

Entro il 2031, l’Esercito Italiano dovrebbe raggiungere uno stato di “Ibridazione Stabile”. Il nucleo professionale sarà snello, altamente tecnologico e integrato nativamente con sistemi di IA validati dal LIAD. Questo nucleo sarà potenziato da una robusta Riserva Operativa che fornirà la profondità cinetica e logistica necessaria per scontri ad alta intensità. Il successo di questa visione si basa sul continuo rifinanziamento del Fondo di investimento per la Difesa nazionale (stimato in 23,1 miliardi di Euro fino al 2039) e sulla capacità del Ministero della Difesa di mantenere vivo l’interesse per il reclutamento attraverso un miglioramento del welfare e percorsi di carriera specializzati.

In definitiva, la “Simbiosi Uomo-Tecnologia” non è semplicemente un’opzione per l’Esercito Italiano, ma un’esigenza esistenziale per preservare la sovranità nazionale in un’Era di minacce ibride e instabilità pervasiva.

Leadership e moltiplicatore della forza umana e tecnologica

L’Esercito Italiano riconosce una persistente asimmetria decisionale uomo-macchina nella guerra moderna. Mentre i sistemi di intelligenza artificiale, come quelli integrati nel Defense AI Lab, possono analizzare 200 posizioni di gioco al secondo o gestire vaste reti di sensori, mancano di “buon senso” e non sono in grado di gestire l’ambiguità morale. La formazione dei leader per il 2026 sottolinea che l’intelligenza artificiale deve rimanere un “facilitatore di forza” piuttosto che un decisore, mantenendo un’architettura “uomo nel ciclo” per tutte le azioni letali. Un paradigma che richiede agli ufficiali di gestire il carico cognitivo del proprio personale, prevenendo la complacency da automazione (la tendenza a fidarsi ciecamente dell’output delle macchine) e garantendo al contempo che la velocità del ciclo OODA potenziato dall’IA non si traduca in un’escalation indesiderata. L’Accademia Militare ha quindi introdotto corsi sulle prospettive filosofiche e cognitive dell’IA, utilizzando la teoria della razionalità limitata di Herbert Simon per insegnare ai cadetti che, mentre le macchine ottimizzano i dati, gli esseri umani devono dare priorità ai valori e alle conseguenze etiche di secondo ordine.

I valori come bussola strategica: lo scudo “Lo Giuro”

Per ancorare il singolo soldato alla sovversione cognitiva, il Generale Carmine Masiello ha posto il “Pilastro dei Valori” e il Giuramento di Fedeltà al centro della visione strategica 2026. Il CalendEsercito 2026, intitolato “Lo giuro”, funge da strumento simbolico ed educativo per rafforzare le virtù fondamentali di PatriaDisciplinaOnore e Lealtà come stabilizzatori operativi. Questi valori non sono visti come reperti nostalgici, ma come armatura psicologica. Promuovendo un profondo senso di amore per il gruppo e di fiducia istituzionale, l’Esercito cerca di neutralizzare l’obiettivo dell’avversario di diffondere cinismo, sfiducia ed erodere la fiducia nella leadership democratica. Fondamento etico essenziale per mantenere la volontà nazionale di resistere all’aggressione ibrida che prende di mira il tessuto sociale della Repubblica Italiana.

Comunicazione a livello dell’intera società e prevenzione strategica

Il Programma di Comunicazione MD 2026 ridefinisce la comunicazione istituzionale come funzione della Sicurezza Nazionale. La strategia passa dalla “Promozione” alla “Prevenzione Strategica”, definendo le menti dei cittadini come un “bene da difendere” contro la polarizzazione e la radicalizzazione.

Il Ministero della Difesa si propone di:

  • Informare con trasparenza: generare fiducia nel pubblico come prerequisito per la resilienza sociale.
  • Contrasto alla disinformazione: smascherare attivamente le narrazioni sull’influenza straniera che prendono di mira la partecipazione dell’Italia alle iniziative della NATO o dell’UE.
  • Rafforzare il dovere civico: utilizzare l’articolo 52 della Costituzione per ricostruire una “Cultura della Difesa” tra le giovani generazioni.

Questo approccio “che coinvolge l’intera società” si allinea con le Linee guida sulla resilienza della NATO, riconoscendo che in un conflitto ad alta intensità, il fronte si estende a ogni schermo di computer e smartphone dello Stato. Coinvolgendo il mondo accademico civile e il settore privato nello sviluppo di strumenti di difesa cognitiva, l’Esercito agisce da catalizzatore per la coesione nazionale in un’era di instabilità diffusa.

Stabilità finanziaria e industriale (2026-2031)

Il successo di questa architettura dipende dal flusso continuo di rifinanziamenti annuali pari a 1,5 miliardi di Euro fino al 2039, garantendo che la “piattaforma delle piattaforme” rimanga tecnologicamente dominante contro le minacce emergenti provenienti sia da avversari statali che da attori ibridi asimmetrici.

I programmi di approvvigionamento necessari per questa trasformazione sono garantiti dal Documento Programmatico Pluriennale (DPP) 2025-2027. Un risultato chiave è il rifinanziamento annuale di 1,5 miliardi di Euro del Fondo Investimenti per la Difesa Nazionale fino al 2039.

Lo stanziamento per il 2026 include 1,95 miliardi di Euro per la modernizzazione dei sistemi terrestri, con particolare attenzione al veicolo blindato Centauro II e al VBM Freccia. Inoltre, il Ministero delle Imprese e del Made in Italy (MIMIT) fornisce un cofinanziamento fondamentale per programmi ad alta tecnologia come l’A2CS Lynx e i sottomarini U-212, garantendo la sovranità industriale e una forza lavoro in grado di sostenere la catena di approvvigionamento della difesa.

La sinergia industriale con Leonardo e Rheinmetall garantisce che il 60% del carico di lavoro A2CS venga svolto in Italia, in particolare presso lo stabilimento di La Spezia e le linee di produzione di Iveco Defense Vehicles. Questo assetto produttivo assicura la “sovranità tecnologica” nella manovra corazzata, partecipando attivamente ai quadri di collaborazione europei come PESCO e il Fondo europeo per la difesa (FED).

Conclusioni: il leader ibrido del 2031

Entro il 2031, l’Esercito Italiano sarà una forza radicalmente diversa: con un organico professionale inferiore rispetto al suo picco storico, ma esponenzialmente più letale, connesso e resiliente. La transizione da una forza basata sulla quantità a una forza di massa tecnologica sarà completa, a condizione che i modelli di Riserva Operativa e Servizio Volontario compensino con successo il declino demografico.

L’Esercito Italiano sarà guidato da una generazione di ufficiali che possiedono una competenza innata sia nella gestione tecnica delle operazioni multidominio sia nella difesa filosofica dei valori democratici che esse rappresentano.

La transizione al modello “Filosofo-Soldato” garantisce che l’investimento di 31,2 miliardi di Euro nella difesa per il 2026 sia protetto da una leadership eticamente fondata, capace di resistere all’usura psicologica del campo di battaglia del XXI secolo.

Il 165° anniversario della costituzione dell’Esercito, celebrato il 4 maggio 2026, rappresenta la linea di partenza formale per questo sforzo quinquennale verso la totale integrazione multidominio.

Il successo di questa visione si fonda sulla continua sinergia tra leadership militare e l’industria della difesa italiana di mantenere un adeguato livello di deterrenza e un vantaggio tecnologico nei domini contesi dello Spazio, del cyberspazio, marittimo e, soprattutto, in quello cognitivo.

Ma dipende esclusivamente dalla volontà politica, in un Paese come l’Italia, che pesantemente influenzato da disinformazione e propaganda russa, fa fatica a comprendere che le architetture obsolete del sistema di difesa e sicurezza nazionale alimentano le minacce ibride persistenti, i rischi per la democrazia e per le istituzioni nazionali ed europee.

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Le sorti della guerra in Ucraina minano gli equilibri del Cremlino

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19 Maggio 2026

Nelle ultime settimane l’Ucraina ha riconquistato pezzi di territorio a nord del Donbass e ha lanciato un attacco con i suoi droni contro infrastrutture strategiche oltre i confini della Russia – Decisivo il fatto che Kiev non debba più chiedere l’autorizzazione per l’uso del proprio armamento per attaccare in territorio russo.

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Putin, i falchi della guerra e l’ombra del golpe: ecco che cosa sta succedendo.

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13 Maggio 2026
Putin, i falchi della guerra e l’ombra del golpe: ecco che cosa sta succedendo.
Documenti ufficiali, tensioni interne e strategia dell’inganno nella guerra in Ucraina.
L’analisi di Francesco D’Arrigo pubblicata dal direttore Marco Scotti su affaritaliani.it
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Ucraina, tensioni al Cremlino: segnali di un cambio di regime o Maskirovka?

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13 Maggio 2026
Ucraina, tensioni al Cremlino: segnali di un cambio di regime o è tutto un bluff?
Un rapporto di un’Agenzia di intelligence europea avanza specifiche asserzioni riguardanti la precarietà della leadership e presunti timori del presidente della Federazione Russa.
l’analisi di Francesco D’Arrigo pubblicata dal direttore Marco Scotti su affaritaliani.it
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Når geografi blir våpen: kampen om Hormuz

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Aprile 2026

I skyggen av militær eskalering formes en mer subtil kamp om kontrollen over global handel.

Hormuzstredet står som et eksempel på hvordan geografi og strategi kan forsterke hverandre i krigstid.

By Francesco D’Arrigo for GEOPOLITIKA NORGE.

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