INTERVISTA A S.E. VINCENT Y.C. TSAI – AMBASCIATORE DE FACTO DELLA REPUBBLICA DI CINA (TAIWAN) NELLA REPUBBLICA ITALIANA

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24 Agosto 2026

L’Istituto Italiano di Studi Strategici “Niccolò Machiavelli” ha avuto l’onore e il piacere di intervistare il Rappresentante della diplomazia taiwanese a Roma, S.E. Vincent Y.C. Tsai, 

di Francesco D’Arrigo e Tommaso Alessandro De Filippo

Focus sulle relazioni politiche e diplomatiche tra Repubblica di Cina e Repubblica Italiana

Ufficio di Rappresentanza di Taipei in Italia

Per l’Italia la questione di sicurezza e stabilità di Taiwan presenta un elevato livello di interesse in ragione della condivisione di valori democratici, della struttura industriale nazionale, della presenza di imprese nei settori della meccanica, dell’automotive, della robotica, dell’aerospazio, dell’elettronica e delle tecnologie avanzate, nonché delle potenzialità di cooperazione scientifica, accademica e culturale. Ossia, settori strategici su cui il Sistema-Italia ha interessi di tipo industriale ed economico, oltre che di sicurezza, di primaria importanza. È in questo scenario che assume notevole rilevanza strategica l’Ufficio di Rappresentanza di Taipei in Italia: nel linguaggio comune può essere indicato come “Ambasciata di Taipei” ma non in documenti ufficiali, dato il non riconoscimento dell’esistenza dello Stato quale autonomo e indipendente da parte della Repubblica Italiana. Dal punto di vista del diritto diplomatico, l’Ufficio di Rappresentanza di Taipei formalmente non esercita le prerogative di una Ambasciata.

La denominazione ufficiale predisposta ed utilizzata dal Ministero degli Affari Esteri della Repubblica di Cina è “Ufficio di Rappresentanza di Taipei in Italia”, con sede a Roma. Il Ministero degli Esteri taiwanese indica inoltre l’esistenza di un ufficio attivo a Milano, destinato a rafforzare la presenza e l’assistenza di Taipei nel Nord Italia. Il rappresentante dell’Ufficio Consolare di Milano è il Direttore Generale Dott. Riccardo Tsan-Nan LIN. La scelta terminologica che esclude ufficialmente i termini Ambasciata o Consolato riflette precisamente lo status internazionale controverso di Taiwan e la natura delle relazioni con gli Stati che, pur non riconoscendo Taipei come Stato diplomaticamente separato dalla Cina, intrattengono con esso rapporti sostanziali. L’Ufficio romano svolge pertanto molte delle funzioni normalmente associate a una missione diplomatica: rappresentanza politica, promozione economica, rapporti culturali e accademici, cooperazione istituzionale, assistenza consolare, rapporti con media, università, imprese e società civile. Tuttavia, esercita le proprie funzioni attraverso un quadro giuridico e politico differente da quello di una normale ambasciata.

La presenza di una struttura dedicata agli affari economici e di una struttura culturale permette inoltre di considerare la rappresentanza non solto un organismo diplomatico in senso lato, piuttosto uno strumento di diplomazia economica, scientifica, culturale e di public diplomacy. La dimensione economica costituisce una delle direttrici più significative. Taiwan e Italia dispongono di economie differenti ma complementari: l’isola è fortemente specializzata nei settori dell’elettronica, nei semiconduttori e nelle tecnologie digitali, mentre l’Italia possiede competenze consolidate nella meccanica, nella manifattura avanzata, nell’automotive, nella robotica, nel design, nei beni strumentali, nell’agroalimentare, nei servizi e in numerosi comparti del made in Italy. La complementarità può quindi essere tradotta in partnership industriali, trasferimento tecnologico, ricerca applicata e integrazione nelle catene globali del valore. La dimensione culturale e accademica costituisce un secondo asse, sostenuto da scambi universitari, studi sinologici e taiwanesi, cooperazione scientifica e iniziative volte a rafforzare la conoscenza reciproca. In questo quadro assume rilievo anche la decisione dell’Università di Roma Tre di sviluppare un programma di Taiwan Studies in collaborazione con la rappresentanza taiwanese, iniziativa che si inserisce in una più ampia strategia di rafforzamento della ricerca e della visibilità internazionale di Taiwan.

Chi è l’Ambasciatore de facto di Taipei in Italia – S.E. Vincent Y.C. Tsai

Ambasciatore Taiwan S.E. Vincent Y.C. TSAI

Il Rappresentante della diplomazia taiwanese a Roma è, attualmente, l’Ambasciatore de facto S.E. Vincent Y.C. Tsai, indicato ufficialmente dal Ministero degli Esteri della Repubblica di Cina come “Representative” dell’Ufficio di Rappresentanza di Taipei in Italia. Il suo nome in lingua cinese è 蔡允中. L’Ambasciatore Tsai è giunto a Roma nel 2023 e ha assunto la guida della rappresentanza in una fase nella quale la relazione fra Taiwan, Cina, Stati Uniti ed Europa è divenuta progressivamente sempre più rilevante nell’agenda strategica internazionale. Il Dott. Tsai ha acquisito la propria formazione di studio nell’ambito delle Scienze Politiche e ha ricoperto precedenti incarichi diplomatici negli Stati Uniti e in Giappone.

La sua attività in Italia si caratterizza dal principio per un forte impegno esercitato allo scopo di rafforzare i rapporti bilaterali in ambito economico, scientifico, culturale e politico tra i due Stati, con particolare attenzione alle convergenze fra le rispettive strategie di sviluppo e le possibilità di cooperazione industriale. In una fase iniziale del suo mandato, Tsai ha indicato la possibilità di mettere in relazione la New Southbound Policy taiwanese con il Piano Mattei italiano, individuando settori quali infrastrutture, automotive, macchinari pesanti, ICT, commercio elettronico, energia pulita, sanità, smart cities e agricoltura come possibili aree di collaborazione.

INTERVISTA A S.E. VINCENT Y.C. TSAI – AMBASCIATORE DE FACTO DELLA REPUBBLICA DI CINA (TAIWAN) NELLA REPUBBLICA ITALIANA

L’Istituto Italiano di Studi Strategici “Niccolò Machiavelli” ha avuto l’onore e il piacere di intervistare S.E. Vincent Y.C. Tsai, che con grande cortesia e disponibilità ha gentilmente accettato di rispondere alle nostre domande, in merito alle sfide di sicurezza che minano la stabilità e le prospettive di sicurezza di Taiwan, la proiezione geopolitica che le istituzioni nazionali hanno assunto sullo scacchiere internazionale e la cooperazione in essere con i partner euro-atlantici, in materia di Difesa dalle minacce convenzionali e ibride della Repubblica Popolare Cinese.

Ambasciatore Tsai, la cooperazione tra la Repubblica di Cina, gli Stati dell’Indo-Pacifico ed i partner euro-atlantici, potrebbe dar vita a una politica comune in materia di Difesa che permetta d’agire in sintonia, in caso di attacco da parte della Repubblica Popolare Cinese ai vostri danni?

Di fronte alla continua espansione militare della Repubblica Popolare Cinese (PRC) e alle gravi sfide poste dalla situazione nell’Indo-Pacifico, Taiwan ha sempre aderito alla logica di difesa fondamentale, cioè “prepararsi alla guerra per evitarla, ed essere in grado di combatterla per fermarla”. Il quadro di sicurezza della regione dell’Indo-Pacifico con quello dell’intero blocco euro-atlantico è già strettamente interconnesso. Sebbene non ci sia un trattato di difesa collettiva formale firmato tra i paesi dell’Indo-Pacifico e la NATO, la mancanza di una “NATO asiatica” e il timore di alcuni membri europei di una eccessiva estensione delle capacità strategica (Overstretch), entrambe le parti stanno costruendo un meccanismo di cooperazione basato sulla “coordinazione simultanea” attraverso quattro pilastri strategici fondamentali.

Sul piano della struttura politica e normativa, con il Programma di Partenariato Individualizzato (ITPP) della NATO, tramite pure i meccanismi multilaterali come AUKUS e QUAD approfondiamo anche la resilienza delle catene di approvvigionamento, la difesa contro cyber attacchi e la cooperazione sulle tecnologie innovative.

Per quanto riguarda la deterrenza industriale e la logistica, ci impegniamo a uniformare gli standard delle munizioni e a stabilire meccanismi transnazionali per la manutenzione, la riparazione e la revisione di navi e equipaggiamenti militari per preservare la sostenibilità logistica in caso di conflitti prolungati ad alta intensità. Sull’interoperabilità militare, partecipando a esercitazioni congiunte multinazionali (come Pitch Black e RIMPAC), estendiamo gli standard di comando e di comunicazione tattica della NATO ai partner dell’Indo-Pacifico, consentendo alle forze aeree e navali dei vari paesi di condividere sistemi di comando comuni.

Infine, sulla sicurezza informatica, spaziale, economica e di intelligence, condividiamo contemporaneamente i dati e pre-coordiniamo piani contro il blocco degli Stretti e di sanzioni economiche, tagliando i rifornimenti energetici e le linee vitali del commercio cinese. Nell’ipotesi effettiva dell’inizio di un conflitto, riteniamo che solo quando e se i paesi democratici dimostreranno solidarietà di coordinamento strategico e di consenso sulla difesa, la Cina sarà costretta a riconsiderare e rivalutare attentamente l’enorme prezzo da pagare per la sua decisione, valutando di conseguenza se continuarlo e riconsiderando al tempo stesso I suoi costi associati con annesse ripercussioni. In questo modo (e solo in questo) potremo garantire la pace e la stabilità nello Stretto di Taiwan a lungo termine dalle minacce che impattano sulla sua sicurezza.

Il ruolo strategico ricoperto da Taipei nel mercato di produzione ed esportazione globale dei semiconduttori rappresenta un punto focale nella ridefinizione degli equilibri geopolitici, all’interno della competizione tra superpotenze. Come il vostro Stato può utilizzare le proprie capacità nel settore per aumentare la propria influenza internazionale?

Taiwan ha un ruolo cruciale e insostituibile nella produzione globale high-tech e nella catena di approvvigionamento dei semiconduttori, producendo oltre il 60% dei chip a livello mondiale e più del 90% dei chip con processi avanzati ai 7 nanometri, come quelli realizzati da TSMC (Taiwan Semiconductor Manufacturing Company): questo è il ben noto “scudo di silicio” (Silicon Shield) di cui disponiamo. Ciononostante, non abbiamo mai considerato questo vantaggio di leadership come un mero strumento di interesse geopolitico egoistico, bensì lo abbiamo trasformato in una “catena di approvvigionamento affidabile per la difesa della democrazia e della sicurezza economica globale”.

Con i tentativi dei regimi autoritari di trattare l’economia come un’arma, attuando coercizioni e monopoli sulle catene di approvvigionamento globali, Taiwan ha preso l’iniziativa, approfondendo la cooperazione tecnologica e i partenariati attraverso la collaborazione con l’Unione Europea (UE) in merito all’European Chips Act, l’implementazione del Chips and Science Act statunitense e gli investimenti in translocalizzazione in Giappone (a Kumamoto) e negli Stati Uniti (in Arizona). Questa diplomazia tecnologica non solo ha contrastato con successo la coercizione economica, ma ha dimostrato alla comunità internazionale che Taiwan non è soltanto il motore propulsore della prosperità economica globale, ma anche un alleato affidabile nella tutela del commercio libero e dei valori democratici. Continueremo a fare la nostra parte come “forza positiva per il bene nel mondo”, utilizzando la forza tecnologica di cui disponiamo per promuovere la cooperazione internazionale e garantire autonomia, sicurezza e prosperità del campo democratico nei settori tecnologici critici.

Skyline Taipei

La componente interna alle istituzioni e alla società taiwanese, sia pure minoritaria, che sembra tendere al ricongiungimento con la Repubblica Popolare cinese o, comunque, a stipulare compromessi sull’indipendenza e l’autodeterminazione dello Stato, rischia di divenire maggioritaria se alimentata dall’influenza esterna operata da attori nemici? Nello scenario descritto, quale ruolo esercita la disinformazione operata dalla Repubblica Popolare cinese e su che strumenti la stessa si fonda?

In quanto democrazia tra le più vivaci dell’Asia, la libertà d’espressione, il pluralismo del giornalismo e lo spirito dello stato di diritto per Taiwan rappresentano i nostri beni più preziosi. Tuttavia, ciò consente anche alle autorità di Pechino di sfruttare le caratteristiche di una società aperta per lanciare operazioni di guerra cognitiva sofisticate e diffondere disinformazione su vasta scala. Secondo rapporti di ricerca internazionali autorevoli (come il rapporto sulla democrazia del V-Dem dell’Università di Göteborg in Svezia), con centinaia di milioni di attacchi informatici e campagne di disinformazione, Taiwan è da tempo in cima alla classifica mondiale dei paesi più esposti agli attacchi di fake news straniere.

La Cina si avvale da tempo di eserciti di bot online d’oltremare, content farm, alterazioni tramite intelligenza artificiale generativa, incentivi economici e collaboratori locali per fabbricare sistematicamente conflitti all’interno della società taiwanese e diffondere dubbi sugli USA e l’affidabilità del loro sostegno, alimentando il disfattismo o strumentalizzando il panico tra i cittadini, con il chiaro intento di minare dall’interno la volontà di difesa e la convinzione democratica del popolo. Di fronte a questa guerra ibrida che combina minacce tradizionali e infiltrazioni non convenzionali, il governo taiwanese e la società civile (inclusi organizzazioni indipendenti come il Taiwan FactCheck Center, la Black Bear Academy, il Doublethink Lab e altre ONG) stanno costruendo in modo completo la “resilienza di difesa dell’intera società”. Con i chiarimenti interministeriali in tempo reale, il miglioramento della trasparenza delle informazioni, la promozione dell’educazione sulle risorse da media e la partecipazione attiva alle reti di difesa democratica internazionale, condividiamo con i partner globali le nostre esperienze pratiche nell’affrontare le interferenze autoritarie.

Il popolo taiwanese ha una ferma e incrollabile adesione al proprio stile di vita democratico: qualsiasi tentativo volto a raggiungere scopi politici con l’infiltrazione cognitiva e la divisione fallirà irrimediabilmente di fronte alla matura resilienza democratica di Taiwan.

In che modo la Repubblica di Cina sta esercitando un ruolo diplomatico importante nel continente africano, in particolare nelle relazioni con lo Stato dell’ex Swaziland, oggi Regno di eSwatini: ossia, l’unico in Africa che riconosca ufficialmente l’indipendenza e l’esistenza in quanto entità autonoma del vostro Stato?

Di fronte alle pressioni incessanti esercitate dalla Cina nella comunità internazionale, alla diplomazia del cosiddetto “compra tutto” e ai tentativi malevoli di comprimere lo spazio internazionale di Taiwan, la politica estera del nostro Stato si è sempre attenuta allo spirito della “diplomazia basata sui valori”, improntata al pragmatismo, alla concretezza e al mutuo vantaggio. Nel continente africano, manteniamo con il nostro unico alleato, il Regno di eSwatini, un legame di amicizia profondo e solido, che dura da oltre mezzo secolo. Per anni, abbiamo inviato missioni mediche stanziali a eSwatini e avviato progetti di cooperazione concreti e altamente efficaci in settori quali la cooperazione agricola, la formazione professionale, le infrastrutture di base, lo sviluppo delle tecnologie dell’informazione e della comunicazione, oltre all’empowerment femminile. Ad esempio, il progetto della clinica medica mobile taiwanese, avviato nel 2009, ha assistito cumulativamente oltre 300.000 residenti locali.

Allo stesso modo, la cooperazione nei settori dell’energia solare e dell’istruzione tecnica ha migliorato concretamente il benessere dei cittadini di eSwatini, dimostrando che la partecipazione internazionale di Taiwan non si fonda mai su slogan o finanziamenti, bensì sulla conquista del rispetto sincero e della fiducia della comunità internazionale attraverso lo spirito umanitario, le competenze professionali e i contributi reali. eSwatini ha sostenuto fermamente Taiwan parlando a nostro favore con coraggio in importanti consessi internazionali come l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) e le Nazioni Unite, costituendo la migliore testimonianza storica del mutuo soccorso e del principio per cui “nelle difficoltà si riconoscono i veri amici”, soprattutto tra partner democratici. Continueremo a intensificare la cooperazione bilaterale con eSwatini e a dimostrare alla comunità internazionale il fermo impegno di Taiwan in qualità di forza positiva e responsabile per il bene nel mondo.

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Quali sono i fini strategici degli accordi Italia-Cina?

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Agosto 2024

“Il governo non ha dato alcuna garanzia sulle conseguenze degli accordi che si appresta a firmare con la Cina e che riguardano settori strategici per la nostra sicurezza nazionale e la nostra sovranità economica e tecnologica. Parliamo di logistica, infrastruttura, energia, spazio e telecomunicazione: il fronte del conflitto in atto per il predominio mondialeIl governo sta consegnando le chiavi di casa alla potenza mondiale che punta al dominio economico e militare globale.”

L’intervento di Francesco D’Arrigo, direttore dell’Istituto Italiano di Studi Strategici “Niccolò Machiavelli”.

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