L’escalation ibrida russa

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20 Agosto 2026

Per il Cremlino l’escalation ibrida non è solo una scelta, ma una necessità.

La guerra ibrida diventa non solo conveniente ma l’unico vero strumento di Mosca per imporre costi, esercitare pressione contro l’UE e mantenere l’illusione di capacità offensiva.

di Francesco D’Arrigo

Dalla fallita conquista di Kiev nell’aprile 2022, il presidente Putin ha subito una sconfitta strategica: non è riuscito a sottomettere l’Ucraina, nonostante il sacrificio di centinaia di migliaia di giovani russi uccisi e feriti; ha fatto sprofondare la Federazione Russa in una crisi economica che ne sta minando la stabilità politica e soprattutto ne ha disonorato il prestigio internazionale, che nemmeno l’efficace propaganda del Cremlino potrà più restituirle. Dopo oltre quattro anni di feroci bombardamenti di città e infrastrutture civili, con la sua “Operazione Militare Speciale”, Mosca ha conquistato solo un instabile e relativo controllo territoriale di una parte del Donbass, che dopo il famigerato vertice di Anchorage con il presidente Trump, pretende gli venga concesso in toto, inclusi i territori che non controlla, per interrompere i suoi raid missilistici contro i civili.

L’economia della Federazione Russa è in profonda crisi

Russian Federation Inner States

 

Sebbene l’effettiva situazione economica della Russia è mantenuta segreta, così come le conseguenze degli attacchi ucraini alle infrastrutture petrolifere, Mosca ha già utilizzato più del 50% del suo Fondo sovrano e la spesa militare ufficiale nel 2025 è quintuplicata rispetto a quella del 2021. I dati ufficiali non tengono conto dei costi aggiuntivi legati al mantenimento dei territori ucraini occupati, del supporto alle regioni di confine, delle conseguenze economiche delle infrastrutture petrolifere distrutte, dei pagamenti di indennizzo alle truppe e alle loro famiglie.

Le vendite di materie prime energetiche, che rappresentano il 50% di quelle statali, si sono drasticamente ridotte, nonostante gli acquisti di Cina, India e di tutti quei Paesi, anche europei, che bypassano le sanzioni. Proprio a causa della guerra, i ricavi russi da petrolio e gas sono diminuiti del 30% su base annua a novembre 2025, impattando sul reale onere bellico che in questo scenario si assesta intorno al 10% del PIL, un livello prossimo alla spesa che negli anni ’80 veniva sostenuta da tutta l’Unione Sovietica.

I russi ritirano miliardi di rubli dalle banche per timore di una confisca per la guerra

Secondo i dati raccolti dal marketplace finanziario russo Banks.ru, nei primi sette mesi del 2026 sarebbero stati ritirati dal sistema bancario l’equivalente di circa 24,4 miliardi di Euro, mentre la domanda di contante continua ad aumentare. Il fenomeno riguarda anche i principali istituti di credito del Paese. Cinque delle sette maggiori banche russe hanno registrato deflussi netti dai depositi dei clienti. A spingere i cittadini a trasformare i depositi in banconote sono i timori legati all’impatto della guerra sull’economia, agli attacchi dei droni ucraini contro raffinerie e infrastrutture e, soprattutto, alla possibilità che lo Stato possa intervenire sui risparmi privati. La domanda di contante ha iniziato ad accelerare a marzo, con circa 300 miliardi di Rubli, poco più di 3 miliardi di Euro, che escono dai conti ogni mese. Dati confermati dalla banca centrale russa, secondo la quale ogni mese vengono ritirati dalle banche miliardi di Rubli, perché molti temono che il Cremlino possa requisire i risparmi per finanziare la guerra in Ucraina.

L’”Operazione Militare Speciale” è diventata insostenibile

La crisi sta colpendo anche i colossi nazionali come Gazprombank, che in quattro mesi ha perso 299,5 miliardi di Rubli, circa 3 miliardi di Euro, pari al 10,8 per cento dei suoi depositi. Rosselkhozbank ha registrato un deflusso di 270,5 miliardi di Rubli, oltre 2,7 miliardi di Euro, con una diminuzione superiore al 15 per cento.

Il Cremlino ha strutturato il proprio PIL per un’economia di guerra, con una spesa stimata15,5 trilioni di Rubli nel 2025, accettando un insostenibile numero di soldati uccisi per effettuare “avanzate” di pochi metri al giorno in aree come Kharkiv. Negli ultimi due anni di sanguinosa invasione, ha conquistato poco più del 2% di territorio ucraino. Con una stima di 1,4 milioni di mezzi distrutti dall’esercito di Kyiv, la Russia ha praticamente esaurito le sue riserve di equipaggiamento di epoca sovietica, e conta sempre più sul sostegno dei suoi alleati, Xi Jinping e Kim Jong-un. Agli attuali tassi di distruzione e abbandono, l’equipaggiamento militare utilizzabile, si esaurirà entro la fine del 2026 o l’inizio del 2027. Nemmeno le forniture militari provenienti da Corea del Nord e Cina possono colmare le crescenti necessità di truppe, lacune in equipaggiamento e munizioni. Mosca dovrà istituire una linea di produzione decennale per dotarsi di almeno 2600 carri armati per sostituire i 4000 distrutti in guerra.

Tutte conseguenze dell’eroica resistenza del popolo ucraino, che oltre a respingere l’invasione dell’esercito russo sta imponendo costi insostenibili dal punto di vista sociale ed economico alla Federazione Russa.

Ma il presidente Putin si rifiuta di fermare la sua guerra di aggressione perché non può riconoscere la sconfitta strategica senza rischiare il collasso politico. Plasmato dalla sua cultura del KGB e rifiutata la caduta dell’Unione Sovietica, qualsiasi accordo di pace che possa essere percepito in modo diverso dalla “vittoria” completa, non è più un’opzione politica a sua disposizione. Un accordo senza la capitolazione di Kyiv delegittimerebbe l’intero regime. Pertanto, l’escalation ibrida non è solo una scelta, ma una necessità.

Con sempre meno giovani da inviare al fronte, unitamente alla rapida riduzione delle dotazioni militari convenzionali da un lato – il sostegno della Coalizione dei Volenterosi che ha sostituito la ritirata dell’Amministrazione Trump e  l’aumento della capacità industriale nel settore difesa europeo – dall’altro lato, per la Russia la guerra ibrida diventa non solo conveniente, ma necessaria: l’unico vero strumento di Mosca per imporre costi, esercitare pressione contro l’UE e mantenere l’illusione di capacità offensiva.

2026: l’anno dell’escalation ibrida russa

Una potenza in declino è spesso più pericolosa di una in ascesa. Di fronte a una spirale economica e a forze convenzionali in esaurimento, il presidente Vladimir Putin sta entrando in un contesto di massimo pericolo. L’Europa deve essere pronta ad affrontare scenari distopici, ma possibili come il cambiamento di fronte di Washington con il ritorno alla Casa Bianca del presidente Trump: non solo a quello con una Russia in ripresa, ma anche a scenari con Mosca disperata a causa delle capacità di attacco ucraine.

Con le operazioni militari convenzionali divenute sempre più economicamente insostenibili, la guerra ibrida, meno costosa e condotta da un numero altamente inferiore di risorse umane, diventa l’unico strumento di escalation accessibile alla Russia. La debolezza economica del Cremlino in ambito militare convenzionale lo costringe a ricorrere maggiormente a tattiche ibride in sostituzione delle capacità militari che non possiede più. Un’escalation che è già visibile in tutti i domini: cibernetico, aerospaziale, marittimo, terrestre e soprattutto cognitivo.

La Russia sta conducendo una guerra non convenzionale contro l’Europa. Attraverso la sua campagna di sabotaggi, vandalismo, spionaggio e azioni segrete, l’obiettivo di Mosca è quello di destabilizzare i governi europei, minare il sostegno pubblico all’Ucraina imponendo costi sociali ed economici all’Europa e indebolire la capacità collettiva di una NATO terremotata dall’Amministrazione Trump e dell’Unione Europea di rispondere all’aggressione ibrida russa. Questa guerra non asimmetrica ha iniziato a intensificarsi nel 2022 parallelamente all’invasione dell’esercito russo dell’Ucraina. Sebbene il Cremlino non sia finora riuscito a raggiungere il suo obiettivo primario, le capitali europee hanno faticato a rispondere alle operazioni di sabotaggio e hanno trovato difficile concordare una risposta unitaria, coordinare le azioni, sviluppare misure di deterrenza efficaci, attribuire e imporre costi di ritorsione a Mosca.

L’escalation della guerra ibrida russa si sta manifestando principalmente attraverso 4 forme specifiche:

  1. Il Confronto informativo (Information Confrontation), termine usato nei circoli strategici e militari russi per descrivere il loro approccio all’uso delle informazioni, sia in tempo di pace che in conflitto. Il Cremlino effettua operazioni di influenza maligna, disinformazione, guerra psicologica soprattutto attraverso lo spettro della minaccia di ricorrere all’uso di armi nucleari, tutte coerenti con la nuova formulazione strategica della Russia, tranne il ricorso al nucleare previsto solo in caso di minaccia esistenziale della Russia (e non della sopravvivenza politica del regime putiniano). L’ecosistema informativo russo è composto da diversi pilastri che rispondono direttamente alle tre Agenzie di intelligence principali: il Servizio di Sicurezza Federale (FSB), che si occupa di sicurezza interna e controspionaggio; il Servizio di Intelligence Estera (SVR), responsabile dello spionaggio all’estero; e la Direzione principale delle informazioni (GRU), il Servizio di intelligence militare. Attraverso un approccio ecosistemico mirano a influenzare l’opinione pubblica e destabilizzare la società, impiegando tecniche idonee a sostenere il conflitto che il Cremlino mantiene costantemente attivo, a prescindere dallo stato delle relazioni con il nemico, contro le democrazie occidentali, con l’obiettivo generale di indebolire la coesione internazionale tra gli Stati Uniti e l’Europa, dei loro alleati e partner commerciali, e di attaccare gli avversari percepiti dalla Russia.

    Federal’naja služba bezopasnosti FSB

  2. La coercizione con l’aumento di dimostrazioni militari convenzionali, che diventano sempre più minacciose. Violazioni sempre più aggressive dello spazio aereo e navale di Paesi membri della NATO, come quelli effettuati quest’anno in Polonia, nei Paesi baltici e nel Golfo di Finlandia. Inoltre, l’incremento della guerra psicologica creata attraverso la retorica nucleare per mettere sotto pressione i cittadini e le istituzioni europee. Il messaggio trasmesso da Mosca: sostenere l’Ucraina rischia un’escalation diretta con la Russia, quindi interferire con il “piano di pace TrumPutiniano” concordato ad Anchorage (capitolazione di Kyiv), oltre a essere costoso, è rischioso.

    Služba vnešnej razvedki – SVR – Ruska zunanja obveščevalna služba

     

  3. Il sabotaggio che sta prendendo di mira l’infrastruttura produttiva europea in espansione per la difesa e le catene di approvvigionamento dirette in Ucraina. Con l’aumento delle fabbriche di munizioni continentali e la maggiore visibilità delle reti logistiche, queste diventano obiettivi primari, come descritto nel report dell’IISS di Londra “The Scale of Russian Sabotage Operations Against Europe’s Critical Infrastructure”. Sono facilmente prevedibili attacchi progettati per devastare territori con incendi, danneggiare sistemi di trasporto e infrastrutture logistiche, ritardare le consegne di armi, aumentare i costi della sicurezza e della deterrenza per costringere i governi europei a dirottare le risorse dal sostegno all’Ucraina alla protezione interna.

    Glavnoe razvedyvatel’noe upravlenie GRU

  4. La sovversione, in particolare le attività FIMI “Foreign Information Manipulation and Interference” si intensificheranno drasticamente durante le prossime elezioni europee e statunitensi, come abbiamo visto in quelle svoltesi in Ungheria all’inizio del 2026, estendendo l’ingerenza nelle elezioni europee e di medio termine negli Stati Uniti. I Partiti populisti filorussi di estrema destra, che si ispirano anche alle politiche MAGA dell’Amministrazione Trump e che strumentalizzano i flussi migratori, godono già di sondaggi in crescita in alcune importanti nazioni europee. L’utilizzo dei flussi migratori come strumento di pressione geopolitica e di guerra ibrida da parte della Russia costituisce una tattica volta a destabilizzare i confini dell’Unione Europea e a creare instabilità politica interna nei paesi occidentali. Mosca ha impiegato questa strategia in vari teatri operativi: al confine orientale (Finlandia e Polonia-Bielorussia) ha orchestrato e favorito il transito di migranti privi di documenti (provenienti da Medio Oriente, Africa e Afghanistan) diretti verso le frontiere di Polonia, Estonia e Finlandia (quest’ultima presa di mira in risposta all’adesione alla NATO), forzando la chiusura temporanea dei confini. Mosca influenza i flussi migratori dall’Africa attraverso azioni dei gruppi paramilitari e la repressione interna, alimentando insicurezza e persecuzioni, spingendo intere popolazioni a fuggire verso il Mediterraneo, indirizzando enormi flussi di migranti irregolari verso le frontiere UE come ritorsione politica. Attraverso accordi con le giunte militari nel Sahel (come in Niger) e in Cirenaica (Libia), la Russia ha esteso la propria influenza sulle principali direttrici africane del transito migratorio verso il Mediterraneo. Questa posizione di controllo nei nodi logistici del deserto consente a Mosca di esercitare una leva di condizionamento asimmetrico e continuo nei confronti dell’Italia, della Grecia e della Spagna, mettendo in crisi il fianco meridionale della NATO. Ogni punto percentuale e ogni messaggio politico amplificato a vantaggio dei Partiti populisti e nazionalisti europei offre alla Russia la speranza di indebolire la Coalizione dei Volenterosi, l’efficacia delle sanzioni e la determinazione politica dei governi europei.

La Guerra nella Zona Grigia

La dottrina militare russa integra profondamente il sabotaggio delle infrastrutture nazionali critiche nella “gibridnaya voyna” (guerra ibrida). Le infrastrutture critiche europee sono particolarmente vulnerabili al sabotaggio poiché versano in condizioni pessime a seguito di decenni di manutenzione rinviata e della mancanza di investimenti da parte dei governi nazionali e del settore privato. La Russia ha preso di mira le infrastrutture critiche per ottenere un vantaggio strategico diretto nella sua guerra in Ucraina e nell’ambito del suo più ampio conflitto con l’Occidente. Sebbene alcune iniziative, come l’operazione marittima della NATO “Baltic Sentry” nel Mar Baltico, si siano rivelate in qualche modo efficaci, la mancanza di fondi e risorse ha impedito alla NATO e all’UE di adottare e sostenere una risposta a lungo termine. Inoltre, di fronte a priorità concorrenti in materia di sicurezza nazionale (con la questione immigrazione tornata a essere strumento di propaganda elettorale), non è chiaro se tutte le capitali europee abbiano compreso la pericolosità delle minacce, e quante siano realmente impegnate a scoraggiare la guerra non convenzionale della Russia contro l’Europa.

La Russia si è preparata e ha scatenato un’escalation di attacchi nello spazio geopolitico tra pace e guerra in cui attori statali o non statali svolgono attività per promuovere gli interessi nazionali russi e indebolire l’Europa senza innescare una risposta militare. Le attività nella zona grigia baltica ed europea si moltiplicheranno ulteriormente e possono anche creare le condizioni per plasmare il contesto strategico per una guerra futura, rimanendo al di sotto della soglia che provocherebbe una risposta militare immediata da parte della NATO.

Incidenti o sabotaggi?

3D-attack model

 

Anche in questa estate 2026, caratterizzata da temperature estreme in tutto il continente, si stanno verificando una lunga serie di strani “incidenti” in tutta Europa. Nel giro di una sola settimana, Paesi della NATO hanno assistito a una straordinaria serie di sinistri, violazioni dello spazio aereo, esplosioni riguardanti la produzione di munizioni, le infrastrutture energetiche, le strutture militari e diverse operazioni di intelligence russa.

Polonia

Il 7 agosto, i servizi di sicurezza polacchi hanno arrestato un cittadino russo, reclutato dai servizi segreti russi, il cui compito era giustiziare un uomo con cittadinanza americana e ucraina, nella città di Varsavia.
Secondo il Primo Ministro Donald Tusk questa è la prima volta che qualcuno agendo su ordine russo tenta di uccidere un cittadino americano sul territorio di un altro paese della NATO.

Germania

Il 5 agosto, un drone armato di esplosivi è stato trovato vicino a una pista dell’aeroporto di Lipsia/Halle, accanto a un aereo cargo ucraino della Antonov Airlines. Due giorni dopo, due droni sono stati avvistati sopra la base della Bundeswehr a Mechernich. È possibile che dietro all’evento ci sia una rete russa che agisce da tempo in Europa.

Italia

Il 13 agosto un incendio nel reparto compressione della polvere dell’impianto KNDS Ammo Italy a Colleferro, a sud-est di Roma, seguito da un’enorme esplosione, per fortuna senza causare vittime nonostante la deflagrazione sia avvenuta mentre l’impianto era in piena attività. Lo stabilimento ex Simmel Difesa di Colleferro, vicino a Roma, produce munizioni di medio e grosso calibro per la difesa terrestre e navale, combustibili solidi per vettori aerospaziali, munizioni d’artiglieria da 155 mm fornite all’Ucraina tramite partner europei. L’incidente si è verificato nel reparto “pressatura polveri” e stando alle prime testimonianze sarebbe partito da una pressa esplosa durante la lavorazione. Nonostante il ministro della Difesa Guido Crosetto escluda si sia trattato di un attentato,  bisogna attendere la conclusione delle indagini, soprattutto a livello di intelligence, per non rimanere nell’incertezza su un possibile attacco ibrido russo. I dubbi rimangono, considerato il contesto della lunga serie di “incidenti anomali” e l’evidenza data alla notizia dell’esplosione a Colleferro da tutti i social media e i canali news russi.

Olanda

Nella mattinata del 13 agosto 2026, nel giro di poche ore nel porto olandese di Rotterdam, il più grande d’Europa: un incendio a un trasformatore, un grave blackout, una chiusura d’emergenza della raffineria ExxonMobil a Botlek, e una contemporanea esplosione mortale nell’impianto della raffineria e terminal Gunvor Energy (a circa 10 chilometri di distanza), che ha ucciso un lavoratore e ne ha feriti sei.

Sono tutti incidenti dalle circostanze non chiare e sotto investigazione da parte delle autorità, ma non sorprenderebbe se la Russia fosse responsabile di qualcuno di questa ondata straordinaria di “incidenti” anomali e attacchi dolosi che l’Europa sta fronteggiando. In precedenza, oltre a tutti i sabotaggi elencati nel report dell’IISS di Londra, si possono citare: IKEA incendiata a Vilnius, attacco doloso a un magazzino collegato a forniture all’Ucraina a Londra, sabotaggi contro obiettivi militari e industriali in Germania, a infrastrutture nella Repubblica Ceca, a sistemi ferroviari europei, ordigni incendiari inviati attraverso le reti logistiche europee – inclusi dispositivi che sono detonati o incendiati in Germania, Polonia e Gran Bretagna.

Certo, si può sostenere che si tratta di episodi isolati. Tuttavia, investigatori e tribunali europei hanno collegato molteplici operazioni di sabotaggio direttamente a reti organizzate o coordinate dall’intelligence russa.

Questa è la forza della guerra ibrida: funziona facendo sempre presumere che si tratti di incidenti e coincidenze, mantenendosi al di sotto della soglia a cui ogni singolo evento richiederebbe una risposta cinetica. Ogni evento, preso singolarmente, è negabile. Solo la sequenza ne tradisce la strategia.

L’Europa sta di nuovo fallendo nella interpretazione dei dati di intelligence?

Political map of European Union member states. 27 EU member States, after United Kingdom left. Special member State territories are not included

 

Nonostante i tentativi di alcuni governi di minimizzare la minaccia ibrida del Cremlino, secondo molteplici Agenzie di intelligence USA ed europee, Mosca non solo non vuole porre fine al conflitto contro Kyiv, ma mira a riprendere tutta l’Ucraina e i Paesi Baltici (Estonia, Lettonia, Lituania), riportandoli sotto il controllo del Cremlino. I polacchi ne sono assolutamente convinti. I Paesi baltici pensano di essere i prossimi a essere attaccati. In questo contesto, l’Estonia, anche per ragioni di confine, la Moldova per la numerosa presenza di truppe russe in Transnistria, vivono questa minaccia molto più pressantemente dal febbraio 2022, quando le truppe russe sono entrate in Ucraina. Minaccia che ha recentemente portato Vilnius a preparare e comunicare ai propri cittadini piani di evacuazione della capitale in caso di invasione.

Un’analisi dell’Istituto Italiano di Studi Strategici “Niccolò Machiavelli”, rivela che nonostante la disponibilità di tecnologie innovative, i problemi analitici dell’allarme e la natura dei fallimenti di intelligence, sono cambiati molto poco. Lo abbiamo visto con la sottovalutazione di tutti i segnali precedenti all’invasione russa dell’Ucraina del 24 febbraio 2022 e con l’attacco di Hamas a Israele del 7 ottobre 2023.

Atti fra i più cruenti della storia che hanno preso di sorpresa le Agenzie di intelligence e colpito in maniera generale solo civili, facendo scoppiare guerre asimmetriche tra Stati, e tra Forze armate statali e battaglioni delle organizzazioni terroristiche strutturate come veri eserciti. Questi terribili episodi, l’11 settembre 2001 negli USA, il 7 ottobre del 2023 in Israele, il 24 febbraio 2022 in Ucraina, sono momenti chiave non solo nella storia recente ma anche dal punto di vista del processo di allarme perché, oltre ad aver rivelato la potenza distruttiva di questi nuovi gruppi armati senza nazione, della deception (inganno) e inaffidabilità della Russia, hanno dato inizio a guerre fra eserciti regolari (Russia vs Ucraina) e fra eserciti regolari e la nebulosa delle varie ramificazioni terroristiche di matrice islamica, che hanno dichiarato guerra all’Occidente, alla democrazia e al nostro modo di intendere la vita.

Tutti questi attacchi a sorpresa che hanno stravolto i paradigmi della sicurezza globale, non sono da addebitare soltanto al fallimento delle capacità di raccolta e analisi dei dati di intelligence, ma a un fallimento strategico dell’intero sistema politico e di difesa, rispettivamente degli Stati Uniti, europeo e israeliano.

I problemi che continuano a emergere sono sempre gli stessi:

• Scarsa percezione delle minacce emergenti, in particolare dei pericoli a bassa probabilità ma ad alto impatto
• Raccolta di dati inadeguata contro tali minacce
• Errori nella comunicazione tra analisti, Agenzie e decisori politici
• Mancata considerazione di tutti gli scenari, dei punti vista minoritari
• Vulnerabilità all’inganno

La persistenza di queste carenze suggerisce che nonostante la storia continui a offrire informazioni preziose per una comprensione profonda e chiara di un problema o di una situazione complessa, le nuove tecnologie necessitano di un processo decisionale informato attraverso un’analisi approfondita delle conoscenze esistenti, riformulando i problemi e andando oltre le ipotesi per trovare incognite sconosciute e migliorare la comprensione e la pratica dell’intelligence di allerta, sia all’interno della comunità dell’intelligence che negli scenari proposti ai decisori. Decisori e politici che dovrebbero essere preparati a comprendere i temi della sicurezza e della difesa dello Stato, rispettosi dei Testi costituzionali, dei rigidi doveri morali e legali fondamentali che includono la fedeltà allo Stato (che in Italia trova il suo fondamento principale nell’Articolo 54 della Costituzione), l’onestà, la trasparenza e il rispetto delle regole democratiche per garantire il bene comune.

La deterrenza ibrida europea rallentata da nazionalismo e populismo

Malgrado i molteplici attacchi subiti, l’UE nel 2026 non ha dato seguito all’incremento del potenziale di dissuasione specifica e di contrasto alle attività ibride. Politicamente, i partiti di estrema destra e alcuni di estrema sinistra con simpatie filorusse e quelle trumpiane che contrastano l’UE, sono in testa ai sondaggi in un periodo di prossime importanti elezioni nel continente. Questa convergenza di Nazional-Populismo, alimentata anche dalla Casa Bianca e dai tecno-oligarchi statunitensi, sul piano politico europeo sfrutta il disagio economico, la paura dell’immigrazione e la crisi di rappresentanza delle democrazie liberali, e si traduce in opposizione alle istituzioni UE, rifiuto del sistema di sicurezza e difesa comune (PSDC), tentativi di bloccare il sostegno militare all’Ucraina, ripristino dei confini e delle sovranità nazionali.

Economicamente, i governi dell’UE sono stati frenati da una crescita lenta, un’inflazione incrementata dai dazi di Washington e dalla guerra USA-Israele contro l’Iran, che ha ulteriormente e drasticamente ridotto le capacità di approvvigionamento energetico dell’Europa. Militarmente, molti Stati sono solo all’inizio dei loro cicli di rafforzamento dei propri apparati di difesa. Tutto ciò, insieme, limita la loro capacità di adottare una condivisa e decisa risposta alla guerra ibrida del Cremlino, rafforzando la convinzione del presidente Putin che queste tattiche possano avere successo nella frammentazione dell’architettura di sicurezza della NATO, dimostrando che l’Art. 5 del Patto Atlantico non viene più garantito dall’Amministrazione Trump.

L’Europa è stata lenta a costruire una deterrenza ibrida credibile, una capacità che solo ora sta riconoscendo, nonostante i distinguo politici che hanno evidenziato il divario tra resilienza e capacità di stabilire soglie chiare per prevenire, contrastare ed eventualmente reagire ai sempre più frequenti e pericolosi attacchi in “zona grigia”. Per tutti questi motivi, i sempre più frequenti episodi di sabotaggio, attacchi informatici, attività FIMI e guerra cognitiva sono ancora trattati come “incidenti” isolati, piuttosto che come elementi di una dottrina politico-militare ibrida russa (cinese e iraniana), ben evidente e consolidata.

Il presidente Putin scommette su tali errori e falle nei sistemi democratici, e con la sua strategia ibrida sta evidenziando come la NATO e l’Europa non stiano dimostrando la determinazione necessaria per imporre costi significativi contro chi sferra attacchi ibridi al di sotto della soglia dell’Articolo 5. Sin dall’estate 2025 Mosca ha incrementato esponenzialmente gli attacchi nella “zona grigia”, dimostrando che la sua strategia funziona: nessuna entità russa ha dovuto affrontare conseguenze per le misteriose esplosioni nelle fabbriche di armi, per il tranciamento dei cavi nel Baltico, per gli attacchi hacker o per la presenza di droni negli aeroporti o per la campagna di incendi sospetti in diversi territori dell’Unione Europea.

Ormai, solo chi è in malafede può negare che la Russia sta conducendo una guerra ibrida contro l’Europa: sabotaggi, incendi dolosi, attacchi informatici, interferenze GPS, attacchi alla logistica e alle infrastrutture critiche, attività FIMI, spionaggio, complotti di assassinio.

Queste non sono minacce ibride teoriche. Sono pericolosi attacchi di guerra ibrida in “zona grigia”, già sferrati.

Per dimostrare al Cremlino che questa strategia non sia conveniente, non richiede di eguagliare la forza convenzionale della Russia, oltretutto indebolita dal fallimento dell’”Operazione Militare Speciale”: richiede chiarezza su ciò che l’Europa e la NATO non sono più disponibili a tollerare.

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LA REPUBBLICA DI CINA – TAIWAN: “L’ISOLA CHE NON C’È”

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24 Agosto 2026

La nuova strategia della Cina per annettere Taiwan: paralisi funzionale senza invasione militare

L’analisi di Francesco D’Arrigo e Tommaso Alessandro De Filippo

La Repubblica di Cina – Taiwan – è uno Stato a riconoscimento limitato dell’Asia orientale, con società democratica pienamente organizzata dotata di un’economia solida e tecnologicamente sofisticata, tale da catalogarlo tra le realtà commerciali di primaria importanza nella regione dell’Indo-Pacifico. Tuttavia, il suo status internazionale rimane oggetto di una controversia che coinvolge direttamente la Repubblica Popolare Cinese, gli Stati Uniti, le principali potenze asiatiche ed europee e, in misura crescente, l’intero sistema economico globale. La rilevanza di Taiwan deriva precisamente dall’intersezione fra questi piani e dalla sua capacità di influire, pur disponendo di un territorio e di una popolazione relativamente limitati, su equilibri di sicurezza, catene globali del valore, tecnologia avanzata, libertà di navigazione e stabilità dell’Asia orientale.

Taiwan Area, political map with capital Taipei. Free Area of the Republic of China (ROC). Provinces and islands groups of Taiwan, located between the East and the South China Sea

 

Caratteristiche istituzionali della Repubblica di Cina e cenni storici

Nel linguaggio ufficiale di Taipei, la denominazione costituzionale dello Stato è Repubblica di Cina, Republic of China (ROC) mentre “Taiwan” è la denominazione comunemente utilizzata per indicare l’isola (con una superficie di 36.197 km² e una popolazione di circa 24 milioni di abitanti). Nella prassi internazionale contemporanea, il sistema politico è l’insieme delle istituzioni che esercitano effettivamente il governo sul territorio. La costituzione della Repubblica di Cina definisce lo Stato come una Repubblica democratica, stabilisce che la sovranità appartiene all’insieme dei cittadini e dispone che le persone in possesso della nazionalità della Repubblica di Cina siano cittadini della stessa. La realtà costituzionale odierna è tuttavia il risultato di una lunga trasformazione storica: la Repubblica di Cina fu fondata nel 1912, in quel periodo storico, Taiwan era sotto il dominio coloniale giapponese in seguito al Trattato di Shimonoseki del 1895, con cui la dinastia Qing cedette Taiwan al Giappone. Dopo la resa del Giappone alla fine della Seconda guerra mondiale, il Giappone cedette Taiwan e Penghu alla Repubblica di Cina. Al termine della guerra civile cinese (durata a fasi alterne dal 1927 al 1949), il governo della Repubblica di Cina si trasferì a Taiwan nel 1949, mentre nella Cina continentale venne costituita la Repubblica Popolare Cinese. Da allora i due sistemi politici hanno seguito traiettorie divergenti. Taiwan ha progressivamente sviluppato un ordinamento democratico pluralista, caratterizzato da elezioni competitive e libere, secondo la comunità internazionale svoltesi sempre legittimamente e senza alterazione dei risultati tramite brogli. Un fattore che nei decenni ha garantito alle istituzioni locali alternanza politica, miglioramento delle libertà civili e istituzioni rappresentative della volontà popolare.

La democratizzazione, completata dopo la fine della legge marziale nel 1987 e consolidata attraverso successive riforme costituzionali, costituisce oggi uno degli elementi centrali dell’identità politica dell’isola. Il sistema istituzionale conserva la particolare architettura prevista dalla Costituzione della Repubblica di Cina, articolata attorno a cinque Yuan (poteri): Esecutivo, Legislativo, Giudiziario, di Esame e di Controllo. Inoltre, combina presidenza direttamente eletta, governo responsabile dell’azione esecutiva e un Parlamento unicamerale, lo Yuan Legislativo. Gli articoli aggiuntivi della Costituzione approvati nel corso dei decenni hanno progressivamente adattato il testo costituzionale alla realtà politica della “free area” della Repubblica di Cina (il termine legale e politico usato dal governo di Taiwan per indicare i territori sotto il suo effettivo controllo, ossia: Taiwan, Penghu, Kinmen, Matsu ed altre isole minori in contrapposizione alla “Mainland Area” che intende la Cina continentale), prevedendo fra l’altro l’elezione diretta del presidente e del vicepresidente da parte della popolazione dell’intera “free area”.

Caratteristiche territoriali e geografiche integrate nella dinamica di sicurezza strategica dell’Indo-Pacifico

Dal punto di vista territoriale, Taiwan è un’isola montuosa situata nella parte occidentale del Pacifico, separata dalla costa sud-orientale della Cina continentale dallo Stretto di Taiwan e collocata strategicamente fra il Mar Cinese Orientale e il Mar Cinese Meridionale. Dal punto di vista storico, sebbene la seguente cronologia si concentri sulla storia documentata di Taiwan, che risale a circa 400 anni fa, questo territorio è stato abitato dai popoli austronesiani per millenni. Nel XVI Secolo i mercanti, i navigatori europei, i pescatori e pirati cinesi che vi fecero scalo, hanno registrato sulle mappe il nome dell’isola come “Isola Formosa”. Il suo valore strategico è amplificato dalla prossimità al Giappone, alle Filippine e alle principali rotte marittime dell’Asia-Pacifico. La geografia costituisce un asset strategico fondamentale per Taiwan, rendendola contemporaneamente barriera naturale, punto d’osservazione, centro logistico potenziale ed elemento della catena insulare che struttura la proiezione marittima delle potenze dell’Indo-Pacifico. La questione securitaria relativa alla sovranità e al controllo dello Stretto di Taiwan non riguarda perciò esclusivamente i rapporti fra Repubblica Popolare cinese e Repubblica di Cina. Qualunque alterazione dello status quo attraverso coercizione militare, blocco marittimo, interdizione marittima o altre forme di pressione e minacce convenzionali o ibride potrebbe produrre conseguenze immediate sulle economie dell’Asia orientale e le linee di comunicazione marittima e aerea internazionali, oltre a coinvolgere direttamente e danneggiare gli interessi strategici globali. degli Stati Uniti, del Giappone e di altri partner regionali ed europei.

Il problema centrale è la divergenza fra la realtà politica quanto istituzionale di Taiwan e la posizione della Repubblica Popolare Cinese, che considera l’isola parte del proprio territorio e sostiene il principio secondo cui l’esistenza di “una sola Cina” secondo cui «esiste una sola Cina al mondo, Taiwan è parte inalienabile del territorio cinese e il governo della [Repubblica Popolare Cinese] è l’unico governo legittimo che rappresenta l’intera Cina».

PCC Congress

 

Taiwan, invece, governa autonomamente il territorio e difende il proprio sistema democratico con una indomita volontà e capacità di autodeterminarsi. Il punto di maggiore delicatezza consiste pertanto nella gestione dello status quo: una situazione nella quale Taiwan esercita di fatto un’autonoma capacità di governo e mantiene relazioni economiche, culturali, scientifiche e commerciali estese con il resto del mondo, pur disponendo di relazioni diplomatiche formali con un numero limitato di Stati (attualmente, appena 12).

La vasta rete di rapporti diplomatici e geopolitici globali di Taiwan

Nel luglio 2026, per esempio, la chiusura dell’ufficio taiwanese in Papua Nuova Guinea è stata interpretata da Washington, Taipei e l’intero blocco euro-atlantico come l’effetto preoccupante dell’ulteriore manifestazione della pressione diplomatica esercitata da Pechino verso altri attori globali, in materia di relazioni politiche e diplomatiche intrattenute con la Repubblica di Cina. La Cina considera Taiwan, governata democraticamente, parte integrante del proprio territorio e ritiene che Taipei non abbia il diritto di intrattenere relazioni tra Stati, una posizione che il governo di Taiwan non accetta. Nel corso degli anni, attraverso pressioni nei confronti di Stati che intrattengono relazioni diplomatiche formali con Taiwan, la Cina ha progressivamente ridotto il numero di Paesi che riconoscono il diritto all’autodeterminazione di Taiwan. Secondo Reuters, sono rimasti soltanto 12 Stati a intrattenere relazioni diplomatiche formali con la Taipei. È quindi essenziale distinguere fra riconoscimento diplomatico formale e relazioni internazionali sostanziali: l’assenza di relazioni diplomatiche ufficiali non equivale all’assenza di rapporti economici, tecnologici, culturali, scientifici, parlamentari e soprattutto nel settore della difesa. Taiwan dispone infatti di una vasta rete di rappresentanze e di rapporti non ufficiali con numerosi Paesi. L’economia taiwanese è fortemente integrata nei mercati mondiali e presenta una marcata specializzazione industriale nei settori dell’elettronica, dell’informatica, delle telecomunicazioni, dei componenti avanzati e soprattutto dei semiconduttori. Il ruolo di Taiwan nella produzione di chip avanzati e semiconduttori ha assunto un’importanza sistemica con l’espansione dell’intelligenza artificiale, del cloud computing, dei data center, dell’automotive avanzata, dell’elettronica di consumo e delle applicazioni militari e dual use. La dipendenza globale da determinate capacità produttive localizzate nell’isola ha trasformato i semiconduttori da questione prevalentemente industriale in una componente della sicurezza economica internazionale.

I dati ufficiali taiwanesi mostrano quanto rapidamente l’economia abbia accelerato: secondo il Directorate-General of Budget, Accounting and Statistics, nel primo trimestre del 2026 il PIL reale è cresciuto del 14,55% rispetto allo stesso trimestre dell’anno precedente, mentre la stima per l’intero 2026 è stata portata al 9,64%. Nello stesso trimestre le esportazioni reali di beni e servizi sono aumentate del 35,76%, sostenute soprattutto dalla domanda connessa all’intelligenza artificiale e alle infrastrutture correlate. Il settore manifatturiero è cresciuto del 26,18%, con un contributo particolarmente rilevante di semiconduttori, computer, elettronica e prodotti ottici. Questi dati non devono essere letti soltanto come indicatori di performance economica, ma come misura della crescente centralità di Taiwan nell’ecosistema tecnologico globale.

La concentrazione geografica di capacità produttive difficilmente sostituibili nel breve periodo genera infatti una particolare forma di interdipendenza: da una parte rende Taiwan indispensabile per numerose filiere industriali mondiali, tuttavia espone l’isola alle conseguenze di una possibile crisi regionale con ripercussioni sull’economia globale. Da qui deriva il concetto di “Silicon Shield”, spesso utilizzato nel dibattito strategico per descrivere la funzione protettiva attribuita alla centralità tecnologica di Taiwan, pur con la necessaria cautela analitica: la rilevanza economica può aumentare i costi di una destabilizzazione, ma non costituisce di per sé una garanzia sufficiente contro la coercizione militare di Pechino.

In un momento in cui il “nazionalismo dei chip” è più forte che mai, la catena di approvvigionamento dei semiconduttori rappresenta la linfa vitale della competizione tra Stati Uniti e Cina. Non si tratta solo di una corsa tecnologica, ma di una battaglia per il dominio strategico. Al centro di questa competizione c’è Taiwan, che svolge un ruolo cruciale nella produzione dei chip più avanzati al mondo. La Taiwan Semiconductor Manufacturing Company (TSMC) è un attore chiave: i suoi chip alimentano qualsiasi nuova tecnologia connessa a Internet, dagli smartphone ai server di intelligenza artificiale (IA) fino ai sistemi militari.

La posizione di leadership di Taiwan nel settore dei semiconduttori, spesso definita “Scudo di silicio”, la protegge davvero o aumenta i rischi che Taiwan deve affrontare? Si tratta di un dibattito complesso, che coinvolge diverse visioni e interessi strategici e che ha implicazioni significative per la sicurezza globale.

Il ritorno alla Casa Bianca di Donald Trump sta creando incrinature preoccupanti allo scudo dei super-chip, Taiwan teme che la nuova politica estera e la postura militare degli Stati Uniti, da un lato evidenziano una forma coercitiva di trasferimento dell’alta tecnologia taiwanese verso gli Usa; dall’altro, l’abbandono dell’”ambiguità strategica” che ha caratterizzato la deterrenza di Washington contro potenziali raid militari di Pechino.

Indice demografico e politiche di cittadinanza

Taiwan è anche una società di dimensioni demografiche considerevoli rispetto alle dimensioni dell’isola. Le proiezioni ufficiali del National Development Council indicano una popolazione complessiva dell’ordine di 23,3 milioni di abitanti, evidenziando un forte processo di invecchiamento. Ancora: la banca dati evidenzia una quota della popolazione con almeno 65 anni superiore al 20%, elemento che impone significative conseguenze sul mercato del lavoro, sul sistema previdenziale, sull’assistenza sanitaria e sulla sostenibilità del modello di sviluppo. La struttura demografica costituisce pertanto una delle vulnerabilità strategiche di medio-lungo periodo: Taiwan dispone di elevato capitale umano e di una società altamente urbanizzata e istruita, ma deve contemporaneamente affrontare il declino demografico, l’invecchiamento e la necessità di attrarre talenti stranieri. Le autorità hanno sviluppato specifiche politiche per l’immigrazione qualificata e per l’attrazione di professionisti internazionali, la legislazione prevede, in determinate condizioni, percorsi di residenza permanente per cittadini stranieri che abbiano risieduto legalmente nel Paese per cinque anni consecutivi con almeno 183 giorni di permanenza annua, oltre a specifici percorsi per professionisti e specialisti stranieri.

La cittadinanza taiwanese richiede una precisazione concettuale particolarmente importante. Il termine “cittadinanza taiwanese” è di uso corrente, ma dal punto di vista giuridico la categoria fondamentale è quella della nazionalità della Repubblica di Cina. La Costituzione stabilisce espressamente che chi possiede la nazionalità della Repubblica di Cina è cittadino della Repubblica di Cina, la disciplina concreta della nazionalità è affidata al Nationality Act, aggiornato nel maggio 2024. La distinzione fra nazionalità, cittadinanza e household registration è particolarmente significativa. L’ordinamento contempla infatti cittadini della Repubblica di Cina privi di household registration a Taiwan (National Without Household Registration, o NWOHR) la cui posizione giuridica non coincide integralmente con quella dei cittadini dotati di registrazione anagrafica nell’area di Taiwan. La registrazione della popolazione svolge dunque un ruolo centrale nella definizione dei diritti amministrativi e nell’accesso a determinati servizi e documenti. Le norme della household registration disciplinano nascita, filiazione, matrimonio, divorzio, trasferimenti, decesso e altri elementi dello status personale. Anche il rapporto fra cittadinanza taiwanese e doppia cittadinanza presenta caratteristiche peculiari: l’ordinamento consente in diverse circostanze il mantenimento o l’acquisizione di una cittadinanza straniera, ma le conseguenze giuridiche dipendono dal percorso attraverso il quale la nazionalità viene acquisita e dalla condizione di household registration. La cittadinanza della Repubblica di Cina, la registrazione della residenza e lo status migratorio costituiscono livelli distinti che devono essere valutati separatamente.

Caratteristiche della società e integrazione tra etnie e culture differenti

Ambassador Ho with Pope Leo XIV – photo AsiaNews

Sul piano sociale, Taiwan combina elementi della tradizione cinese con una forte identità civica e democratica sviluppatasi nel corso della seconda metà del Novecento e consolidatasi nel XXI secolo. La popolazione comprende comunità Hoklo, Hakka, popolazioni indigene austronesiane e discendenti delle diverse ondate migratorie dalla Cina continentale. Le popolazioni indigene sono formalmente riconosciute e rappresentano un elemento essenziale della storia e dell’identità dell’isola. La lingua mandarina costituisce la principale lingua ufficiale dell’amministrazione, mentre il taiwanese Hokkien, l’Hakka e le lingue indigene continuano a essere utilizzati nella società e sono oggetto di politiche di tutela e valorizzazione. Secondo un rapporto del Dipartimento di Stato americano, sul piano religioso e culturale nell’isola convivono buddhismo, taoismo, religioni popolari cinesi, cristianesimo e forme di secolarizzazione, in un contesto caratterizzato da elevata libertà religiosa.

Un forte segnale di riconoscimento della Repubblica di Cina (Taiwan) è arrivato dal Vaticano lo scorso 23 luglio, quando il nuovo ambasciatore presso la Santa Sede, Anthony C. Y. Ho, da cattolico è stato ricevuto dal Santo Padre per presentare personalmente le proprie credenziali a Sua Santità Leone XIV.

Le identità individuali e collettive taiwanesi sono state profondamente influenzate dalla democratizzazione, dalla generazione successiva al periodo d’applicazione della legge marziale (White Terror Period), della separazione politica dalla Cina continentale e dalla crescente centralità di un’identità civica specificamente taiwanese. Questo processo identitario ha importanti implicazioni strategiche perché incide direttamente sulla percezione della minaccia, sulla disponibilità della popolazione a sostenere politiche di difesa e resilienza e sul dibattito interno relativo ai rapporti con Pechino.

Le sfide all’indipendenza

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La sicurezza e la difesa dell’indipendenza di Taiwan comprendono una componente militare tradizionale ma non può essere esaurita in essa. La resilienza nazionale include la protezione delle infrastrutture critiche, la sicurezza energetica, la diversificazione delle catene di approvvigionamento, la cybersecurity, la capacità di contrastare campagne di disinformazione, la continuità istituzionale in caso di crisi, la protezione delle reti finanziarie e la capacità della popolazione civile di affrontare interruzioni prolungate di servizi primari. La dimensione cibernetica assume particolare rilievo perché Taiwan è contemporaneamente una delle società più digitalizzate dell’Asia e uno dei principali obiettivi di operazioni di influenza e cyberattacchi attribuiti a soggetti collegati alla Repubblica Popolare Cinese. La difesa dell’isola deve pertanto essere considerata come un sistema integrato nel quale capacità militari, resilienza civile, tecnologia, intelligence, diplomazia e coesione sociale concorrono alla deterrenza.

Sul piano militare, Taiwan ha progressivamente orientato la propria pianificazione verso la capacità di rendere estremamente costoso qualsiasi tentativo di coercizione o aggressione, sviluppando e integrando sistemi occidentali missilistici, difesa aerea, capacità navali e aeree, sistemi senza pilota, guerra elettronica, cyber e forme di mobilitazione della società civile. La geografia rende però il problema estremamente complesso: uno scenario di conflitto non assumerebbe necessariamente la forma di una semplice invasione anfibia, ma potrebbe includere diverse tipologie di azioni coercitive ibride, blocco o quarantena marittima, attacchi selettivi contro infrastrutture, guerra economica, operazioni cibernetiche. Per questo motivo, nel dibattito strategico internazionale Taiwan è divenuta un laboratorio nel quale si intrecciano deterrenza convenzionale, guerra e minacce ibride, sicurezza economica e competizione tecnologica. Il rapporto con gli Stati Uniti rappresenta uno dei principali pilastri esterni della sicurezza taiwanese, sebbene l’Amministrazione Trump47 abbia cambiato policy e non intrattenga più relazioni diplomatiche formali con Taipei. Il quadro è quello di una relazione caratterizzata da profondi legami economici e tecnologici, sostegno alla capacità di autodifesa taiwanese e una deliberata ambiguità strategica riguardo alle modalità di una possibile risposta americana a un attacco contro l’isola.

Parallelamente, il Giappone considera la stabilità dello Stretto di Taiwan rilevante per la propria sicurezza, mentre le Filippine sono geograficamente coinvolte in eventuali scenari di crisi a causa della vicinanza delle proprie isole settentrionali a Taiwan. La questione taiwanese è dunque divenuta parte integrante dell’architettura di sicurezza dell’Indo-Pacifico. Anche l’Europa, pur essendo geograficamente distante, possiede interessi diretti. L’Unione Europea e i suoi Stati membri hanno un interesse economico nella continuità delle catene tecnologiche e commerciali asiatiche e un interesse strategico più ampio nel mantenimento della libertà di navigazione, della stabilità regionale e del rispetto delle norme internazionali.

La nuova strategia DELLA CINA per annettere Taiwan: paralisi funzionale senza invasione MILITARE

La strategia cinese per provocare il default di Taiwan attraverso la quarantena marittima, aerea ed energetica.

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L’architettura geopolitica dello Stretto di Taiwan si è trasformata da teatro di potenziale conflitto a teatro di crisi attiva e gestita. Comprendere questo cambiamento richiede di andare oltre i titoli di giornale che parlano di “invasione” e di addentrarsi nella realtà concreta della paralisi funzionale. Gli eventi dell’ultimo anno, in particolare le massicce escalation militari di fine 2025 e la successiva normalizzazione della pressione ad alta intensità, hanno rivelato che la Repubblica Popolare Cinese (RPC) sta attuando una strategia sofisticata, concepita per vincere senza un tradizionale attacco “Giorno Zero”.

La strategia della paralisi contro il mito dell’invasione

La svolta dottrinale della Repubblica Popolare Cinese: la nuova strategia della paralisi di Taiwan. Mentre la deterrenza occidentale è stata storicamente “incentrata sull’invasione”, concentrandosi sull’impedire uno sbarco anfibio attraverso lo Stretto di Formosa, Pechino ha modificato le modalità di “assedio” su uno strangolamento graduale. Utilizzando una “quarantena funzionale“, l’Esercito Popolare di Liberazione e la Guardia Costiera cinese (CCG) mirano a sopprimere il potere decisionale di Taiwan e a frammentare le alleanze internazionali attraverso l’isolamento ibrido delle soglie di sovranità.

Le esercitazioni Justice Mission 2025, che si sono svolte nel dicembre 2025, sono state una lezione magistrale tecnica in questo approccio. Queste esercitazioni non hanno solo simulato una guerra; hanno sperimentato le condizioni per l’isolamento funzionale di Taiwan. L’Esercito Popolare di Liberazione ha dimostrato di poter normalizzare le zone ristrette e i protocolli di “ispezione di sicurezza” che innescano un’immediata volatilità nei mercati globali del trasporto marittimo e assicurativo.

L’ibrido cinetico-legale: la zona contigua di 24 miglia nautiche

Un concetto fondamentale che ora domina la sicurezza del teatro operativo è l’erosione delle soglie di sovranità. Il 30 dicembre 2025, l’Esercito Popolare di Liberazione (PLA) ha lanciato 27 razzi dal Fujian, di cui 10 sono atterrati direttamente all’interno della zona contigua di Taiwan di 24 miglia nautiche. 

Non si è trattato di un atto di aggressione casuale, bensì di una mossa calcolata per ridefinire la giurisdizione marittima. Integrando le navi della Guardia Costiera cinese (CCG) e dell’Amministrazione per la Sicurezza Marittima (MSA) in queste operazioni, Pechino inquadra l’invasione cinetica come “applicazione della legge interna”. Ciò crea un “vuoto decisionale” per gli Stati Uniti e i loro alleati: intervenire contro un'”azione di polizia” rischia di farli apparire come aggressori, mentre non fare nulla permette alla Repubblica Popolare Cinese di cancellare di fatto lo status internazionale dello Stretto.

Fragilità energetica: riserve GNL di 11 giorni

Una delle vulnerabilità più significative individuata è l’insicurezza energetica di Taiwan. L’isola attualmente dipende dal gas naturale liquefatto (GNL) per circa il 42-47% della sua produzione di elettricità, che a differenza del carbone o del combustibile nucleare, è difficile da stoccare.

Si stima che le attuali riserve di GNL di Taiwan possano durare solo 11 giorni in condizioni di normale utilizzo invernale e, potenzialmente, solo 7 giorni durante il picco della domanda estiva. Pechino è consapevole di questo “orologio energetico“. Mettendo a rischio gli accessi ai porti di Kaohsiung e Taichung con il lancio di razzi PHL-16, può innescare un collasso sociale e industriale senza mai far sbarcare un singolo soldato sull’isola.

Lo “scudo di silicio” e l’apocalisse economica

Flag of USA and China on a processor, CPU or GPU microchip on a motherboard. US companies have become the latest collateral damage in US – China tech war.

 

L’interesse della comunità globale in questo conflitto è radicato nel monopolio dei semiconduttori. La Taiwan Semiconductor Manufacturing Company (TSMC) detiene attualmente circa il 70% della quota di mercato globale delle fonderie e produce oltre il 90% dei chip più avanzati al mondo.

Il Segretario del Tesoro statunitense Scott Bessent ha avvertito che qualsiasi interruzione di questa produzione costituirebbe un'”apocalisse economica”, paralizzando tutto, dallo sviluppo dell’intelligenza artificiale all’industria automobilistica e della difesa. Tuttavia, questa interdipendenza lega anche la Cina, che si affida ai chip taiwanesi per la propria produzione. La strategia della paralisi mira a esercitare una pressione coercitiva sufficiente a costringere Taipei alla capitolazione, ma non così forte da innescare una depressione globale.

Dominanza cognitiva: la narrazione dell’inevitabilità

Nel dominio digitale, la Repubblica Popolare Cinese sta conducendo una intensa guerra cognitiva. Attraverso la dottrina delle Tre Guerre, Pechino ha diffuso oltre 2,3 milioni di messaggi e deepfake video di disinformazione rivolti alla popolazione taiwanese. L’obiettivo è quello di creare una “Dottrina dell’inevitabilità”, convincendo il mondo che la riunificazione sia un destino storico e ineluttabile. Questa dottrina è sempre più supportata da deepfake generati dall’intelligenza artificiale e da narrazioni coordinate di “scetticismo statunitense” volte a suggerire che Washington alla fine abbandonerà Taipei.

Risposta politica: dall’ambiguità strategica all’allineamento preventivo

Infine, l’evoluzione della politica degli Stati Uniti e dei loro alleati si sta muovendo verso un allineamento preventivo. Il National Defense Authorization Act 2026 (NDAA 2026), firmato e convertito in legge alla fine del 2025, ha autorizzato 1 miliardo di dollari per la Taiwan Security Cooperation Initiative e ha incaricato il Dipartimento della Difesa di valutare e rafforzare le infrastrutture digitali critiche di Taiwan. Inoltre, la strategia di difesa di Taiwan si sta orientando verso il modello “Porcospino“, concentrandosi su sistemi asimmetrici mobili, numerosi e letali come mine navali e missili antinave

La violazione delle 24 miglia nautiche ridefinisce le soglie di sovranità

Il lancio di 10 razzi all’interno della Zona Contigua di 24 miglia nautiche a Sud-Ovest di Taiwan rappresenta un momento cruciale per il diritto marittimo internazionale e la stabilità regionale. Ai sensi della Convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare (UNCLOS), la Zona Contigua è l’area in cui uno Stato costiero può esercitare il controllo necessario per prevenire e punire le violazioni delle proprie leggi doganali, fiscali, sull’immigrazione o sanitarie. Posizionando sistemi d’arma all’interno di questa zona, in particolare vicino alle vie di accesso al porto di Kaohsiung, la Repubblica Popolare Cinese ha reso noto che il controllo amministrativo di Taiwan è inesistente. Il Ministero della Difesa Nazionale di Taiwan ha riferito che questi impatti si sono verificati a una distanza di circa 22,4 miglia nautiche dalla costa. Questa vicinanza fa scattare immediatamente le clausole di “Forza Maggiore” nei contratti di navigazione internazionali. Secondo il Baltic and International Maritime Council (BIMCO), qualsiasi attività cinetica all’interno della zona contigua di uno Stato consente la rivalutazione immediata dei premi per il “Rischio di Guerra“. Questo è il meccanismo di “paralisi“: Pechino non ha bisogno di colpire una nave; le basta dimostrare di essere in grado di colpire vicino alle rotte delle navi per innescare un blocco commerciale, esattamente quello che sta facendo l’Iran nello Stretto di Hormuz.

Interdizione ibrida incentrata sull’artiglieria: la nuova logica del blocco

L’operazione del dicembre 2025 dimostra che l’Esercito Popolare di Liberazione ha raggiunto l’obiettivo dell'”interdizione incentrata sull’artiglieria”. Tradizionalmente, un blocco navale richiede una “presenza navale ravvicinata” (navi che bloccano fisicamente i porti) o un “blocco a distanza” (intercettazione di navi in ​​punti strategici come il Canale di Bashi). L’ architettura di Pechino attraverso la minaccia sistemi di lancio multiplo di razzo (MLRS) PHL-16 consente un “blocco virtuale”. Il PHL-16 può lanciare una varietà di munizioni, tra cui razzi da 300 mm con una gittata fino a 130 km e razzi da 370 mm con una gittata fino a 300 km, oltre che razzi più avanzati e di calibro maggiore come il missile balistico tattico Fire Dragon480 da 750 mm, che ha una gittata fino a 500 km, secondo quanto riportato dall’Esercito Popolare di Liberazione. A seconda della situazione, il sistema può essere configurato per trasportare otto razzi guidati da 370 mm o due missili balistici tattici Fire Dragon 480 da 750 mm. Ad utilizzare il PHL-16 sono il 71, 72 e 73esimo Gruppo del PLA, le tre unità di terra sotto l’Eastern Theatre Command responsabili della difesa dello Stretto di Taiwan.

La guerra psicologica: la chiusura dello spazio aereo

Contemporaneamente ai lanci dei razzi all’interno della Zona Contigua di 24 miglia nautiche, l’Amministrazione dell’Aviazione Civile della Cina (CAAC) emanò il NOTAM A3912/25: Spazio aereo temporaneamente chiuso – Amministrazione dell’Aviazione Civile della Cina – Dicembre 2025 relativo alle aerovie nello spazio aereo controllato da Taiwan, citando “esercitazioni militari non specificate”. Ciò ha causato la cancellazione e il dirottamento di 892 voli nell’arco di 24 ore. Non si è trattato di un semplice effetto logistico collaterale, bensì di un’operazione psicologica calibrata nei minimi dettagli. Interrompendo il flusso di persone e merci di alto valore (come i componenti semiconduttori), Pechino ha sperimentato come provocare l’isolamento di Taipei. Secondo l’Associazione Internazionale del Trasporto Aereo (IATA), lo Stretto di Taiwan è uno degli spazi aerei più congestionati al mondo e che anche un’interruzione di sole 48 ore provoca un ritardo a cascata nell’intera rete aerea indo-pacifica.

Il “Cordone Grigio”: integrazione tra navi civili e militari il pretesto delle Forze dell’Ordine per la guerra ibrida marittima

L’evoluzione tattica osservata nel dicembre 2025 ha segnalato più di una semplice impennata militare; ha inaugurato la fase del “Cordone Grigio“. Mentre la Marina dell’Esercito Popolare di Liberazione (PLAN) fornisce la superiorità cinetica, il comando operativo è stato trasferito alla Guardia Costiera cinese (CCG) e all’Amministrazione per la Sicurezza Marittima (MSA). Pechino integra le forze dell’ordine civili in un accerchiamento militare ad alta intensità per creare una “Quarantena Funzionale” legalmente ambigua ma operativamente soffocante.

La militarizzazione giurisdizionale della Guardia Costiera cinese (CCG)

Il 29 dicembre 2025, il dispiegamento di 14 navi ufficiali della CCG e della MSA insieme a 13 navi da guerra della PLAN ha dimostrato un approccio sincronizzato a doppio binario. La CCG, he opera sotto il comando della Polizia Armata del Popolo (PAP) e in ultima analisi della Commissione Militare Centrale (CMC), funge da strumento principale per la “Guerra Legale” (San-Zhan). Utilizzando le navi della Guardia Costiera cinese per intercettare il traffico commerciale, la Repubblica Popolare Cinese trasforma un atto di aggressione internazionale in un’“ispezione di sicurezza” interna. Questa trasformazione si fonda sulla Legge sulla Guardia Costiera del 2021, che autorizza l’uso della forza nelle acque rivendicate dalla Cina per prevenire “violazioni della sovranità nazionale”. Nello Stretto di Taiwan, questa legge viene applicata per giustificare gli “abbordaggi amministrativi” di navi sospettate di trasportare “contrabbando”, un termine che il Cremlino e Pechino usano sempre più spesso per descrivere gli aiuti militari difensivi a Taiwan.

Quarantena funzionale: il “blocco navale non dichiarato”

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L’obiettivo primario dell’integrazione della Guardia Costiera cinese (CCG) è quello di attuare una “quarantena” piuttosto che un “blocco”. Secondo il diritto internazionale, un “blocco” è un atto di guerra che richiede una dichiarazione formale e deve essere applicato imparzialmente a tutte le nazioni. Una “quarantena”, invece, come utilizzata dalla Repubblica Popolare Cinese, opera come un’azione di “controllo doganale interno”.

Durante le esercitazioni di dicembre 2025, le navi della Guardia Costiera cinese, in particolare i pattugliatori di classe Zhaojun da 5.000 tonnellate, si sono posizionate all’ingresso delle rotte di traffico dello Stretto di Taiwan. Le imbarcazioni della CCG trasmettevano “Avvisi ai naviganti” sul canale VHF 16, intimando alle navi commerciali di comunicare la propria destinazione e i manifesti di carico alle “Autorità doganali cinesi”. Azioni coercitive che di fatto impongono la giurisdizione della Repubblica Popolare Cinese, che in caso di rifiuto dei comandanti, la CCG si riserva il diritto di abbordare fisicamente la nave o di dirottarla.

La Pechino ha investito ingenti somme per varare la più grande flotta di guardia costiera del mondo, inclusi i pattugliatori di classe Zhaotou da 12.000 tonnellate, più grandi degli incrociatori lanciamissili di classe Ticonderoga statunitensi. Durante l’escalation del 30 dicembre, una nave di classe Zhaotou (CCG 5901) è stata osservata stazionare esattamente sulla linea mediana dello Stretto di Taiwan. La presenza di scafi così imponenti consente alla Guardia Costiera cinese (CCG) di utilizzare tattiche di “speronamento” o “speronamento” contro le navi della Guardia Costiera taiwanese (CGA) senza ricorrere a un conflitto armato. Questa “non letalità cinetica” è il segno distintivo della strategia della paralisi. Essa costringe Taiwan a scegliere tra permettere alla CCG di operare a piacimento o sparare il primo colpo, una mossa che verrebbe immediatamente interpretata dai media statali e dalle reti di disinformazione cinesi come una “provocazione taiwanese”.

Paralisi cognitiva: le “tre guerre” in azione

Il “cordone grigio” è progettato per raggiungere tre obiettivi psicologici:

  • Delegittimazione: far apparire l’Autorità di vigilanza taiwanese (CGA) impotente a proteggere le proprie acque.
  • Esaurimento: costringere gli equipaggi della Marina Militare taiwanese a cicli di allerta elevata che, nel tempo, compromettono la loro prontezza operativa.
  • Ambiguità: creare sufficienti dubbi nelle menti dei responsabili politici statunitensi  e alleati da indurli a esitare nell’impiegare risorse navali contro le navi “civili” della guardia costiera cinese.

Questi strumenti “non cinetici” sono essenziali per mantenere lo stato di paralisi, poiché producono prove visive eclatanti di “controllo” senza innescare i trattati di difesa formali legati alle soglie di “attacco armato” previste dal US-Taiwan Relations Act.

Impatto economico delle ispezioni della Guardia Costiera cinese sulle catene di approvvigionamento “just-in-time”

Il “cordone grigio” prende di mira specificamente le rotte di esportazione dei semiconduttori di Taiwan. Se la Guardia Costiera cinese (CCG) implementasse l’”ispezione obbligatoria” delle navi portacontainer in partenza da Hsinchu o Taichung, la catena di approvvigionamento globale di chip per l’intelligenza artificiale, smartphone e dispositivi medici si troverebbe immediatamente paralizzata. La CISA (Cybersecurity and Infrastructure Security Agency) ha evidenziato questo collegamento marittimo-logistico come una vulnerabilità primaria per la sicurezza nazionale degli Stati Uniti. La sola minaccia di tali ispezioni ha causato, nel dicembre 2025, un calo del 4% dell’indice azionario ponderato per la capitalizzazione di mercato di Taiwan (TAIEX) in una singola seduta di negoziazione. L’integrazione della Guardia Costiera cinese (CCG) e dell’Esercito Popolare di Liberazione (MSA) nelle manovre offensive dell’Esercito Popolare di Liberazione rappresenta chiaramente la “logica di quarantena” della Repubblica Popolare Cinese. Operando al di sotto della soglia di un “attacco armato” ma al di sopra della soglia della “normale navigazione”, Pechino ha creato un meccanismo permanente di strangolamento marittimo. A partire da febbraio 2026, la CCG mantiene una “pattuglia di routine” di 6-8 navi all’interno della Zona Contigua di Taiwan, una presenza che è ormai diventata la “linea di base cinese” nello Stretto.

Deterrenza collettiva delle Alleanze

L’offensiva militare e delle forze dell’ordine del 29-30 dicembre 2025 ha rappresentato un banco di prova per l’architettura di sicurezza tra Stati Uniti, Giappone e Australia. Mentre i singoli attori statali hanno emesso rapide condanne, la realtà operativa dei primi mesi del 2026 ha rivelato un significativo “divario decisionale” tra la velocità tattica della Repubblica Popolare Cinese e la sincronizzazione della risposta della coalizione. Con l’Esercito Popolare di Liberazione (PLA) che ha normalizzato le frequenti violazioni della Zona Contigua di 24 miglia nautiche (24 nm), gli Stati Uniti e i loro partner regionali faticano a conciliare la postura “incentrata sull’invasione” con l’emergente realtà della “quarantena funzionale”.

La nuova policy degli Stati Uniti: persistenza tattica contro ambiguità strategica

Gli Stati Uniti hanno mantenuto il loro impegno nelle operazioni di libertà di navigazione (FONOP), ma la cadenza di queste operazioni nel gennaio 2026 ha evidenziato la difficoltà di contrastare l’approccio incrementale. Il 16 e 17 gennaio 2026, il cacciatorpediniere di classe Arleigh Burke USS John Finn (DDG 113) e la nave idrografica USNS Mary Sears (T-AGS 65) hanno effettuato il primo transito dello Stretto di Taiwan dell’anno. Sebbene la Settima Flotta statunitense abbia definito il transito di routine, l’inclusione di una nave oceanografica di classe Pathfinder indica una maggiore attenzione alla mappatura dell’ambiente sottomarino per contrastare l’attività dei sottomarini della Marina cinese nelle acque profonde dello Stretto. Tuttavia, il Dipartimento della Guerra è stato costretto a riallineare il proprio bilancio per l’anno fiscale 2026 per dare priorità agli obiettivi “America First“, portando alla riduzione o all’eliminazione di diversi programmi di cooperazione in materia di sicurezza a bassa priorità, concentrandosi al contempo sulla “Dissuasione della Cina” come pilastro fondamentale. Questa tensione di bilancio suggerisce che, sebbene la presenza tattica rimanga, la portata della deterrenza “Oltre l’orizzonte” sta affrontando un evidente e dichiarato cambiamento di postura militare e politica estera dell’Amministrazione Trump, anche nei confronti di Taiwan.

Il “Muro del Giappone”: la prossimità come vincolo

Il Giappone rimane il partner della coalizione più vulnerabile a causa della vicinanza geografica delle sue isole Yaeyama a Taiwan, con l’isola di Yonaguni situata a soli 111 chilometri dalla costa principale di Taiwan. In risposta alle esercitazioni del dicembre 2025, il Giappone ha accelerato la sua strategia di “deterrenza tramite negazione”, ma si trova ad affrontare severi vincoli legali e politici.

Il dispiegamento militare di Tokyo nel sud-ovest è progettato per creare incertezza per Pechino, eppure il principale partner commerciale del Giappone rimane la Cina, creando un “paradosso sicurezza-economia”. Inoltre, gli strateghi dell’Esercito Popolare di Liberazione hanno utilizzato con successo l'”azione congiunta Russia-Cina” per limitare le Forze di autodifesa giapponesi (JSDF). Coordinandosi con le esercitazioni a fuoco vivo della Federazione Russa nei territori settentrionali a partire dal 1° gennaio 2026, la Cina ha di fatto costretto il Giappone a dividere il suo focus difensivo, impedendo il pieno ridispiegamento delle risorse nel teatro meridionale.

La “presenza regionale” dell’Australia e la diplomazia delle medie potenze

L’Australia nel 2026 ha adottato una strategia di “Presenza Plus”, nel tentativo di stabilizzare l’Indo-Pacifico attraverso una combinazione di dispiegamenti navali e profondi trattati di sicurezza con i Paesi vicini del Sud-Est asiatico. Il 3 febbraio 2026, le Forze di Difesa australiane (ADF) hanno avviato il loro programma di presenza regionale per il 2026, con le fregate HMAS Warramunga e HMAS Toowoomba partite per esercitazioni nel Mar Cinese Meridionale e nell’Asia orientale.

Contemporaneamente, il 5 febbraio 2026 il Primo ministro Anthony Albanese ha firmato il Trattato di Sicurezza Comune Australia-Indonesia, un importante passo diplomatico volto a impedire alla Repubblica Popolare Cinese di neutralizzare la posizione neutrale dell’Indonesia durante una visita di emergenza a Taiwan. Il ruolo dell’Australia è sempre più incentrato sul garantire che il quadro AUKUS fornisca una “crescita industriale sovrana” e stabilità della sicurezza marittima, anche mentre gli Stati Uniti affrontano i propri cambiamenti politici interni.

La NATO e il “tessuto connettivo” della sicurezza globale

Sebbene Taiwan si trovi al di fuori dell’ambito geografico dell’Articolo 5la NATO ha iniziato a istituzionalizzare il “tessuto connettivo” tra la sicurezza europea e quella indo-pacifica. La leadership della NATO ha osservato che un conflitto per Taiwan avrebbe un impatto devastante sull’economia globale e potrebbe potenzialmente coinvolgere gli Stati Uniti in un conflitto diretto con una potenza nucleare.

All’inizio del 2026, gli alleati della NATO come il Regno Unito, la Francia e la Germania hanno sincronizzato sempre più le loro dichiarazioni diplomatiche con il SEAE, sottolineando che la stabilità dello Stretto di Formosa è un prerequisito per la sicurezza del commercio globale. Tuttavia, il coinvolgimento operativo delle marine europee rimane limitato a transiti occasionali di “libertà di navigazione”, lasciando l’onere della “risposta cinetica” quasi interamente a Stati Uniti e Giappone.

Il “divario decisionale” è l’arma più efficace della Repubblica Popolare Cinese. Operando nella “zona grigia”, dove le azioni sono troppo aggressive per essere ignorate ma troppo ambigue per innescare una risposta militare immediata, la RPC costringe la coalizione a uno stato di “esaurimento reattivo”. Mentre il presidente Xi Jinping continua a presentare l’unificazione come prerequisito per la “Grande rinascita della nazione cinese”, la coalizione deve decidere se può andare oltre il sostegno retorico per adottare un quadro di risposta automatico e prestabilito. Il mancato superamento di questo divario permetterà alla strategia della paralisi di avere successo non attraverso la battaglia, ma attraverso il peso cumulativo di un’invasione incessante.

La guerra cognitiva e la Dottrina dell’inevitabilità

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Le manovre cinetiche e marittime della fine del 2025 e dell’inizio del 2026 fungono da substrato fisico per una campagna ben più pervasiva: la lotta della Repubblica Popolare Cinese per il dominio cognitivo sulla popolazione taiwanese e sulla comunità internazionale. Questa “Battaglia delle Menti” è orchestrata attraverso la dottrina delle Tre Guerre (San-Zhan), che integra pressione psicologica, manipolazione dei media e inquadramento giuridico per indurre una condizione di “resa preventiva”. A partire dal 9 febbraio 2026, questa campagna è passata dalla propaganda tradizionale a operazioni di influenza ad alta fedeltà, potenziate dall’intelligenza artificiale, progettate per sfruttare le fratture sociali ed erodere la “volontà di resistere”.

La “Dottrina dell’inevitabilità”: forgiare il destino storico

Il fulcro della campagna di disinformazione della Repubblica Popolare Cinese è la “Dottrina dell’inevitabilità”. Dopo le esercitazioni del 29-30 dicembre 2025, il discorso di Capodanno 2026 del Segretario Generale Xi Jinping ha presentato la riunificazione non come un obiettivo politico negoziabile, bensì come un'”inevitabilità storica. Definendo la “Quarantena” come una forza inarrestabile della natura, la Repubblica Popolare Cinese mira a demoralizzare i civili taiwanesi, convincendoli che il sostegno esterno, principalmente dagli Stati Uniti, sia condizionato e, in definitiva, inutile. Questa narrazione è amplificata dalla diffusione da parte del PLA di filmati di combattimento altamente stilizzati. Nel gennaio 2026, la CCTV ha pubblicato video di esercitazioni di “attacco decapitazione” che utilizzavano droni da ricognizione e munizioni di precisione per distruggere obiettivi simulati di alto valore.  Il linguaggio visivo di questi video, filtrato attraverso piattaforme di social media come TikTok e WeChat, è progettato per creare un “livello biologico” di stress, prendendo di mira direttamente l’amigdala per indurre paura e paralisi decisionale.

Deepfake generati dall’intelligenza artificiale e disinformazione sintetica

Il ciclo 2025-2026 ha visto un’impennata nell’uso dell’IA generativa per creare disinformazione iperrealistica. L’Ufficio di sicurezza nazionale di Taiwan (NSB) ha registrato oltre 2,3 milioni di elementi di disinformazione solo nel 2025, una parte significativa dei quali ha utilizzato la tecnologia Deepfake.

Queste risorse sintetiche vengono impiegate in tre vettori specifici:

  • Decapitazione politica: video falsificati di leader taiwanesi che discutono di resa o corruzione interna.
  • Discordia sociale: account “lifestyle” generati dall’IA su Threads e X che guadagnano follower attraverso contenuti innocui prima di virare verso messaggi politici incendiari.
  • Disfattismo militare: “Armate d’acqua su Internet” coordinate che amplificano le immagini delle attrezzature dell’Esercito Popolare di Liberazione per esagerare il “divario di potere” tra le forze contrapposte dello Stretto.

Comportamento inautentico coordinato e basi di “stile di vita”

Un rapporto pubblicato dall’Ufficio di Sicurezza Nazionale di Taiwan nel gennaio 2026 ha identificato il Gruppo Wubianjie e altre società di marketing di terze parti incaricate dall’Esercito Popolare di Liberazione di creare “account dormienti”. Questi account utilizzano anchor generati dall’intelligenza artificiale, spesso donne attraenti o “medici IA”, per costruire fiducia all’interno delle comunità digitali taiwanesi. La strategia è quella dell’influenza “dal centro verso l’esterno”: una volta radicati nel tessuto sociale, questi resoconti possono essere “ribaltati” durante una crisi dinamica per diffondere il panico. Ad esempio, durante le cancellazioni dei voli del dicembre 2025, questi resoconti hanno contemporaneamente promosso la narrazione secondo cui il governo taiwanese aveva “abbandonato” i suoi cittadini all’isolamento militare.

Resilienza cognitiva: la controffensiva di Taiwan

In risposta a questa “soppressione invisibile”, il Ministero della Difesa Nazionale di Taiwan (MND) ha implementato protocolli di “rafforzamento cognitivo”. A partire dal 2025, il programma televisivo militare Juguang Garden ha integrato la formazione all’alfabetizzazione mediatica per tutti i membri delle forze armate. Inoltre, Taiwan ha sfruttato la sua vivace società civile, tra cui il Taiwan FactCheck Centerl’IORG e i Taiwan AI Labs, per smascherare le narrazioni della RPC in tempo quasi reale. Questo modello di resilienza “dell’intera nazione” è progettato per trasformare la popolazione da un bersaglio passivo in una rete di sensori attiva contro le operazioni di influenza straniera.

La simulazione del “deepfake di resa” del presidente di Taiwan Lai

Nel gennaio 2026, l’NSB ha messo in guardia contro uno scenario potenzialmente catastrofico: un deepfake ad alta fedeltà del presidente taiwanese Lai che annuncia un “accordo di pace” negoziato durante un’interruzione di internet causata dal taglio del cavo da parte dell’Esercito Popolare di Liberazione. Se la Cina riesce a clonare le voci e gli accenti dei leader taiwanesi utilizzando i dati raccolti da aziende come iFlytek, il “divario di autenticità” diventa quasi impossibile da colmare nel vivo di un conflitto cinetico.

La narrativa dello “scetticismo verso gli Stati Uniti”: la frattura dell’Alleanza

Un tema primario delle operazioni cognitive della Repubblica Popolare Cinese all’inizio del 2026 è la promozione dello “scetticismo verso gli Stati Uniti” (Yimeilun). Queste narrazioni sfruttano i dibattiti politici interni statunitensi sulla “condivisione degli oneri” e sulle politiche “America First” per suggerire che l’Amministrazione Trump, alla fine, baratterà la sicurezza di Taiwan in cambio di un accordo più ampio con Pechino. Amplificando spezzoni di politici statunitensi che mettono in discussione il costo della difesa nell’Indo-Pacifico, Pechino mira a creare una “profezia che si autoavvera” di abbandono che innesca la frammentazione politica all’interno di Taipei.

La “Zona Grigia” non è più solo lo spazio di ambiguità e competizione strategica situato tra la pace formale e la guerra aperta, sfruttato per logorare l’avversario tramite azioni sotto-soglia; è una frontiera digitale e psicologica. La capacità della Repubblica Popolare Cinese di normalizzare la Strategia della Paralisi dipende dal suo successo nel dominio cognitivo. Se il popolo taiwanese crede che la resistenza sia inutile – che le energie si esauriranno, che le navi non arriveranno e che l'”inevitabilità” della riunificazione sia un fatto storico – allora il Partito Comunista Cinese ha già vinto.

La battaglia del futuro per le Alleanze (NATO, AUKUS, QUAD) è la neutralizzazione della “repressione invisibile” della Repubblica Popolare Cinese, attraverso una deterrenza collettiva e multidominio in grado di garantire a Taiwan di rimanere un “faro” di democrazia, autodeterminazione e sovranità nell’Indo -Pacifico, anziché essere vittima di una sconfitta lenta e invisibile.

 

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La Francia si prepara alle elezioni presidenziali con una nuova strategia di contrasto alle FIMI

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Agosto 2026

La Repubblica Francese, che possiede territori disseminati su più continenti e oceani, implementa ed estende ai singoli individui le sanzioni europee di contrasto alle operazioni ibride.

di Francesco D’Arrigo

La decisione della Francia di espellere la nota commentatrice russa Kseniya Fedorova, ex direttrice della rete televisiva Russia Today – RT France, segna un significativo cambiamento di strategia del Paese al contrasto delle operazioni FIMI.  Le autorità francesi hanno concluso che le sue attività rappresentano una potenziale minaccia alla sicurezza nazionale, in quanto diffondono narrazioni ingannevoli e disinformazione russa in un momento in cui la Francia si appresta ad affrontare il delicato periodo pre-elettorale in vista delle elezioni presidenziali del 2027.

Il provvedimento riflette un più ampio riconoscimento del fatto che le operazioni di influenza del Cremlino si estendono ben oltre lo spionaggio tradizionale e si basano sempre più sulla guerra dell’informazione per radicalizzare il dibattito politico, minare la fiducia del pubblico nelle istituzioni democratiche e amplificare la polarizzazione sociale. Prendendo di mira i propagandisti influenti anziché esclusivamente i media controllati dallo Stato, Parigi espande il paradigma di contrasto europeo alla manipolazione delle informazioni e ingerenza da parte di attori stranieri, o FIMIForeign Information Manipulation and Interference.

Il regime sanzionatorio previsto dal Regolamento 833/2014 del 31 luglio 2014, adottato dall’Unione Europea concernente misure restrittive in considerazione delle azioni della Russia che destabilizzano la situazione in Ucraina, che vieta di diffondere o contribuire a diffondere i contenuti di soggetti in quanto emittenti, testate e piattaforme direttamente gestite o coordinate dai Servizi di intelligence russi, la Francia lo estende anche nei confronti degli individui che agiscono come vettori di influenza straniera, le cui attività vengano considerate una minaccia per gli interessi nazionali.

La tempistica di questa decisione è strategicamente significativa.  La Russia ha ripetutamente cercato di sfruttare i cicli elettorali in tutta Europa attraverso campagne di disinformazione coordinate, amplificando narrazioni estremiste e sostenendo attori politici che promuovono posizioni favorevoli a Mosca

Le elezioni presidenziali francesi del 2027 e quelle dei Paesi membri della Coalizione dei Volenterosi: Danimarca, Francia, Germania, Italia, Paesi Bassi, Norvegia, Spagna, Svezia, Regno Unito e Ucraina (che proprio a Parigi hanno annunciato la creazione di un’alleanza per la costruzione di missili antibalistici), rappresentano obiettivi di influenza e ingerenza di importanza strategica per il Cremlino.

La Francia, che nella nuova architettura di sicurezza europea, nella NATO e nel continuo sostegno militare all’Ucraina ricopre un ruolo di leadership, sta adottando nuove misure di contrasto alle attività FIMI russe e  le modalità per ridurre la libertà operativa delle reti di influenza di Mosca, prima che la campagna elettorale entri nella sua fase più attiva. Le misure preventive di sicurezza nazionale ora si abbinano a controlli in materia di immigrazione e di ordine pubblico più rigorosi in materia di visti per i cittadini russi.

Nel novembre 2025 la Commissione ha adottato norme più rigorose in materia di visti per i cittadini russi in considerazione dei maggiori rischi per la sicurezza posti dalla guerra di aggressione della Russia nei confronti dell’Ucraina, tra cui la strumentalizzazione dei flussi migratori, gli atti di sabotaggio e il potenziale uso improprio dei visti. Ciò consentirà un controllo attento e frequente dei richiedenti i visti di ingresso negli Stati UE, in modo da attenuare qualsiasi potenziale rischio per la sicurezza.

L’espulsione della propagandista filo-putiniana Kseniya Fedorova rafforza, inoltre, un principio europeo emergente, secondo il quale la libertà di espressione non può essere sfruttata come scudo legale per operazioni coordinate di influenza straniera dirette da Stati ostili o a loro vantaggio. Mentre le società democratiche restano impegnate a proteggere la legittima espressione politica, i governi europei distinguono sempre più tra la protezione della libertà di espressione e le attività di (dis)informazione organizzate, condotte per conto di avversari stranieri che cercano di manipolare i processi democratici.

La strategia informativa della Russia si basa sempre più su un ecosistema decentralizzato, anziché esclusivamente su organi di informazione statali come RT o Sputnik. Le narrazioni del Cremlino vengono ora amplificate attraverso una rete di piattaforme mediatiche ultra-conservatrici, di destra, di estrema destra, anti-establishment e alternative, influencer sui social media, commentatori e organizzazioni di advocacy che spesso operano al di fuori delle dirette strutture istituzionali russe. Questo modello decentralizzato ma diffuso complica l’attribuzione delle responsabilità, aumentando al contempo la portata e la resilienza delle campagne di influenza russe in tutta Europa.

Il caso Fedorova dimostra che la Francia sta evolvendo le proprie difese adottando ed estendendo le contromisure europee. Anziché concentrarsi esclusivamente sul blocco delle organizzazioni mediatiche russe, i governi che implementano le sanzioni decise in ambito comunitario stanno iniziando a prendere di mira singoli operatori, intermediari e comunicatori influenti che facilitano la diffusione delle narrazioni del Cremlino.  Ciò riflette una transizione dai dibattiti sulla censura reattiva verso politiche proattive di controspionaggio e di resilienza, concepite per identificare, interrompere e scoraggiare le reti di influenza straniere prima che possano incidere significativamente sull’opinione pubblica o sui risultati elettorali.

Strategicamente, la decisione della Francia è probabilmente intesa a perseguire un più ampio scopo di deterrenza.  Imponendo sanzioni legali concrete a un propagandista russo di alto profilo, Parigi invia un segnale chiaro: la partecipazione a operazioni di influenza coordinate dal Cremlino (da altri attori statali, non statali o dai tecno-oligarchi statunitensi) può comportare costi personali, tra cui l’espulsione, restrizioni sui visti, controlli finanziari o future azioni legali. Tali misure mirano non solo a ridurre le capacità operative della Russia in Francia, ma anche ad aumentare i rischi percepiti per gli altri membri dell’infrastruttura di influenza di Mosca che operano in tutta Europa.

Dal punto di vista della sicurezza nazionale, tuttavia, l’espulsione riflette una più ampia rivalutazione del modo in cui gli stati democratici rispondono alle operazioni di influenza straniera condotte sotto le spoglie della libertà di stampa, di pensiero e del commento pubblico. Dopo le sanzioni che hanno portato alla chiusura dell’emittente statale russa RT France, Fedorova non si è ritirata dallo spazio informativo francese. Al contrario, è rimasta una partecipante attiva al discorso politico, continuando a promuovere le narrazioni del Cremlino che giustificano l’aggressione russa contro l’Ucraina, mettono in discussione il sostegno occidentale a Kyiv e fanno eco alla guerra psicologica e a messaggi aggressivi coerenti con gli obiettivi di comunicazione strategica della Federazione Russa.

La rilevanza del caso va ben oltre le attività di un singolo individuo.  Le autorità francesi sembrano considerare Fedorova non semplicemente come una giornalista che esprime opinioni controverse, ma come parte di un più ampio ecosistema di influenza volto a plasmare l’opinione pubblica, polarizzare il dibattito politico e indebolire il sostegno interno alle politiche estere e di sicurezza della Francia.

Questa nuova classificazione è fondamentale: le democrazie liberali tutelano la libertà di espressione impopolare o controversa; tuttavia, i governi considerano sempre più le operazioni di influenza coordinate condotte per conto di potenze straniere ostili come una minaccia alla sicurezza nazionale, piuttosto che come una questione di libertà di parola.

Particolarmente preoccupante per le autorità francesi è il continuo coinvolgimento di Fedorova con settori del panorama politico francese vicini a Mosca. La sua attività mediatica ha costantemente amplificato narrazioni attraenti per certi ambienti di estrema destra, nazionalisti, sovranisti e anti-establishment, gruppi che la Russia (e dal 2025 anche diversi esponenti dell’Amministrazione Trump) ha ripetutamente cercato di coltivare in tutta Europa nell’ambito della loro strategia a lungo termine per indebolire la coesione europea, minare la politica delle sanzioni ed erodere il sostegno alla NATO e agli aiuti militari all’Ucraina.  Sebbene esprimere tali opinioni politiche non sia di per sé illegale, un coordinamento costante con narrazioni che servono gli interessi strategici di un avversario straniero solleva inevitabilmente preoccupazioni in materia di controspionaggio, soprattutto in vista di importanti imminenti campagne elettorali, come le elezioni presidenziali in Francia.

La tempistica dell’espulsione è strategicamente significativa.  La Francia sta entrando nella fase preparatoria delle elezioni presidenziali del 2027, un periodo che i servizi segreti francesi hanno costantemente identificato come particolarmente vulnerabile alle operazioni di disinformazione e ingerenza straniere. Precedenti campagne di interferenza russa negli Stati Uniti, in Francia, in Germania e in altre democrazie europee hanno dimostrato che Mosca cerca di influenzare il contesto elettorale anni prima del voto, coltivando intermediari fidati, radicalizzando le divisioni politiche esistenti e normalizzando narrazioni favorevoli agli obiettivi geopolitici russi. Come del resto, stiamo constatando anche noi in Italia.

In quest’ottica, l’allontanamento di un propagandista di spicco del Cremlino può essere interpretato come una misura preventiva di controspionaggio, volta a ridurre la capacità operativa delle reti di influenza russe prima che la competizione elettorale si intensifichi.

Il caso illustra anche una più ampia evoluzione nelle contromisure europee contro le operazioni ibride russe. Mentre in passato le risposte si concentravano principalmente sulla sanzione di organi di informazione controllati dallo Stato come RT e Sputnik, i governi ora prendono sempre più di mira singoli operatori, intermediari e comunicatori influenti che continuano a promuovere la narrativa del Cremlino attraverso ecosistemi mediatici alternativi, anche dopo la chiusura dei canali di informazione statali ufficiali.  Ciò riflette la consapevolezza che le campagne di influenza russe si sono evolute in reti decentralizzate che si basano su attori politici locali, commentatori indipendenti, piattaforme digitali e organizzazioni per procura, piuttosto che esclusivamente sui media statali ufficiali.

Dal punto di vista strategico, l’espulsione stabilisce un importante precedente e segnala che la partecipazione ad attività coordinate di influenza straniera può comportare conseguenze legali e amministrative personali, anche quando condotta sotto la copertura del giornalismo o del commento politico. Ciò aumenta i costi operativi per le reti di influenza russe in tutta Europa e costringerà Mosca a fare sempre più affidamento su metodi meno visibili, tra cui operazioni di influenza online clandestine, contenuti generati dall’intelligenza artificiale, intermediari reclutati localmente ed ecosistemi digitali anonimi, più difficili da individuare e attribuire per i servizi di controspionaggio europei.

In definitiva, il dibattito sull’espulsione di Kseniya Fedorova riflette un dilemma fondamentale che affligge le società democratiche: come preservare la libertà di espressione difendendo al contempo le istituzioni democratiche dalla guerra dell’informazione coordinata dall’estero.  La decisione della Francia suggerisce che il suo governo considera sempre più la protezione dei processi democratici e dell’integrità elettorale come una responsabilità fondamentale per la sicurezza nazionale, soprattutto quando si confronta con campagne di influenza sponsorizzate da attori statali e progettate per manipolare l’opinione pubblica, piuttosto che contribuire a un legittimo discorso democratico.

Se tutti gli altri Stati europei, Italia inclusa, adottassero approcci simili, soprattutto in periodi che precedono importanti elezioni, l’effetto cumulativo potrebbe limitare significativamente la capacità della Russia, e di altri Stati che vogliono destrutturare l’Unione Europea, di esercitare la propria influenza attraverso reti di propaganda consolidate, rendendo la lotta per lo spazio informativo europeo una dimensione sempre più resiliente ed efficace nella tutela della sicurezza dei cittadini e delle istituzioni democratiche.

 

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COMPRENDERE E CONTRASTARE LE FIMI RUSSE

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Luglio 2026

Italia permeabile e non protetta

di Francesco D’Arrigo

Dal febbraio 2022, con l’invasione russa dell’Ucraina oltre alla guerra militare tra Stati, l’Unione europea si è trovata a fronteggiare una guerra ibrida che utilizza in maniera sistematica coercizione energetica, operazioni psicologiche, spionaggio, sabotaggi, attacchi cibernetici quotidiani e attività FIMI.

Il Cremlino ha utilizzato canali mediatici come Russia Today per condurre una campagna sistematica di disinformazione, propaganda e manipolazione dell’opinione pubblica europea, a sostegno della propria aggressione militare.

Quando si parla di disinformazione, solitamente si pensa a notizie fuorvianti o a narrazioni inventate con l’intento di ingannare. Ma la manipolazione delle informazioni può andare ben al di là delle mistificazioni. Ecco perché l’Unione europea ha concettualizzato questa minaccia definendola come manipolazione delle informazioni e ingerenza da parte di attori stranieri, o FIMIForeign Information Manipulation and Interference.

Cosa si intende realmente per FIMI?

Focalizzata su comportamenti manipolatori anziché sulle sole narrazioni ingannevoli, descrive un modello comportamentale non definibile di per sé illegale, che però minaccia o influisce negativamente su valori, procedure e processi politici. La FIMI è manipolatoria e condotta in modo intenzionale e coordinato. Può essere portata avanti da attori sia statali che non statali e può avvalersi di intermediari che operano a livello domestico o dall’estero.

Un’analisi congiunta sul processo di adesione dell’Ucraina all’Unione Europea, condotta dall’European External Action Service (EEAS) e dal Center for Countering Disinformation on FIMI ucraino (CCD), rivela dei cluster narrativi costituiti da quattro blocchi che si rafforzano a vicenda nell’ambito dell’attività FIMI russa mirata all’adesione dell’Ucraina all’UE.

Secondo il report congiunto, con prefazioni di Kaja Kallas – Vicepresidente della Commissione europea e Kyrylo Budanov – Capo dell’Ufficio del Presidente dell’Ucraina, la logica complessiva della FIMI russa è coerente agli obiettivi di annessione dell’Ucraina che hanno determinato l’invasione armata lanciata con l’Operazione Militare Speciale:

  1. L’Unione Europea è egoista e cinica: “l’UE prolunga la guerra per indebolire la Russia”. Questa narrativa inverte il nesso causale tra l’aggressione russa e il bisogno di sostegno dell’Ucraina, riposizionando l’UE come l’attore responsabile delle vittime ucraine. L’obiettivo strategico è quello di svincolare gli interessi di sicurezza dell’Ucraina dal suo percorso di integrazione europea e di erodere la disponibilità dell’opinione pubblica ad accettare le riforme.
  2. L’Ucraina è debole e controllata dall’esterno: “gli Stati membri dell’UE mirano a spartirsi l’Ucraina”. Scenari inventati, come i presunti piani franco-britannici di spartizione dei territori ucraini o la presunta “Operazione Turul” dell’Ungheria per conquistare la Transcarpazia, sfruttano le ansie territoriali e la memoria storica per dipingere gli Stati partner come annessionisti occulti. La comunicazione è localizzata per specifici pubblici regionali, rivolgendosi direttamente agli Stati membri dell’UE più critici nei confronti del percorso di adesione dell’Ucraina.
  3. Le riforme imposte dall’Unione Europea sono dannose per gli ucraini: “l’integrazione nell’UE nasconde un controllo esterno”. Gli attori della FIMI ridisegnano le riforme normative come una coercizione imposta da Bruxelles anziché come modernizzazione, presentando ogni requisito tecnico come un danno immediato per i cittadini. Un caso rappresentativo è la campagna di disinformazione russa su progetto di legge n. 14025 sulla tassazione delle piattaforme digitali.
  4. L’adesione è irrealistica: “l’Ucraina è incompatibile con i valori dell’UE”. Le reali sfide di riforma vengono amplificate in modo selettivo e le dichiarazioni dei funzionari europei sistematicamente decontestualizzate per suggerire un’incompatibilità strutturale con l’adesione. Ciò si basa anche su narrazioni relative alla corruzione nel governo ucraino. Per il pubblico interno ciò normalizza la disillusione; per quello esterno rafforza l’immagine dell’Ucraina come candidato perennemente travagliato.

Queste narrazioni perseguono tre obiettivi operativi: erodere la coesione interna in Ucraina attraverso stimoli emotivi contraddittori; consolidare l’immagine di “Stato fallito” per indebolire sia la fiducia interna che il sostegno esterno; minare le relazioni bilaterali tra l’Ucraina e i principali Stati membri dell’UE. La sofisticatezza risiede meno nelle singole invenzioni che nella loro perpetua sistematica ripetizione e nella contraddizione deliberata, che agiscono di concerto per rendere il processo di adesione progressivamente meno credibile agli occhi del pubblico ucraino.

L’architettura delle FIMI Russe

L’infrastruttura di diffusione dell’attività FIMI russa osservata è costituita da quattro livelli analitici:

  1. canali ufficiali dello Stato;
  2. mezzi di comunicazione controllati dallo Stato;
  3. risorse FIMI legate allo Stato;
  4. attori FIMI allineati allo Stato.

Fonti Ufficiali Attribuite

Le fonti russe ufficiali e controllate dallo Stato vengono utilizzate meno frequentemente per esercitare un’influenza diretta sul pubblico ucraino a causa delle restrizioni alle trasmissioni e della scarsa fiducia di cui godono. Tuttavia, fungono spesso da fonti primarie di narrazioni, interpretazioni o affermazioni inventate che vengono successivamente rielaborate e amplificate da attori collegati allo Stato o allineati con esso in forme più adattabili allo spazio informativo ucraino.

Tali funzioni di definizione della narrativa sono svolte più comunemente dai principali media statali russi e dalle agenzie di stampa ufficiali, tra cui RIA Novosti, TASS e RT, nonché dai canali Telegram di funzionari russi e istituzioni statali, tra cui “Дмитрий Медведев” (Dmitry Medvedev), “Кремль. Новости» (Kreml. Novosti), «Мария Захарова» (Maria Zakharova), «МИД России» (Ministero degli Esteri russo), «Минобороны России» (Ministero della Difesa russo), «РОДИОН МИРОШНИК» (Rodion Miroshnik) e altri. La loro funzione è quella di diffondere informazioni pseudo-riservate, interpretazioni manipolatorie dei processi politici interni e messaggi volti a screditare la leadership ucraina e i partner internazionali.

Attori Occulti Allineati allo Stato e Attribuiti

Attori allineati allo Stato, tra cui personalità pubbliche soggette a sanzioni, garantiscono una diffusione personalizzata, presentando gli stessi messaggi come analisi “alternative” o critiche interne. In questo contesto, i canali di Oleksii Arestovych, Diana Panchenko e Anatolii Sharii compaiono regolarmente nell’ambiente di diffusione delle narrazioni anti-europee o anti-ucraine. Il loro ruolo non si limita a ripetere narrazioni e affermazioni; essi aggiungono un’interpretazione emotiva e una credibilità personalizzata per un pubblico che potrebbe diffidare delle fonti russe palesi.

Attori Occulti Legati allo Stato e Non Attribuiti

Gli attori legati allo Stato adattano poi questi messaggi a un pubblico specifico attraverso canali Telegram anonimi, siti web pseudo-locali e account sui social media. Questo ecosistema comprende canali Telegram quali Резидент (Rezident), Легитимный (Legitimnyy), Картель (Kartel), Сплетница (Spletnitsa) e altri, che il Servizio di sicurezza dell’Ucraina ha collegato all’85° Centro principale dei Servizi speciali della Direzione principale dello Stato maggiore delle Forze armate della Federazione Russa. Un ruolo a sé stante all’interno della categoria degli attori allineati allo Stato è svolto dagli ecosistemi pseudo-locali, tra cui ZOV/Pravda e le risorse della rete На самом деле (Na samom dele), che si rivolgono a un pubblico in diverse città ucraine. Tali risorse contribuiscono a localizzare le narrazioni FIMI russe collegando le affermazioni a livello nazionale a specifici timori regionali. Secondo dati di dominio pubblico, la rete ZOV/Pravda, associata alla rete di Yevhenii Shevchenko, appartiene alla stessa infrastruttura di Portal Kombat (un sito allineato alla Russia). Gli attori legati allo Stato adattano poi questi messaggi a un pubblico specifico attraverso canali Telegram anonimi, siti web pseudo-locali e account sui social media. Questo ecosistema comprende canali Telegram quali Резидент (Rezident), Легитимный (Legitimnyy), Картель (Kartel), Сплетница (Spletnitsa) e altri, che il Servizio di sicurezza dell’Ucraina ha collegato all’85° Centro principale dei servizi speciali della Direzione principale dello Stato maggiore delle Forze armate della Federazione Russa. Comprende inoltre risorse associate al collaboratore Viktor Medvedchuk, in Information Manipulation Set (IMS), per il quale non esiste ancora un’attribuzione formale). Analogamente, le fonti На самом деле sono collegate all’ecosistema InfoDefense, allineato allo Stato, attraverso un’infrastruttura di feedback condivisa.

Di conseguenza, la distinzione tra attori “legati” allo Stato e attori “allineati” allo Stato è di natura analitica piuttosto che assoluta. In termini operativi, questi attori operano spesso su piattaforme e a un pubblico che si sovrappongono, dove messaggi simili possono essere diffusi, adattati e rafforzati a vicenda.

Tecniche, Tattiche e Procedure di Influenza

Nel corso del periodo monitorato, le attività FIMI russe contro l’adesione dell’Ucraina all’UE sono diventate più scalabili e adattive. La loro logica corrisponde all’approccio FIMI più ampio: l’obiettivo non è solo diffondere informazioni false, ma anche minare la fiducia, creare rumore informativo, logorare il pubblico e ridurre la capacità di distinguere i contenuti affidabili da quelli manipolatori. Nei casi FIMI osservati sono emerse in modo particolare le seguenti Tactics, Techniques and Procedures – Tattiche, Tecniche e Procedure (TTP) nel contesto della FIMI indicano i modelli di comportamento usati da attori ostili per ingannare e manipolare l’ambiente informativo.

La prima tecnica è l’amplificazione: da parte di fonti che mostrano segni di utilizzo di IA. Nel periodo compreso tra gennaio 2025 e aprile 2026, all’interno del set di dati relativo alle menzioni, 2.680 fonti hanno mostrato tali segni su Telegram, VK, X, Facebook, YouTube, TikTok, Threads e siti web. Queste fonti hanno contribuito ad aumentare la visibilità di messaggi selezionati, a creare l’impressione di un interesse pubblico spontaneo e ad accelerare la diffusione dei contenuti sulle piattaforme. L’amplificazione inautentica è particolarmente rilevante per gli argomenti in cui l’obiettivo non è solo quello di convincere, ma anche di creare l’impressione che la sfiducia nei confronti del processo di adesione all’UE sia diffusa.

La seconda tecnica è la “mapaganda”: l’uso manipolativo di carte geografiche che mappano le questioni territoriali con l’obiettivo di legittimare le narrazioni russe. Ciò include l’esagerazione delle conquiste territoriali russe, la distorsione della linea del fronte, la visualizzazione di presunte “zone di responsabilità” o la creazione di scenari di «ridistribuzione» dei territori ucraini tra attori esterni. Nel contesto dell’adesione, la «mapaganda» sostiene la tesi secondo cui i partner si stanno preparando a dividere l’Ucraina o che la sovranità ucraina sia già oggetto di negoziazioni senza l’Ucraina.

Mapaganda

La terza tecnica consiste nello sfruttamento e la manipolazione selettiva di dichiarazioni reali di politici, funzionari, esperti o media europei. Singole citazioni vengono estrapolate dal contesto per suggerire che l’Ucraina non abbia prospettive di adesione, che l’Occidente sia stanco di sostenere l’Ucraina o che esistano contraddizioni nascoste tra Kiev e i partner europei. La manipolazione si basa spesso su traduzioni distorte, enfasi selettiva o generalizzazione arbitraria di un singolo commento in una presunta posizione istituzionale. Questa tattica è particolarmente dannosa perché utilizza frammenti autentici per legittimare conclusioni false. Ad esempio, questa tattica era evidente in contenuti che reinterpretavano la commemorazione da parte della Polonia della tragedia della Volinia e della Galizia orientale, come prova di presunte pressioni politiche e future ambizioni territoriali nei confronti dell’Ucraina. La pubblicazione ha collegato in modo selettivo la decisione del parlamento polacco di istituire l’11 luglio come giornata di commemorazione delle vittime, con le dichiarazioni del presidente Andrzej Duda relative al polo logistico di Rzeszów e con le disposizioni giuridiche concesse ai cittadini polacchi in Ucraina dopo il 2022.

Combinando queste distinte situazioni, gli attori del FIMI cercano di presentare la politica della memoria della Polonia, il suo ruolo logistico nel sostegno all’Ucraina e gli accordi giuridici bilaterali, come segni di un ultimatum nascosto, di una più profonda influenza polacca e di potenziali future rivendicazioni territoriali nei confronti dell’Ucraina.

La quarta tattica è l”event-hijacking” (dirottamento di eventi): comprende l’uso di eventi reali come decisioni istituzionali dell’UE, conferenze internazionali, anniversari, negoziati o dichiarazioni di alto profilo per amplificare narrazioni distruttive. Gli attori della FIMI integrano tali eventi in narrazioni preesistenti in un breve lasso di tempo. Gli stessi schemi possono essere attivati ogni volta che aumenta l’attenzione pubblica sulle riforme per l’adesione all’UE in Ucraina. Ad esempio, è stato rilevato in contenuti che hanno strumentalizzato dichiarazioni pubbliche sull’integrazione dell’Ucraina nell’UE, rafforzando la narrativa già esistente secondo cui il sostegno occidentale all’Ucraina sta diminuendo. Le testate hanno combinato in modo selettivo la dichiarazione del presidente Zelensky sull’importanza dell’adesione all’UE per l’Ucraina con le osservazioni del ministro degli Esteri polacco Radosław Sikorski, secondo cui l’Ucraina dovrebbe comunque preventivamente soddisfare tutte le condizioni di adesione. Queste dichiarazioni sono state riproposte non come parte di un normale dibattito sull’adesione, ma come prova che il “periodo di luna di miele” del sostegno all’Ucraina fosse terminato e che Kyiv avesse presumibilmente perso margine di manovra.

La quinta tecnica è la localizzazione. Le affermazioni fuorvianti vengono adattate a specifici contesti regionali, sociali o tematici. Ad esempio, la narrativa più ampia secondo cui gli Stati membri dell’UE cercherebbero di indebolire e dividere l’Ucraina, è stata adattata attraverso contenuti in cui si sosteneva che l’Ungheria avesse presunti piani per annettere la Transcarpazia o che la Romania si stesse preparando a occupare la Bucovina. La localizzazione aumenta la plausibilità, perché il messaggio è collegato a sensibilità storiche o regionali ben note.

La sesta tecnica consiste nell’uso di pseudo-esperti. Si ricorre a persone con competenze discutibili o reputazione dubbia per presentare messaggi in linea con la propaganda russa come se fossero analisi indipendenti. Allo stesso tempo, i riferimenti a vere pubblicazioni accademiche, materiali analitici o rapporti internazionali possono essere utilizzati in modo selettivo per sostenere conclusioni manipolatorie. Ad esempio, questa tecnica era evidente nei contenuti di Anatolii Sharii, che ha commentato la questione dei beni russi congelati, il processo decisionale dell’UE e le possibili riparazioni. La discussione faceva riferimento a dibattiti politici reali e a dichiarazioni di esponenti politici europei, ma li inquadrava attraverso conclusioni speculative: secondo cui l’utilizzo dei beni russi congelati avrebbe presumibilmente gravato sui contribuenti europei, danneggiato il sistema finanziario dell’UE e messo in luce divisioni politiche all’interno dell’Europa. In questo modo, una complessa questione giuridica e finanziaria è stata presentata come un commento che rafforzava la narrativa secondo cui il sostegno dell’UE all’Ucraina è costoso, rischioso e politicamente destabilizzante.

Nel loro insieme, queste TTP indicano che la FIMI russa contro l’adesione dell’Ucraina all’UE si basa sempre meno su una singola “Fake News” in senso stretto, e sempre più sulla costruzione di una narrativa manipolativa del contesto informativo. Il suo scopo è quello di sommergere il pubblico con messaggi contraddittori, minare la fiducia nelle fonti ufficiali, creare l’illusione di un diffuso sentimento antieuropeo e far apparire le valutazioni negative sull’adesione come spontanee anziché coordinate.

Sebbene questi modelli siano individuabili in tutto l’apparato FIMI russo, risultano particolarmente evidenti quando si osservano i contenuti diffusi dagli IMS Overload, Doppelganger e Undercut.

Talvolta, le iniziative FIMI russe sfruttano eventi strategici e notizie dell’ultima ora per diffondere ulteriormente le loro narrazioni preferite. Ad esempio, è stata osservata un’impennata di contenuti mirati all’Ungheria alla vigilia delle elezioni parlamentari di aprile 2026. Modelli simili sono stati osservati in vista delle elezioni presidenziali polacche e delle elezioni legislative tedesche del 2025. Parallelamente, la diffusione delle narrazioni FIMI tende ad essere reattiva, in particolare in relazione a incidenti legati alla sicurezza, come gli incidenti con i droni nella regione baltica o il sabotaggio di linee ferroviarie in Polonia e altri Stati europei. Tali eventi vengono spesso sfruttati per attribuire all’Ucraina e alla sua popolazione di rifugiati la responsabilità della percezione di insicurezza, rafforzando l’immagine dell’Ucraina come minaccia per l’UE.

Gli obiettivi della FIMI sono i cittadini, i rappresentanti istituzionali e i valori europei

La strategia russa di FIMI volta a sabotare il processo di adesione dell’Ucraina all’UE si basa in gran parte sulla creazione di tensioni tra le due parti. A tal fine, gli sforzi russi di FIMI si concentrano prevalentemente sul dipingere i funzionari ucraini come corrotti e l’Ucraina come una minaccia per gli Stati membri.

Le campagne rivolte contro i leader politici si sono affermate come un modello comportamentale saliente dell’IMS Storm-1516 e figurano tra i principali vettori della strategia FIMI, volta a sabotare il processo di adesione dell’Ucraina. L’IMS prende di mira in particolare il presidente ucraino Volodymyr Zelensky e, in misura minore, altri esponenti della scena politica ucraina. Questi attacchi sono spesso sostenuti dalla Fondazione russa per la lotta all’ingiustizia (R-FBI), fondata dal defunto Yevgeny Prigozhin e soggetta a sanzioni da parte dell’UE. Sebbene i contenuti di Storm-1516 e della R-FBI non facciano esplicito riferimento al processo di adesione, le narrazioni che veicolano si basano su temi simili legati alla corruzione e sostengono lo stesso obiettivo destabilizzante. La R-FBI produce contenuti che cercano di apparire credibili e legittimi utilizzando un tono investigativo e infografiche inventate a sostegno delle proprie affermazioni. Le affermazioni e gli elementi investigativi vengono poi amplificati, spesso da influenti account X collegati a Storm-1516 o addirittura riutilizzati da altri, presentando l’Ucraina e la sua popolazione come una minaccia costante e incombente per i cittadini dell’UE, gli attori russi del settore FIMI mirano ad acuirne le tensioni fino al punto di provocare un rifiuto. È prevedibile che i cittadini dell’UE esercitino pressioni sui propri leader politici, che presumibilmente intrattengono rapporti con omologhi corrotti, affinché adottino posizioni negative nei confronti del processo di adesione dell’Ucraina.

Misure UE Contro la disinformazione

Per contrastare questo fenomeno, l’Unione Europea ha adottato il Regolamento 833/2014 del 31 luglio 2014, concernente misure restrittive in considerazione delle azioni della Russia che destabilizzano la situazione in Ucraina, aggiornato il 24 aprile e il 17 luglio 2026, che vieta di diffondere o contribuire a diffondere i contenuti di 32 soggetti in quanto emittenti, testate e piattaforme direttamente gestite o coordinate dai Servizi di intelligence russi. La legittimità del divieto, anche rispetto alla libertà di espressione e di informazione, è stata confermata dal Tribunale dell’Unione europea nella causa T-125/22.

Il Regolamento è direttamente applicabile in Italia, ma spetta a ogni Stato membro individuare l’autorità competente e stabilire le sanzioni per chi lo viola. A distanza di oltre quattro anni dall’inizio dell’invasione militare russa dell’Ucraina, l’Italia non lo ha ancora fatto. Lo scorso ottobre il Ministero dell’interno lo ha riconosciuto ufficialmente, ammettendo che le Forze dell’ordine possono soltanto informare gli organizzatori di eventi di propaganda russa dell’esistenza della norma europea, senza alcun potere di intervento. Il risultato è un vuoto di applicazione che dura da anni.

Nonostante l’adozione da parte degli Stati membri dell’UE del 21 ° pacchetto di sanzioni contro la Russia, all’interno del quale sono stati sanzionati altri otto individui afferenti alla Macchina della propaganda di guerra russa che diffondono disinformazione e contribuiscono alla sua narrativa manipolativa sulla guerra in Ucraina, solo nell’ultimo anno, fino a maggio 2026, sono state censite 205 violazioni sul territorio italiano, di cui 181 portate a termine indisturbate, un tasso di penetrazione dell’88%. A giugno 2025 sono stati mappati anche mega manifesti abusivi di Russia Today a Roma, Bologna e Milano.

Una recente sentenza della Corte di giustizia dell’Unione europea, la causa C-67/25, ha inoltre chiarito che la responsabilità colpisce chiunque renda disponibili i contenuti vietati, indipendentemente dal fine di lucro e dalla durata della diffusione.

La FIMI russa contro l’Italia considerata “permeabile”

Il KGB prima e l’FSB ora, sono sempre stati molto focalizzati nella guerra psicologica, senza tuttavia tralasciare le attività di mero spionaggio, che costituisce solo una parte della loro missione, come abbiamo recentemente visto con gli arresti di due ex agenti Aisi che cedevano con disprezzo e per pochi Euro informazioni ad addetti militari dell’ambasciata russa (espulsi dall’Italia), ottenute da diverse fonti, tra cui quattro militari in servizio attivo presso Agenzie strategiche nazionali. 

Komitet Gosudarstvennoj Bezopasnosti  KGB

 

Nondimeno, il condizionamento sociale o i circuiti di feedback amplificati vengono utilizzati per radicalizzare persone intenzionate a rivoltarsi contro gli interessi nazionali e perfino i propri.

Come descritto nel saggio del Prof. Cristopher Andrew (storico ufficiale del Security Service britannico Mi5) scritto insieme a Oleg Gordievskij “Storia Segreta del KGB” – 1993, il KGB ha sempre creduto che, delle quattro principali potenze dell’Europa occidentale, l’Italia avesse le maggiori probabilità di diventare lo Stato più permeabile all’influenza russa ed un fondamentale strumento del Cremlino per la propria propaganda interna, dato il profondo attaccamento culturale dei russi per l’Italia, a differenza di Francia, Germania ed Inghilterra.

Sin dai tempi della Guerra Fredda, il KGB ha adottato nei confronti dell’Italia una strategia di disinformazione, influenza e sovversione affidata non solo ad agenti segreti o “spie”, ma a giornalisti, sondaggisti, accademici, imprenditori, politici italiani ed esponenti del Vaticano. Tutti arruolati nel programma orchestrato da Mosca, come rivelato nel 1999 da C. Andrew e Vasilij Mitrokhin nel loro best seller “L’Archivio Mitrokhin”.

Italia indifesa perché non ha costituito una struttura per applicare il Regolamento Europeo 

A differenza di altri Stati membri, nonostante l’Italia abbia recepito il Regolamento del Consiglio Europeo n. 833/2014, non lo applica, perché non ha individuato l’autorità nazionale incaricata di far rispettare le norme di contrasto alla disinformazione dell’Unione, né ha stabilito le sanzioni per chi lo viola. Il regolamento resta quindi privo di un soggetto nazionale che possa farlo applicare concretamente, sia online che sul territorio.

Proprio in applicazione del Regolamento europeo 833/2014 e successivi aggiornamenti, il 29 luglio 2026 la Francia ha emesso un ordine di espulsione nei confronti della propagandista filorussa Kseniya Fedorova, ex direttrice di RT France e volto del canale CNews. Secondo il Ministero dell’Interno, la “Fedorova rappresenta una grave minaccia per l’ordine pubblico e la sicurezza dello Stato ed è soggetta a un ordine di espulsione dalla Francia”, confermando un articolo del quotidiano Libération. L’ex direttrice di RT France, canale finanziato dal Cremlino, è recentemente diventata la figura filorussa di spicco dei media di proprietà del controverso miliardario francese Vincent Bolloré. È una commentatrice fissa del canale CNews.

“Diffondendo le sue narrazioni, Kseniya Fedorova funge da canale per le campagne di disinformazione orchestrate dalle autorità russe, con l’obiettivo di “destabilizzare l’ordine pubblico in Francia. Il suo comportamento mina gli interessi fondamentali dello Stato e la sua presenza in Francia costituisce, per questo motivo, una minaccia particolarmente grave e attuale all’ordine pubblico, si legge nelle motivazioni del provvedimento di espulsione.

Davanti a eventi, proiezioni e diffusione sui media e piattaforme social di propaganda russa, le Forze di sicurezza italiane possono soltanto acquisire informazioni e, se ritenuto opportuno, avvisare i responsabili dell’esistenza della norma europea. In Italia, ad oggi, non esiste alcuno strumento che consenta di vietare una iniziativa o di farla cessare, né di intervenire sulla diffusione online dei medesimi contenuti.

L’assenza di enforcement ha permesso che dal 2022 a oggi si tenessero centinaia di eventi di propaganda russa sul territorio nazionale, inoltre siti web, blog, piattaforme social pubblicano disinformazione e rilanciano quotidianamente la propaganda russa. Il fenomeno ha recentemente coinvolto enti afferenti allo Stato che hanno creato tensioni con l’UE e in seno alle istituzioni e opinione pubblica, come la Biennale di Venezia (fondata nel 1895 dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali, la Regione Veneto, la Provincia di Venezia e il Comune di Venezia). Esposizione d’Arte Contemporanea diventata immediatamente una delle più importanti mostre d’arte al mondo, che nell’edizione 2026 è stata sanzionata dall’UE per aver riaperto il padiglione russo. Oppure, per citare l’ultima vicenda in ordine di tempo, con risvolti filorussi, il caso che ha coinvolto la Federazione Italiana Gioco Calcio (FIGC), i cui neo-responsabili della Nazionale di calcio italiana, quattro volte campione del mondo, sono stati a un passo dal contrattualizzare come nuovo Commissario tecnico (che ha poi rinunciato alla candidatura e provocato le dimissioni di chi lo voleva nominare alla guida tecnica degli Azzurri), l’ex calciatore Andrea Pirlo, diventato ambasciatore della società di scommesse, Fonbet, di proprietà dell’oligarca russo Sergej Lomakin, per il quale Pirlo ha liberamente e ripetutamente prestato la propria immagine a operazioni di normalizzazione del regime del presidente Putin, partecipando a iniziative sfruttate dalla propaganda del Cremlino mentre l’Ucraina veniva bombardata. L’amatissima Nazionale di calcio azzurra rappresenta l’Italia nel mondo. E l’Italia sostiene l’Ucraina nella sua strenua difesa contro l’invasione russa. L’Italia è una nazione fondatrice dell’Unione Europea che la Russia e altri Stati vogliono far deflagrare. L’Italia si riconosce pienamente nelle Organizzazioni e nel diritto internazionali.

Il tentativo di includere la nazionale di calcio italiana in un contesto Zche certamente la macchina della propaganda russa avrebbe utilizzato, immediatamente certificato dal comunicato stampa dell’ambasciatore della Federazione Russa in Italia, questa volta è stato bloccato prima del fischio di inizio, a seguito delle polemiche politiche e dopo il veto degli sponsor della Nazionale.

Molte altre sono le entità non governative e private, siti web, canali di comunicazione, che replicano i contenuti vietati con marchi, infrastrutture diverse ed “entità speculari” per aggirare i blocchi già esistenti in altri Paesi europei. Il regolamento europeo non vieta solo la diffusione dei contenuti dei soggetti nominativamente individuati e sottoposti alle restrizioni, ma anche delle “entità speculari” utilizzate per eludere i divieti, quando si verificano alcune di queste circostanze.

Come contrastare le FIMI?

L’analisi congiunta del SEAE e del CCD mostra che le attività di FIMI russe volte a minare l’adesione dell’Ucraina all’UE rappresentano una minaccia persistente e in continua evoluzione. Si tratta tuttavia di una minaccia individuabile, prevedibile e che si basa su risorse che possono essere neutralizzate nel tempo. Le campagne e le narrazioni analizzate sono accuratamente progettate per minare le aspirazioni europee dell’Ucraina e erodere il sostegno all’allargamento, sia in Ucraina che in tutta Europa. Le risorse informative sono selezionate per rivolgersi a un pubblico specifico in Ucraina e nell’UE e per conferire legittimità alla posizione aggressiva della Russia all’interno dei nostri spazi informativi. L’adesione è solo uno dei tanti temi su cui la Russia cerca di influenzare il nostro pubblico, ma è un esempio lampante di come essa operi su ampia scala per minare la nostra coesione nel lungo periodo, qualcosa che possa avere ripercussioni concrete sulla vita delle persone.

La manipolazione dell’opinione pubblica attraverso la sovversione ideologica può indurre le persone a rifiutare perfino fatti evidenti per soddisfare le percezioni e le convinzioni indotte attraverso la propaganda.

Un atteggiamento puramente difensivo o reattivo non è sufficiente di fronte a una minaccia plasmata e dettata da attori ostili. Sia il SEAE che il CCD concordano pertanto sul fatto che misure efficaci debbano prevedere il rafforzamento della resilienza. Aumentare la capacità del pubblico in generale di riconoscere e contrastare la manipolazione attraverso l’esposizione, la comunicazione strategica, l’alfabetizzazione mediatica e lo sviluppo delle competenze rimane fondamentale per il successo.

A differenza degli altri strumenti, questo approccio attraversa trasversalmente tutti i livelli dell’architettura FIMI e può modificare nel tempo gli incentivi degli autori degli attacchi: se la manipolazione smette di esercitare influenza, non vale più la pena investire in essa.

Non bisogna censurare le opinioni, ma colpire esclusivamente gli strumenti di propaganda di uno Stato impegnato in una guerra di aggressione militare contro l’Ucraina e in una guerra ibrida contro l’Unione Europea e il Regno Unito.

Political map of European Union member states. 27 EU member States, after United Kingdom left. Special member State territories are not included.

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LE MISURE ATTIVE E LA STRATEGIA DI INGERENZA RUSSE CONTRO L’EUROPA

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Luglio 2026

di Francesco D’Arrigo

La campagna di coercizione e disgregazione contro la NATO

Nonostante tantissimi media ed esponenti politici italiani rilancino quotidianamente la propaganda del Cremlino, addirittura arrivando a dichiarare che “la minaccia russa sarebbe una costruzione politica per giustificare il riarmo europeo”, per le agenzie di intelligence di mezzo mondo la Russia rappresenta una minaccia strategica concreta e di lungo periodo. La valutazione delle intelligence europee inquadra il comportamento di Mosca in una prolungata campagna di “coercion and disruption” – coercizione e disgregazione: intrusioni informatiche, disinformazione e politica militare del rischio calcolato, progettata per creare tensioni e caos al fine di rompere l’unità della NATO, già sotto pressione per le politiche e la postura strategica dell’Amministrazione Trump.
La tempistica coincide con il fallimento strategico dell’”Operazione Militare Speciale” lanciata dal presidente Putin e le sempre più efficaci operazioni di pressione a lungo raggio ucraine, che provocano un aumento dell’aggressività di Mosca con bombardamenti missilistici contro i civili di Kyiv. Una politica aggressiva rivolta anche contro l’Europa, i Paesi dell’ex Unione Sovietica e delle regioni baltiche e artiche, che intensifica la guerra nella zona grigia, fino al limite massimo per rimanere al di sotto della soglia del conflitto aperto.

La strategia di ingerenza russa 

Il KGB prima e l’FSB ora, sono sempre stati molto focalizzati nella guerra psicologica: la manipolazione dell’opinione pubblica, attraverso la sovversione ideologica, può indurre le persone a rifiutare perfino fatti evidenti per soddisfare le percezioni e le convinzioni indotte attraverso le operazioni psicologiche.

Il condizionamento sociale o i circuiti di feedback amplificati vengono utilizzati per radicalizzare persone intenzionate a rivoltarsi contro gli interessi nazionali e perfino i propri. In altre parole, una buona causa può essere intenzionalmente armata contro una popolazione a sua insaputa, con effetti destabilizzanti che abbiamo visto, ad esempio, nelle primavere arabe. Tali potenzialità sono state ben comprese dal Cremlino e nel febbraio 2017 l’allora Ministro della Difesa russo Sergei Shoigu, ha annunciato la costituzione di un “Esercito dell’Informazione all’interno delle forze armate russe”. Commentando la decisione di Shoigu, l’ex Capo di Stato Maggiore della Difesa, Generale Yuri Baluyevsky, ha affermato che una vittoria nella guerra dell’informazione “può essere molto più importante della vittoria in un conflitto militare classico, perché è incruenta, ma l’impatto è schiacciante e può paralizzare le strutture di potere ed il processo decisionale di uno Stato nemico”.

L’apparato di intelligence della Federazione Russa, sin dai tempi dell’Unione Sovietica, utilizza quattro fasi di ingerenza per alterare la mentalità e il comportamento delle persone nei Paesi stranieri. La prima fase è quella della demoralizzazione. Durante questa fase, le persone vengono influenzate a mettere in dubbio l’integrità di un Paese e a sollevare sospetti attraverso la propaganda dei media e il mondo accademico. La percezione è al centro dell’attenzione e i fatti diventano privi di significato. Oggi, attraverso i social media, questo fenomeno è molto più pervasivo ed efficace, soprattutto nelle giovani generazioni, cui viene propugnata la sfiducia nei media tradizionali e l’assenza di standard morali nella società occidentale. Per una popolazione inondata dalla propaganda e dalle teorie del complottismo, la verità perde la sua presa sulla società.

La fase di demoralizzazione è stata diffusamente utilizzata durante la pandemia contro i vaccini occidentali, ma anche se favorita da una comunicazione istituzionale ambigua e contraddittoria, non ha avuto successo in Italia. Anche oggi, nel conflittuale contesto geopolitico innescato dall’Amministrazione Trump, si sta utilizzando la fase di “demoralizzazione” della ingerenza, dando spazio a esponenti della Casa Bianca che attaccano le istituzioni europee, ai consiglieri del Cremlino, ai giornalisti della Tv di Stato russa, a ospiti ed “esperti” che argomentano a favore dell’invasione e della capitolazione dell’Ucraina, o ripetono le versioni del Cremlino in programmi italiani in onda in prima serata. Strumentalizzando la nostra libertà di pensiero ed il “dar voce a tutte le campane” si ospitano ideologi, propagandisti e giornalisti russi sanzionati e afferenti a mezzi di comunicazioni bloccati dalle sanzioni – come Sputnik e Russia Today. Con la presenza alla Biennale di Venezia del Padiglione della Russia, che segna il rientro di Mosca alla rassegna per la prima volta dall’invasione dell’Ucraina nel 2022, o al ritorno degli atleti russi alle Olimpiadi, si permette a queste realtà direttamente collegate e finanziate dal Cremlino di eludere le sanzioni e di ribaltare la realtà, diffondendo la propaganda russa sulla guerra all’Ucraina.

Nella strategia di ingerenza russa, la destabilizzazione rappresenta la seconda fase che consiste nell’alterare le relazioni estere, l’economia e i sistemi di difesa di una Nazione. Questo genere di operazioni si concentrano sull’utilizzo di mezzi non convenzionali, come la propaganda, la disinformazione, la manipolazione mediatica e la psicologia delle folle, per influenzare l’opinione pubblica, manipolare l’informazione e ottenere un controllo psicologico sulla popolazione avversaria. La destabilizzazione consiste nell’alterare le relazioni estere, l’economia e i sistemi di difesa di una nazione.

La terza fase della ingerenza riguarda la coercizione energetica ed economica, la quarta fase è quella della normalizzazione, che può durare a tempo indeterminato. Il termine “normalizzazione” deriva dalla propaganda sovietica che cercava di minimizzare un cambiamento drastico in un Paese portato velocemente ad uno stato d crisi attraverso aggressive operazioni politiche, economiche e di disinformazione con le quali l’Unione Sovietica si impadroniva della coscienza di un Paese.

La fuga di notizie come arma ibrida

Alcuni documenti interni attribuiti all’Agenzia russa per il Design Sociale (SDA), fatti trapelare intenzionalmente, hanno rivelato una serie coordinata di operazioni di influenza maligna contro alcune democrazie europee. La SDA è un’azienda russa già sanzionata da Stati Uniti, Regno Unito e Unione Europea per la diffusione di “propaganda ingannevole del Cremlino” che opera come appaltatrice dell’Amministrazione presidenziale russa. I documenti trapelati, ottenuti da giornalisti investigativi, includono rapporti interni, documenti di pianificazione e comunicazioni private tra il personale della SDA e funzionari dell’amministrazione presidenziale.

La SDA ha sede a Mosca ed è stata identificata dalle autorità internazionali come un attore chiave nelle campagne di disinformazione sponsorizzate dallo Stato russo, come “Doppelgänger“. Opera in collaborazione con l’azienda Structura per condurre operazioni di influenza coordinate e siti web contraffatti rivolti al pubblico occidentale.

Le principali attività di SDA includono:

  • Operazioni politiche e di disinformazione: l’SDA è incaricata dall’amministrazione presidenziale russa di manipolare le informazioni per minare il sostegno all’Ucraina e incitare disordini negli Stati Uniti e in Europa.
  • Tattiche: L’agenzia utilizza una rete di siti web di media e governativi contraffatti, canali Telegram e account bot coordinati per diffondere narrazioni politiche, notizie false e meme.

La Structura National Technology o Company Group Structura LLC, è un’azienda russa di informatica e pubbliche relazioni, utilizzata dal Cremlino per condurre segretamente operazioni transnazionali di disinformazione e di influenza straniera maligna.

Secondo il Dipartimento di Stato USA, l’UE e il Regno Unito, operando sotto la direzione dell’amministrazione russa e della cerchia ristretta del presidente Vladimir Putin, Structura è la mente dietro massicce e coordinate campagne di disinformazione come “Doppelgänger”.

Le sue attività includono:

  • Tattiche: Structura utilizza il “cybersquatting” per registrare domini internet progettati per imitare testate giornalistiche legittime e ben note, come il Washington Post e Fox News.
  • Diffusione: l’azienda utilizza questi siti web contraffatti, insieme ad articoli generati dall’intelligenza artificiale, profili falsi sui social media e pubblicità a pagamento, per diffondere propaganda filorussa, ridurre il sostegno internazionale all’Ucraina e interferire nelle elezioni occidentali.

Ciò che rende significativi questi documenti resi pubblici non sono solo le operazioni specifiche che rivelano, ma anche la logica strategica che la Russia utilizza per condurle. I documenti fanno riferimento a una serie di attività definite “attacchi cognitivi” contro il pubblico occidentale. Le operazioni descritte spaziano da provocazioni fisiche coordinate contro le comunità musulmane ed ebraiche a tentativi di interferenza elettorale e progetti su larga scala volti a plasmare l’opinione pubblica in tutta Europa. Aspetto cruciale, questi documenti rivelano come la Russia concepisca le proprie operazioni di influenza e quanto tale concezione si sia discostata dalle nozioni convenzionali di propaganda o disinformazione.

Un aspetto delle fughe di notizie riguardanti i documenti interni dell’SDA merita particolare attenzione. Si potrebbe pensare che l’ampia diffusione di tali documenti nei media occidentali potrebbe danneggiare direttamente gli interessi russi. Invece, tale strategia potrebbe rafforzare la percezione dell’influenza e dell’onnipresenza russa. Tale percezione può a sua volta avere conseguenze psicologiche, alimentando la sensazione che gli avversari siano pervasivi e difficili da scoraggiare. Non è possibile stabilire, sulla base delle prove disponibili, se questo effetto avvantaggi intenzionalmente gli interessi russi o se ne sia semplicemente una diretta conseguenza. Tuttavia, illustra la complessità dei processi cognitivi, in cui anche la semplice esposizione può plasmare la percezione pubblica in modi non intenzionali che, in parte, favoriscono gli interessi dell’attore esposto.

Le sanzioni internazionali: a causa del suo coinvolgimento in attività di influenza maligna e destabilizzazione all’estero, SDA è stata designata come soggetto a sanzioni finanziarie dall’EU Sanctions Tracker , dal governo del Regno Unito e dal Dipartimento del Tesoro degli Stati Uniti. Anche Structura National Technology, a causa delle loro estese operazioni di interferenza contro le democrazie in Europa e negli Stati Uniti, è ufficialmente sanzionata dal Consiglio dell’Unione Europea ed è stata presa di mira dal governo statunitense, che nel 2024 ha sequestrato e bloccato decine dei loro domini internet.

Vecchia strategia potenziata dalle nuove tecnologie

Per comprendere perché ciò sia importante, è fondamentale inquadrare queste operazioni in un contesto più ampio.

Aktivnye Meropriyatiya è il termine russo per “Misure attive“, attraverso le quali l’Unione Sovietica perseguiva i propri obiettivi di politica estera senza ricorrere al confronto militare diretto. Queste includevano la disinformazione, l’influenza occulta, il sostegno ad attori per procura e provocazioni attentamente orchestrate per plasmare il contesto politico degli avversari. Le misure attive non sono scomparse con il crollo dell’URSS. Le conoscenze istituzionali sovietiche che le sottendevano sono state ereditate dalle strutture statali russe e adattate a nuovi strumenti e realtà, potenziate dall’IA.

Oggi, il dibattito sulle operazioni di influenza russe si è spostato verso concetti più ampi come le minacce ibride, il che riflette un importante cambiamento di prospettiva. Ciò che è cambiato non è la logica strategica di fondo, ma l’ambizione imperialista, la capacità e la portata dei metodi impiegati.

L’invasione su vasta scala dell’Ucraina da parte della Russia ha ulteriormente rafforzato l’importanza di questi strumenti non cinetici. Poiché la guerra di invasione russa si è protratta per anni e ha comportato costi umani ed economici imprevisti da Mosca, il fronte cognitivo è diventato un dominio sempre più centrale nella strategia del Cremlino per espandere la propria sfera d’influenza e destabilizzare le istituzioni democratiche laddove necessario. Il loro obiettivo si estende ben oltre l’Ucraina. Ormai ha assunto come bersaglio strategico l’infrastruttura cognitiva delle società democratiche europee.

La questione che si pone non è se un avversario straniero cerchi di convincere un pubblico di una particolare narrazione. La domanda più rilevante è cosa accade quando un avversario smette di cercare di persuadere e cerca invece di creare le condizioni sociali in cui la persuasione, la fiducia e il processo decisionale democratico diventano più difficili da sostenere.

L’ingegneria dell’ecosistema sociale

I documenti della SDA illustrano questa logica in termini concreti. Anziché persuadere il pubblico ad abbracciare una specifica visione del mondo, queste operazioni mirano a indebolire le condizioni che consentono un giudizio informato. Creano deepfake video ed eventi reali che sfruttano le divisioni sociali esistenti, generando così reazioni emotive, copertura mediatica e conseguenze politiche.

Una di queste recenti operazioni descritte nei documenti trapelati è denominata “Testa di maiale“. Nel settembre 2025, teste di maiale mozzate, contrassegnate dalla scritta “Macron”, furono collocate all’esterno di moschee e centri culturali islamici nei dintorni di Parigi. Le autorità francesi hanno successivamente collegato l’operazione a cittadini serbi che agivano sotto la direzione dei Servizi segreti russi. Secondo un rapporto delle Agenzie di intelligence francesi, l’operazione prevedeva attività di ricognizione, pianificazione logistica, esecuzione coordinata e monitoraggio della copertura mediatica internazionale.

Un’altra operazione, internamente denominata “Sinagoghe Verdi”, resa nota da Fact Investigation Platform,  ha provocato atti di vandalismo contro il Museo dell’Olocausto e diverse sinagoghe a Parigi, oltre a provocazioni analoghe a Berlino e in altre città europee. Uno degli obiettivi dichiarati era quello di screditare le autorità francesi, presentandole come incapaci di prevenire le tensioni religiose.

La scelta di colpire contemporaneamente luoghi di culto musulmani ed ebraici nello stesso periodo operativo non è casuale. Riflette una strategia deliberata per attivare simultaneamente diverse comunità che esprimono risentimento, aumentando la probabilità di attrito tra di esse e costringendo gli attori politici nazionali a una posizione difensiva, indipendentemente dalla loro reazione. Diverse opinioni pubbliche avrebbero interpretato lo stesso evento in modo diverso, ma tutte le diverse visioni hanno contribuito ad accrescere la sfiducia, ad acuire le reazioni emotive e ad aggravare la frammentazione sociale.

Il successo di queste operazioni non dipende quindi dal contenuto di una singola narrazione, bensì dall’intensità della reazione pubblica che generano, dalla costante attenzione mediatica e dal dibattito polarizzato, soprattutto durante le campagne elettorali.

Non si tratta di un caso isolato. Precedenti documenti interni trapelati da un centro di propaganda controllato dal Cremlino, hanno rivelato come una campagna russa ben coordinata abbia sostenuto i partiti di estrema destra alle elezioni del Parlamento europeo e diffuso disinformazione sui social media per minare l’Ucraina. Rivelazioni del 2024 e riportate dal giornale investigativo VSquare, avevano già evidenziato gli sforzi della stessa azienda russa per minare il sostegno occidentale all’Ucraina e promuovere attori politici di estrema destra durante le elezioni del Parlamento europeo.

Nel complesso, queste fughe pilotate di operazioni psicologiche russe suggeriscono una continuità con il passato, che oggi le permette di sfruttare l’innovazione tecnologica e l’inedito contesto geopolitico di frattura in seno all’Alleanza Atlantica provocato da Washington. I metodi si evolvono, ma la logica strategica rimane sorprendentemente coerente.

Le istituzioni democratiche europee diventano obiettivo operativo

Un caso diverso, ma concettualmente correlato, è emerso nel Regno Unito. Le autorità britanniche hanno collegato a individui presumibilmente coordinati tramite Telegram da mandanti legati alla Russia, gli incendi dolosi di giugno 2026 contro alcune proprietà correlate al Primo Ministro Keir Starmer. Dal punto di vista operativo, questa strategia si differenzia dalle operazioni dell’SDA per la sua impostazione. Ciò che la collega al quadro più ampio è il fatto che i soggetti che hanno effettuato gli attacchi incendiari non avevano conoscenza dell’obiettivo dell’operazione (il Premier Starmer). Contemporaneamente, falsi profili online diffondevano narrazioni infondate sul movente degli attacchi. Secondo le indagini, gli attori ostili mandanti degli attacchi, invece di affidarsi a sostenitori ideologici, possono reclutare sempre più spesso intermediari inconsapevoli attraverso piattaforme digitali, consentendo loro di condurre atti di sabotaggio mantenendo una plausibile negabilità.

L’obiettivo di tali operazioni non è più quello di promuovere una posizione ideologica coerente, ma attaccare i rappresentati istituzionali per sfruttare le divisioni e destabilizzare le istituzioni democratiche. Gradualmente, l’evento fisico diventa una componente di un’operazione più ampia che combina azioni nel mondo reale, amplificazione digitale e sfruttamento psicologico.

Riconoscere il dominio cognitivo

Questi casi dimostrano che le attuali misure attive russe si basano sempre più sulla manipolazione cognitiva e del contesto sociale, piuttosto che sulla semplice diffusione di false narrazioni. Contrastare solo la disinformazione non è più sufficiente, poiché gli attori ostili creano sempre più spesso eventi reali specificamente progettati per innescare risposte sociali e politiche prevedibili.

Per costruire la resilienza a queste forme di guerra ibrida è necessario un approccio più ampio. Aumentare la consapevolezza pubblica è una parte di questo approccio, in particolare la capacità dei cittadini e delle istituzioni di riconoscere come episodi isolati possano essere deliberatamente trasformati in crisi sociali più ampie. Altrettanto importante è un coordinamento intersettoriale più stretto. Queste operazioni si muovono deliberatamente tra diversi ambiti, dalle istituzioni religiose ai processi elettorali fino alle singole figure politiche, difficili da monitorare e con modalità che indeboliscono le strutture di risposta. Ancora più critico è il fatto che la capacità di identificare e attribuire tempestivamente le operazioni ibride, prima che i loro effetti cognitivi previsti si manifestino pienamente, rimane l’elemento meno sviluppato dell’attuale risposta.

Gli attacchi cognitivi odierni non si combattono solo nel cyberspazio. Si combattono nel dominio cognitivo, uno spazio in cui percezione, fiducia e coesione sociale sono diventati obiettivi strategici.

Una valutazione congiunta del Servizio Europeo per l’Azione Esterna e del Centro per il Contrasto alla Disinformazione dell’Ucraina, evidenzia la portata delle operazioni coordinate di influenza volte al percorso dell’Ucraina verso l’adesione all’Unione Europea.
Tra gennaio 2025 e aprile 2026, gli analisti hanno identificato:

  • oltre 244.000 pubblicazioni relative all’adesione dell’Ucraina all’UE;
  • 1,39 miliardi di visualizzazioni cumulative;
  • 660 fonti che mostrano comportamenti coordinati o inautentici.

L’obiettivo va ben oltre la diffusione di disinformazione. Queste campagne mirano a minare il sostegno pubblico all’Ucraina, erodere la fiducia nell’integrazione europea, amplificare le divisioni sociali e plasmare percezioni strategiche attraverso la manipolazione sincronizzata delle informazioni.
Una caratteristica distintiva del conflitto ibrido contemporaneo è quella di progettare le operazioni di influenza non solo per cambiare opinioni, ma per modificare l’ambiente politico in cui vengono prese le decisioni strategiche. Le recenti violazioni degli spazi aerei europei di Polonia, Romania, Estonia, l’escalation di provocazioni nelle acque danesi, artiche e mediterranee illustrano come la Russia utilizzi operazioni psicologiche per distorcere le percezioni e manipolare i comportamenti, creando di fatto una trappola cognitiva. Sia la sottoreazione che la sovrareazione inducono le opinioni pubbliche a una percezione di aumento del pericolo, di provocazione di azioni russe ancora più sconsiderate in futuro, accrescendo al contempo l’ansia pubblica per una possibile escalation verso un conflitto aperto.

Anche l’informazione è diventata un dominio di proiezione di potere, dove algoritmi, reti coordinate ed effetti cognitivi possono avere conseguenze politiche equivalenti alle capacità militari convenzionali.
Per i politici, i diplomatici, i Media nazionali, i professionisti della Difesa e della sicurezza, comprendere come queste narrazioni vengono costruite non è più un’opzione ma un fattore essenziale della resilienza democratica e della sicurezza strategica.

Le minacce ibride colpiscono istituzioni democratiche, infrastrutture critiche e coesione sociale

L’UE ha notevolmente rafforzato la sua capacità di affrontare le minacce alle sue società e istituzioni politiche adottando la Bussola Strategica (nel 2022) e gli strumenti informatici, ibridi e FIMI e dispiegando squadre di risposta rapida alle minacce ibride.

Le minacce FIMI “Foreign Information Manipulation and Interference” sono manipolazioni e interferenze con le informazioni provenienti da attori stranieri, spesso utilizzate come parte di minacce ibride più ampie, tra cui la disinformazione. Queste minacce mirano a influenzare l’opinione pubblica e destabilizzare società, impiegando tecniche come la creazione di contenuti falsi (deepfake), l’alterazione di informazioni reali e l’uso di bot per amplificare narrazioni dannose. L’Unione Europea e i suoi Stati membri stanno adottando misure per contrastare queste attività, come il rafforzamento della cybersicurezza e delle difese elettorali.  

Il modello europeo di contrasto alle minacce ibride

Ispirandosi al modello concettuale per l’analisi delle minacce ibride, sviluppato nel 2021 dalla Commissione Europea e dall’European Centre of Excellence for Countering Hybrid Threats (Hybrid CoE), il modello è strutturato attorno a quattro pilastri analitici, illustrati in questo schema dell’European Parliamentary Research Service (EPRS) basato sui dati dell’European Commission Joint Research Centre and Hybrid CoE. Una Hybrid threat landscape che illustra l’intero insieme attori, strumenti e tecnologie, domini e obiettivi interconnessi, che mappano il panorama generale delle minacce ibride:

  1. Attori, che si riferiscono ad attori statali e non statali che cercano di influenzare, minare o danneggiare sistemi predestinati
  2. Strumenti, riguardano le strategie, tattiche e mezzi utilizzati per tali operazioni
  3. Domini, ovvero i 13 ambienti interconnessi interessati, come politico, militare, infrastrutturale o cyberspazio
  4. Obiettivi, che puntano agli obiettivi e agli obiettivi previsti di attività maligne.

L’UE e i suoi Stati membri continuano a studiare e condividere la comprensione delle minacce ibride, trasformando in politiche concrete le capacità operative e meccanismi di risposta coordinata.

Recenti attacchi informatici, campagne di disinformazione e violazioni dello spazio aereo UE hanno ulteriormente accelerato lo sviluppo di strumenti di deterrenza e contrasto a livello continentale progettati per rilevare e rispondere a queste forme di guerra ibrida.

L’adozione di un quadro di difesa comune dalle minacce ibride è il passo logico e necessario che si sta elaborando, sia in ambito UE che NATO. Alla base della sicurezza europea vi è l’integrazione e la collaborazione adattive tra governi, settore privato e partner internazionali che costituiscono la deterrenza collettiva, la resilienza cognitiva e sostenga l’autonomia decisionale dei cittadini, dei leader politici, militari e dei responsabili delle infrastrutture critiche; unitamente a una postura di attacco silenziosa e implacabile che confonda i nostri avversari, distrugga la loro fiducia e li costringa ad affrontare le incertezze della guerra ibrida e ad adottare una strategia difensiva.

La prima linea di difesa contro la guerra ibrida è riconoscere che esiste e che il bersaglio principale siamo noi cittadini europei.

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Slik forbereder Russland hybrid eskalering

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Russlands president Vladimir Putin. Foto: kremlin.ru /. Foto: Wikimedia Commons (kremlin.ru), 30 Jun 2022.

27 Luglio 2026

I møte med svekkede konvensjonelle kapasiteter og stadig høyere kostnader ved tradisjonell krigføring, er Kreml klar til i økende grad å satse på hybrid krig som sitt viktigste eskaleringsverktøy.

By Francesco D’Arrigo

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LE FORZE ARMATE ITALIANE SI PREPARANO AL CONFLITTO ASIMMETRICO

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10 giugno 2026

Analisi e implicazioni strategiche della riforma dello strumento militare italiano

di Francesco D’Arrigo

 

 

 

 

 

Il Contesto: competizione strategica globale, guerre tra Stati in Europa e nel Mediterraneo Allargato, minacce ibride

Nell’attuale scenario caratterizzato dal ritorno della guerra tra Stati, la competizione strategica è diventata l’elemento strutturale e permanente delle relazioni tra potenze globali e attori regionali. Le relazioni internazionali sviluppatesi durante ottant’anni di pace, si sono trasformate da economic competition in guerra economica; le ambizioni imperialiste di alcune potenze in conflitti tra Stati, in cui le violazioni al diritto internazionale e la contrapposizione militare ormai costituiscono i fattori preponderanti di ogni dinamica geopolitica. Ne derivano effetti diretti sulla sicurezza nazionale: strumenti di pressione militare, coercizione e influenza maligna vengono impiegati senza soluzione di continuità, da Stati avversari e, dal 20 gennaio 2025, anche all’interno della NATO da parte dell’(ex?)alleato storico che ha fondato il Patto Atlantico – gli Stati Uniti.

La competizione geostrategica si è trasformata in conflitto ibrido permanente nella “zona grigia”, che in un mondo interconnesso si estende ben oltre i domini tradizionali terrestre, marittimo e aereo, interessando nuove dimensioni strategiche: cibernetica, con attacchi a infrastrutture, mercati e opinioni pubbliche; cognitiva, attraverso operazioni psicologiche, campagne di disinformazione e propaganda; spaziale, con la crescente militarizzazione dello Spazio e l’uso bellico dei sistemi satellitari; marittima e subacquea, cruciale per la logistica, per la protezione di infrastrutture critiche sottomarine, energetiche e digitali, oltre che per l’accesso alle enormi risorse minerarie e alimentari. A queste criticità si aggiungono le nuove forme di guerra ibrida, potenziate dalle tecnologie emergenti, che sono diventate dirompenti portatrici di rischi, di nuove dipendenze e vulnerabilità, con l’intelligenza artificiale, i sistemi autonomi, le biotecnologie e le capacità quantistiche che stanno ridefinendo gli assetti di potenza strategici, geopolitici e geoeconomici. La crescente accessibilità a tecnologie emergenti, fino a qualche anno fa nelle esclusive disponibilità degli Stati, oggi consente anche a soggetti privati ostili di acquisire avanzati sistemi dual-use a basso costo – come droni e mini-droni, impiegabili individualmente e/o in sciame, difficili da identificare e contrastare. In questo scenario, per affermare la propria egemonia nei domini strategici, i principali attori mondiali utilizzano in maniera sempre più integrata le leve di potenza: Diplomatica, Informativa, Militare, Economica (D.I.M.E.). L’impiego combinato di tali strumenti consente a potenze consolidate ed emergenti di ampliare le proprie sfere di influenza, ridefinendo gli equilibri geostrategici internazionali secondo logiche di crescente assertività. Le sfide e i conflitti derivanti da crisi regionali circoscritte, proprio a causa delle interconnessioni globali favorite dalle tecnologie innovative, assumono una dimensione sistemica che mette in discussione le fondamenta dell’ordine mondiale. Il conflitto russo-ucraino, ormai entrato nel suo quinto anno, ne rappresenta un chiaro esempio: una frattura epocale che ha riportato al centro del dibattito internazionale la guerra tra Stati, il ruolo della potenza militare convenzionale, della resilienza industriale e della capacità di condurre operazioni multidominio, con particolare enfasi nei domini Cyber, Marittimo, Spaziale e Cognitivo. Inoltre, constatiamo come le “wars of drones”, caratterizzate da innovazione tecnologica, elevata capacità di produzione a basto costo e ineguagliabile efficacia, hanno trasformato la guerra del XXI secolo. Trasformazione tecnologica attraverso la quale l’Ucraina sta imponendo le sue “sanzioni di vasta portata alla Russia”, e l’Iran ha militarizzato e sottoposto al suo controllo un bene comune globale – lo Stretto di Hormuzsfruttando la geografia come un paradigma di coercizione marittima ed escalation sistemica. Attraverso le proprie capacità cinetiche di saturazione delle difese missilistiche tramite sciami di UAV di massa a basso costo, l’Iran ha trasformato lo Stretto di Hormuz in un’arma di coercizione che crea uno shock globale per le catene di approvvigionamento e moltiplicatore della pressione diplomatica. Una tecnologia low-cost che è in grado di minacciare tutte le infrastrutture critiche della regione, di inibire l’efficacia della potente flotta statunitense e di trasformare un “Choke Point” in un amplificatore di stress e di crisi globale. Una stretta rotta marittima che grazie alle disruptive technologies diventa un perfetto strumento di guerra ibrida.

Anche i nodi marittimi e logistici italiani, piattaforme di gestione utilizzate dalle principali autorità portuali (come Trieste e Genova), rappresentano obiettivi di intelligence e per potenziali attacchi ibridi di valore assoluto dal punto di vista strategico. Il sorvolo di droni e in generale l’accesso a queste reti di trasporto critiche, consente a un attore statale di minacciare e monitorare i flussi commerciali, tracciare il movimento di attrezzature militari e industriali sensibili e identificare i colli di bottiglia strutturali all’interno delle vie logistiche dell’Europa meridionale.

La Riforma, la Strategia e la nuova Dottrina della Difesa Italiana

L’intero apparato di Difesa italiano, sotto la guida del ministro Guido Crosetto, sta portando avanti un profondo riorientamento strutturale, tecnologico e cognitivo, trasformando le nostre Forze Armate in un combattente multidominio ad alta intensità, capaci di confronto asimmetrico.

La riforma delle Forze Armate e dell’Esercito, delineata dal nuovo modello presentato dal Ministro della Difesa Crosetto e attuata con il Decreto Legislativo 2 aprile 2026, n.58, rappresenta una fondamentale svolta della dottrina militare italiana, con lo strumento militare che trasforma la propria attuale fisionomia focalizzata sulle missioni di peacekeeping, in una postura di prontezza operativa necessaria per fronteggiare la guerra asimmetrica ad alta intensità. La nuova strategia di Difesa nazionale si basa anche sulle lezioni apprese nei teatri operativi di Ucraina e Medio Oriente, sulle tensioni nell’Indo-Pacifico e sul riassetto in corso in seno alla NATO, conseguente alla politica dell’Amministrazione Trump47. Dottrina di politica estera della Casa Bianca che sta determinando uno stravolgimento nella governance, un ruolo più rilevante degli europei e un riassetto delle responsabilità e dell’architettura del dispiegamento militare USA in Europa e dei centri di comando dell’Alleanza Atlantica, che va nella direzione di un sempre maggior coinvolgimento degli europei nella difesa del vecchio continente.

La dottrina dell’attrito simmetrico e la rinascita della componente pesante

Il catalizzatore fondamentale per l’evoluzione militare dell’Italia è il crollo dell'”illusione di una pace duratura” a seguito dell’invasione russa dell’Ucraina del 2022, che ha ristabilito la guerra terrestre come arbitro centrale della sicurezza sovrana. Questo conflitto è servito da “case study” per la teoria militare moderna, dimostrando che il futuro della guerra è un ibrido complesso e non lineare di logoramento fisico viscerale e sofisticata competizione tecnologica. Di conseguenza, l’Esercito Italiano ha identificato tre livelli di conflitto distinti ma sovrapposti e presenti negli attuali teatri: la realtà fisica viscerale della guerra di trincea, il livello tecnologico dominato dai sistemi senza pilota e il pervasivo livello cognitivo in cui la disinformazione prende di mira la volontà collettiva.

La pietra angolare del piano di modernizzazione 2026-2028 è il rinnovamento totale della componente pesante. Il sistema corazzato da combattimento dell’Esercito (A2CS), basato sullo chassis del KF-41 Lynx, rappresenta un investimento di 23,1 miliardi di euro entro il 2039. Le prime 21 piattaforme A2CS Combat sono state consegnate nel gennaio 2026 al poligono CEPOLISPE di Montelibretti, dotate del cannone Leonardo 30mm X-Gun, un cannone a propulsione elettrica esente da ITAR in grado di sparare munizioni a scoppio aereo programmabili per neutralizzare sciami di droni. Un ecosistema “piattaforma di piattaforme” che comprende 16 varianti, tra cui mortaio pesante (Nemo)sistema di difesa aerea (Skyranger 30) e carro armato leggero da 120 mm, garantendo la totale interoperabilità con la dorsale digitale della NATO. A complemento dell’A2CS, è prevista l’integrazione di 132 carri armati Leopard 2A8, che andranno a sostituire la flotta Ariete. La configurazione italiana del Leopard 2A8 include il sistema di protezione attiva EuroTrophy (APS), che fornisce una protezione a 360 gradi contro munizioni a guida autonoma e missili anticarro (ATGM). Questa ricostituzione pesante è finanziata dal Fondo di Investimento per la Difesa Nazionale, che ha ricevuto un rifinanziamento annuo di 1,5 miliardi di Euro nella Legge di Bilancio 2025. L’obiettivo è raggiungere la piena capacità operativa (FOC) per due brigate pesanti entro il 2031, garantendo che l’Italia possa contribuire con una divisione corazzata credibile al fianco meridionale della NATO e al Mediterraneo allargato.

Riorganizzazione dottrinale: la ricostituzione delle brigate pesanti

La strategia 2026-2031 si concentra sulla 132ª Brigata Corazzata “Ariete” (con sede a Pordenone) e sulla Brigata Bersaglieri “Garibaldi” (con sede a Caserta), che vengono riorganizzate in “Brigate Pesanti Digitali“. In base ai requisiti NATO per la deterrenza simmetrica, la composizione dei reggimenti corazzati, come il 132° Reggimento Carri di Cordenons, viene aumentata da 41 a 54 carri armati per unità grazie all’aggiunta di una quarta compagnia carri armati.

Una riorganizzazione che fornisce la “massa critica” necessaria per operazioni di logoramento prolungate. La Brigata Ariete è la prima a ricevere il Leopard 2A8IT, mentre la sua attuale flotta di carri armati Ariete C2 (90 unità attualmente in fase di modernizzazione) verrà gradualmente trasferita al 4° Reggimento Carri della Brigata “Garibaldi” per sostituire la flotta di Ariete C1 ormai obsoleta. Un cambiamento fondamentale nello sviluppo dell’A2CS è il passaggio ai “pacchetti per battaglioni”. Invece di acquisire singole piattaforme, l’Esercito sta acquisendo unità complete (ufficiali, ingegneri, addetti alla logistica) equipaggiate con le varianti Lynx necessarie per garantire operatività e interoperabilità immediate. La 132ª Brigata Corazzata “Ariete” fungerà da banco di prova per questo modello, integrando il Manned-Unmanned Teaming (MUM-T) in cui un singolo comandante Lynx controlla uno schermo avanzato di Forward Line of Robots (FLOR), riducendo l’esposizione umana nella fase iniziale del conflitto.

Logistica integrata e il modello “Squadre a contatto”

La sostenibilità delle architetture di manovra pesante durante i conflitti ad alta intensità dipende dal quadro di Logistica 4.0, che integra la manutenzione predittiva e la riparazione decentralizzata.

Il contratto A2CS include un pacchetto decennale di supporto logistico completo, che garantisce che i tecnici dei veicoli Lynx KF-41 infantry fighting vehicles a lungo raggio (LRMV), operino a fianco del personale  dell’Esercito in “Squadre a Contatto” in scenari degradati. Questo modello è ulteriormente potenziato dall’impiego di hub di stampa 3D mobili nei reggimenti logistici delle Brigate Ariete e Garibaldi, in grado di utilizzare la produzione additiva per realizzare direttamente sul campo pezzi di ricambio molto richiesti e componenti modulari per droni, riducendo il carico sulle reti di approvvigionamento terrestri, spesso bersaglio di SIGINT e attacchi di precisione a lungo raggio. L’integrazione di gemelli digitali per ogni piattaforma A2CS consente al Centro Amministrativo dell’Esercito di monitorare lo stato di efficienza dei veicoli in tempo reale, ottimizzando il flusso dei materiali di consumo e prevenendo guasti sistemici della flotta.

L’apice della potenza terrestre italiana

La ricostituzione della componente pesante da completare entro il 2031, rappresenta il formale adempimento dell’impegno dell’Italia nei confronti del fianco meridionale della NATO. Unendo la modularità dell’A2CS Lynx alla protezione del Leopard 2A8IT e alla precisione dell’X-Gun, l’Esercito Italiano sta creando un deterrente simmetrico in grado di operare nei domini contesi del XXI secolo.

Il MultiDominio specializzato: frontiera sotterranea e artica

L’Esercito Italiano ha identificato gli ambienti sotterranei e a latitudine artica come domini critici. Nello scorso aprile, durante l’esercitazione Cerbero 2026, il 184° Battaglione Genieri Paracadutisti “Nembo” ha raggiunto la Capacità Operativa Finale (FOC) nella Guerra Sotterranea. Specializzata nella mappatura, nel rilevamento e nella bonifica di reti sotterranee, l’unità Nembo è una delle poche in Europa dedicate a questo ambito, una risposta diretta alle lezioni tattiche apprese dai combattimenti sotterranei urbani a Gaza e in Libano.

Dal punto di vista geografico, l’Esercito ha esteso il suo focus anche all’Artico, definito come una “nuova frontiera di scontro” tra interessi sovrani divergenti.

La Russia, in particolare, sta rafforzando l’intero arco di confine con la NATO nel Nord Europa, dalla Norvegia e dalla Finlandia fino alla Lituania. L’allargamento dell’Alleanza a Finlandia e Svezia ha trasformato la regione polare in uno dei fronti più sensibili della sicurezza europea. Mosca, sta rispondendo con una riorganizzazione militare nel dominio artico.

Il Finnish Institute of International Affairs ha analizzato la riorganizzazione militare russa nel Nord, collegandola direttamente all’ingresso di Finlandia e Svezia nella Nato. La Rand Corporation, nei suoi lavori sulla deterrenza nel fianco orientale dell’Alleanza, ha più volte sottolineato la vulnerabilità dei Paesi baltici nelle prime fasi di un eventuale conflitto. Nel suo recente Military Balance, l’International Institute for Strategic Studies, ha descritto la nuova architettura di comando e controllo delle basi e degli schieramenti di truppe e rompighiaccio russi che presidiano il fianco nordico e baltico. Non si tratta soltanto dell’aumento del numero dei soldati, ma del tipo e architettura delle forze schierate. Mosca sta trasformando le attuali unità organizzate in Brigate – composte indicativamente da circa 4.000 uomini – in Divisioni, che possono arrivare a 10.000 soldati ciascuna. Le Divisioni sono contingenti militari strutturati per operazioni di combattimento di lunga durata, con artiglieria, logistica, supporto pesante e capacità di condurre una guerra convenzionale su vasta scala. Si tratta di una ristrutturazione militare che rappresenta una visibile minaccia, un messaggio politico che obbliga gli Stati europei baltici a rafforzare i propri confini per aumentare le proprie capacità di deterrenza e difesa, in un momento in cui l’Amministrazione Trump sta riducendo le proprie Forze armate dall’Europa, nonostante il nuovo assetto della Federazione Russa compatibile con scenari di guerra ad alta intensità.

Il generale Eirik Kristoffersen, Chief of Defence della Norvegia, ha indicato in due-tre anni l’orizzonte del peggior scenario possibile. La sua valutazione parte dalla constatazione che la produzione militare russa non è in calo, ma al contrario ha raggiunto livelli senza precedenti. Secondo diversi report delle Agenzie di intelligence nordiche, i prossimi tre anni rappresentano il periodo potenzialmente più pericoloso per l’Europa, soprattutto nel caso di un’eventuale accordo di pace tra Russia e Ucraina, senza reali garanzie di sicurezza per Kyiv. In quello scenario, Mosca potrebbe disporre di un esercito ristrutturato, di un’economia già convertita alla produzione bellica e di una capacità di mobilitazione più rapida rispetto al ritmo con cui i Paesi europei stanno ricostruendo le proprie difese, a seguito delle fratture in seno alla NATO determinate dal cambiamento di fronte della Casa Bianca.

Mosca potrebbe decidere di agire attaccando i Paesi baltici, non quando sarà al massimo della propria preparazione, ma quando l’avversario sarà ancora troppo debole. Il fattore decisivo, dunque, non sarebbe solo la forza assoluta della Russia, ma il divario temporaneo tra la sua capacità di mobilitazione e la lentezza con cui l’Europa sta colmando le proprie lacune militari.

Finché l’Europa non avrà modificato il proprio processo decisionale, aumentato in modo sostanziale la propria produzione di munizioni, sistemi di difesa, mezzi terrestri, capacità aeree e tecnologie avanzate, Mosca potrebbe conservare un vantaggio politico, strategico e operativo.

La nuova postura artica italiana 

La postura integra risorse spaziali reattive, utilizzando le costellazioni COSMO-SkyMed e SICRAL 3 per garantire sorveglianza e connettività ad alta risoluzione in ambienti estremi a elevata latitudine. Questo cambiamento sottolinea la transizione dell’Esercito italiano da fornitore di sicurezza regionale ad attore globale multidominio, allineato al concetto di difesa della NATO.

Image by Daily Mail

L’Esercito identifica l’attuale contesto geostrategico come una “guerra dei droni”, che richiede rapidi cicli di innovazione tecnologica per contrastare strumenti avanzati a basso costo come mini-droni e sciami di droni. Per contrastare tale minaccia, le unità vengono equipaggiate con stampanti 3D per la produzione autonoma di quadricotteri e parti modulari, garantendo un rapido adattamento al contrasto di tali attacchi sul teatro operativo e contrastando l’obsolescenza tecnologica. A ciò si aggiunge lo sviluppo del sistema di difesa aerea Skynex, che ha raggiunto la sua prima fase di consegna alla fine del 2025, che protegge le unità di manovra dalle munizioni a guida autonoma.

Il paradosso antropico-tecnologico

L’Esercito Italiano si trova ad affrontare una sfida demografica esistenziale: il bacino nazionale di reclutamento si sta riducendo, con una prevista diminuzione di 4.000 unità di potenziale personale attivo ogni anno, come riporta la Nota Integrativa allo stato di previsione 2026-2028 del Ministero dell’Economia e delle Finanze – gennaio 2026. Secondo un focus Istat, la popolazione italiana di età compresa tra i 15 e i 64 anni dovrebbe diminuire del 21% entro il 2050, rendendo matematicamente insostenibile il mantenimento di una forza militare professionale di 150.000 uomini, senza una massiccia integrazione tecnologica. Per risolvere questo “paradosso antropico-tecnologico”, l’Esercito ha adottato il modello Force Enabler, in cui l’Intelligenza Artificiale e i sistemi autonomi consentono a unità più piccole di dominare spazi più ampi.

Rinnovamento e rafforzamento della componente militare, resilienza nazionale e il “sacro dovere” dell’Articolo 52 della Costituzione

L’ordinamento delle Forze armate, il concetto di difesa e resilienza nazionale sono incentrati sullo spirito democratico della Repubblica e sull’interpretazione contemporanea dell’Art. 52 della Costituzione italiana: “La difesa della Patria è sacro dovere del cittadino. Il servizio militare è obbligatorio nei limiti e modi stabiliti dalla legge. Il suo adempimento non pregiudica la posizione di lavoro del cittadino, né l’esercizio dei diritti politici. L’ordinamento delle Forze armate si informa allo spirito democratico della Repubblica.” La proposta di un modello di difesa “dell’intera società” attraverso l’attivazione di un “Servizio Territoriale Volontario”, fornendo 10 mesi di formazione e supporto logistico per ricostruire il ponte tra militare e società civile, garantirebbe all’Esercito di concentrarsi su operazioni cinetiche di alto livello, mentre le unità di riserva mantengono le infrastrutture nazionali e la sicurezza interna durante le crisi.

La riforma del modello di Difesa mira a garantire un rinnovamento continuo delle Forze Armate, in linea con gli impegni internazionali e le esigenze del Piano Militare di Difesa Nazionale. In questo contesto, si prevede l’istituzione di una Riserva Operativa di personale volontario, pronta a intervenire in situazioni di emergenza, sia a livello nazionale che internazionale. Parallelamente, è sempre più che mai necessario un ricambio generazionale, favorendo un equilibrio tra le componenti in servizio permanente e quelle a ferma prefissata, con particolare attenzione ai settori strategici come cyber e Spazio, per rispondere alle sfide tecnologiche emergenti. Consapevole che solo la tecnologia non può sostenere una guerra di logoramento di lunga durata, il governo Meloni ha presentato un Disegno di Legge che introduce il reclutamento progressivo di un contingente di 15.000 unità della Riserva Operativa.

La Riserva Operativa: Ricostituire l’elasticità strategica

Per far fronte alla carenza di personale in servizio attivo, il Governo Meloni ha introdotto nel febbraio 2026 il Disegno di Legge sulla Riforma della Difesa, che formalizza la creazione di una Riserva Operativa di 15.000 unità. Questa riserva è strutturata per fornire “profondità” ed “elasticità” al nucleo professionale, che attualmente conta circa 160.000 unità tra le varie forze armate.

La Riserva Operativa si distingue dalla Riserva Selezionata esistente; mentre quest’ultima recluta professionisti di alto livello (ingegneri, medici, avvocati), la nuova Riserva Operativa si concentra su personale combattente, principalmente ex Volontari in Ferma Triennale (VFT) e Volontari in Ferma Iniziale (VFI), di età inferiore ai 40 anni e pronto per una rapida mobilitazione.

Il quadro legislativo prevede che i riservisti siano soggetti a un contratto quinquennale, che richiede un minimo di due settimane di addestramento annuale di aggiornamento per mantenere la competenza nelle tattiche multidominio e nell’utilizzo dei sistemi d’arma. Durante periodi di emergenza nazionale o di conflitto ad alta intensità, queste unità possono essere richiamate in servizio attivo fino a tre mesi prorogabili con decreto ministeriale, con garanzie legali per il mantenimento del loro impiego civile. Un modello che rappresenta un approccio alla difesa che coinvolge “l’intera società”, allineando l’Italia alla rinnovata enfasi della NATO sulla resilienza territoriale e sulla difesa totale.

L’obiettivo è ricostruire un bacino di volontari immediatamente mobilitabile in caso di crisi o emergenze nazionali, da affiancare al personale in servizio, da costruire anche recuperando e aggiornando le infrastrutture che un tempo sostenevano la leva obbligatoria: visite sanitarie, percorsi di preparazione, sistemi amministrativi e la possibilità di periodi di ferma annuale, inizialmente su base volontaria. Ne faranno parte militari non attualmente impiegati in compiti operativi e personale già congedato, vincolato a una permanenza quinquennale con richiami addestrativi annuali per conservare capacità e prontezza con 100 mila soldati in servizio effettivo e 15 mila riservisti.

Il modello mira a raggiungere un organico complessivo di 275.000 unità in tutti i corpi entro il 2035, invertendo la tendenza al ridimensionamento degli ultimi due decenni.

Resilienza cognitiva e leadership: implementazione del modello di addestramento del filosofo-soldato e contrasto alla guerra cognitiva

L’aspetto più innovativo della forza del futuro è la priorità data al dominio cognitivo. La NATO ha recentemente definito la mente umana come un nuovo dominio di guerra, il Sesto Dominio.

NATO Science and Technology Organization

 

La cognizione è la capacità di elaborare le informazioni a partire dalla percezione – stimoli che giungono dal mondo esterno attraverso i sensi – dalla “conoscenza”, acquisita con l’esperienza, e dalle caratteristiche soggettive, che ci consentono di integrare l’insieme di queste informazioni ai fini della valutazione e interpretazione del mondo. Il Dominio Cognitivo costituisce la percezione e la ragione, cosicché l’azione militare si realizzi sfruttando l’ambiente informativo per influenzare le convinzioni, i valori e le culture. La Guerra Cognitiva (CogW) si svolge principalmente nello Spazio cibernetico e comprende tutti i sistemi di informazione come TV, radio, giornali, riviste, libri, conferenze, film, documentari, prodotti culturali, comunicazioni e messaggistica telefonica. Sono forme di guerra cognitiva anche attacchi cinetici come il terrorismo, l’estremismo violento, le rivolte. Sono forme di CogW anche le manifestazioni di influenza non violente, come le campagne elettorali, la manipolazione dell’opinione pubblica, l’infiltrazione culturale, la coercizione. La CogW è una forma di guerra ibrida per eccellenza. Una minaccia spesso invisibile, sia estera che interna. Ha come obiettivo strategico i cittadini ma coinvelge allo stesso tempo questioni militari e non militari. In questo contesto, il confine tra pace e guerra diventa indefinibile, perche la CogW viene operata nella cosiddetta zona grigia. Come la guerra ibrida, il concetto di CogW è spesso confuso con altri concetti ad esso correlati. Tale ambiguità è un ostacolo alla sua comprensione, e quindi diventa difficile adottare adeguati sistemi di difesa. Prima di qualsiasi discussione sostanziale, sembra necessario quindi inquadrare il concetto di CogW. La CogW comprende una parte della cyber warfare (CW) e una parte dei mass media offline. Può essere suddivisa in cyber technological warfare (CTW) e cyber psychological warfare (CPW). La CTW si riferisce all’offesa-difesa mediante l’uso di malicious code come arma contro le vulnerabilità cibernetiche. La CPW è un’offesa-difesa che cerca di influenzare i pensieri, le emozioni e le percezioni della gente e che esercita l’azione aggressiva mediante l’arma dell’informazione. Pertanto, la CogW include la CPW, ma non la CTW. L’obiettivo strategico della prima è costituito da entità come dispositivi informatici, sistemi di rete, infrastrutture informatiche, software e dati. Quello della seconda è costituito dall’uomo, dalle menti, dai sentimenti e dai metodi di elaborazione della conoscenza.

Il cambio di prospettiva dottrinale: la mente umana come campo di battaglia.

L’assetto strategico dell’Esercito italiano identifica la mente umana come il “Sesto Dominio” conteso, istituzionalizzando la Guerra Cognitiva (CogW) come vettore di minaccia primario che richiede una riconfigurazione fondamentale della leadership e dell’addestramento militare. Questa evoluzione dottrinale, orchestrata nell’ambito dell’Atto di Indirizzo 2026-2028, va oltre la tradizionale PSYWAR (Guerra Psicologica) e le Operazioni di Informazione (IO) per affrontare la manipolazione sistematica dei processi neurali e psicologici volti a compromettere la capacità decisionale sia dei leader strategici che della popolazione generale.

L’Esercito Italiano definisce la Guerra Cognitiva come una minaccia ibrida che opera nella “zona grigia” tra pace e conflitto, utilizzando l’Intelligenza Artificiale (IA) e la comunicazione multimodale per strumentalizzare le emozioni, in particolare rabbia, risentimento e indignazione, al fine di avvelenare e aggirare il dibattito razionale. Il conflitto, potenziato dall’IA rappresenta un passaggio dal controllo delle informazioni all’hacking del processo decisionale stesso, dove l’avversario impiega il Controllo Riflessivo – una teoria di epoca sovietica perfezionata con algoritmi moderni – per persuadere l’avversario a prendere volontariamente decisioni predeterminate dall’aggressore.

Per contrastare queste dinamiche, il Ministero della Difesa ha integrato moduli di formazione specializzati nei curricula del 2026 per costruire la Resilienza Cognitiva, riconoscendo che l’identità e la percezione digitale del soldato sono obiettivi di alto valore per le operazioni di influenza straniera.

Il 28° Reggimento “Pavia” e l’analisi forense della disinformazione

Il 28° Reggimento “Pavia” (Comunicazioni Operative) è stato ampliato in un hub centrale per la strategia di Difesa Cognitiva, utilizzando l’IA per estrarre parole chiave, tendenze emotive e cluster narrativi per modellare lo stato emotivo di una comunità in tempo quasi reale. Identificando segnali di coordinamento e probabilità di bot, il reggimento può neutralizzare la manipolazione di informazioni straniere prima che inneschi la polarizzazione sociale. Ciò è supportato dal Programma di Comunicazione MD 2026, che ridefinisce la mente dei cittadini come un “bene da difendere” contro la radicalizzazione.

A livello operativo, il 28° Reggimento Comunicazioni Operative “Pavia”, con sede a Pesaro, si è trasformato nel centro nevralgico dell’Esercito per la Difesa Cognitiva. Finanziato dal Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) nell’ambito della Misura M1C1 Investimento 1.1 (Infrastrutture Digitali), il reggimento ha istituito un laboratorio specializzato per il rilevamento in tempo reale di FIMI (Manipolazione e Interferenze di Informazioni Straniere). Il 28° Reggimento utilizza un livello di analisi delle emozioni in ingresso per estrarre parole chiave, intensità emotiva e cluster narrativi dal linguaggio naturale presente sui social network, sui canali Telegram e sui forum del deep web. Generando mappe emotive dinamiche, l’unità può identificare segnali di coordinamento e probabilità di bot che indicano un attacco cognitivo pre-cinetico volto a destabilizzare il fronte interno o a demoralizzare le truppe prima di uno scontro.

Alla fine del 2025, il reggimento ha partecipato all’esercitazione Intrepid Knight in Florida, lavorando a fianco del 6° Battaglione di Operazioni Psicologiche degli Stati Uniti per testare tattiche di contrasto alla disinformazione in scenari ad alta intensità che coinvolgono la guerra elettronica (EW) e la sicurezza informatica. L’interoperabilità è una componente fondamentale degli sforzi dell’Allied Command Transformation (ACT) della NATO per sviluppare un concetto unificato di guerra cognitiva.

Il Laboratorio di Intelligenza Artificiale per la Difesa (LIAD): AI Delivery Center

La visione dell’Esercito è governata dal principio proattivo: “O siamo pronti a tutto, o siamo già in ritardo”, riflettendo la necessità di flessibilità mentale e preparazione ad affrontare minacce eterogenee dal punto di vista geografico e tecnologico.

La Strategia della Difesa in Materia di Intelligenza Artificiale 2026 dà priorità all’integrazione dell’intelligenza artificiale attraverso il nuovo Laboratorio di IA per la Difesa, all’acquisizione di sistemi d’arma pesanti e a un modello di resilienza “dell’intera società”. Il provvedimento mira ad adeguare lo strumento militare alle nuove minacce ibride e digitali, con un potenziamento strutturale e nuove regole di reclutamento finanziato da un budget di 31,2 miliardi di Euro per il 2026.

Una trasformazione, orchestrata sotto la guida strategica del Generale Carmine Masiello, Capo di Stato Maggiore dell’Esercito, che si fonda sulla convergenza della manovra corazzata pesante, sull’integrazione radicale dell’Intelligenza Artificiale (IA) e sulla preservazione dei valori istituzionali fondamentali contro l’erosione della Guerra Cognitiva.

Il nuovo Laboratorio di IA per la Difesa

Il LIAD, istituito dalla Strategia della Difesa in materia di Intelligenza Artificiale – Edizione 2026, funge da principale Centro di Consegna di IA per le Forze Armate, con il compito di accelerare la transizione di soluzioni algoritmiche da prototipi sperimentali a strumenti operativi multidominio. Secondo la tempistica esecutiva stabilita dal Ministro Guido Crosetto, il LIAD deve raggiungere la piena capacità operativa (FOC) entro il 31 dicembre 2026, concentrandosi su tre fattori abilitanti critici: la centralizzazione delle risorse di High Performance Computing (HPC), l’implementazione di un’infrastruttura Cloud/Edge sovrana e la valutazione sistematica di set di dati di alta qualità. La roadmap operativa del LIAD per il periodo dà priorità alla Direttiva DS-6 (Protezione Multidominio), che utilizza l’IA per rilevare, classificare e neutralizzare in tempo reale minacce asimmetriche come sciami di droni e munizioni a guida autonoma. Automatizzando le funzioni di elaborazione di livello inferiore del ciclo OODA (Observe, Orient, Decide, Act), l’Esercito intende ridurre il carico cognitivo sul singolo soldato, consentendo di fatto a un singolo operatore di gestire una rete distribuita di sensori e tiratori autonomi. Inoltre, il LIAD sta sviluppando algoritmi di manutenzione predittiva basati sull’intelligenza artificiale nell’ambito della Direttiva DS-7, con l’obiettivo di massimizzare la disponibilità delle flotte A2CS Lynx e Leopard 2A8 attraverso il monitoraggio del gemello digitale, riducendo così l’impatto logistico richiesto in ambienti ostili.

Architetture etiche e il mandato “Human-in-the-Loop”

Un pilastro imprescindibile della trasformazione tecnologica italiana è l’adesione alla Direttiva DS-10 (Sistemi Autonomi Cooperativi), che stabilisce che l’Intelligenza Artificiale debba sempre rimanere sotto la supervisione umana. Il LIAD opera secondo un modello di governance che integra specialisti legali ed etici direttamente nella fase di progettazione algoritmica per garantire la conformità al Diritto Internazionale Umanitario (DIU) e agli standard di trasparenza ICD 203. Questa architettura di “Human-in-the-Loop” e “Human-on-the-Loop” è progettata per mitigare i rischi associati alla proliferazione dei sistemi d’arma autonomi letali (LAWS), garantendo che le decisioni relative all’applicazione della forza letale siano vincolate alla responsabilità morale umana.

L’Esercito identifica una critica asimmetria decisionale uomo-macchina in cui gli avversari (come quelli osservati nel conflitto in Ucraina) possono impiegare sistemi completamente autonomi per ottenere tempi di reazione più brevi. Per risolvere questo problema, la strategia italiana 2026 esplora l’uso dell’IA per la risposta automatizzata difensiva, in particolare contro attacchi ipersonici ad alta velocità o di saturazione, dove la cognizione umana è biologicamente limitata. Tuttavia, l’ingaggio definitivo rimane prerogativa esclusiva del comandante, supportato da visualizzazioni di IA che migliorano la consapevolezza situazionale senza bypassare il giudizio umano.

La simbiosi uomo-tecnologia: mitigare la contrazione demografica attraverso il Laboratorio di IA della Difesa e la Riserva Operativa

L’Italia si trova attualmente ad affrontare un declino demografico strutturale che minaccia la sostenibilità del suo modello militare professionale, rendendo necessaria una radicale convergenza tra la riforma del capitale umano e gli incentivi tecnologici di alto livello. L’Esercito Italiano ha rilevato una perdita cumulativa di circa 4.000 unità all’anno nella fascia di età di reclutamento principale, compresa tra i 18 e i 24 anni, una tendenza accelerata dall’intersezione tra gli indici di invecchiamento e l’aumento dei tassi di iscrizione all’istruzione terziaria. Per contrastare questo “buco nero di personale”, il Ministero della Difesa ha reso operativa una strategia di resilienza a doppio binario: l’impiego dell’Intelligenza Artificiale (IA) come Force Enabler attraverso il Laboratorio di Intelligenza Artificiale per la Difesa (LIAD) e l’istituzionalizzazione legislativa di una Riserva Operativa di 15.000 unità. Una struttura che mira a trasformare l’Esercito da un’istituzione ad alta intensità di lavoro, in una forza ad alta densità, potenziata dalla tecnologia, dove la superiorità qualitativa compensa i deficit quantitativi.

Capitale umano specializzato: la convergenza tra STEM e filosofia

L’Esercito identifica il Pensiero Critico e il Ragionamento Etico come risorse operative non automatizzabili. Con l’avvento degli algoritmi sviluppati dal LIAD nella gestione tecnica dei sistemi d’arma e della logistica, il ruolo dell’Ufficiale militare si sposta verso la capacità di “porre le domande giuste” e di orientarsi nel panorama morale del campo di battaglia del XXI secolo. Un cambiamento supportato dalla Direttiva DS-11, che mira a creare una forza lavoro specializzata in grado di gestire l’ambiente di collaborazione uomo-macchina.

La transizione verso una “Simbiosi Uomo-Tecnologia” richiede una riprogettazione fondamentale della formazione militare. A partire dal 2026, l’Accademia Militare di Modena ha introdotto il 208° Corso, che integra le discipline STEM con un curriculum obbligatorio di Filosofia e Scienze Strategiche. Un innovativo archetipo “Filosofo-Soldato” pensato per gestire le ambiguità etiche della Guerra Cognitiva, dove l’IA può essere utilizzata dagli avversari per fabbricare deepfake e manipolare le narrazioni nazionali.

Resilienza cognitiva e l’archetipo del “filosofo-soldato”

Il modello “Filosofo-Soldato è progettato per produrre leader con le capacità di ragionamento etico e di pensiero critico necessarie per gestire il lavoro di squadra uomo-macchina e resistere alle campagne di guerra cognitiva. L’obiettivo è produrre una forza “a prova di logica”, capace di identificare le distorsioni cognitive, come l’ancoraggio (valorizzazione di informazioni che confermano opinioni preesistenti) e la percezione selettiva, osservate nell’invasione russa dell’Ucraina del 2022, per polarizzare l’opinione pubblica occidentale.

La forza ibrida del 2031

Entro il 2031, l’Esercito Italiano dovrebbe raggiungere uno stato di “Ibridazione Stabile”. Il nucleo professionale sarà snello, altamente tecnologico e integrato nativamente con sistemi di IA validati dal LIAD. Questo nucleo sarà potenziato da una robusta Riserva Operativa che fornirà la profondità cinetica e logistica necessaria per scontri ad alta intensità. Il successo di questa visione si basa sul continuo rifinanziamento del Fondo di investimento per la Difesa nazionale (stimato in 23,1 miliardi di Euro fino al 2039) e sulla capacità del Ministero della Difesa di mantenere vivo l’interesse per il reclutamento attraverso un miglioramento del welfare e percorsi di carriera specializzati.

In definitiva, la “Simbiosi Uomo-Tecnologia” non è semplicemente un’opzione per l’Esercito Italiano, ma un’esigenza esistenziale per preservare la sovranità nazionale in un’Era di minacce ibride e instabilità pervasiva.

Leadership e moltiplicatore della forza umana e tecnologica

L’Esercito Italiano riconosce una persistente asimmetria decisionale uomo-macchina nella guerra moderna. Mentre i sistemi di intelligenza artificiale, come quelli integrati nel Defense AI Lab, possono analizzare 200 posizioni di gioco al secondo o gestire vaste reti di sensori, mancano di “buon senso” e non sono in grado di gestire l’ambiguità morale. La formazione dei leader per il 2026 sottolinea che l’intelligenza artificiale deve rimanere un “facilitatore di forza” piuttosto che un decisore, mantenendo un’architettura “uomo nel ciclo” per tutte le azioni letali. Un paradigma che richiede agli ufficiali di gestire il carico cognitivo del proprio personale, prevenendo la complacency da automazione (la tendenza a fidarsi ciecamente dell’output delle macchine) e garantendo al contempo che la velocità del ciclo OODA potenziato dall’IA non si traduca in un’escalation indesiderata. L’Accademia Militare ha quindi introdotto corsi sulle prospettive filosofiche e cognitive dell’IA, utilizzando la teoria della razionalità limitata di Herbert Simon per insegnare ai cadetti che, mentre le macchine ottimizzano i dati, gli esseri umani devono dare priorità ai valori e alle conseguenze etiche di secondo ordine.

I valori come bussola strategica: lo scudo “Lo Giuro”

Per ancorare il singolo soldato alla sovversione cognitiva, il Generale Carmine Masiello ha posto il “Pilastro dei Valori” e il Giuramento di Fedeltà al centro della visione strategica 2026. Il CalendEsercito 2026, intitolato “Lo giuro”, funge da strumento simbolico ed educativo per rafforzare le virtù fondamentali di PatriaDisciplinaOnore e Lealtà come stabilizzatori operativi. Questi valori non sono visti come reperti nostalgici, ma come armatura psicologica. Promuovendo un profondo senso di amore per il gruppo e di fiducia istituzionale, l’Esercito cerca di neutralizzare l’obiettivo dell’avversario di diffondere cinismo, sfiducia ed erodere la fiducia nella leadership democratica. Fondamento etico essenziale per mantenere la volontà nazionale di resistere all’aggressione ibrida che prende di mira il tessuto sociale della Repubblica Italiana.

Comunicazione a livello dell’intera società e prevenzione strategica

Il Programma di Comunicazione MD 2026 ridefinisce la comunicazione istituzionale come funzione della Sicurezza Nazionale. La strategia passa dalla “Promozione” alla “Prevenzione Strategica”, definendo le menti dei cittadini come un “bene da difendere” contro la polarizzazione e la radicalizzazione.

Il Ministero della Difesa si propone di:

  • Informare con trasparenza: generare fiducia nel pubblico come prerequisito per la resilienza sociale.
  • Contrasto alla disinformazione: smascherare attivamente le narrazioni sull’influenza straniera che prendono di mira la partecipazione dell’Italia alle iniziative della NATO o dell’UE.
  • Rafforzare il dovere civico: utilizzare l’articolo 52 della Costituzione per ricostruire una “Cultura della Difesa” tra le giovani generazioni.

Questo approccio “che coinvolge l’intera società” si allinea con le Linee guida sulla resilienza della NATO, riconoscendo che in un conflitto ad alta intensità, il fronte si estende a ogni schermo di computer e smartphone dello Stato. Coinvolgendo il mondo accademico civile e il settore privato nello sviluppo di strumenti di difesa cognitiva, l’Esercito agisce da catalizzatore per la coesione nazionale in un’era di instabilità diffusa.

Stabilità finanziaria e industriale (2026-2031)

Il successo di questa architettura dipende dal flusso continuo di rifinanziamenti annuali pari a 1,5 miliardi di Euro fino al 2039, garantendo che la “piattaforma delle piattaforme” rimanga tecnologicamente dominante contro le minacce emergenti provenienti sia da avversari statali che da attori ibridi asimmetrici.

I programmi di approvvigionamento necessari per questa trasformazione sono garantiti dal Documento Programmatico Pluriennale (DPP) 2025-2027. Un risultato chiave è il rifinanziamento annuale di 1,5 miliardi di Euro del Fondo Investimenti per la Difesa Nazionale fino al 2039.

Lo stanziamento per il 2026 include 1,95 miliardi di Euro per la modernizzazione dei sistemi terrestri, con particolare attenzione al veicolo blindato Centauro II e al VBM Freccia. Inoltre, il Ministero delle Imprese e del Made in Italy (MIMIT) fornisce un cofinanziamento fondamentale per programmi ad alta tecnologia come l’A2CS Lynx e i sottomarini U-212, garantendo la sovranità industriale e una forza lavoro in grado di sostenere la catena di approvvigionamento della difesa.

La sinergia industriale con Leonardo e Rheinmetall garantisce che il 60% del carico di lavoro A2CS venga svolto in Italia, in particolare presso lo stabilimento di La Spezia e le linee di produzione di Iveco Defense Vehicles. Questo assetto produttivo assicura la “sovranità tecnologica” nella manovra corazzata, partecipando attivamente ai quadri di collaborazione europei come PESCO e il Fondo europeo per la difesa (FED).

Conclusioni: il leader ibrido del 2031

Entro il 2031, l’Esercito Italiano sarà una forza radicalmente diversa: con un organico professionale inferiore rispetto al suo picco storico, ma esponenzialmente più letale, connesso e resiliente. La transizione da una forza basata sulla quantità a una forza di massa tecnologica sarà completa, a condizione che i modelli di Riserva Operativa e Servizio Volontario compensino con successo il declino demografico.

L’Esercito Italiano sarà guidato da una generazione di ufficiali che possiedono una competenza innata sia nella gestione tecnica delle operazioni multidominio sia nella difesa filosofica dei valori democratici che esse rappresentano.

La transizione al modello “Filosofo-Soldato” garantisce che l’investimento di 31,2 miliardi di Euro nella difesa per il 2026 sia protetto da una leadership eticamente fondata, capace di resistere all’usura psicologica del campo di battaglia del XXI secolo.

Il 165° anniversario della costituzione dell’Esercito, celebrato il 4 maggio 2026, rappresenta la linea di partenza formale per questo sforzo quinquennale verso la totale integrazione multidominio.

Il successo di questa visione si fonda sulla continua sinergia tra leadership militare e l’industria della difesa italiana di mantenere un adeguato livello di deterrenza e un vantaggio tecnologico nei domini contesi dello Spazio, del cyberspazio, marittimo e, soprattutto, in quello cognitivo.

Ma dipende esclusivamente dalla volontà politica, in un Paese come l’Italia, che pesantemente influenzato da disinformazione e propaganda russa, fa fatica a comprendere che le architetture obsolete del sistema di difesa e sicurezza nazionale alimentano le minacce ibride persistenti, i rischi per la democrazia e per le istituzioni nazionali ed europee.

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Le sorti della guerra in Ucraina minano gli equilibri del Cremlino

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19 Maggio 2026

Nelle ultime settimane l’Ucraina ha riconquistato pezzi di territorio a nord del Donbass e ha lanciato un attacco con i suoi droni contro infrastrutture strategiche oltre i confini della Russia – Decisivo il fatto che Kiev non debba più chiedere l’autorizzazione per l’uso del proprio armamento per attaccare in territorio russo.

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