L’escalation ibrida russa
| By Francesco D'Arrigo | 0 Comments
20 Agosto 2026
Per il Cremlino l’escalation ibrida non è solo una scelta, ma una necessità.
La guerra ibrida diventa non solo conveniente ma l’unico vero strumento di Mosca per imporre costi, esercitare pressione contro l’UE e mantenere l’illusione di capacità offensiva.
di Francesco D’Arrigo
Dalla fallita conquista di Kiev nell’aprile 2022, il presidente Putin ha subito una sconfitta strategica: non è riuscito a sottomettere l’Ucraina, nonostante il sacrificio di centinaia di migliaia di giovani russi uccisi e feriti; ha fatto sprofondare la Federazione Russa in una crisi economica che ne sta minando la stabilità politica e soprattutto ne ha disonorato il prestigio internazionale, che nemmeno l’efficace propaganda del Cremlino potrà più restituirle. Dopo oltre quattro anni di feroci bombardamenti di città e infrastrutture civili, con la sua “Operazione Militare Speciale”, Mosca ha conquistato solo un instabile e relativo controllo territoriale di una parte del Donbass, che dopo il famigerato vertice di Anchorage con il presidente Trump, pretende gli venga concesso in toto, inclusi i territori che non controlla, per interrompere i suoi raid missilistici contro i civili.
L’economia della Federazione Russa è in profonda crisi

Russian Federation Inner States
Sebbene l’effettiva situazione economica della Russia è mantenuta segreta, così come le conseguenze degli attacchi ucraini alle infrastrutture petrolifere, Mosca ha già utilizzato più del 50% del suo Fondo sovrano e la spesa militare ufficiale nel 2025 è quintuplicata rispetto a quella del 2021. I dati ufficiali non tengono conto dei costi aggiuntivi legati al mantenimento dei territori ucraini occupati, del supporto alle regioni di confine, delle conseguenze economiche delle infrastrutture petrolifere distrutte, dei pagamenti di indennizzo alle truppe e alle loro famiglie.
Le vendite di materie prime energetiche, che rappresentano il 50% di quelle statali, si sono drasticamente ridotte, nonostante gli acquisti di Cina, India e di tutti quei Paesi, anche europei, che bypassano le sanzioni. Proprio a causa della guerra, i ricavi russi da petrolio e gas sono diminuiti del 30% su base annua a novembre 2025, impattando sul reale onere bellico che in questo scenario si assesta intorno al 10% del PIL, un livello prossimo alla spesa che negli anni ’80 veniva sostenuta da tutta l’Unione Sovietica.
I russi ritirano miliardi di rubli dalle banche per timore di una confisca per la guerra
Secondo i dati raccolti dal marketplace finanziario russo Banks.ru, nei primi sette mesi del 2026 sarebbero stati ritirati dal sistema bancario l’equivalente di circa 24,4 miliardi di Euro, mentre la domanda di contante continua ad aumentare. Il fenomeno riguarda anche i principali istituti di credito del Paese. Cinque delle sette maggiori banche russe hanno registrato deflussi netti dai depositi dei clienti. A spingere i cittadini a trasformare i depositi in banconote sono i timori legati all’impatto della guerra sull’economia, agli attacchi dei droni ucraini contro raffinerie e infrastrutture e, soprattutto, alla possibilità che lo Stato possa intervenire sui risparmi privati. La domanda di contante ha iniziato ad accelerare a marzo, con circa 300 miliardi di Rubli, poco più di 3 miliardi di Euro, che escono dai conti ogni mese. Dati confermati dalla banca centrale russa, secondo la quale ogni mese vengono ritirati dalle banche miliardi di Rubli, perché molti temono che il Cremlino possa requisire i risparmi per finanziare la guerra in Ucraina.
L’”Operazione Militare Speciale” è diventata insostenibile
La crisi sta colpendo anche i colossi nazionali come Gazprombank, che in quattro mesi ha perso 299,5 miliardi di Rubli, circa 3 miliardi di Euro, pari al 10,8 per cento dei suoi depositi. Rosselkhozbank ha registrato un deflusso di 270,5 miliardi di Rubli, oltre 2,7 miliardi di Euro, con una diminuzione superiore al 15 per cento.
Il Cremlino ha strutturato il proprio PIL per un’economia di guerra, con una spesa stimata15,5 trilioni di Rubli nel 2025, accettando un insostenibile numero di soldati uccisi per effettuare “avanzate” di pochi metri al giorno in aree come Kharkiv. Negli ultimi due anni di sanguinosa invasione, ha conquistato poco più del 2% di territorio ucraino. Con una stima di 1,4 milioni di mezzi distrutti dall’esercito di Kyiv, la Russia ha praticamente esaurito le sue riserve di equipaggiamento di epoca sovietica, e conta sempre più sul sostegno dei suoi alleati, Xi Jinping e Kim Jong-un. Agli attuali tassi di distruzione e abbandono, l’equipaggiamento militare utilizzabile, si esaurirà entro la fine del 2026 o l’inizio del 2027. Nemmeno le forniture militari provenienti da Corea del Nord e Cina possono colmare le crescenti necessità di truppe, lacune in equipaggiamento e munizioni. Mosca dovrà istituire una linea di produzione decennale per dotarsi di almeno 2600 carri armati per sostituire i 4000 distrutti in guerra.
Tutte conseguenze dell’eroica resistenza del popolo ucraino, che oltre a respingere l’invasione dell’esercito russo sta imponendo costi insostenibili dal punto di vista sociale ed economico alla Federazione Russa.
Ma il presidente Putin si rifiuta di fermare la sua guerra di aggressione perché non può riconoscere la sconfitta strategica senza rischiare il collasso politico. Plasmato dalla sua cultura del KGB e rifiutata la caduta dell’Unione Sovietica, qualsiasi accordo di pace che possa essere percepito in modo diverso dalla “vittoria” completa, non è più un’opzione politica a sua disposizione. Un accordo senza la capitolazione di Kyiv delegittimerebbe l’intero regime. Pertanto, l’escalation ibrida non è solo una scelta, ma una necessità.
Con sempre meno giovani da inviare al fronte, unitamente alla rapida riduzione delle dotazioni militari convenzionali da un lato – il sostegno della Coalizione dei Volenterosi che ha sostituito la ritirata dell’Amministrazione Trump e l’aumento della capacità industriale nel settore difesa europeo – dall’altro lato, per la Russia la guerra ibrida diventa non solo conveniente, ma necessaria: l’unico vero strumento di Mosca per imporre costi, esercitare pressione contro l’UE e mantenere l’illusione di capacità offensiva.
2026: l’anno dell’escalation ibrida russa
Una potenza in declino è spesso più pericolosa di una in ascesa. Di fronte a una spirale economica e a forze convenzionali in esaurimento, il presidente Vladimir Putin sta entrando in un contesto di massimo pericolo. L’Europa deve essere pronta ad affrontare scenari distopici, ma possibili come il cambiamento di fronte di Washington con il ritorno alla Casa Bianca del presidente Trump: non solo a quello con una Russia in ripresa, ma anche a scenari con Mosca disperata a causa delle capacità di attacco ucraine.
Con le operazioni militari convenzionali divenute sempre più economicamente insostenibili, la guerra ibrida, meno costosa e condotta da un numero altamente inferiore di risorse umane, diventa l’unico strumento di escalation accessibile alla Russia. La debolezza economica del Cremlino in ambito militare convenzionale lo costringe a ricorrere maggiormente a tattiche ibride in sostituzione delle capacità militari che non possiede più. Un’escalation che è già visibile in tutti i domini: cibernetico, aerospaziale, marittimo, terrestre e soprattutto cognitivo.
La Russia sta conducendo una guerra non convenzionale contro l’Europa. Attraverso la sua campagna di sabotaggi, vandalismo, spionaggio e azioni segrete, l’obiettivo di Mosca è quello di destabilizzare i governi europei, minare il sostegno pubblico all’Ucraina imponendo costi sociali ed economici all’Europa e indebolire la capacità collettiva di una NATO terremotata dall’Amministrazione Trump e dell’Unione Europea di rispondere all’aggressione ibrida russa. Questa guerra non asimmetrica ha iniziato a intensificarsi nel 2022 parallelamente all’invasione dell’esercito russo dell’Ucraina. Sebbene il Cremlino non sia finora riuscito a raggiungere il suo obiettivo primario, le capitali europee hanno faticato a rispondere alle operazioni di sabotaggio e hanno trovato difficile concordare una risposta unitaria, coordinare le azioni, sviluppare misure di deterrenza efficaci, attribuire e imporre costi di ritorsione a Mosca.
L’escalation della guerra ibrida russa si sta manifestando principalmente attraverso 4 forme specifiche:
- Il Confronto informativo (Information Confrontation), termine usato nei circoli strategici e militari russi per descrivere il loro approccio all’uso delle informazioni, sia in tempo di pace che in conflitto. Il Cremlino effettua operazioni di influenza maligna, disinformazione, guerra psicologica soprattutto attraverso lo spettro della minaccia di ricorrere all’uso di armi nucleari, tutte coerenti con la nuova formulazione strategica della Russia, tranne il ricorso al nucleare previsto solo in caso di minaccia esistenziale della Russia (e non della sopravvivenza politica del regime putiniano). L’ecosistema informativo russo è composto da diversi pilastri che rispondono direttamente alle tre Agenzie di intelligence principali: il Servizio di Sicurezza Federale (FSB), che si occupa di sicurezza interna e controspionaggio; il Servizio di Intelligence Estera (SVR), responsabile dello spionaggio all’estero; e la Direzione principale delle informazioni (GRU), il Servizio di intelligence militare. Attraverso un approccio ecosistemico mirano a influenzare l’opinione pubblica e destabilizzare la società, impiegando tecniche idonee a sostenere il conflitto che il Cremlino mantiene costantemente attivo, a prescindere dallo stato delle relazioni con il nemico, contro le democrazie occidentali, con l’obiettivo generale di indebolire la coesione internazionale tra gli Stati Uniti e l’Europa, dei loro alleati e partner commerciali, e di attaccare gli avversari percepiti dalla Russia.

Federal’naja služba bezopasnosti FSB
- La coercizione con l’aumento di dimostrazioni militari convenzionali, che diventano sempre più minacciose. Violazioni sempre più aggressive dello spazio aereo e navale di Paesi membri della NATO, come quelli effettuati quest’anno in Polonia, nei Paesi baltici e nel Golfo di Finlandia. Inoltre, l’incremento della guerra psicologica creata attraverso la retorica nucleare per mettere sotto pressione i cittadini e le istituzioni europee. Il messaggio trasmesso da Mosca: sostenere l’Ucraina rischia un’escalation diretta con la Russia, quindi interferire con il “piano di pace TrumPutiniano” concordato ad Anchorage (capitolazione di Kyiv), oltre a essere costoso, è rischioso.

Služba vnešnej razvedki – SVR – Ruska zunanja obveščevalna služba
- Il sabotaggio che sta prendendo di mira l’infrastruttura produttiva europea in espansione per la difesa e le catene di approvvigionamento dirette in Ucraina. Con l’aumento delle fabbriche di munizioni continentali e la maggiore visibilità delle reti logistiche, queste diventano obiettivi primari, come descritto nel report dell’IISS di Londra “The Scale of Russian Sabotage Operations Against Europe’s Critical Infrastructure”. Sono facilmente prevedibili attacchi progettati per devastare territori con incendi, danneggiare sistemi di trasporto e infrastrutture logistiche, ritardare le consegne di armi, aumentare i costi della sicurezza e della deterrenza per costringere i governi europei a dirottare le risorse dal sostegno all’Ucraina alla protezione interna.

Glavnoe razvedyvatel’noe upravlenie GRU
- La sovversione, in particolare le attività FIMI “Foreign Information Manipulation and Interference” si intensificheranno drasticamente durante le prossime elezioni europee e statunitensi, come abbiamo visto in quelle svoltesi in Ungheria all’inizio del 2026, estendendo l’ingerenza nelle elezioni europee e di medio termine negli Stati Uniti. I Partiti populisti filorussi di estrema destra, che si ispirano anche alle politiche MAGA dell’Amministrazione Trump e che strumentalizzano i flussi migratori, godono già di sondaggi in crescita in alcune importanti nazioni europee. L’utilizzo dei flussi migratori come strumento di pressione geopolitica e di guerra ibrida da parte della Russia costituisce una tattica volta a destabilizzare i confini dell’Unione Europea e a creare instabilità politica interna nei paesi occidentali. Mosca ha impiegato questa strategia in vari teatri operativi: al confine orientale (Finlandia e Polonia-Bielorussia) ha orchestrato e favorito il transito di migranti privi di documenti (provenienti da Medio Oriente, Africa e Afghanistan) diretti verso le frontiere di Polonia, Estonia e Finlandia (quest’ultima presa di mira in risposta all’adesione alla NATO), forzando la chiusura temporanea dei confini. Mosca influenza i flussi migratori dall’Africa attraverso azioni dei gruppi paramilitari e la repressione interna, alimentando insicurezza e persecuzioni, spingendo intere popolazioni a fuggire verso il Mediterraneo, indirizzando enormi flussi di migranti irregolari verso le frontiere UE come ritorsione politica. Attraverso accordi con le giunte militari nel Sahel (come in Niger) e in Cirenaica (Libia), la Russia ha esteso la propria influenza sulle principali direttrici africane del transito migratorio verso il Mediterraneo. Questa posizione di controllo nei nodi logistici del deserto consente a Mosca di esercitare una leva di condizionamento asimmetrico e continuo nei confronti dell’Italia, della Grecia e della Spagna, mettendo in crisi il fianco meridionale della NATO. Ogni punto percentuale e ogni messaggio politico amplificato a vantaggio dei Partiti populisti e nazionalisti europei offre alla Russia la speranza di indebolire la Coalizione dei Volenterosi, l’efficacia delle sanzioni e la determinazione politica dei governi europei.
La Guerra nella Zona Grigia
La dottrina militare russa integra profondamente il sabotaggio delle infrastrutture nazionali critiche nella “gibridnaya voyna” (guerra ibrida). Le infrastrutture critiche europee sono particolarmente vulnerabili al sabotaggio poiché versano in condizioni pessime a seguito di decenni di manutenzione rinviata e della mancanza di investimenti da parte dei governi nazionali e del settore privato. La Russia ha preso di mira le infrastrutture critiche per ottenere un vantaggio strategico diretto nella sua guerra in Ucraina e nell’ambito del suo più ampio conflitto con l’Occidente. Sebbene alcune iniziative, come l’operazione marittima della NATO “Baltic Sentry” nel Mar Baltico, si siano rivelate in qualche modo efficaci, la mancanza di fondi e risorse ha impedito alla NATO e all’UE di adottare e sostenere una risposta a lungo termine. Inoltre, di fronte a priorità concorrenti in materia di sicurezza nazionale (con la questione immigrazione tornata a essere strumento di propaganda elettorale), non è chiaro se tutte le capitali europee abbiano compreso la pericolosità delle minacce, e quante siano realmente impegnate a scoraggiare la guerra non convenzionale della Russia contro l’Europa.
La Russia si è preparata e ha scatenato un’escalation di attacchi nello spazio geopolitico tra pace e guerra in cui attori statali o non statali svolgono attività per promuovere gli interessi nazionali russi e indebolire l’Europa senza innescare una risposta militare. Le attività nella zona grigia baltica ed europea si moltiplicheranno ulteriormente e possono anche creare le condizioni per plasmare il contesto strategico per una guerra futura, rimanendo al di sotto della soglia che provocherebbe una risposta militare immediata da parte della NATO.
Incidenti o sabotaggi?

3D-attack model
Anche in questa estate 2026, caratterizzata da temperature estreme in tutto il continente, si stanno verificando una lunga serie di strani “incidenti” in tutta Europa. Nel giro di una sola settimana, Paesi della NATO hanno assistito a una straordinaria serie di sinistri, violazioni dello spazio aereo, esplosioni riguardanti la produzione di munizioni, le infrastrutture energetiche, le strutture militari e diverse operazioni di intelligence russa.
Polonia
Il 7 agosto, i servizi di sicurezza polacchi hanno arrestato un cittadino russo, reclutato dai servizi segreti russi, il cui compito era giustiziare un uomo con cittadinanza americana e ucraina, nella città di Varsavia.
Secondo il Primo Ministro Donald Tusk questa è la prima volta che qualcuno agendo su ordine russo tenta di uccidere un cittadino americano sul territorio di un altro paese della NATO.
Germania
Il 5 agosto, un drone armato di esplosivi è stato trovato vicino a una pista dell’aeroporto di Lipsia/Halle, accanto a un aereo cargo ucraino della Antonov Airlines. Due giorni dopo, due droni sono stati avvistati sopra la base della Bundeswehr a Mechernich. È possibile che dietro all’evento ci sia una rete russa che agisce da tempo in Europa.
Italia
Il 13 agosto un incendio nel reparto compressione della polvere dell’impianto KNDS Ammo Italy a Colleferro, a sud-est di Roma, seguito da un’enorme esplosione, per fortuna senza causare vittime nonostante la deflagrazione sia avvenuta mentre l’impianto era in piena attività. Lo stabilimento ex Simmel Difesa di Colleferro, vicino a Roma, produce munizioni di medio e grosso calibro per la difesa terrestre e navale, combustibili solidi per vettori aerospaziali, munizioni d’artiglieria da 155 mm fornite all’Ucraina tramite partner europei. L’incidente si è verificato nel reparto “pressatura polveri” e stando alle prime testimonianze sarebbe partito da una pressa esplosa durante la lavorazione. Nonostante il ministro della Difesa Guido Crosetto escluda si sia trattato di un attentato, bisogna attendere la conclusione delle indagini, soprattutto a livello di intelligence, per non rimanere nell’incertezza su un possibile attacco ibrido russo. I dubbi rimangono, considerato il contesto della lunga serie di “incidenti anomali” e l’evidenza data alla notizia dell’esplosione a Colleferro da tutti i social media e i canali news russi.
Olanda
Nella mattinata del 13 agosto 2026, nel giro di poche ore nel porto olandese di Rotterdam, il più grande d’Europa: un incendio a un trasformatore, un grave blackout, una chiusura d’emergenza della raffineria ExxonMobil a Botlek, e una contemporanea esplosione mortale nell’impianto della raffineria e terminal Gunvor Energy (a circa 10 chilometri di distanza), che ha ucciso un lavoratore e ne ha feriti sei.
Sono tutti incidenti dalle circostanze non chiare e sotto investigazione da parte delle autorità, ma non sorprenderebbe se la Russia fosse responsabile di qualcuno di questa ondata straordinaria di “incidenti” anomali e attacchi dolosi che l’Europa sta fronteggiando. In precedenza, oltre a tutti i sabotaggi elencati nel report dell’IISS di Londra, si possono citare: IKEA incendiata a Vilnius, attacco doloso a un magazzino collegato a forniture all’Ucraina a Londra, sabotaggi contro obiettivi militari e industriali in Germania, a infrastrutture nella Repubblica Ceca, a sistemi ferroviari europei, ordigni incendiari inviati attraverso le reti logistiche europee – inclusi dispositivi che sono detonati o incendiati in Germania, Polonia e Gran Bretagna.
Certo, si può sostenere che si tratta di episodi isolati. Tuttavia, investigatori e tribunali europei hanno collegato molteplici operazioni di sabotaggio direttamente a reti organizzate o coordinate dall’intelligence russa.
Questa è la forza della guerra ibrida: funziona facendo sempre presumere che si tratti di incidenti e coincidenze, mantenendosi al di sotto della soglia a cui ogni singolo evento richiederebbe una risposta cinetica. Ogni evento, preso singolarmente, è negabile. Solo la sequenza ne tradisce la strategia.
L’Europa sta di nuovo fallendo nella interpretazione dei dati di intelligence?

Political map of European Union member states. 27 EU member States, after United Kingdom left. Special member State territories are not included
Nonostante i tentativi di alcuni governi di minimizzare la minaccia ibrida del Cremlino, secondo molteplici Agenzie di intelligence USA ed europee, Mosca non solo non vuole porre fine al conflitto contro Kyiv, ma mira a riprendere tutta l’Ucraina e i Paesi Baltici (Estonia, Lettonia, Lituania), riportandoli sotto il controllo del Cremlino. I polacchi ne sono assolutamente convinti. I Paesi baltici pensano di essere i prossimi a essere attaccati. In questo contesto, l’Estonia, anche per ragioni di confine, la Moldova per la numerosa presenza di truppe russe in Transnistria, vivono questa minaccia molto più pressantemente dal febbraio 2022, quando le truppe russe sono entrate in Ucraina. Minaccia che ha recentemente portato Vilnius a preparare e comunicare ai propri cittadini piani di evacuazione della capitale in caso di invasione.
Un’analisi dell’Istituto Italiano di Studi Strategici “Niccolò Machiavelli”, rivela che nonostante la disponibilità di tecnologie innovative, i problemi analitici dell’allarme e la natura dei fallimenti di intelligence, sono cambiati molto poco. Lo abbiamo visto con la sottovalutazione di tutti i segnali precedenti all’invasione russa dell’Ucraina del 24 febbraio 2022 e con l’attacco di Hamas a Israele del 7 ottobre 2023.
Atti fra i più cruenti della storia che hanno preso di sorpresa le Agenzie di intelligence e colpito in maniera generale solo civili, facendo scoppiare guerre asimmetriche tra Stati, e tra Forze armate statali e battaglioni delle organizzazioni terroristiche strutturate come veri eserciti. Questi terribili episodi, l’11 settembre 2001 negli USA, il 7 ottobre del 2023 in Israele, il 24 febbraio 2022 in Ucraina, sono momenti chiave non solo nella storia recente ma anche dal punto di vista del processo di allarme perché, oltre ad aver rivelato la potenza distruttiva di questi nuovi gruppi armati senza nazione, della deception (inganno) e inaffidabilità della Russia, hanno dato inizio a guerre fra eserciti regolari (Russia vs Ucraina) e fra eserciti regolari e la nebulosa delle varie ramificazioni terroristiche di matrice islamica, che hanno dichiarato guerra all’Occidente, alla democrazia e al nostro modo di intendere la vita.
Tutti questi attacchi a sorpresa che hanno stravolto i paradigmi della sicurezza globale, non sono da addebitare soltanto al fallimento delle capacità di raccolta e analisi dei dati di intelligence, ma a un fallimento strategico dell’intero sistema politico e di difesa, rispettivamente degli Stati Uniti, europeo e israeliano.
I problemi che continuano a emergere sono sempre gli stessi:
• Scarsa percezione delle minacce emergenti, in particolare dei pericoli a bassa probabilità ma ad alto impatto
• Raccolta di dati inadeguata contro tali minacce
• Errori nella comunicazione tra analisti, Agenzie e decisori politici
• Mancata considerazione di tutti gli scenari, dei punti vista minoritari
• Vulnerabilità all’inganno
La persistenza di queste carenze suggerisce che nonostante la storia continui a offrire informazioni preziose per una comprensione profonda e chiara di un problema o di una situazione complessa, le nuove tecnologie necessitano di un processo decisionale informato attraverso un’analisi approfondita delle conoscenze esistenti, riformulando i problemi e andando oltre le ipotesi per trovare incognite sconosciute e migliorare la comprensione e la pratica dell’intelligence di allerta, sia all’interno della comunità dell’intelligence che negli scenari proposti ai decisori. Decisori e politici che dovrebbero essere preparati a comprendere i temi della sicurezza e della difesa dello Stato, rispettosi dei Testi costituzionali, dei rigidi doveri morali e legali fondamentali che includono la fedeltà allo Stato (che in Italia trova il suo fondamento principale nell’Articolo 54 della Costituzione), l’onestà, la trasparenza e il rispetto delle regole democratiche per garantire il bene comune.
La deterrenza ibrida europea rallentata da nazionalismo e populismo
Malgrado i molteplici attacchi subiti, l’UE nel 2026 non ha dato seguito all’incremento del potenziale di dissuasione specifica e di contrasto alle attività ibride. Politicamente, i partiti di estrema destra e alcuni di estrema sinistra con simpatie filorusse e quelle trumpiane che contrastano l’UE, sono in testa ai sondaggi in un periodo di prossime importanti elezioni nel continente. Questa convergenza di Nazional-Populismo, alimentata anche dalla Casa Bianca e dai tecno-oligarchi statunitensi, sul piano politico europeo sfrutta il disagio economico, la paura dell’immigrazione e la crisi di rappresentanza delle democrazie liberali, e si traduce in opposizione alle istituzioni UE, rifiuto del sistema di sicurezza e difesa comune (PSDC), tentativi di bloccare il sostegno militare all’Ucraina, ripristino dei confini e delle sovranità nazionali.
Economicamente, i governi dell’UE sono stati frenati da una crescita lenta, un’inflazione incrementata dai dazi di Washington e dalla guerra USA-Israele contro l’Iran, che ha ulteriormente e drasticamente ridotto le capacità di approvvigionamento energetico dell’Europa. Militarmente, molti Stati sono solo all’inizio dei loro cicli di rafforzamento dei propri apparati di difesa. Tutto ciò, insieme, limita la loro capacità di adottare una condivisa e decisa risposta alla guerra ibrida del Cremlino, rafforzando la convinzione del presidente Putin che queste tattiche possano avere successo nella frammentazione dell’architettura di sicurezza della NATO, dimostrando che l’Art. 5 del Patto Atlantico non viene più garantito dall’Amministrazione Trump.
L’Europa è stata lenta a costruire una deterrenza ibrida credibile, una capacità che solo ora sta riconoscendo, nonostante i distinguo politici che hanno evidenziato il divario tra resilienza e capacità di stabilire soglie chiare per prevenire, contrastare ed eventualmente reagire ai sempre più frequenti e pericolosi attacchi in “zona grigia”. Per tutti questi motivi, i sempre più frequenti episodi di sabotaggio, attacchi informatici, attività FIMI e guerra cognitiva sono ancora trattati come “incidenti” isolati, piuttosto che come elementi di una dottrina politico-militare ibrida russa (cinese e iraniana), ben evidente e consolidata.
Il presidente Putin scommette su tali errori e falle nei sistemi democratici, e con la sua strategia ibrida sta evidenziando come la NATO e l’Europa non stiano dimostrando la determinazione necessaria per imporre costi significativi contro chi sferra attacchi ibridi al di sotto della soglia dell’Articolo 5. Sin dall’estate 2025 Mosca ha incrementato esponenzialmente gli attacchi nella “zona grigia”, dimostrando che la sua strategia funziona: nessuna entità russa ha dovuto affrontare conseguenze per le misteriose esplosioni nelle fabbriche di armi, per il tranciamento dei cavi nel Baltico, per gli attacchi hacker o per la presenza di droni negli aeroporti o per la campagna di incendi sospetti in diversi territori dell’Unione Europea.
Ormai, solo chi è in malafede può negare che la Russia sta conducendo una guerra ibrida contro l’Europa: sabotaggi, incendi dolosi, attacchi informatici, interferenze GPS, attacchi alla logistica e alle infrastrutture critiche, attività FIMI, spionaggio, complotti di assassinio.
Queste non sono minacce ibride teoriche. Sono pericolosi attacchi di guerra ibrida in “zona grigia”, già sferrati.
Per dimostrare al Cremlino che questa strategia non sia conveniente, non richiede di eguagliare la forza convenzionale della Russia, oltretutto indebolita dal fallimento dell’”Operazione Militare Speciale”: richiede chiarezza su ciò che l’Europa e la NATO non sono più disponibili a tollerare.






























