Intervista all’Ambasciatore della Repubblica Moldova in Italia – S.E. Oleg NICA

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10 Agosto 2026

di Francesco D’Arrigo e Tommaso Alessandro De Filippo

L’Ambasciatore Straordinario e Plenipotenziario della Repubblica Moldova nella Repubblica Italiana, Oleg Nica, diplomatico moldavo con carriera ed esperienza di servizio ultraventennale, laureato in giurisprudenza e già Console Generale della Repubblica Moldova a Milano, ricopre dal 2024 l’incarico di Ambasciatore della Repubblica Moldova in Italia. La Repubblica Moldova ha un alto valore strategico per la difesa dell’Europa dalle minacce ibride e convenzionali poste dalla Federazione Russa, la diplomazia e dove la profonda conoscenza delle FIMI russe rappresentano un asset fondamentale nella difesa, sicurezza, integrità politica e territoriale e dei valori delle democrazie sul fianco Est del continente europeo, sotto la minaccia costante di Mosca. Nell’intervista rilasciata all’Istituto Italiano di Studi Strategici “Niccolò Machiavelli”, l’Ambasciatore Nica espone in maniera dettagliata i punti cardine della nuova Strategia di Difesa Nazionale 2025 – 2035 della Repubblica Moldova, varata dal governo agli inizi dello scorso ottobre. Inoltre, il diplomatico focalizza l’attenzione sui progressi compiuti dalla Repubblica Moldova nel proprio percorso di adesione all’Unione Europea e di cooperazione con la NATO, denunciando al tempo stesso l’evoluzione della situazione di (in)sicurezza in essere nel territorio moldavo della Transnistria, illegalmente occupata da migliaia di militari appartenenti alle forze armate della Federazione Russa. Strumentalizzando tale presenza di militari, il Cremlino rivendica la sovranità sulla Transnistria, in spregio a qualsiasi norma del diritto internazionale, al rispetto dell’autodeterminazione dei popoli e della sovranità degli Stati.

Ambasciatore NICA, quali sono i punti cardine della strategia di difesa della Moldova dinanzi alle minacce e alle ingerenze della Federazione Russa?

La nostra strategia parte da una realtà semplice: la neutralità costituzionale non può essere confusa con la passività o con l’assenza di capacità di difesa. Al contrario, uno stato neutrale deve essere in grado di proteggere i propri cittadini, le proprie istituzioni democratiche, il territorio e la libertà di decidere autonomamente il proprio futuro.

L’azione della Repubblica Moldova si basa su tre pilastri principali: Il primo è il rafforzamento della capacità nazionale di difesa, attraverso la modernizzazione delle Forze Armate, il potenziamento della sorveglianza dello spazio aereo, lo sviluppo della difesa cibernetica, la formazione del personale e la creazione di strutture capaci di reagire rapidamente alle situazioni di crisi. Il secondo pilastro è la resilienza dello Stato e della società. Oggi la difesa di un paese non inizia soltanto dalle frontiere. Inizia nelle istituzioni pubbliche, nei sistemi energetici e digitali, nella protezione dei processi elettorali e nella capacità dei cittadini di riconoscere la disinformazione e i tentativi di manipolazione. Il terzo pilastro è rappresentato dai partenariati internazionali, in particolare con l’Unione Europea e con gli Stati che condividono gli stessi valori democratici.

La Repubblica Moldova non mira ad una militarizzazione della società, ma allo sviluppo di una capacità credibile di prevenzione, protezione e risposta. In sostanza, il nostro obiettivo è fare in modo che la Repubblica di Moldova non possa più essere resa vulnerabile attraverso pressioni e coercizioni energetiche, economiche, informative o cibernetiche. In questo contesto, è necessario menzionare in particolar modo gli attacchi ibridi, che si sono intensificati significativamente negli ultimi anni. Un esempio concreto è rappresentato dalle interferenze esterne senza precedenti che hanno accompagnato il referendum costituzionale e le elezioni presidenziali del 20 ottobre 2024, così come le elezioni parlamentari del 28 settembre 2025. Secondo le indagini condotte dalle autorità competenti, attori sostenuti dalla Federazione Russa hanno cercato non solo di ostacolare il regolare svolgimento delle consultazioni elettorali, ma anche di influenzare la scelta dei cittadini. Le azioni hanno incluso finanziamenti politici illegali, campagne massicce di disinformazione, manipolazione dell’opinione pubblica, utilizzo di contenuti generati dall’intelligenza artificiale e diffusione di scenari falsi e allarmistici riguardanti l’Unione Europea. La società moldava ha tuttavia dimostrato di essere più resiliente di quanto previsto.

Nonostante le ingerenze, i cittadini hanno confermato attraverso il loro voto la scelta europea della Repubblica Moldova. In generale, negli ultimi anni, le istituzioni del nostro Paese hanno acquisito un’importante esperienza nell’identificazione e nel contrasto delle interferenze informative. In questo contesto sono stati istituiti il Centro per la Comunicazione Strategica e il Contrasto alla Disinformazione e l’Agenzia per la Sicurezza Cibernetica, che contribuiscono al coordinamento della risposta istituzionale e al rafforzamento della resilienza della società.

È preoccupante l’attuale situazione di sicurezza all’interno del territorio autoproclamatosi indipendente della Transnistria? C’è il rischio di destabilizzazione o di un attacco da parte delle migliaia di truppe russe presenti nella regione, contro il resto del territorio nazionale della Moldova o la limitrofa Ucraina?

La situazione deve essere affrontata con la massima serietà, ma senza creare allarmismi. La presenza illegale delle truppe della Federazione Russa sul territorio della Repubblica Moldova rappresenta una grave violazione della sovranità, dell’indipendenza e della neutralità costituzionale del nostro Paese. Attualmente, la situazione di sicurezza nella regione transnistriana è stabile e le autorità della Repubblica Moldova non dispongono di informazioni che indichino la preparazione di un’offensiva contro la riva destra del fiume Nistru o contro l’Ucraina. Allo stesso tempo, la realtà sociale ed economica della regione dimostra che le due rive del Nistru sono molto più vicine di quanto suggerisca la narrativa separatista. Numerosi abitanti della regione lavorano, studiano o usufruiscono di servizi sulla riva destra. Inoltre, l’economia della regione è profondamente connessa al mercato europeo.

Nel primo semestre del 2026, il 77% delle esportazioni degli operatori economici della regione transnistriana è stato destinato all’Unione Europea, mentre il 42% delle importazioni proveniva dallo spazio europeo. Questa integrazione economica rappresenta un argomento molto forte a favore della reintegrazione pacifica del Paese. L’approccio della Repubblica Moldova rimane fermo e coerente: il ritiro delle truppe russe, l’evacuazione o la distruzione controllata delle munizioni e la risoluzione del conflitto devono avvenire esclusivamente attraverso il dialogo e mezzi pacifici. Per noi, la reintegrazione non è soltanto una questione territoriale. Essa rappresenta l’obbligo di garantire sicurezza, diritti e un futuro europeo a tutti i cittadini della Repubblica Moldova, indipendentemente dalla riva del Nistru sulla quale vivono.

Quali sono i maggiori pericoli che la Moldova riscontra per la sicurezza nazionale a causa delle minacce ibride e convenzionali della Federazione Russa?

La caratteristica più pericolosa della guerra ibrida è che essa cerca di indebolire uno Stato senza dichiarargli formalmente guerra. Non si tratta di una minaccia specifica soltanto per la Repubblica Moldova. È una sfida per le democrazie europee nel loro complesso, poiché le nuove tecnologie, le piattaforme digitali e i meccanismi di finanziamento non trasparenti consentono agli attori stranieri di intervenire nella vita interna di uno Stato in modo sempre più rapido e sofisticato. Nel caso della Repubblica Moldova, osserviamo azioni condotte contemporaneamente su diversi fronti: disinformazione e propaganda, finanziamenti politici illegali, tentativi di influenzare le elezioni, attacchi cibernetici, sfruttamento delle tensioni sociali, utilizzo della corruzione e della criminalità organizzata, oltre a pressioni economiche ed energetiche.

L’obiettivo principale non è soltanto un’istituzione o un governo. Il vero bersaglio è la fiducia dei cittadini: la fiducia nella democrazia, nelle istituzioni dello Stato, nei partner europei e, in ultima analisi, nella capacità della Repubblica Moldova di esistere come Stato indipendente. Il nostro obiettivo non è trasformare la Repubblica Moldova in uno Stato militarizzato, ma in una repubblica democratica molto più difficile da destabilizzare.

Quali sono i punti focali e gli obiettivi della nuova strategia militare 2025-2035 approvata recentemente dal governo della Moldova?

La nuova strategia militare non rappresenta soltanto un elenco di equipaggiamenti da acquistare. Essa propone la trasformazione graduale delle Forze Armate, da una struttura concepita per le realtà di sicurezza del passato, in una forza moderna con elevata mobilità, adeguatamente addestrata e capace di reagire rapidamente. Tra le priorità fondamentali vi sono lo sviluppo dei sistemi di sorveglianza e difesa aerea, il miglioramento delle capacità di rilevamento precoce delle minacce, la modernizzazione dei sistemi di comando, controllo e comunicazione, il rafforzamento della difesa cibernetica e delle capacità di guerra elettronica, il contrasto ai droni, nonché lo sviluppo della mobilità e del supporto logistico.

Un’attenzione particolare è dedicata alla formazione e preparazione operativa del personale, alla modernizzazione della dottrina militare e all’interoperabilità con le istituzioni nazionali e con i partner esterni. Allo stesso tempo, l’Esercito Nazionale deve rimanere in grado di sostenere le autorità civili nelle situazioni di emergenza e di partecipare alle missioni internazionali di mantenimento della pace. La Repubblica Moldova dimostra di voler essere non soltanto un beneficiario della sicurezza internazionale, ma anche un contributore responsabile. I militari dell’Esercito Nazionale partecipano alle missioni KFOR in Kosovo e UNIFIL in Libano, beneficiando anche del sostegno logistico e professionale dell’Italia. Per un Paese delle dimensioni della Repubblica Moldova, l’efficacia della difesa non si misura soltanto attraverso il numero dei militari, ma attraverso la capacità di individuare tempestivamente il pericolo, assumere rapidamente decisioni e reagire in modo coordinato.

Quale sostegno politico, diplomatico e securitario la Moldova auspica e si aspetta di ricevere dai partner europei negli anni a venire?

Innanzitutto, abbiamo bisogno di continuità e chiarezza politica nel processo di adesione all’Unione Europea. Per la Repubblica Moldova, la prospettiva europea non rappresenta soltanto un progetto economico o istituzionale; è anche il più importante progetto di sicurezza e modernizzazione nella storia del Paese. Sul piano diplomatico, è essenziale mantenere una posizione europea unitaria a sostegno della sovranità e dell’integrità territoriale della Repubblica Moldova e dello sviluppo economico del Paese. Sul piano della sicurezza, il sostegno di cui abbiamo bisogno è molto concreto: sistemi di sorveglianza e protezione dello spazio aereo, equipaggiamenti moderni, sicurezza cibernetica, protezione delle infrastrutture critiche, rafforzamento della gestione delle crisi, formazione del personale e scambio di informazioni. L’Unione Europea è diventata il principale partner della Repubblica Moldova nel rafforzamento del settore della sicurezza e della difesa.

Nel periodo 2021-2026, attraverso lo Strumento Europeo per la Pace, l’Unione Europea ha stanziato 317 milioni di Euro per la modernizzazione e l’aumento dell’efficienza operativa delle Forze Armate della Repubblica Moldova. Parallelamente, la Missione di Partenariato dell’Unione Europea sostiene le istituzioni moldove nella gestione delle crisi e nel contrasto alle minacce ibride, cibernetiche e informative. Questo sostegno non deve essere considerato un atto di carità. Una Repubblica Moldova stabile e resiliente significa un’Europa più sicura.

Esiste un arco temporale entro cui si ritiene fattibile la piena adesione all’Unione Europea?

Il nostro obiettivo politico di entrare a far parte dell’Unione Europea è chiaro: completare i negoziati di adesione entro il 2028 ed essere pronti a diventare Stato membro entro il 2030. Naturalmente, l’adesione è un processo basato sul merito. Il ritmo dipenderà dalla nostra capacità di realizzare le riforme, applicare la legislazione europea e dimostrare risultati duraturi in settori quali la giustizia, la pubblica amministrazione, l’economia e la lotta alla corruzione. Nel giugno 2026 sono stati aperti i negoziati per il Cluster 1, “Valori fondamentali”, e nel luglio 2026 per il Cluster 6, “Relazioni esterne”, che comprende la politica estera, di sicurezza e di difesa. Questi sviluppi confermano che il processo è entrato in una fase concreta e sostanziale e che la Repubblica Moldova è leader nell’attuazione delle riforme tra gli stati candidati, dopo aver ottenuto questo status nel 2022.

La Repubblica Moldova ambisce a far parte dell’Alleanza Atlantica?

Per quanto riguarda la NATO, la Repubblica Moldova non ha attualmente fissato un obiettivo di adesione. La Costituzione sancisce la neutralità permanente dello Stato e questa realtà deve essere rispettata. La neutralità, tuttavia, non esclude la cooperazione. La Repubblica Moldova collabora con la NATO nell’ambito del Partenariato per la Pace e dei programmi di rafforzamento delle capacità nel settore della sicurezza e della difesa. La cooperazione riguarda la riforma delle istituzioni, la formazione, la difesa cibernetica, la gestione delle crisi e la partecipazione alle missioni di mantenimento della pace. Pertanto, è necessario distinguere chiaramente tra cooperazione e adesione: la cooperazione ci aiuta a proteggere meglio i nostri cittadini senza modificare lo status costituzionale della Repubblica Moldova.

Quali sono i punti cardine e i valori che contraddistinguono la diplomazia della Moldova nella politica internazionale?

La diplomazia della Repubblica Moldova si fonda sul rispetto del diritto internazionale, della sovranità e dell’integrità territoriale degli Stati, sulla soluzione pacifica dei conflitti, sulla democrazia, sui diritti umani e sulla cooperazione multilaterale. L’integrazione europea rappresenta oggi l’asse centrale della nostra politica estera. Questo obiettivo non è più soltanto il programma di un governo o di una maggioranza politica, ma è sancito dalla Costituzione della Repubblica Moldova.

L’apertura dei negoziati per i cluster “Valori fondamentali” e “Relazioni esterne” dimostra sia i progressi compiuti sia la disponibilità della Repubblica Moldova ad allinearsi alla politica estera, di sicurezza e commerciale dell’Unione Europea. Per uno Stato delle dimensioni della Repubblica Moldova, la credibilità rappresenta una delle risorse diplomatiche più importanti. Possiamo essere un Paese piccolo, ma avere una voce rispettata quando siamo coerenti, prevedibili e fedeli ai principi che promuoviamo.

Quali sono le prospettive e le opportunità di cooperazione tra Italia e Moldova nei settori strategici della sicurezza e dell’economia?

L’Italia è per la Repubblica Moldova molto più di un importante partner economico e d’investimento. È un partner strategico nel nostro processo di integrazione europea e il Paese nel quale vive una delle più numerose comunità moldave nel mondo. Circa 300.000 cittadini moldavi hanno trovato una seconda casa in Italia, e il loro professionalismo, senso di responsabilità e qualità del lavoro sono ampiamente riconosciuti e apprezzati dalla società italiana. Questa comunità rappresenta oggi un vero ponte umano, culturale ed economico tra i nostri due Paesi. Allo stesso tempo, l’Italia è anche uno dei principali partner commerciali e investitori della Repubblica Moldova. Attualmente è il quarto maggiore investitore nel nostro Paese e sul mercato moldavo operano circa 1.100 aziende a capitale italiano.

Questi dati sono importanti, ma ritengo che il potenziale della relazione economica sia molto più grande. Vogliamo passare da un modello fondato prevalentemente sulla produzione e sulla competitività dei costi a un modello orientato agli investimenti ad alto valore aggiunto, alle tecnologie, all’energia, al settore farmaceutico, alle infrastrutture, all’agroindustria e alla digitalizzazione. Le imprese italiane possono guardare alla Repubblica Moldova non come un mercato di dimensioni ridotte, ma come un Paese che si sta rapidamente integrando nel mercato unico europeo e che può diventare una piattaforma regionale per gli investimenti e per i futuri progetti di ricostruzione dell’Ucraina.

Come sta cambiando la politica energetica moldava per aumentare l’indipendenza in questo settore strategico per l’economia e la sicurezza nazionale?

Per decenni, la dipendenza energetica è stata una delle maggiori vulnerabilità della Repubblica Moldova ed è stata utilizzata anche come strumento di pressione politica. In pochi anni, tuttavia, siamo riusciti a cambiare radicalmente questa situazione. Siamo passati da una dipendenza quasi totale da un unico fornitore alla diversificazione delle fonti e delle rotte di approvvigionamento, alla costituzione di riserve strategiche e alla progressiva integrazione nel mercato energetico europeo. Un ruolo decisivo è stato svolto dal gasdotto Iași–Ungheni–Chișinău. Il progetto è stato completato e testato nel 2021, mentre la capacità dell’infrastruttura sul territorio della Romania è stata ampliata affinché l’interconnettore potesse trasportare volumi sufficienti a soddisfare le necessità della riva destra della Repubblica Moldova. Il gasdotto ha iniziato a essere utilizzato commercialmente a una capacità significativa nella stagione invernale 2022-2023.

Un progetto strategico è anche rappresentato dalla linea elettrica aerea da 400 kV Vulcănești–Chișinău. I lavori di costruzione sono stati completati alla fine di giugno 2026 e l’infrastruttura si trova nella fase di test e preparazione per l’entrata in esercizio commerciale. Questa linea consentirà il trasporto diretto dell’energia elettrica dalla Romania verso il centro del Paese e ridurrà le vulnerabilità legate alle infrastrutture situate nella regione transnistriana. La Repubblica Moldova ha compiuto progressi significativi anche nel settore delle energie rinnovabili. Nel 2025, il 25% del consumo finale lordo di energia elettrica è stato coperto da fonti rinnovabili. In alcuni periodi particolarmente favorevoli, come nell’aprile 2025, la quota di energia rinnovabile prodotta localmente ha raggiunto il 36% dei consumi. L’indipendenza energetica non significa produrre autonomamente ogni metro cubo di gas o ogni unità di energia elettrica. Significa avere un numero sufficiente di fonti, rotte e alternative, affinché nessun fornitore possa più utilizzare l’energia come strumento per influenzare l’orientamento politico della Repubblica Moldova.

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